Gli Italici in Italia

Quando si viene a parlare di popoli italici si intendono, genericamente ed erroneamente, tutti i popoli antichi della Penisola italiana, forse perché “italico” è ormai divenuto sinonimo di italiano antico. In realtà, come molti sanno, gli Italici sarebbero gli invasori indoeuropei dell’Italia che recarono nel nostro Paese – specificamente nel suo settore centromeridionale – le lingue ariane del ceppo italico.

Va detto che tale termine è piuttosto generico e di comodo, se vogliamo, usato per indicare una serie di popoli indoeuropei calati in Italia dall’Europa centro-orientale (anche se qualche autore non esclude un’invasione dai Balcani via coste adriatiche italiane, della Puglia soprattutto) generalmente ricondotti a due grandi gruppi: il latino-falisco e l’osco-umbro, il secondo dei quali è il principale candidato a cui si addice l’etichetta di “italico”, in senso stretto dunque.

Tradizionalmente, il gruppo latino-falisco include popoli quali Latini e Falisci ma anche Veneti e Siculi, mentre quello osco-umbro include, tra i principali, Umbri, Osci, Sabelli-Sanniti, Sabini, Piceni, Lucani e Bruzi. Al primo ceppo vengono accostati, ogni tanto, anche Aborigeni, Opici, Enotri, Elimi, popoli stanziati tra Centro e Sud Italia e che avrebbero anticipato le genti osco-sabelliche (o ausoniche) nel predominio del territorio propriamente peninsulare, nonché nucleo della primigenia Italia.

L’origine di queste tribù italiche è da sempre dibattuta e molto rimane ancora avvolto nel mistero, anche per via della consueta scarsità di documenti scritti relativi all’etnia, alla lingua e alla cultura dei popoli in questione. La tesi tradizionale vuole che il ceppo italico fosse, remotamente, connesso ai Celti e dunque originario dell’Europa centrale/centro-orientale tanto da poter parlare di ramo proto-italo-celtico della famiglia indoeuropea.

Il gruppo latino-falisco calò in Italia nel II millennio avanti era volgare occupando il Nord-Est venetico (i Venetici parlavano una lingua affine al latino, erano fedeli alleati di Roma e omonimi dei Venetulani del Lazio), l’Emilia (i Proto-Latini di terramare e Cultura proto-villanoviana) da cui poi calarono lungo la dorsale appenninica coloro che presero i nomi di Latini, Falisci e Siculi, quest’ultimi scacciati dal Lazio e giunti in Sicilia.

Il gruppo osco-umbro si spostò dall’area pannonica in Italia nel XII secolo a.e.v., in un’area probabilmente a ridosso degli stessi Latino-Falisci e accanto a Illiri e Traci, stanziandosi tra Emilia-Romagna e Stretto di Messina e caratterizzando nel tempo zone come Piceno, Umbria, Sannio, Campania, Lucania, Calabria. Come i precedenti erano maestri dell’arte metallurgica (bronzo e ferro) e praticavano la cremazione, ed è possibile che la loro prima stazione italiana fosse la Cultura proto-villanoviana che, dal cuore della Pianura Padana, si diffuse in tutta Italia.

Una parentela tra i due ceppi italici è assai probabile, sebbene si siano spostati in Italia in due momenti distinti. Man mano questi scendevano lungo la Penisola assottigliavano il proprio contributo biologico all’Italia, tanto che la massima concentrazione di geni italici è probabilmente tra Nord Italia (dove è rintracciabile la loro culla italiana), Toscana e Centro Italia. Tuttavia è indubbio, come i nomi di diverse regioni italiane mostrano, che vi sia stato un concreto lascito culturale e linguistico da parte di questi bellicosi invasori, gerarchicamente strutturati, che di certo hanno lasciato anche tracce antropologiche e fisiche; a questo proposito è utile ricordare che il tipo fisico italico era prevalentemente costituito da genti di aspetto dinaride, cromagnoide, alpinoide con un certo filone nordoide che poteva ricordare quello celtico (Keltic Nordid) o il fenotipo oggi massimamente concentrato tra Austria, Slovenia, Croazia chiamato Norid, un dinaride depigmentato. Un aspetto tramandatoci non solo dai volti degli odierni Italiani originari delle regioni italiche (Venezie incluse) ma anche dagli antichi busti romani.

Sempre agli Italici è imputabile la penetrazione in Italia (così come per i Celti) di componenti genetiche Yamnaya, ANE (Ancestral North Eurasian) e anche WHG (quella dei cacciatori-raccoglitori mesolitici occidentali), tipiche in popolazioni ariane originarie delle steppe o comunque dell’Europa centrale/centro-orientale; per quanto la Toscana sia tradizionalmente legata agli Etruschi, essa, con l’Emilia, è l’area forse più italicizzata della Penisola, grazie all’elemento (proto)villanoviano che successivamente andò a rappresentare anche l’ethnos etrusco. Gli Italici portarono in Italia principalmente l’aplogruppo Y-DNA R1b-U152, nello specifico le cladi L2 (la più antica), Z56 e Z192, diramazioni che possiamo trovare specialmente in Veneto, Liguria, Emilia, Toscana e Italia centromeridionale, netto segnale prima latino-falisco e poi osco-umbro, villanoviano. U152 è reperibile anche in Corsica, Sardegna e Sicilia, recato con tutta probabilità da Romani, Toscani e Italiani settentrionali.

Interessante notare che, in Italia, il popolo moderno più simile al campione di DNA antico, del Bronzo, proveniente dall’isola di Rathlin (Irlanda) sia proprio quello toscano, sicuramente in virtù di una grande affinità con l’elemento proto-italo-celtico sviluppatosi nel cuore dell’Europa. Anche nelle formal stats elaborate da alcuni amatori appassionati di genetica delle popolazioni si può notare un importante contributo etichettato come “francese orientale” sia nel campione bergamasco che in quello toscano, altro significativo segnale di eredità centro-europea antica. Altro che “Etruschi levantini”… Nel campione orobico si può notare anche un influsso analogo ad un campione inglese del Kent, ulteriore traccia di eredità genetica celtica, forse più precisamente gallica.

Anche i Liguri, arianizzati, parlavano una lingua a metà tra il celtico (lepontico, presumibilmente) e l’italico, frutto di una probabile fusione tra cosiddetti Celto-Liguri e gli Umbri della Pianura Padana. Conviene davvero rimarcare l’aspetto ario-italico della Padania poiché anch’essa ha potuto ricevere un concreto influsso da queste popolazioni, a partire dai Proto-Latini delle terramare (e dai proto-villanoviani), passando per la Grande Umbria che includeva Val Padana e Toscana, e infine con l’intensa colonizzazione italico-romana dopo la conquista della Gallia Cispadana. Esiste un interessante corridoio genetico tra Toscana ed Emilia-Romagna, di matrice italica, così come ne esiste uno tra Svizzera e Lombardia in accezione alpino-celtica.

Per quanto i popoli italici (e di lingua italica) fossero stanziati, nell’Età del ferro, tra Umbria e Sicilia mostrano, in particolare nella loro prima fase di acclimatamento in Italia, un netto legame anche con l’Italia nordorientale (si pensi a come, ancor oggi, la lingua veneta si smarchi dal gallo-italico avvicinandosi al toscano e al romanesco), la Val Padana, la Liguria e la Toscana, la Sicilia, ponendo le basi di quell’unione culturale e poi politica operata da popoli gloriosi quali Etruschi e Romani, gli intermediari anche ideologici tra Nord, Centro, Sud e isole.

Del resto, gli stessi Romani nacquero, a Roma, a pochi chilometri di distanza da Rieti che è l’ombelico geografico del Paese e quindi in una realtà perfettamente mediana, dall’integrazione tra genti latino-falische (Latini), osco-umbre (Sabini) e tirreniche/native d’Italia (Etruschi), in un’area che risentiva anche degli influssi liguri e adriatici, con un contributo ellenico. La civilizzazione romana vide i propri natali laddove la sintesi tra le varie anime etno-culturali antiche del Paese si incontravano, senza tagliar fuori alcuna regione del Paese, poiché anche l’illirica Puglia poteva vantare un legame con Roma grazie agli influssi di tipo balcanico esercitati sia sulla Capitale che sugli Osci del Meridione italiano.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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10 risposte a Gli Italici in Italia

  1. M ha detto:

    La madrepatria di proto-Villanoviani, proto-Italo-Celti, proto-Italici e proto-Celti sono i campi di urne dell’Europa Centrale. Ma i rapporti tra l’Europa Centrale e l’Italia sono persino più antichi dell’età del Ferro, la migrazione dai campi d’urne potrebbe essere preceduta anche dalle migrazioni del Neolitico. In particolare il Neolitico tedesco LBK sembra avere molto in comune con quello italiano. Proprio di recente è stato scoperto che sia l’ascia di Otzi che quella ritrovata a Zug-Riedmatt, nel Canton Zugo nella Svizzera tedesca, furono realizzate con rame proveniente dalle miniere della Toscana meridionale. Un altro tassello che serve a smentire la credenza comune che la preistoria italiana ebbe pochi contatti con il resto d’Europa.

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  2. M ha detto:

    La scoperta di Zug-Riedmatt è menzionata in questo articolo di Livescience:

    “Like Ötzi’s ax, this tool was made with copper that came from hundreds of miles away, in present-day Tuscany in central Italy. The discovery could shed light on Copper Age connections across Europe.”

    Ax Linked to Ötzi the Iceman Found North of the Alps
    https://www.livescience.com/60614-ax-linked-to-otzi-iceman-found.html

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  3. M ha detto:

    A proposito di antichi Liguri, qual è secondo te la loro lingua originale? L’accostamento alle lingue celtiche e indoeuropee potrebbe essere dovuto al fatto che lo strato più antico dei Liguri assimilò migrazioni di tipo indoeuropeo, adottandone anche la lingua, lingua che magari avrà mantenuto anche un substrato più antico.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Attorno ai Liguri c’è lo stesso guazzabuglio degli Etruschi ed è difficile orientarsi senza sbattere la testa contro questa o quest’altra contraddizione. Devo leggermi gli approfondimenti del De Marinis sulle etnie pre- e protostoriche e su Liguri, Celto-Liguri e Galli per avere un quadro meno sfuocato. A livello linguistico c’è da citare l’opinione dei principali studiosi di toponomastica ligure che affermano come toponimi quali Bòrmida, Bergiema, Genova, Polcevera ecc. siano di schietta matrice indoeuropea, attribuibili ad un idioma a metà tra italico e celtico. Tra Bronzo e Ferro devono davvero esserci state svariate incursioni ariane nell’Italia settentrionale e centrale.

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      • M ha detto:

        Qualcuno pensa che Genoa sia di derivazione etrusca, da Kainua con il significato di città nuova. Forse una parole etrusca di origine greca. Trovi l’ipotesi qui https://it.wikipedia.org/wiki/Kainua

        Lo strato più antico dei Liguri dovrebbe risalire al Neolitico occidentale che assimilò i superstiti del Mesolitico, e questo spiegherebbe anche i collegamenti dei Liguri con il sud della Francia e la penisola iberica. Poi certamente i Liguri furono pesantemente indoeuropizzati con l’arrivo dei proto-Celti e forse anche dei provo-Villanoviani.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ci sono in giro alcuni personaggi, tipo l’etruscomane Massimo Pittau, che vedono Etruschi ovunque, e francamente credo sia un’esagerazione. Questi qui vorrebbero attribuire agli Etruschi buona parte dei toponimi padano-alpini come Bergamo, Belluno, Cremona e Crema e così via. Genova, secondo Pellegrini credo (anche Zamboni mi sa), deriverebbe da una voce PIE *genu che significherebbe “bocca” oppure “ginocchio” per indicare la foce del torrente Bisagno. Stesso etimo potrebbe presentare Ginevra (Genava).

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      • M ha detto:

        Si peraltro per Pittau l’etrusco è lingua indoeuropea, creando così un corto-circuito senza fine. Però effettivamente a Genova dei resti etruschi li hanno trovati proprio nel porto antico. Ovviamente tutte queste ipotesi linguistiche vanno prese con la dovuta cautela.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Improbabile che l’etrusco sia lingua IE, nessuno arriva a tanto.

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  4. Enrico ha detto:

    Figuriamoci…..io pensavo che la denominazione della citta’ di Genova derivasse dalla contrazione latina della locuzione “”gens nova.” ad indicare un massiccio spostamento di popolazione in un nuovo insediamento da ingrandire o fondare del tutto , ex novo.

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