Aryas – Parte XI

Individui con tratti europoidi dello Xinjiang

Oggi un’origine eurasiatica occidentale dell’agopuntura è pensabile (*). Le prime tracce veramente attestate sono state trovate nello Huangdi Neijing (Canone interiore dell’imperatore giallo) intorno al 300 a.e.v., ma tracce di questa pratica potrebbero essere state ritrovate su Ötzi, l’uomo dei ghiacci, una mummia di 5.300 anni scoperta al confine tra Italia e Austria [oggi sappiamo che Ötzi apparteneva all’aplogruppo Y-DNA G2a2b e a quello mtDNA K1f].

“La determinazione supporta la ricerca precedente secondo cui i tatuaggi sono stati associati a trattamenti di agopuntura per i disturbi cronici subiti dall’uomo dei ghiacci, il cui corpo congelato è stato trovato notevolmente conservato nel ghiacciaio alpino del Similaun nel 1991.

[…]

Il tatuaggio a croce sul ginocchio e un altro sulla caviglia sinistra si trovano anche sui “punti di innesco” dell’agopuntura cinese, ritengono i ricercatori. A rafforzare il loro argomento è il fatto che le marcature di fuliggine si trovano su parti del corpo della mummia non usuali per dei tatuaggi, diminuendo la nozione di una funzione più estetica ed ornamentale.

Le ricerche precedenti dimostrano che Ötzi soffrisse di una varietà di disturbi che avrebbero potuto beneficiare dell’agopuntura. Questi includono una cattiva schiena, la degenerazione dell’anca, del ginocchio e della caviglia, e “gravi disturbi addominali”, causati principalmente da un verme a frusta, un parassita intestinale che può causare diarrea.

[…]

Frank Bahr, presidente dell’Accademia tedesca di agopuntura, ha effettuato il collegamento tatuaggio-agopuntura nell’uomo dei ghiacci dopo aver studiato un disegno dei tatuaggi e la loro collocazione sul corpo di Ötzi.

Bahr ha spiegato a Discovery News: “La cosa più interessante di tutta la storia dell’uomo dei ghiacci è che anche oggi tratterei un paziente con circa il 90% degli stessi punti dei tatuaggi della mummia del Similaun, se questo paziente avesse le stesse patologie”.

Tatuaggi sulla pelle dell’uomo dei ghiacci Ötzi. Questi tatuaggi sembrano stranamente simili ai simboli di I Ching, i Trigrammi

Trigrammi di I Ching, la cui prima presenza è attestata intorno al 300 a.e.v. nel Libro dei Mutamenti, uno dei più antichi testi classici cinesi

(*) Ovviamente, si consiglia cautela in questo tipo di situazioni, a fianco degli aplogruppi dell’Asia orientale trovati tra le popolazioni ugro-finniche (in questo caso l’aplogruppo Y-DNA N1c e quello mtDNA Z1 e D5) originariamente provenienti dal nord-est della Siberia, pochi (molto rari) aplogruppi asiatici orientali possono essere trovati in Europa (ad esempio, alcuni, rari, casi dell’aplogruppo mtDNA C5 si trovano in Polonia, Bielorussia e Romania). Ciononostante, i recenti risultati potrebbero suggerire che questo flusso fosse più importante di quanto si pensasse prima che venissero trovati diversi aplotipi mtDNA orientali (aplogruppi mitocondriali come N9a, C5, D1/G1a, M/R24) nei resti umani neolitici dell’Ungheria, suggerendo alcuni input asiatici nell’Europa antica, il che impone un approccio molto prudente, soprattutto perché l’Ungheria non è troppo lontana dal Tirolo, area della scoperta della mummia di Ötzi (tuttavia, le date di queste sepolture ungheresi sono oggi contestate). Alcuni casi di mtDNA C sono apparentemente trovati di recente anche in resti umani neolitici e del Bronzo dell’Ucraina (Nikitin et al., 2012).

Un altro elemento sorprendente scoperto con le antiche mummie del Tarim era un tartan (plaid) datato tra il 1200 e il 700 a.e.v. Ciò è generalmente associato agli indoeuropei Celti (mentre probabilmente è una coincidenza che il luogo di origine dei Celti sia attorno all’area austriaca  (vedi Hallstatt), abbastanza vicino al luogo dove è stato trovato Ötzi).

Plaid dal bacino del Tarim rinvenuto a Qizilchoqa (Xinjiang)

In realtà si suppone che almeno la cavalcatura, il carro e il bronzo potessero essere stati portati in Cina dall’ovest, sebbene i Tocari fossero presenti poco prima del 2000 a.e.v. ad oriente del Tarim e nel Gansu nordoccidentale, apparentemente confermando che la popolazione tocaria, eurasiatica e parzialmente occidentale, non provenisse direttamente da ovest ma in tale periodo, più probabilmente, discendesse da nord (Siberia meridionale), ampiamente derivata dunque dalla popolazione della Cultura di Afanasevo (la presenza apparente, nelle lingue tocarie, di forme ancestrali riconducibili a quella che sembrerebbe essere l’antica lingua altaica (una specie di radici proto-turche e proto-tunguse) potrebbe confermare questa visione. Il vocabolario tocario sembra anche corrispondere all’uso dei cereali presso i Tocari (come il grano che si è trovato anche in un cestino sepolto assieme alla cosiddetta “bella di Loulan”, una mummia di aspetto eurasiatico occidentale risalente al 1800 a.e.v., ritrovata nel settore orientale del bacino del Tarim), già presenti nella loro probabile cultura ancestrale di Sredny Stog, nelle steppe pontiche, così come l’allevamento della pecora (tocario B a(u)w cognato dell’inglese ewe, luvio hawi, latino ovis, sanscrito avis) e l’addomesticamento del cavallo (vedi sotto), entrambi presenti tra gli animali domestici più frequenti presso la Cultura di Afanasevo.

La “bella di Loulan”, mummia risalente al 1800 a.e.v.

Il nome del cavallo in cinese, ma, mongolo, morin, tunguso murin, coreano, mal, e forse pure in giapponese, uma, mostrano davvero una certa somiglianza con una radice indoeuropea per “cavallo” (accanto ad *ekw-: vedi latino equus, irlandese antico ech, gallico epos, tocario B yakwe, tocario A yuk, e molto probabilmente alla base del turco jük che significa “carico da cavallo, soma” ecc.) ossia *mark- che dà l’irlandese marc/marcach, il norreno marr, l’inglese mare, etc. Allo stesso modo, alcune parole cinesi mostrano una forte somiglianza con radici indoeuropee ben note: tali sono miele (cinese mi, pronunciato *mjit o *mit nell’antico cinese può essere ricollegato al tocario B mit (che ha molti cognati nelle altre lingue indoeuropee: ad esempio inglese mead, sanscrito madhu, slavo ecclesiastico antico meda, lituano med(-us), greco antico methu, irlandese antico mid, etc.; cane (due parole cinesi, Quan o Kou, entrambe molto simili alle parole indoeuropee che stanno per “cane”: Quon ricorda il protoindoeuropeo *Kwon-, il che non sorprende se si pensa che la fase più antica del proto-tocario risalirebbe alla fase protoindoeuropea o comunque vi fosse molto vicina, mentre Kou ricorda il termine tocario Ku) e alcuni altri come bue/bovino (cinese nyu, indoeuropeo *gwou-), pecora/capra (cinese yang da un antico [g]riang che potrebbe essere connesso al tocario yriye, “agnello”) o anche ruota (in una parola cinese dialettale come gulu da un antico *kolo che ricorda lo slavo kolo e il prussiano antico (lingua baltica estinta) kelan) e forse anche una parola che sta per bronzo (cinese qiaotao, greco antico khalkos), non provata.

Anche se ancora altamente ipotetico, va notato che alcuni hanno congetturato che Huangdi, l‘Imperatore giallo (“giallo” è un riferimento alla terra), un leggendario sovrano civilizzatore della mitologia cinese (accreditato di molte cose tra cui l’invenzione dei principi della medicina tradizionale cinese), il signore dei tuoni che abita in una dimora in cima a un monte di Kunlun (montagne che si trovano nel sud dello Xinjiang e si pensano essere al centro del mondo), fosse originariamente il dio tocario del tuono. Altre figure mitologiche cinesi, come l’arciere Yi (Houyi), Xiwangmu e i tre sovrani (Fuxi, Nüwa – le cui rappresentazioni si trovavano nello Xinjiang nel periodo in cui era ancora una regione tocaria, e nella mitologia erano anche legati alle montagne di Kunlun, nel sud dello Xinjiang – e Shennong) sono anch’esse ritenute probabilmente originarie delle tradizioni tocarie.

Da notare anche che nella lingua degli Ainu (un antico gruppo etnico giapponese autoctono pre-Jomon) e in alcune parole dialettali giapponesi per “bestiame” e “mucca” sono molto simili alla radice protoindoeuropea *peku- (per esempio latino pecus, sanscrito pasu, gotico faihu ed ancora visibile al giorno d’oggi nell’italiano fio, nell’inglese fee, “quota”, e in pecuniario o pecuniary, dal latino pecus): peko (ainu) e beko (in alcuni dialetti giapponesi). Questa osservazione è particolarmente interessante quando si aggiungono alla discussione i test genetici sui bovini giapponesi che hanno rivelato che una parte non trascurabile di essi era in parte di antica origine europea.

Difficile trarre conclusioni dirette da questi fatti particolari. Forse dovrebbero essere collegati alla seconda grande ondata migratoria verso il Giappone (all’origine della cultura Yayoi) forse proveniente dallo Jiangsu, la costa cinese meridionale appena a sud della regione di Shandong intorno al 300 a.e.v. (nuove datazioni attorno al 900-800 a.e.v. sono considerate possibili), anche se la popolazione ancestrale di questa seconda ondata migratoria in Giappone è più probabilmente giunta, attraverso la Corea, dalla Siberia sud-orientale (la configurazione geografica e il fatto che la lingua giapponese potrebbe essere parte di un gruppo linguistico altaico comprendente la lingua turca, mongola, tungusa e coreana sembra rendere la tesi più probabile). Interessante notare che i test del DNA degli Udege, genti tunguse del sud-est della Siberia, hanno rivelato diversi aplogruppi tipici dell’Eurasia occidentale e degli Europoidi (i mitocondriali H , H5, tre H11a, T2 e U2E ) tra i 28 campioni analizzati, e pare molto improbabile che siano collegati alla colonizzazione russa. Questo non è un caso totalmente unico, comunque, poiché gli Jakuti della Siberia nordorientale hanno essi stessi linee eurasiatiche occidentali sia maschili che femminili (in una piccola quantità) che, parimenti, non sembrano essere legati alla colonizzazione russa.

Da questi dati, possiamo supporre che qualche antica (non satem) migrazione pastorale indoeuropea (probabilmente in origine collegata alla Cultura di Afanasevo) ha diffuso il concetto di zootecnia in profondità in Asia, trasmettendo il proprio termine per “bestiame” ai loro diretti vicini durante il processo migratorio, in totale accordo col fatto che, come detto in precedenza, anche i bovini mongoli hanno mostrato di avere un contributo genetico europeo (che possiamo correlare al fatto che anche la parola turca per il bue, öküz, sembra essere derivata da un’antica parola indoeuropea). Le popolazioni turche primigenie sono con tutta probabilità apparse nella Siberia meridionale, vicino al nord della Mongolia (le prime iscrizioni turche si trovano nel settentrione mongolo).

Nella Cina occidentale, nella regione dello Xinjiang, la popolazione, sebbene orientale, mostra a volte caratteristiche europoidi. Le prove genetiche hanno confermato la presenza di geni eurasiatici occidentali nella popolazione (ad esempio, subcladi di aplogruppi Y-DNA R1a, R1b e J2, firme genetiche frequentemente trovate in Europa (e anche aplogruppi mitocondriali dell’Eurasia occidentale).

Circa il 56% dei lignaggi genetici degli Uiguri (il principale gruppo etnico della regione dello Xinjiang) non è asiatico orientale, come già stato scoperto nel 2009.

Uno studio del 2004 (Yao et al., 2004: Differenti contributi matrilineari alla struttura genetica dei gruppi etnici nella regione della strada della seta in Cina) ha precedentemente raggiunto conclusioni simili:

“Sebbene i nostri campioni provenissero dalla stessa posizione geografica, è stata osservata una tendenza decrescente della frequenza di aplogruppi specifici dell’Eurasia occidentale, con la frequenza più elevata presente negli Uiguri (42,6%) e in Uzbekistan (41,4%), seguiti da Kazaki (30,2%), Mongoli (14,3%) e Hui (6,7%) “.

Uiguri con evidenti tratti europoidi

Nella tavola sopra alcuni (non rappresentativi ma a tutt’oggi significativi) fenotipi trovati nello Xinjiang presso gli Uiguri.

https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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