La buona scuola: quella patriottica

Si fa sempre un gran parlare di vaccini e vaccinazioni contro le principali malattie che potrebbero minare la salute, in particolare dei nostri figli, e il dibattito che pone al centro l’obbligatorietà della profilassi sembra inesauribile grazie alla contrapposizione e alla frattura insanabile tra chi è pro e chi è contro. Sono, si capisce, questioni delicatissime e complesse, e ci si dovrebbe lasciar guidare da chi se ne intende e dal buonsenso, al netto ovviamente di ogni imposizione e di ogni isteria, sia vaccinista che anti-vaccinista. Non voglio però, qui, parlare di questo argomento (che, peraltro, lascio volentieri nella sua essenza agli addetti ai lavori), bensì di un altro genere di vaccinazione, di prevenzione, che riguarda comunque sempre – in prima battuta – i più piccoli, coloro che sono uomini e donne in fieri: l’istruzione.

Viviamo in una società globalizzata, pluralista, imbastardita, relativista, contaminata dai veleni sparsi dall’agenda democratica (quindi, gratta gratta, plutocratica) e in cui gli stati occidentali hanno da tempo rinunciato alla propria sovranità (e alla propria cultura) in favore del meticciato, tanto amato dalle intoccabili lobby create dal mondialismo. Per questo, venendo a parlare di cultura, anche l’istruzione, l’educazione dei bambini e dei ragazzi, che dovrebbe comunque partire dalla famiglia, risente della contemporanea temperie anti-identitaria e anti-tradizionalista, finendo per appiattirsi sulla linea del pensiero unico e della standardizzazione di stato.

L’istruzione, il mondo della scuola, dovrebbe accompagnare gli Italiani più giovani lungo il cammino della vita con forza, saggezza, sicurezza, autonomia, capacità perché anche dalla scuola dipende il destino, lavorativo e sociale, di un individuo; ma l’educazione scolastica dovrebbe anche insegnare dei valori, degli ideali, dei principi sacrosanti che renderebbero un uomo e una donna degni di questi maturi appellativi. La scuola deve anche, insomma, formare la coscienza civica e identitaria, patriottica, di un soggetto, rendendolo così parte attiva della propria comunità, utile a sé stesso e agli altri, ai propri conterranei. Ma questa formazione manca del tutto, in un ambito dove l’istruzione, invece di formare in maniera anche patriottica, preferisce appecoronarsi alla volontà del padrone.

Gli effetti si riscontrano nelle classi multirazziali, laiciste, apolidi, con insegnanti politicizzati, dove si promuove l’odio per le proprie radici etnonazionali in favore del rimescolamento e della promiscuità tanto cari ai tromboni del politicamente corretto, dove viene dunque a mancare quella salutare profilassi contro le magagne della contemporanea società postmoderna; l’instabilità, la liquidità, l’insipienza dell’oggi trova veicolo anche nella scuola e non per, finalmente, lasciarsi contenere e addomesticare, istruire ed educare dallo stile valoriale di un’istruzione animata da principi patriottici, ma proprio per continuare a cavalcare la gioventù che oggi più che mai è in balia della spazzatura ideologica e (anti)sociale che spira sull’Italia siccome mefitico vento dall’estremo occidente americano.

Troppi cattivi maestri sdoganati dalla “cultura” dominante e troppo pochi savi maestri, che vengono invece, questi, ghettizzati, isolati, messi in quarantena alla stregua di appestati. Ed è paradossale, perché proprio i maestri più saggi e assennati sono l’antidoto al marasma relativista che contagia i ragazzi e i giovani trasformandoli in una sterminata schiera di morti viventi, di zombie. Che senso ha preoccuparsi solo dei vaccini contro le malattie materiali quando la prevenzione contro le malattie peggiori, che sono quelle dell’anima, è tenuta in non cale dagli addetti ai lavori?

Il primo luogo in cui un individuo si forma è certamente la famiglia, ma anche la scuola, la società e gli ambienti comunitari (oggi, purtroppo, parrocchie e oratori, quando va “bene”) hanno il dovere di dare forma all’irrequietezza degli adolescenti, trasformandola in sapienza e coscienza delle proprie origini, della propria identità, perché proprio un’identità forte, decisa, ben delineata e ancorata al suolo natio può combattere efficacemente i mali oscuri, spirituali (ma che si ripercuotono anche sul materiale, sulla salute psicofisica), che mettono a repentaglio l’integrità proprio dei più giovani, in primis.

E la situazione di sbando spirituale e materiale odierna va di pari passo con la distruzione della natura, con l’inquinamento, la cementificazione, gli esiti nefasti della società globalizzata e farcita da sradicati deportati a milioni dal terzo mondo verso l’Europa, che non può che alimentare la dissoluzione sia delle radici che di quell’humus di cui si nutrono per permettere al soggetto di crescere forte, robusto, sano e retto, diritto, fieramente proiettato verso l’alto senza dimenticarsi del basso che lo nutre e che gli garantisce la prosperità. Oggi la pianta rischia seriamente di crescere debole, tarlata dall’interno, malata e storta, piegata e piagata dal peso mortifero e distruttivo di una pseudo-civiltà europea che ha perduto la propria linfa vitale e la propria più intima essenza per lasciarsi traviare dall’Occidente statunitense, veicolo di ogni possibile ed immaginabile disvalore.

Si pone, giustamente, enfasi sulla questione delle vaccinazioni obbligatorie a scuola al fine di preservare la salute fisica di bambini e ragazzi (e non solo), ma si trascura vergognosamente quello che dovrebbe essere il verace e genuino ruolo della scuola, dell’istruzione, che sarebbe quello di saper indirizzare i più giovani lungo la strada dell’orgoglio identitario, tradizionale e comunitario, perché solo così un individuo può “vaccinarsi” e resistere alle sirene dello sciagurato demone nichilista, che miete milioni e milioni di vittime in tutto il mondo occidentale. La scuola deve garantire quell’alfabetizzazione che non è solo letterale ma riguarda anche l’imparare a “stare al mondo”, in un mondo vieppiù devastato dalla dittatura dell’antifascismo e del progressismo liberticida.

La scuola di ogni ordine e grado serve, è necessaria ed è un bene, ma dovrebbe ispirarsi al patriottismo e ai dettami etnonazionalisti, proprio perché solo sotto l’egida del comunitarismo e dell’Italianesimo etno-culturale è possibile formare i giovani irrobustendone non solo il fisico ma soprattutto la mente e il cuore, lo spirito. E questo percorso formativo non può prescindere da quel rapporto simbiotico con la natura, l’identità e la tradizione del Paese e delle sue aree storiche, perché non esiste sangue senza suolo e non esiste comunità sana senza armonia con l’ambiente che la circonda.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/10/la-buona-scuola-quella-patriottica.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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