50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte V

Eccoci all’ultimo appuntamento della rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la quarta parte.

41) Risorgimento. Anche se avvenuto tardivamente e non vissuto da tutte le regioni italiane allo stesso modo (molti fatti controversi sono ancor oggi dibattuti)  rimane una pietra miliare della storia italiana in quanto moderno processo di riunificazione politica dopo le esperienze remote di Romani, Goti e Longobardi. Sappiamo bene quante accuse vengano mosse a questo periodo storico ottocentesco (ma preconizzato dalla calata di Napoleone in Italia), ma i lati oscuri del Risorgimento vanno anche contestualizzati in un quadro politico in cui l’Italia doveva sbarazzarsi degli stranieri e dello strapotere papale, vera e propria piaga antinazionale da secoli.

42) Unità d’Italia. Come sappiamo il nazionalismo sorge con la Rivoluzione francese, sulle ali del giacobinismo antimonarchico e anticlericale, quando cioè nasce il moderno concetto di nazione e l’ancien régime comincia seriamente a scricchiolare. Un passo necessario per andare oltre le antiquate logiche di corone e tiare, e dare voce ai popoli europei da secoli schiacciati sotto il tallone parassitario dei potenti. Non è un caso se Fascismo e Nazionalsocialismo trassero linfa vitale dalla Rivoluzione francese, per quanto ovviamente, raddrizzandone il tiro cassando ogni pericolosa velleità ecumenista ed internazionalista del giacobinismo. L’unità d’Italia raggiunta nel 1861, ma proseguita negli anni seguenti, è stato un passo fatidico e doveroso da raggiungere, poiché l’Italia esiste da millenni, a prescindere dal proprio stato.

43) 150 anni. L’unità politica del Paese è stata raggiunta faticosamente e dura, tra alti e bassi, da 156 anni. Con tutto il sangue versato dai nostri antenati per tentare in ogni modo di raggiungere l’agognata unificazione e liberazione dallo straniero (e dai preti), e con ben due guerre mondiali combattute – al di là di tutto – con coraggio, onore e spirito di sacrificio, noi loro posteri abbiamo il dovere di difendere l’Italia, Roma, i confini del Paese e, anzi, lottare anche per la redenzione di terre rimaste sotto il giogo straniero. Perdersi in separatismi e derive anarcoidi sarebbe un insulto alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra nazione e, chiaramente, a chi in tutti i tempi ha combattuto fino alla morte per l’Italia. E ci ha garantito di essere qui, oggi.

44) Spazio storico. L’Italia s’è ritagliata, nei secoli e nei millenni, un peculiare spazio storico che va ad integrarsi – rafforzandone la bontà – con il quadro geografico, culturale, linguistico. Non si è cominciato a parlare di Italia in senso ampio e completo nell’Ottocento, bensì dall’epoca romana, quando i Romani raggiunsero l’unità politica della Penisola facendo dell’Italia il nerbo, il perno, del loro impero. Senza dimenticare la precedente opera dei popoli italici e degli Etruschi, e quella successiva dei potentati romano-barbarici, dei sovrani medievali, della coscienza nazionale di Umanesimo e Rinascimento giù giù sino al riscatto risorgimentale.

45) Italianità di Nord, Centro e Sud. Il teatrino dei secessionismi anti-italiani ci presenta un leghismo che nega l’italianità del Nord e un duosicilianismo che nega l’italianità del Sud, eppure la storia parla chiaro: pur con le peculiari differenze (anche interregionali) tra Nord, Centro, Sud e isole, l’italianità esiste, a suo modo, dalle Alpi alle isole maltesi, dalla Corsica a Zara, ed è interessante osservare come, in epoca preromana, l’Italia fosse fondamentalmente il Sud/Centro-Sud, mentre dal Medioevo il concetto di “Italia” designasse il Centro-Nord inserito nel quadro imperiale del SRI, da Roma insù. I micro-sciovinismi, nella loro assurdità, hanno il paradossale “pregio” di concordare nell’odio per la verità storica e culturale: per quanto eterogenea, l’italianità esiste, da millenni, al Nord come al Sud, integrando più visioni storiche che accomunano tutto il territorio nazionale caratterizzandolo come italiano.

46) Emigrazione. L’Italia ha una secolare storia di emigrazione che non riguarda solo il nostro Sud, anzi, i primi ad emigrare nell’epoca contemporanea furono gli Italiani nordorientali, seguiti poi da tutti gli altri che andavano a cercar fortuna all’estero. Anche per quanto riguarda l’immigrazione interna non furono i primi, i meridionali, a spostarsi in lungo e in largo per l’Italia, basti pensare ai coloni lombardi della Sicilia svevo-normanna, ai profughi settentrionali finiti a sud per sfuggire alle persecuzioni religiose, ai continui spostamenti di Toscani, Genovesi e Veneti per curare i propri traffici commerciali, oppure – per fare un esempio a me vicino – alla plurisecolare migrazione bergamasca in giro per l’Italia (sino a Napoli!), come manodopera qualificata ma per sfuggire alla sterilità dei monti. Tutti gli Italiani hanno alle spalle una storia di emigrazione e questo dovrebbe rinsaldare la solidarietà tra di essi, più che verso l’esterno…

47) Fascismo. Il nostro Paese è la patria del Fascismo, un movimento, alquanto complesso, che fu la degna prosecuzione dell’avventura risorgimentale. Una parte fondamentale della nostra storia recente, per quanto vilipesa, occultata, rinnegata e sputacchiata in tutti i modi dai filistei contemporanei. 25 anni non si possono cancellare con le ciarle dei tromboni antifascisti e non si può certo ridurre il Fascismo agli ultimi anni o agli aspetti più controversi. Che vi piaccia oppure no l’Italia è stata fascista, il che non deve essere una vergogna (come potrebbe esserlo? ancora una volta l’Italia ha insegnato qualcosa all’Europa), ma occasione di riflessione sull’intramontabile Idea di romanità coniugata alle politiche sociali e nazionali, oltre che a metafisica e cultura.

48) Immigrazione interna. Quando si viene a parlare di migrazioni interne all’Italia si viene principalmente a parlare del famoso esodo meridionale del dopoguerra, quando centinaia di migliaia di meridionali si sono spostati da sud verso centro e nord per motivi di lavoro e di finanze. Sicuramente questo spostamento di massa non è stato indolore, né per chi è migrato né per chi ha accolto (anche perché si trattava di fenomeno solleticato dai grandi industriali padani), bisogna però riconoscere che l’unità d’Italia ha paradossalmente penalizzato il Meridione, tagliandolo fuori dallo sviluppo industriale ed economico che si è concentrato nel Nord della Penisola, e abbandonandolo a sé stesso, tra mafie, degrado e disagio sociale. Altresì è ormai un dato di fatto che nel Centro-Nord vi sia un elevato numero di individui di origine meridionale, che fanno parte della società civile settentrionale. Ogni migrazione di massa è problematica e poteva essere gestita meglio; tuttavia è oggi utile concentrarsi sull’invasione allogena più che su questioni interne regolabili in un secondo momento.

49) Geopolitica. L’Italia deve conservare la propria unità politica (per quanto la struttura dello stato sia da cambiare radicalmente) anche per questioni geopolitiche, di politica internazionale e di strategie, onde evitare che una situazione analoga all’ambito preunitario porti allo stritolamento dei vari popoli d’Italia, a tutto vantaggio dei forestieri. Spiegatemi perché si esalta la grande Germania di Hitler, la grande Russia di Putin, realtà nazionali enormi come Iran, Cina, India, Giappone ecc. ma si dovrebbe volere un’Italia-spezzatino che torni al bailamme di stati esistenti prima dell’unificazione: perché in Italia è così, solleticare le spinte separatiste significa tornare ai liberi comuni, proprio perché nel Paese non esistono grandi identità collettive, condivise, alternative alla millenaria italianità. L’Italia può essere forte, ricca, autorevole, decisiva e sovrana solo con l’unità di intenti di tutti gli Italiani, che è anche l’unico mezzo possibile per farsi rispettare senza diventare gli zerbini di altri stati europei, e non.

50) Interesse comune. Ci sono tematiche che solo un organismo nazionale, e sovrano, italiano può avere a cuore, tematiche che sono nell’interesse di tutti gli Italiani, al Nord come al Sud, e che un’ottica presidenziale non perderebbe mai di vista; esercito, forze di polizia, sovranità (economica e non), dirigismo, politiche estere, alleanze, strategie, socialismo nazionale, religione civica, ambiente, sono alcuni degli aspetti di interesse comune che un sano patriottismo dovrebbe tutelare, mettendo in cima ad ogni cosa il benessere e la prosperità della nazione. Solo gli Italiani possono fare gli interessi dell’Italia: mettete da parte ogni particolarismo e, soprattutto, ogni esterofilia, poiché un’unità politica salutare e liberata da ogni stortura repubblicana è l’unica via da seguire per preservare al meglio l’Italia, l’italianità e il progresso e sviluppo delle nostre genti, naturalmente degnamente protette e rappresentate da uno stato davvero indipendente.

Mi auguro, grazie a queste cinque tappe percorse, di avervi fornito 50 spunti su cui poter riflettere e confrontarvi poiché l’identità nazionale non deve essere qualcosa di scontato, banale e meccanico, ma motivo di approfondimento per tutti noi al fine di maturare uno spirito patriottico adulto, in cui nulla sia lasciato il caso e in cui nulla sia convenzionale, abitudinario e automaticamente dato per certo, come fosse sterile pratica da bigotti ideologico-politici. E questo per arrivare ad integrare felicemente la propria coscienza identitaria locale nella sua naturale sede, che è il patriottismo italico etno-federale, prima ancora di un europeismo etno-culturale. Non riducete l’Italia alla Repubblica Italiana, sarebbe fare un grave torto nei confronti della nazione, e quindi verso noi stessi, che di questa nazione siamo le membra vive.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-v.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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