50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte IV

Continua la rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la terza parte.

31) Repubbliche marinare. Un’altra peculiarità medievale di tutta l’Italia consisteva nella presenza delle famose quattro repubbliche marinare di Genova, Venezia, Pisa e Amalfi, città portuali che grazie alle proprie attività marittime godettero di autonomia politica e prosperità economica. Degne di nota anche altre repubbliche “minori” e meno note quali Noli, Ancona, Gaeta e Ragusa (Dalmazia), anch’esse espressione della diuturna potenza marinara di un Paese circondato dai mari come il nostro. Ancor oggi nello stemma della Marina Militare italiana sono presenti i quattro simboli delle quattro repubbliche classiche.

32) Banche, fiere, mercatura. Nel Medioevo in Italia vi fu una grande fioritura, soprattutto nella sua metà centro-settentrionale, di banche, fiere, mercatura (assieme all’artigianato e ai ruoli “borghesi” favoriti nell’ascesa dalla civiltà comunale); la prima banca moderna sorse a Genova nel 1406 (e non dimentichiamo il famoso, o famigerato, Monte dei Paschi di Siena), le fiere lombarde erano tra le più note in Europa assieme a quelle fiamminghe, renane, francesi e i mercanti (ma anche i prestamonete) di Italia settentrionale e centrale erano probabilmente i più abili e famosi, principali frequentatori di fiere di tutta Europa, tanto che all’estero, in quell’epoca, gli Italiani venivano chiamati Lombardi, essendo per lo più originari del Nord e della Toscana, e cioè dell’antico Regno longobardo.

33) Lombardia siciliana. I primi a migrare, internamente, in Italia non furono meridionali, ma settentrionali, invitati da sovrani normanni e svevi a colonizzare la Sicilia per ri-latinizzarla dopo il dominio bizantino e arabo. Questi coloni dell’Alta Italia (chiamati Lombardi per lo stesso motivo esposto sopra e in altre occasioni; in buona sostanza, nel Medioevo, la Lombardia era l’intero Nord) si stabilirono soprattutto nella parte centro-orientale dell’isola di Trinacria, lasciando nei secoli tracce genetiche e pure linguistiche, relative al famoso gallo-italico di Sicilia. Non dimentichiamo, naturalmente, i mercanti e navigatori genovesi, toscani, veneziani che si stabilirono un po’ in tutta Italia e anche all’estero.

34) Umanesimo. Tra i tanti primati dell’Italia antica, medievale e moderna troviamo la fioritura dell’Umanesimo che altro non è che la riscoperta del proprio inestimabile passato classico greco-romano, ma soprattutto romano, e dunque latino, in contrapposizione all’erudizione scolastica e allo strapotere medievale della Chiesa, anche in campo culturale. Solo in Italia questo fenomeno culturale, letterario, filosofico, politico e sociale, a misura di uomo laico di eredità romana, poteva sorgere, essendo l’Italia la culla della romanità e della latinità, da cui fu poi irradiato al resto d’Europa influenzando il dibattito politico-culturale.

35) Rinascimento. Anche questo imponente e fondamentale movimento di rinnovamento, introdotto dall’Umanesimo, non poteva che nascere in Italia e segnare così, indelebilmente, la vita di tutta l’Europa. Pur non essendo unita, l’Italia di allora seppe dare prova di straordinario rigoglio culturale, artistico, politico e filosofico sulle ali del prestigio incarnato dalle signorie e dai potentati italiani: centri come Firenze (quello propulsore), Roma, Napoli, Venezia, Milano assursero a fari di rinnovata civilizzazione dell’Italia e dell’Europa, principiata con l’Umanesimo, rendendo onore alla riscoperta romanità dell’Italia e confermando quindi il nostro Paese come figlio prediletto della gloria di Roma.

36) Le arti. Non v’è bisogno di tirar fuori chissà quali statistiche per comprendere come l’Italia sia, a livello mondiale, una sorta di museo nazionale del patrimonio artistico grazie al proprio passato romano (ed etrusco o magnogreco), medievale, umanistico e rinascimentale, ma anche moderno; scultura, architettura, pittura, letteratura, teatro, lirica, non c’è campo artistico in cui l’Italia non abbia dato il meglio di sé diventandone spesso e volentieri assoluta protagonista. L’impagabile patrimonio artistico italiano va di pari passo con quello paesaggistico, storico, culturale (anche religioso, sotto certi aspetti), turistico, nonché con l’artigianato, l’agricoltura e l’enogastronomia (l’agroalimentare). Ma arte è anche l’eredità di Roma in campo linguistico, giuridico e urbano, tre aspetti che rispecchiano l’eterno mito della Capitale e la primogenitura d’Italia.

37) Spazio linguistico italiano. Come sappiamo, la lingua italiana è fondamentalmente la versione standardizzata del fiorentino letterario delle famose tre corone: Dante, Petrarca, Boccaccio. Eppure, proprio come l’Italia, anche la nostra lingua nazionale non è un blocco granitico sviluppatosi solo ed esclusivamente in Toscana, avendo ricevuto contributi da diverse aree geografiche e culturali del Paese; l’impulso iniziale nasce, si sa, con la scuola federiciana di Sicilia, dopodiché la palla passa ai copisti toscani del Due-Trecento che rielaborano la lingua volgare siciliana, aprendo le porte ai poeti toscani e soprattutto a colui che è considerato padre della nostra lingua, Dante. Dal Rinascimento al Risorgimento l’italiano risente della codificazione del veneziano Bembo, dei poeti emiliani, dei puristi veronesi e dell’opera del Manzoni, che conferiscono all’italiano una patina settentrionale. Per quanto, di base, sia toscano (emendato), l’italiano non è stato imposto a nessuno ma è andato affermandosi nei secoli in tutta Italia come principe dei volgari, venendo abbracciato dai letterati per via del suo prestigio e della nobiltà culturale dei modelli linguistici di riferimento. Ricordiamo che la lingua italiana si è diffusa in tutta Italia e dunque anche in Corsica, Nizzardo, Canton Ticino, Istria e Dalmazia, Malta.

38) Spazio culturale italiano. L’Italia è divenuta, nei millenni e nei secoli, uno spazio che, per quanto eterogeneo, è reso coeso dalla stabilizzazione della Penisola come peculiare, e condiviso, spazio geografico, storico, romanico, linguistico, e prima ancora che politico, culturale; il nostro grande perno nazionale, che è Roma, grazie alla sua imperitura opera di civilizzazione ha gettato le basi per plasmare l’Italia moderna e contemporanea, passando per quella medievale, che da Nord a Sud è caratterizzata da un continuum che indubbiamente la distingue dal resto delle realtà nazionali storiche d’Europa (Francia, Spagna, Germania, Mitteleuropa, Iugoslavia e mondo ellenico). La romanizzazione, il Medioevo “barbarico”, la natura imperiale, le arti e la lingua nazionale, il cattolicesimo e un certo aspetto mediterraneo (non caricaturale) centrale hanno nei secoli rinsaldato l’unità culturale di questo Paese, ancorché diviso politicamente, che ha saputo mantenere senza soluzione di continuità la propria identità e coscienza italiane parte di un medesimo organismo storico, nato con l’Italia romana.

39) Lega Italica. Fu questo un tentativo rinascimentale, politico, di stabilire pace e cooperazione tra i potentati dell’Italia centrale e settentrionale, al fine di evitare che lo strapotere straniero potesse abbattersi sull’Italia, cosa purtroppo accaduta dopo il 1500. Non fu un tentativo di unificazione nazionale, e infatti servì a poco, ma rifletteva comunque l’esistenza di una comune identità storica e culturale, italica, tra le contrade d’Italia, purtroppo afflitte da particolarismo, decadimento morale e civile, e soprattutto dalla secolare cancrena anti-nazionale cagionata dallo Stato della Chiesa: Francia, Spagna e Inghilterra non dovevano fare i conti con un simile ingombrante (per usare un eufemismo) ospite…

40) Francia e Spagna… Il famoso detto popolare recitava: “Franza o Spagna purché se magna”. E purtroppo questo fu l’andazzo dell’Italia dopo il 1500, con tutta una serie di guerre interne fratricide e il suicida invito ad intervenire contro l’opposta fazione rivolto agli stranieri, che comportò la secolare cattività italica sotto il tallone dello straniero. Francesi, Spagnuoli, Svizzeri e imperiali germanici si contesero per secoli il dominio della Penisola suddividendosela a loro piacimento, mentre il Paese naufragava per le guerre, le carestie, le pestilenze, l’eterno particolarismo/campanilismo autolesionistico e con una Roma quotidianamente umiliata dalle fastose e corrotte corti papali, responsabili prime della decadenza italiana durata sino all’unificazione ottocentesca. Il particolarismo e il settarismo comunale, tipici soprattutto del Centro e del Nord Italia (il Sud fu per secoli regno unitario), facilitarono il lunghissimo parassitismo pontificio, che poteva contare sugli stati nazionali cattolici pronti a salvargli il sedere ogni volta. Nonostante questo, comunque sia, con o senza unità politica l’Italia è esistita, esiste ed esisterà sempre in quanto al di là dei potentati una realtà etnica e nazionale (nonché spirituale e culturale) italiana è realtà da millenni ed è preciso compito di ogni identitario del Bel paese impegnarsi per salvaguardarne la peculiare fisionomia storica senza omogeneizzazioni pacchiane ma anche senza suicide pulsioni anti-italiane di redivivo particolarismo, che costituiscono ancor oggi un masochistico salto nelle fauci del nemico straniero.

Appuntamento a soledì prossimo per l’ultima parte.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-iv.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a 50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte IV

  1. zoppaz ha detto:

    Bella la tua iniziativa! Aggiungo una riflessione/contributo sugli italianismi nel mondo, che spesso ci ritornano d’oltreoceano inglesizzati. Penso a come manager, che deriva da maneggio (inizialmente dei cavalli), sketch da schizzo, e così camera (tornato da noi nel senso di telecamera), mascara (da mashera)… Insomma, davanti all’iinvasione degli anglicismi, non sono in molti ad avere il coraggio di schierarsi per una tutela della lingua, che ci appartiene e ci identifica culturalmente come l’arte, la gastronomia e ogni altro aspetto della cultura! eppure nel caso della lingua italiana sembra che chiederne la tutela sia un atto “retrogrado”, un ritorno al purismo e alle epurazioni di epoca fascista. Invece non è affatto così. Un saluto

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