50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte II

Continua la rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la prima parte.

11) Mediterranei, alpini, dinarici. Come l’antropologia fisica ci insegna, in Italia sono presenti, primariamente, tre fenotipi (un tempo chiamati “sottorazze”) della sub-subspecie europide (subspecie/razza caucasoide): il mediterraneo, caratterizzato da cranio e viso lunghi e stretti, statura medio-bassa, corporatura gracile/ectomorfa, pigmento scuro (ovviamente rispetto agli altri fenotipi europidi), diffuso per lo più nel settore sardo e centromeridionale – ancorché frequentemente alterato da elementi alpini e dinarici – mentre al Nord può sfociare nel tipo progressivo atlanto-mediterraneo; l’alpino, con cranio e viso corti e larghi, bassa statura, corporatura endomorfa (tozza e infantilizzata), pigmento intermedio, diffuso, allo stato puro, soprattutto a Nord ma grossomodo presente ovunque in Italia; il dinarico, con cranio alto ma corto, viso lungo, naso convesso/aquilino, statura elevata, corporatura ectomorfa, pigmento scuro, diffuso soprattutto nel settore adriatico d’Italia e che, solo nell’estremo Sud, di tanto in tanto mostra tendenze levantine. Sebbene spesso mescolati (o tra di loro o, molto meno, con altro) questi tre fenotipi sono alquanto diffusi in Italia, e la loro netta predominanza rende, anche fisicamente, il nostro Paese parte dell’Europa meridionale.

12) R1b-U152. Questa nomenclatura, tratta dal mondo della genetica delle popolazioni, indica il ramo paterno (Y-DNA), trasmesso di padre in figlio, tra i più comuni (se non il più comune in assoluto) in tutta Italia, in particolare nel Nord e nel Centro, un subclade della macrofamiglia R1b, che caratterizza i popoli derivati dagli invasori indoeuropei occidentali (Italici, Celti, Germani, Dori, popoli anatolici antichi come Ittiti e Armeni, ma anche Tocari), recato in Italia fondamentalmente da genti protoceltiche, celtiche e italiche.

13) Liguri antichi. Nella loro fase più antica (ce ne fu una protostorica in cui vennero arianizzate), le genti “ibero-liguri” legate al Neolitico e ai costruttori megalitici si trovavano a nordovest, a nordest (Euganei), lungo la costa tirrenica (vedi i Rutuli di Turno), in Corsica e persino in Sicilia, essendo Elimi, ma soprattutto Sicani, parte di questo continuum cosiddetto ligure (si confrontino i toponimi liguri EntellaSegesta e Lerici con i siciliani EntellaSegestaErice); successivamente, in epoca romana, è ben nota la presenza di Liguri arianizzati in tutto il Nord Italia occidentale, nell’alta Toscana e pure nel Sannio, per via di una deportazione romana di Apuani. Oggi i linguisti considerano il ligure antico lingua indoeuropea, una sorta di intermedio tra italico e celtico.

14) Italici. Per tradizione quando si parla di popoli (indoeuropei) italici si intendono la famiglia latino-falisca, prima ad entrare in Italia dall’Europa centro-orientale e artefice delle culture delle terramare e protovillanoviana, e soprattutto quella osco-umbra (secondo taluni studiosi entrata in Italia via Balcani e dunque di ceppo differente rispetto alla prima); ai Latino-Falisci vanno associati i Venetici, gli Opici, gli Ausoni, i Siculi, agli Osco-Umbri (che andrebbero comunque distinti in Umbri al Centro-Nord e Sabellici al Sud) altri popoli come Piceni, Sabini, Sanniti, Lucani, Bruzi, per citare i principali. Nonostante i cosiddetti Italici fossero addensati nel Centro-Sud del Paese non vanno scordati i loro limpidi legami col Settentrione tramite Veneti antichi (storici alleati di Roma, oltretutto), terramare e cultura protovillanoviana, nonché la commistione tra genti liguri e umbre nell’area emiliano-romagnola.

15) Protovillanoviani e “Grande Umbria”. Come detto sopra, gli artefici della cultura protovillanoviana erano di stirpe veneto-latino-falisca, protolatina potremmo dire, entrati in Italia da nordest e attestati, a livello di prima grande stazione protostorica, nell’odierna area centrale dell’Emilia. Costoro erano strettamente legati ai Celti, tanto che i linguisti sono soliti distinguere una fase comune italo-celtica prima della differenziazione delle due storiche lingue indoeuropee. Suggestivo pensare a come questo continuum italico andasse da Nord a Sud, e venisse successivamente rafforzato dall’ingresso di popoli umbro-sabellici, segnatamente dagli Umbri che, prima di essere scacciati da Etruschi e Galli a nord, riuscirono a creare una sorta di “Grande Umbria” che andava dalla Val Padana sino al territorio storico della Sabina incluso, conservando poi il suo cuore pulsante genuinamente umbro, nell’Italia centrale (la terra del ver sacrum).

16) Etruschi. La misteriosa civiltà etrusca (fondamentalmente autoctona ma con contributi italici e, molto meno, anatolici in senso indoeuropeo) ebbe il suo fulcro tra odierni Toscana meridionale e Lazio settentrionale ma si irradiò verso nord, giungendo sino al di qua del Po (Mantova, ad esempio), e verso sud, sino a Pontecagnano (Salerno). Nel settore nordorientale d’Italia si trovavano invece i Reti, una sorta di confederazione di genti alpine, primariamente anariane, che parlavano una lingua, quanto l’etrusco, tirsenica, e cioè il retico/nord-etrusco. L’egemonia culturale tirrenica accomunò vaste aree italiane, Corsica inclusa, e preparò il terreno all’avvento di Roma e dei Romani, che devono molto alla civilizzazione dei Rasna. Sembra inoltre che la lingua etrusca, non indoeuropea, avesse un collegamento con il sardiano (e anche con il basco e le lingue caucasiche, forse), andando a formare un ideale ponte tra l’area alpina retica, la Pianura Padana, la Tuscia e la Sardegna. Del resto il famoso uomo dei ghiacci, la mummia del Similaun (area tirolese), geneticamente era assai somigliante ai moderni Sardi.

17) Roma. Roma è quell’eterno ideale civilizzatore che ha investito proprio l’Italia della primogenitura, grazie a Cesare e Augusto, giungendo ad edificarla come nazione politicamente unita prima di 2.000 anni fa, dopo che i Romani della Repubblica ebbero gettato le basi della conquista romana del territorio che va dalle Alpi alla Sicilia. La culla della romanità è l’Italia, l’Italia è la romanità, e la terra di Saturno e Roma sono da sempre e per sempre inscindibili grazie all’imperituro legame tra Italici, Latini e Romani e Italiani, popolo che esiste da millenni, e non dal secolo XIX, come, dopotutto, gli stessi Greci.

18) Conquista romana. I Romani conquistarono in lungo e in largo la nostra Penisola a partire dall’epoca repubblicana, e la conquista venne poi consolidata dall’opera preconizzatrice di Giulio Cesare e successivamente dalla fase augustea dell’Impero, il cui perno fondamentale era proprio l’Italia. Il primo periodo imperiale era in tutto e per tutto italocentrico e mos maiorum con la pax deorum rappresentavano il sostrato italico-romano comune che dettava la linea politica di Roma, sino a quando, ovviamente, l’apparato imperiale non prese una piega cosmopolita, decentrata e sempre meno romana, lasciando spazio a invasioni e diffusione corruttrice del cristianesimo.

19) Romanizzazione e latinizzazione. Naturalmente, la conquista romana, ha comportato, tra le altre cose, la deduzione di colonie con la ricollocazione anche di nuclei consistenti di popoli (come i citati Liguri Apuani nel Sannio), oppure con l’acquisizione di patrizi, veterani di guerra e senatori di terreni lontano da Roma; al Nord fu davvero consistente la colonizzazione italico-romana dell’Emilia e della Romagna, mentre nella Transpadana la romanizzazione fu più che altro culturale, e ovviamente linguistica. Il latino venne esteso a una grande fetta dell’Europa ed è, ovviamente, nella sua versione volgare il padre delle loquele di tutta Italia.

20) Unità romana. È bene ribadire il concetto: i primi ad unificare politicamente l’Italia intera furono i Romani con Augusto, e non Savoia e Garibaldi nemmeno due secoli fa. Per quanto, dunque, l’Italia sia eterogenea e abbia vissuto 1.500 anni (circa 1100 se consideriamo la quasi unità longobarda) di separazione politica, rimane a tutti gli effetti la cornice nazionale storica, geografica, culturale, sotto certi aspetti anche etnica, che accomuna Nord, Centro, Sud e isole, e che ha radici antichissime (al di là della politica anche preromane), le quali traggono linfa vitale dal comune quadro sud-europeo, sub-continentale, mediterraneo, neolitico, tirrenico e adriatico, indoeuropeo.

Appuntamento a soledì prossimo.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/09/50-validi-motivi-per-difendere-litalia-e-la-sua-identita-parte-ii.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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