Osservazioni autosomiche sull’Italia

Confrontando la mappa del biondismo italiano di Biasutti, basata sulle rilevazioni otto-novecentesche del Livi, è possibile notare una certa corrispondenza tra le zone più depigmentate dell’Italia e i risultati autosomici, genetici, dei campioni più settentrionali raccolti dai vari autori amatoriali e accademici.

Il canonico campione accademico HGDP dell’Italia settentrionale è quello bergamasco, che raccoglie i risultati di 13 individui delle vallate bergamasche; pochino per rappresentare l’intera Italia del Nord… Dando un’occhiata ai vari plot genetici che rappresentano diversi campioni padano-alpini, si può notare come a nord del campione orobico si collochino quello lombardo generico, il veneto, il trentino, il friulano-giuliano e il piemontese (e qui preciso che in questo caso non si tratta dell’isolato genetico della Val Borbera, che più che Piemonte è Liguria e plotta a sud di Bergamo, ma di alcuni campioni delle vallate piemontesi). Penso che anche la media di individui dell’alta Insubria (Ticino incluso) e della Valtellina si posizionino a nord degli Orobici raccolti, per quanto siano solo 13, mentre più o meno in linea coi Bergamaschi dovrebbero collocarsi gli altri Lombardi.

Ebbene, ho notato che, non sorprendentemente, gli individui originari dell’arco alpino, meridionale, che plottano a nord del campione accademico della Bergamasca, provengono da zone che mostrano più nordicismo dell’area bergamasca, un nordicismo dovuto o a influssi diretti del mondo centro-europeo oppure a una più intensa celtizzazione e germanizzazione dell’antichità e del Medioevo. Viceversa, a sud del campione bergamasco, in un plot troveremo individui puramente padani o costieri come Liguri, Romagnoli, lagunari veneti.

A questo proposito mi sembra utile rilevare come l’area compresa tra Emilia e Romagna sia più centrosettentrionale che settentrionale, e in diversi casi possiamo trovare campioni bolognesi, ferraresi o romagnoli persino più a sud dei Toscani che, oltretutto, in media paiono anche più depigmentati di Emiliani e Romagnoli. Di primo acchito uno potrebbe pensare alla discreta germanizzazione longobarda della Toscana rispetto alla scarsa penetrazione germanica nella zona emiliano-romagnola, il che potrebbe essere vero per l’aspetto fisico; per quanto, invece, riguarda la genetica è più probabile che questa differenza sia dovuta ad un aspetto autosomico più occidentale, “ligure” dei Toscani, rispetto ad una tendenza più orientale (in senso antico, neolitico-calcolitico) di Emilia e Romagna, magari rafforzata dall’intensa colonizzazione italico-romana seguita alla conquista della Gallia cispadana raggiunta da Roma. Dubito possa invece essere un maggior lascito bizantino tra Po e Appennini; già Cavalli-Sforza nel 1994 segnalava un input “greco” nell’area compresa tra Ferrara e Ravenna, che in realtà andrebbe letto come caucasico preistorico.

L’interessante aspetto di Toscana ed Emilia-Romagna potrebbe anche essere un segnale sull’autoctonia degli Etruschi, di solito spacciati per levantini moderni, che più probabilmente invece erano, per lo più, indigeni dell’Italia tirrenica, affini alle genti proto-sarde e ai Liguri. La confusione ingenerata dalla commistione di mitologia e genetica non aiuta in ciò, anche perché si dovrebbe tenere presente che le etichette etnonimiche dell’antichità erano spesso frutto di pasticci etnografici greci o romani. E la mitologia, per quanto possa raccontarci qualcosina di reale, va sempre presa con le pinze, onde evitare di uscirsene con sparate che vorrebbero i Romani discendenti di profughi troiani…

È dunque possibile che più geni indoeuropei (celtici, italici, germanici, slavi) equivalgano a più biondismo, il che può aiutare a spiegare la posizione autosomica più settentrionale delle aree alpine rispetto al campione accademico nord-italiano. Esiste senza dubbio, nel settentrione italiano, una dicotomia tra Alpi e Pianura Padana, come è logico che sia, che rivela poi un’ulteriore differenza tra area padana e aree costiere, tirreniche e soprattutto adriatiche. Non credo sia azzardato pensare che il nordicismo del Triveneto sia dovuto più ad una germanizzazione-slavizzazione medievale che ad apporti continentali della Protostoria; d’altronde i Venetici erano italici, la Romagna scivola sovente più a sud della Toscana e più ci si avvicina all’area balcanica non slavizzata più aumenta l’apporto del Vicino Oriente negli Italiani.

Discutendo con un preparato utente di un noto forum antropologico, che ringrazio per gli interessantissimi spunti, sono emerse alcune osservazioni, da prendere come tali più che come verità scientifiche ma che potrebbero tornare utili nel dibattito sul profilo genetico dell’Italia. Nelle formal stats gli Italiani contemporanei sono modellabili, grossomodo, come la fusione di tre fonti principali, ma le percentuali cambiano molto e seguono il cline genetico nord/sud. La prima fonte sono gli European Early Farmers (EEF), che si mescolarono con i Western Hunter-Gatherers del Mesolitico; la seconda sono gli Indoeuropei Yamnaya (se sostituiti da un qualsiasi campione antico di una cultura indoeuropea o indoeuropeizzata varia molto le altre due percentuali); la terza fonte, infine, è una componente ricca di una mistura di tipo Caucasian Hunter-Gatherers arrivata dai Balcani, che nelle formal stats può essere rappresentata da un campione moderno di Cipro, o da un campione antico come Armenia-EBA (Early Bronze Age), o più idealmente da un campione balcanico del Calcolitico non ancora identificato. Bisogna considerare che una percentuale di CHG è arrivata, in maniera autonoma e indipendente, con le migrazioni indoeuropee.

A seconda del tipo di campione scelto per rappresentare questa terza fonte, le altre due variano molto le proprie percentuali. Questa terza fonte è arrivata probabilmente, per la prima volta, nel Calcolitico dal sud dei Balcani/Epiro nel Sud Italia, probabilmente in Puglia (migrazioni pelasgiche?), e dal Mezzogiorno si è propagata pian piano nel resto del Paese, seguendo però il cline genetico.

Se nel Sud Italia questa componente ricca di CHG raggiunge il 50%, con punte del 60%, nel Centro Italia (Toscana) si dimezza (25% nel sud della Toscana, più vicino a una media del Centro Italia, 15% nel nord della Toscana di area toscanofona, mentre nella Lunigiana si attesta su valori da Nord Italia), mentre nel Settentrione scende a una media del 10%, percentuale che cala forse ulteriormente nelle Alpi, in particolar modo nel settore nordoccidentale.

Inoltre, nel Sud Italia, sempre nelle formal stats, a volte esce anche qualcosina come Jordan_Bronze Age, o Levant_Bronze Age, come quarta componente. Trattasi di una componente minoritaria, forse nemmeno condivisa da tutti gli Italiani del Sud nello stesso modo, ma può uscire tra i risultati.

Bisogna anche considerare che queste statistiche dipendono dai campioni antichi scelti per elaborarle; a volte i due campioni citati sopra possono in realtà nascondere componenti più antiche come la natufiana, così come la scelta di campioni antichi inidonei può forzare l’accuratezza dei risultati.

Nel Nord Italia, come detto, esiste un tema principale, la dicotomia tra Alpi e Pianura Padana. Se si bada alla conformazione geologica del Nord Italia attraverso i millenni, si noterà come la Pianura Padana sia abitabile solo da tempi molto più recenti. Non a caso ivi si sviluppò la Cultura delle terramare e non a caso i Proto-Villanoviani, ad un certo punto, attraversarono gli Appennini per stanziarsi più a sud. Stiamo parlando delle stazioni protostoriche degli Italici.

A vedere i risultati dei calcolatori, le Alpi hanno conservato meglio le percentuali più alte dei primi EEF (ma di quelli affini ai Baschi, con molto WHG e poco CHG) e le percentuali più alte delle migrazioni indoeuropee, in maggioranza proto-italo-celtiche o proto-celtiche che sono arrivate in Italia, in un arco di tempo relativamente ampio, da odierne Svizzera, Austria, Germania meridionale, Ungheria.

La Val Padana rappresenta, invece, di più il rimescolamento degli abitanti delle Alpi che scesero a valle con la terza fonte. Quello che può parere l’alto tasso neolitico nel Ferrarese, potrebbe più probabilmente essere una componente di tipo CHG che sale rispetto al resto del Nord Italia, così come in Romagna che non a caso si avvicina molto al cluster dell’Italia centrale. Sacche di neolitico puro si trovano più nelle Alpi, vedi gli studi sugli isolati delle Alpi friulane che nelle PCA (Principal Component Analysis) finivano assieme ai Baschi.

Ovviamente ci sono state anche migrazioni successive all’epoca preistorica, basti pensare a tutto ciò che può essere accaduto in epoca romana e dopo la caduta di Roma, le popolazioni germaniche stanziate sulle Alpi nel Medioevo, le migrazioni bizantine verso il profondo Sud, gli Arbereshe (che si stanziarono persino nel Piacentino, vedi le comunità di Bosco Tosca e Pievetta), gli Slavi molisani (che fecero però parte di una migrazione più ampia, dalle Marche/Romagna fino alla Puglia), ecc., senza contare le numerose comunità ebraiche sparse sul territorio italiano… Tuttavia nessuna migrazione avvenuta negli ultimi 2000 anni può aver modificato profondamente il genoma di tutti italiani, perché al massimo avrà avuto un impatto molto locale.

Per questo preme capire se sia vero, come sostengono alcuni archeologi, che nel Neolitico in Italia ci furono due migrazioni indipendenti e parallele, come riportò anche Boattini nel suo studio del 2013:

“The most recent archaeological syntheses [10] describe the early Neolithisation of Italy as the result of two independent and parallel processes, involving respectively the Adriatic and the Tyrrhenian coasts and dating as early as 8,100 YBP (Apulia, South-Eastern Italy) and 7,900 YBP (Liguria, North-Western Italy).”

Il che riflette alcuni fenomeni culturali relativi alla diffusione dei modelli di decorazione della ceramica cardiale, appunto nel Neolitico (la ceramica impressa adriatica e quella ligure).

E come avvenne questa migrazione dal Calcolitico che arricchì di CHG gli Italiani, con un gradiente nord-sud? Fu la prima migrazione di un processo che durò molti secoli? Quali culture balcaniche furono coinvolte? E che ruolo ebbero i contatti che il Sud Italia, vedi l’ultimo studio della Sarno, intrattenne con il mondo egeo-cipriota-anatolico? Si tratta di migrazioni distinte o piuttosto la Sarno ha intercettato proprio parte di queste migrazioni ricche di CHG?

Molti sono gli interrogativi che la genetica delle popolazioni suscita tra gli appassionati e che, in futuro, potrebbero trovare risposta grazie a studi sempre più approfonditi, precisi e professionali. Ed è importante seguirli e rimanere aggiornati, anche per rintuzzare tutti quei patetici attacchi, tipici di certi ambienti “trolleschi” del virtuale, che amano tanto inquadrare gli Italiani come levantini, discendenti di schiavi affrancati dell’epoca romana, mezzi arabi o mezzi nordafricani e per cosa? Invidia, semplice. Tipica soprattutto di personaggi rimescolati e senza identità che tentano di darsi un tono insultando l’Italia risultando però, oltre che patetici e ridicoli, frustrati pieni di complessi che sfogano nel virtuale, e rigorosamente da anonimi, la propria infelice condizione di omuncoli invidiosi, rancorosi e terribilmente deboli ed insicuri.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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16 risposte a Osservazioni autosomiche sull’Italia

  1. Pierre ha detto:

    Toscani addirittura più a nord dei Romagnoli. Le misture Germaniche sono quasi zero, a parte certe zone Alpine. Gli Slavi hanno lasciato giusto qualcosina nel Friuli. I Toscani sono Italiani centrali al 100%: basta confrontare lo studio del Sazzini dove Grosseto, Pistoia, Foligno e Perugia plottano insieme, e lo studio del Fiorito con Siena identica a Viterbo. Il tuo amico dei forum é quel Pratt/Vlad Flumina che usa il giochino statistico del Polako e qualche samples di dubbia origine per provare che i Toscani sono Nord Italiani e i meridionali dei levantini in denial. Affidabile come dare le pecore in mano al lupo.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      I Toscani sono Italiani centrali con una tendenza settentrionale, sono più a nord dei campioni puramente mediani (e si tenga presente che quello è un campione grossetano, la media regionale toscana è chiaramente più a nord; i Pistoiesi si avvicinano di molto ai Bolognesi). Di Romagnoli devo ancora vedere delle medie ma per quanto ne so io, guardando i risultati di diversi tizi di Emilia orientale e Romagna, non sono inquadrabili come settentrionali puri ma come centro-settentrionali piuttosto in linea con la Toscana; considerando Emilia + Romagna il cluster si collocherebbe tra Liguria e Toscana ma senza abissi verso quest’ultima. Siena e Viterbo non sono in pari, anzi, proprio Fiorito specifica che nonostante la prossimità geografica Siena è più spostata verso nord. D’altronde è dai tempi degli studi di Piazza e Cavalli-Sforza che si suole identificare la culla genetica etrusca attorno al Lago di Bolsena, e non in Toscana. I due tizi che citi non so chi siano, o meglio, Flumina è uno con cui ho vivacemente battibeccato perché negava ogni apporto celtico e germanico al Nord Italia per avvicinare a tutti i costi il Nord al Centro-Sud, quindi figurati che amicone. L’altro mai sentito. Per concludere: il Nord è nord, la Toscana è centrale ma con tendenza settentrionale a differenza del Centro puro che si colloca tra Rieti, Umbria e Marche, l’Abruzzo è l’estremità settentrionale del cluster meridionale e il Sud è sud. Nessuno dice che i Toscani siano settentrionali e tanto meno che i meridionali siano levantini.

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      • Pierre ha detto:

        “Inoltre, nel Sud Italia, sempre nelle formal stats, a volte esce anche qualcosina come Jordan_Bronze Age, o Levant_Bronze Age, come quarta componente. Trattasi di una componente minoritaria, forse nemmeno condivisa da tutti gli Italiani del Sud nello stesso modo, ma può uscire tra i risultati.”

        Quali formal stats? Quelli del giochino statistico del Polako?

        Lascia perdere quel buffone: voleva far credere i Greci moderni hanno un 50% di roba Slava, ma nello studio originale dei Micenei di Iosif Lazaridis, giusto i continentali hanno un 13-18% di mistura nord eastern in confronto ai micenei del sud pelopponeso. Molto probabilmente i Greci moderni del stessa regione sono indistinguibili dai Micenei, come lascerebbe intuire lo studio di George Stamatoyannopoulos, e quella mistura “slava” potrebbe anche essere solo una roba dorica o paleobalcanica. C’è il sample cretese più recente che plotta con i Greci moderni di Salonicco nell’estremo nord.

        Ora il Polakko usa solo i suoi samples Greci che plottano più a nord: i Greci centrali che stanno con Siciliani e Calabresi li ha buttati nel cestino. Per non parlare degli altri Greci: Anatolici, Pontici, Cretesi,… Che figlio di una battona polacca da strada. Giusto qualche subumano yankee lo può prendere seriamente.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Calma, se veniamo a parlare del Polako, senza becerume, è giusto precisare che per la Grecia usa campioni settentrionali (magari mescolati con Macedoni slavi e Bulgari?), sicché Italiani del Sud, mediani, Toscani (e magari un giorno pure i Padani) vengono risucchiati dalle componenti sud/sud-est. Chiara opera di cherry picking, è come se noi usassimo per rappresentare tutti gli Italiani i campioni più estremi del Nord-Est; il tizio ha persino ammesso di aver tolto quei campioni greci che plottano più a sud. Verrebbe quasi da credere che la sua “agenda” sia quella di nordizzare Iberici e Greci a scapito di chi? Di noialtri, ovviamente. Forse avrà diversi grattaculi di quelle zone che lo influenzano, o forse vuole essere lui a lisciare il pelo a queste “lobby” da anthrofora, mah…
        Le componenti estreme che possono uscire ai meridionali, potrebbero semplicemente essere il risultato di due distinti fenomeni di neolitizzazione dell’Italia, come già segnalava Boattini, ma ad ogni modo sono minoritarie anche se fossero più recenti. Io qui non mi sognerei mai di prendere le difese del Polako anche se, sicuramente, molti suoi studi sono interessanti e indicativi. L’importante è mettere in risalto anche le ipotetiche magagne, specificando donde vengano i campioni.
        In definitiva sono perfettamente consapevole che il nostro amico polacco stia cercando di fare il furbo. Infatti l’ho scritto: “Bisogna anche considerare che queste statistiche dipendono dai campioni antichi scelti per elaborarle; a volte i due campioni citati sopra possono in realtà nascondere componenti più antiche come la natufiana, così come la scelta di campioni antichi inidonei può forzare l’accuratezza dei risultati.”

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  2. Jupiter ha detto:

    “Sacche di neolitico puro si trovano più nelle Alpi, vedi gli studi sugli isolati delle Alpi friulane che nelle PCA (Principal Component Analysis) finivano assieme ai Baschi.”
    Mi pare strano, i Baschi, per quanto simili ai tardi agricoltori Iberici(i più alti in assoluto in termini di input autosomico WHG) e per quanto peculiari in termini linguistici, hanno comunque una componente Yamnaya piuttosto elevata a quanto pare(cito a mente Haak 2015), almeno per gli standard dell’Europa sudoccidentale chiaramente, il che non è neanche sorprendente data la loro linea paterna principale, R1b di famiglia Iberica(quindi neanche un R1b antico del tipo riportato nei cacciatori-raccoglitori balcanici).

    I veri sopravvissuti del neolitico alla fine si trovano nella barbagia. Cito: https://www.biorxiv.org/content/early/2016/12/07/092148.figures-only , supplementi, figura S10.

    Per quanto riguarda il CHG nel sud Italia, sostanzialmente qui si deve appunto andare a cercare in qualche movimento post-neolitico ma molto probabilmente pre-ariano. A quanto pare i Micenei e Minoani(Lazaridis 2017) già avevano questa componente CHG/Iranica neolitica, e a mio avviso nelle popolazioni moderne è ben correlata con la linea paterna J2 ma soprattutto con l’espansione della metallurgia dal vicino oriente(cito a mente un campione J2 dell’età del bronzo trovato recentemente in Croazia).

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Attenzione, questo articolo si riferiva praticamente all’Italia senza accennare alla Sardegna; il senso delle sacche neolitiche alpine citate si riferiva all’Italia continentale (+ Sicilia). Comunque il Neolitico è una cosa, chi abbia conservato più geni EEF degli agricoltori neolitici un’altra. La loro migrazione cominciò nel Neolitico, ma il Neolitico iberico potrebbe aver già dall’inizio assimilato più elementi mesolitici dell’Italia. Campioni italiani neolitici, non ne abbiamo. Il più vecchio campione di Remedello sembra più vicino ai Baschi, mentre quello più giovane ai Sardi moderni. I Baschi a differenza dei Sardi hanno Yamnaya, e per lo stesso motivo hanno CHG che negli ultimi manca.
      Che l’eccesso di CHG nel Sud Italia si debba a qualche movimento post-neolitico è ovvio e scontato, che sia correlato all’espansione dei J2 lo pensano in molti. Ma di fatto non tutti i J2 erano uguali e fu un aplogruppo disperso in tante diverse culture preistoriche. CHG comunque esiste anche nell’Europa sudoccidentale e ovviamente tra i Greci, anche se qualche blogger cerca di far credere che esista solo in Italia.

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      • Jupiter ha detto:

        Sul CHG nei Baschi effettivamente la questione mi sembra un pò diversa. In realtà per il sud-est Europa si dovrebbe parlare più propriamente di una componente “west asian”(http://1.bp.blogspot.com/-LIug8kEPKW4/UFtC9XP-VsI/AAAAAAAAD1A/HTmsEscIGoI/s1600/MDLPwestasian.jpg), che è sostanzialmente affine alla componente autosomica relativa agli agricoltori iraniani del neolitico, che a quanto pare erano estremamente diversi dagli agricoltori anatolici. I Baschi sono di gran lunga il popolo Europeo(escludendo magari Finlandesi e Baltici) con minore mistura “west asian”, anche meno dei Sardi.
        I CHG in effetti dovrebbero essere molto affini a questi agricoltori Iranici stando al paper sull’origine dei primi agricoltori di Lazaridis, forse mentre i Baschi hanno mistura CHG solo ed esclusivamente da una popolazione affine a Yamnaya, il sud-est Europa ne ha assorbito una quantità maggiore da una sorgente proveniente dal vicino oriente, magari dall’Anatolia dell’età del bronzo, il che spiegherebbe il perché i calcolatori non vedono una componente west asian nei Baschi o anche nei popoli Baltici.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Stai facendo un po’ di confusione, amico. La mappa che hai postato proviene dal MDLP World 22 e fu diffusa nel 2012; la quarta componente ancestrale CHG non era ancora stata teorizzata o scoperta: il CHG viene teorizzato e scoperto nel 2015, il paper venne pubblicato nel novembre 2015.
        Questo Caucasus hunter-gatherers (CHG) si separò 45 mila anni fa dal WHG. E oltre ad aver contribuito alla genetica dei primi Yamnaya, chiaramente una parte rimase più a lungo tra Anatolia e Caucaso.

        “While we detect Late Palaeolithic–Mesolithic genomic continuity in both regions, we find that Caucasus hunter-gatherers (CHG) belong to a distinct ancient clade that split from western hunter-gatherers ∼45 kya, shortly after the expansion of anatomically modern humans into Europe and from the ancestors of Neolithic farmers ∼25 kya, around the Last Glacial Maximum. CHG genomes significantly contributed to the Yamnaya steppe herders who migrated into Europe ∼3,000 BC, supporting a formative Caucasus influence on this important Early Bronze age culture. CHG left their imprint on modern populations from the Caucasus and also central and south Asia possibly marking the arrival of Indo-Aryan languages.”

        https://www.nature.com/articles/ncomms9912

        I Baschi sono il popolo europeo che ha probabilmente più mistura West Asian antica. Il loro fenotipo comune Baskid non è altro che un dinarizzato locale. Senza atlantizzazione alcuni Baskid possono ricordare anche degli Mtebid. Il CHG è Satsurblia, trovato in Georgia. Vero che il campione esaminato dell’Iran neolitico dei Monti Zagros mostra affinità con il CHG della Georgia, ma le mostra anche con i campioni di Yamanya e Afanasievo, per gli stessi motivi che ha affinità con CHG. Non so se possa c’entrare ma il toponimo Iberia esiste nella penisola iberica e nel Caucaso (inoltre è risaputo il nesso antico tra basco e lingue caucasiche).
        Il punto è che ancora non sappiamo chi abbia portato dopo il Neolitico un eccesso di CHG negli Italiani. Ci possono essere state più concause. Se i sample sono accurati, il CHG rimane comunque maggiore nel sud dei Balcani che in Italia. Ma dal sud dei Balcani arrivano ormai sample sempre meno accurati…

        “We compared GD13a with a number of other ancient genomes and moder populations6,15,16,17,18,19,20,21,22,23,24,25,26,2 7, using principal component analysis (PCA)28, ADMIXTURE29 and outgroup f3 statistics30 (Fig. 1). GD13a did not cluster with any other early Neolithic individual from Eurasia in any of the analyses. ADMIXTURE and outgroup f3 statistics identified Caucasus Hunter-Gatherers of Western Georgia, just north of the Zagros mountains, as the group genetically most similar to GD13a (Fig. 1B,C), whilst PCA also revealed some affinity with modern Central South Asian populations such as Balochi, Makrani and Brahui (Fig. 1A and Fig. S4). Also genetically close to GD13a were ancient samples from Steppe populations (Yamanya & Afanasievo) that were part of one or more Bronze age migrations into Europe, as well as early Bronze age cultures in that continent (Corded Ware)16,21, in line with previous relationships observed for the Caucasus Hunter-Gatherers24.”

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  3. Luigi ha detto:

    Per quale motivo il campione lombardo generico plotterebbe a nord di quello bergamasco?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Il campione nord-italiano accademico HGDP raccoglie 13 campioni di Bergamaschi delle valli, mentre l’altro campione genericamente lombardo (che include anche alcuni campioni bergamaschi) è costituito da una ventina di tizi di un po’ tutta la regione. Dai plot che ho visto il cluster lombardo è più a nord di quello solo bergamasco, forse perché ci sono alcuni campioni di zone più settentrionali di Bergamo come Lecco, Como, Varese e Sondrio.

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      • Luigi ha detto:

        Non avrei mai pensato che i plot fossero così fortemente correlati alla geografia. Ok che i plot settenrtrionali siano più a nord di quelli centrali che sono a loro volta più a nord di quelli meridionali,per le macrozone è la cosa più ovvia del mondo.

        A livello di microzone però avrei pensato a qualche caso “fuori dal coro”. Invece stando a quel che mi pare di vedere un campione di milanesi(di veri milanesi se ce ne sono)plotta a nord di un campione cremonese e a sud di uno comasco. Incredibile,faccio a fatica a pensare ad una stratificazione così didascalica. Insomma mi sarebbe parso lecito pensare che in passato vi siano stati spostamenti significativi all’interno della regione a mescolare un po’ le carte no?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Io ti sto dicendo di un confronto tra il campione accademico bergamasco e una ventina di campioni di tutta Lombardia (compresi diversi bergamaschi). Il risultato è che il campione lombardo plotta più a nord dei 13 Bergamaschi. Non stiamo comunque parlando di grandi numeri. Sarebbero interessanti dei plot intraregionali perché per adesso non ve ne sono. Vedendo però i cluster suddetti il risultato è quanto riportato.

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  4. Dario ha detto:

    io conosco un ebreo italiano ma i suoi risultati non sono differenti dai miei che sono pugliese

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  5. Mauro ha detto:

    Chi è più a nord? Piemontesi o Veneti?

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