Un terribile vuoto spirituale da colmare con Identità e Tradizione

Solitamente quando si viene a parlare di crisi spirituale e di tramonto dell’Occidente (concetto perverso che è meglio lasciar perdere, essendo oggi completamente inflazionato dalle paranoie atlanto-sioniste di stampo fallaciano) si pensa in automatico al declino della fede cristiana, segnatamente cattolica, e alla secolarizzazione delle genti europee o collegate all’Europa. Sembra che l’accezione di “religione” elaborata dai culti abramitici sia l’unica cosa che conti davvero, in campo spirituale, dimenticandosi puntualmente di come le vere e genuine radici spirituali dell’Europa siano da ricercare nei credi tradizionali dei nostri padri indoeuropei. Dopo 2000 anni di cristianizzazione di gran parte del nostro continente, in particolare dell’Europa romana o romanizzata, la questione religiosa e metafisica è stata quasi del tutto saturata dalle paranoie pretesche.

Oggi, tuttavia, si è cristiani più in superficie e sulla carta che nella realtà di tutti i giorni; al più, il cristianesimo è una banale filosofia di vita buonista e perbenista mescolata al qualunquismo borghese della maggior parte, una sorta di innocua filantropia debitamente esorcizzata a suon di “vivi e lascia vivere”. Il cristianesimo non è qualcosa di scandaloso, che dà un pugno nello stomaco al torpore quotidiano, è parte integrante del regime mondialista, cane da guardia dello status quo onde evitare che le persone si sveglino dal coma e agiscano di conseguenza.

Non si può comunque negare che nella storia del cristianesimo vi siano state grandi figure di mistici, di teologi, di “santi” (sovente eretici, più che canonici) ricolmi di spiritualità, un discorso che può valere anche per ebraismo e islam e soprattutto per le religioni orientali, anche, ovviamente, di matrice indoeuropea. Penso che ogni genuina manifestazione di misticismo sia degna di attenzione e di rispetto, a patto che non si trasformi in un pretesto per alimentare assolutismo, come quasi sempre accaduto con la Chiesa o con gli altri apparati del culto monoteistico. Altresì bisogna avere l’onestà e il buonsenso di riconoscere che i credi universalisti c’entrano ben poco con le origini più schiette e genuine di un territorio, come quello europeo.

Chiaro, dopo 2000 anni sarebbe miope negare che l’identità europea sia permeata di cristianesimo, ma non certo per vantarsene; al netto dell’arte, della letteratura, di alcune manifestazioni tradizionali che riprendono in pieno i culti tradizionali parassitati dalla religione del Nazareno ci resta in mano una dottrina del tutto estranea e fondata sul culto per un dio forestiero che esula dal concetto di divinità caro ai nostri avi indogermanici. Non vorrei però che ci si sbarazzasse del cristianesimo per colmare il vuoto da esso lasciato con l’attuale temperie fatta di materialismo, consumismo, edonismo, relativismo e cioè con tutta la cianfrusaglia modernista che è solo un ulteriore impoverimento e svuotamento.

Purtroppo ciò è già ampiamente accaduto: l’Europeo medio ha interpretato la secolarizzazione anticristiana come un fuggifuggi generale da tematiche religiose, mistiche, spirituali, del culto e del rito, come se la questione fosse esaurita del tutto dalla Chiesa e dalla cristianizzazione dell’Europa. Con la scusa della sacrosanta lotta al fanatismo abramitico abbiamo sdoganato il laicismo più becero che è quello che leva da un luogo pubblico un simbolo, comunque radicato in Italia, come un crocifisso per fare da tappetini ad immigrati non cristiani e pure ai paladini dell’ateismo, cultori di un assolutismo grondante intolleranza proprio come quello clericale.

Lo capite che qui si passa dalla padella alla brace e il nuovo moloc diventa così il relativismo, che è lo stesso che ci vieta tassativamente di parlare di identità indigena e di distinguere tra razze, sessi, orientamenti sessuali, condizioni psicofisiche e, appunto, religioni. Pare che la colonna sonora della vita di questi tristi tirapiedi del dispotismo nichilista sia la patetica Imagine di Lennon, squallida canzonetta che auspica un mondo tutto uguale, standardizzato, ridotto ad omogenea massa di burattini, senza dei e senza missioni identitarie. Il sogno bagnato di ogni torvo nemico dell’orgoglio patriottico dei popoli della Terra.

Lo spettro che ci attende, avanti di questo passo, è l’ecatombe subita dagli Indiani d’America, un popolo glorioso e degno di grandissimo rispetto che è stato distrutto biologicamente ed etnicamente ma anche culturalmente e dunque spiritualmente, confinato nelle riserve alla stregua di fenomeno da baraccone e rimpiazzato, a livello di istanze “umanitarie”, dalle vicende afroamericane, come se i discendenti degli schiavi africani (rimescolati) fossero indigeni delle Americhe… Il genocidio dei Pellirosse è l’esempio più classico, ma badate bene che la stessa sorte (o quasi) è toccata ai nostri antenati precristiani che, se non proprio sterminati, sono stati annichiliti nel culto, nelle tradizioni, nell’identità pagana bollata come demoniaca e perseguitata.

Ed è ciò a cui stiamo andando incontro anche noi oggi, in uno scenario dove dominano il rimescolamento etno-razziale, il laicismo e il relativismo, l’assolutismo del pensiero unico di sinistra o liberale, con la differenza, non da poco, che mentre i nativi delle Americhe lottarono sino alla fine per opporsi alla distruzione della loro civiltà (e di loro stessi), così come i Sassoni contro Carlo Magno, nell’Europa odierna sono gli stessi indigeni ad alimentare la propria fine, la propria estinzione, sposando in pompa magna tutte le aberrazioni capitalistiche figlie del nuovo mondo statunitense.

Del resto di questo nuovo mondo siamo una colonia e sono ben pochi quelli che si sottraggono alla dittatura americana, in un clima in cui chi non accetta la verità prefabbricata, venerata dagli alfieri del sistema mondialista, viene messo alla gogna e ridicolizzato (o magari pure condannato). Ciò è anche il risultato del laicismo perché lo svuotamento spirituale genera disfattismo in ogni contesto identitario e la propria vita si riduce alla non-vita della marionetta, dello zombie pilotato dalla società dei consumi.

Al di là della questione propriamente religiosa il punto fondamentale risiede nella necessità, ora più che mai vitale, di riscoprirsi comunità il cui legante sia costituito dalla coscienza circa le proprie radici, la propria identità e cultura e la propria vocazione spirituale che, fondamentalmente, si edifica sul basilare rapporto tra uomo fiero delle proprie origini, e anti-individualista, la sua terra natale e la cultura tradizionale (al netto delle varie superstizioni di origine semitica), in altre parole tra l’essere umano e la natura sovrana, che a differenza dei ciarlatani di destra, centro e sinistra non conosce le ipocrisie del politicamente corretto.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/08/un-terribile-vuoto-spirituale-da-colmare-con-identita-e-tradizione.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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7 risposte a Un terribile vuoto spirituale da colmare con Identità e Tradizione

  1. Marcy ha detto:

    Fondamentalmente il cristianesimo oscurantista e’ stato per secoli il garante delle nostre tradizioni, il declino e’ cominciato con il primo papa cialtrone e massone, ergo, giovanni XXIII che ha abbandonato la messa tradizionale in latino per poter aprire alle altre religioni e infestare con la loro gramigna tutte le nostre sino allora certezze, lasciando spazio a dubbi e interferenze. Capiamoci, non siamo mai stati dei buoni cristiani, ma capirai che 70 anni fa non avremmo scommesso un soldo bucato sul movimento femminista o sulle coppie gay, i papi in tutto cio’ hanno subdolamente contribuito pur di avere i loro tornaconti economici e politici, fatta eccezione per giovanni paolo I che difatti e’ stato eliminato seduta stante. Cio’ che intendo dire e’ che la cultura cristiana ci ha permesso di superare indenne secoli grami e portare quasi sino ai giorni attuali tutte le nostre tradizioni non necessariamente di ispirazione ecclesiastica, ma ora, venuto a mancare il trittico famiglia chiesa scuola, vedremo cancellare nel giro di pochi decenni in favore delle distrazioni mondialiste, e il modo in cui il popolo bue acclama francesco, il peggior papa di sempre, lo simboleggia pienamente.

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  2. Werner ha detto:

    Condivido il contenuto del commento che mi precede. Non è il Cristianesimo ad essere parte integrante del regime mondialista, ma questa Chiesa uscita dal Concilio Vaticano del 1962, che per l’appunto ha contribuito al suo declino adottando l’universalismo laico di stampo illuminista. Un declino che assomiglia in tutto e per tutto a quello della religione romana, che contaminata dallo gnosticismo diffusosi dopo il III secolo, ha causato il declino morale, spirituale e civile degli Antichi Romani e la contemporanea diffusione di stili di vita e costumi insani che avrebbero portato alla caduta dell’Impero nel 476. Esattamente ciò che sta accadendo nell’Europa contemporanea e di cui l’articolo dà una corretta spiegazione.

    Non condivido ovviamente la tesi secondo cui il Cristianesimo sia estraneo alla civiltà europea, quest’ultima di matrice greco-romano-germanica. Lo sono certamente l’Ebraismo e l’Islam, ma non il Cristianesimo, in quanto il suo massimo profeta, Gesù di Nazareth – considerato dai giudei un eretico e dai musulmani un profeta come tanti – è nato e cresciuto nella Palestina soggetta all’Impero Romano, per cui di conseguenza la sua dottrina si è sviluppata in Medio Oriente ma in ambiente greco-romano e preislamico, e negli anni e nei secoli a venire, grazie ai suoi discepoli e importanti esponenti è andata a contatto con la cultura greco-romana. Basti pensare a Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, le cui fonti d’ispirazione nella loro funzione teologica, sono stati rispettivamente Platone e Aristotele.

    Quando i vari politici nostrani parlano di radici religiose “giudaico-cristiane” dell’Europa, dicono una sciocchezza abnorme, e lo fanno per far contenti i sionisti di cui sono servi. Il Cristianesimo andando in contatto con la cultura greco-romana si era ormai totalmente distaccato dall’Ebraismo, quindi le radici religiose dell’Europa sono cristiane e non giudaico-cristiane.

    Che materialismo, consumismo, edonismo, relativismo, e tutto ciò a cui sono collegati, come il libertinismo, il cosmopolitismo, ecc., siano i tumori dell’Europa odierna, è alquanto evidente e vanno estirpati il prima possibile. E qui occorre essere uniti, sia identitari cristiani che identitari miscredenti, perché essi sono il nostro comune nemico.

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  3. Paolo Sizzi ha detto:

    Signori, comprendo le vostre posizioni, che da un punto di vista meramente culturale (sarebbe ridicolo negare che l’Europa abbia un’identità storica cristiana) hanno ragion d’essere. Tuttavia una vera rivoluzione identitaria, coerente con le più genuine radici europee, dovrebbe marcare una distanza netta da tutto ciò che è cristiano, prima di tutto perché la Chiesa preconciliare non esiste più e col Vaticano attuale più si andrà avanti più la baracca ecclesiastica naufragherà nel mare del relativismo, del pluralismo e del mondialismo; in secondo luogo, che comunque sarebbe la motivazione principale, perché – che piaccia oppure no – il cristianesimo rimane un credo monoteistico, abramitico, intriso di semitismo per quanto rielaborato dal filtro greco-romano (dunque gentile), volto all’adorazione dello stesso dio dei Giudei e a personaggi provenienti dalla Palestina (personaggi, oltretutto, magari nemmeno esistiti) che sono stati sapientemente ricoperti con una pennellata di paganesimo da cui, del resto, proviene lo stesso concetto di Cristo (il Sole). Se sfogliate i testi sacri del cristianesimo, così come il catechismo, non vedrete alcunché di europeo ma solo Medioriente, vicende mediorientali, scenari mediorientali, personaggi (ebraici) mediorientali con una dottrina che non ha nulla a che vedere con la gentilità ariana e il genuino spirito europeo ma che piuttosto trabocca di pecoronismo mesopotamico e di paranoie/superstizioni tipicamente levantine, fondamentalmente le stesse di ebraismo e islam. Non vogliatemene, non parlo in questi termini contro di voi o chi la pensa come voi (visto che potremmo concordare su tutto il resto), ma contro un insieme di concetti, idee, principi che sono estranei all’Europa in cui credo e che, per giunta, come detto sopra, sono oggi difesi e portati avanti da una Chiesa sempre meno romana e sempre più mondialista. Del resto, “cattolicesimo” vuol dire universalismo, c’è poco da fare.

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  4. Giacomo ha detto:

    Comprendo la posizione dell’autore, ma ritengo assolutamente impossibile surrogare il ruolo del divino con “tradizione e cultura autoctona”. Dio fa parte dell’uomo completo, è presenza indispensabile per lo spirito, e attualmente il Cristianesimo è la religione dell’Europa. Non credo che nessuno da un giorno all’altro sarebbe capace di dedicare preghiere a Giove e a Giunone e a fare sacrifici al tempio (che nemmeno esistono più da un pezzo). Se su un piano teorico la tesi di un’Europa pagana sia potenzialmente condivisibile, sul piano pratico è utopistica. Il divino è quanto di più intimo e personale ci sia nell’uomo ed è impossibile abbracciare da un giorno all’altro un culto radicalmente diverso, al quale non siamo stati educati fin da piccoli e che in fondo non conosciamo neppure appieno. Dall’altra parte abbandonare Cristo senza riuscire davvero a sostituirlo con altro lascia un vuoto “a-theos” che non è assolutamente colmabile con una morale tradizionale e un culto del passato. Preferisco credere a un Dio semita ed extraeuropeo che rischiare di ritrovarmi senza Dio, e quindi a rinunciare davvero allo Spirito.
    D’altronde, io credo, il fulcro del Cristianesimo (e delle altre religioni) non sono i racconti biblici o gli altri testi sacri, ma il personale rapporto con Dio e la concezione del divino e dunque il vero spirito religioso che è rimasto immutato dal paganesimo al Cristianesimo (fatta eccezione per le relative corruzioni). Basti pensare al culto di Giove e quindi del Sole invitto che faceva il culto romano semi-monoteistico; alla “pietas” romana che era uno dei portamenti del Mos Maiorum, ripreso egregiamente dal Cristianesimo; al fatto che il Cristianesimo fosse veicolo di affermazione di Civiltà presso gli altri popoli barbari dalle origini fino al 1900′, in stile tipicamente “ariano”. Io penso che l’Europa nella sua storia abbia avuto, nella senso sostanziale, una sola religione vera e propria. Chiamare il proprio Signore Giove o Cristo; pregare di fronte a un disco solare o a una croce; sostituire il sacrificio di un agnello a un bagno del capo, sono aspetti puramente superficiali.
    Al contrario, la corruzione spirituale degli ultimi tempi (in realtà in avanzo da due secoli), è molto più grave ed ha precedenti storici solo nelle fasi di estinzione definitiva di popoli e civiltà. La perdita dello spirito fa l’uomo bestia, lo priva del suo bagaglio di civiltà e lo rende vulnerabile e privo di finalità vitali. Se fossimo sotto un bombardamento atomico avremmo maggiori speranze di preservare la nostra stirpe.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ho sempre pensato che la questione religiosa sia affatto secondaria; preferirei una sorta di religione civica patriottica piuttosto che che i riti cristiani o neopagani (questo proprio perché capisco bene che la tradizione si è interrotta duemila anni fa, per colpa del cristianesimo ma anche del disinteresse degli stessi gentili che non credevano più nei propri dei); nonostante questo io simpatizzo per un recupero del culto che fu per riappropriarsi di un rito originale, di un insieme di credenze che davvero fanno parte del nostro DNA italico-romano, a differenza del monoteismo venuto dal deserto, e che soprattutto ben si concilino con ciò che, per me, è quel che più conta: Sangue e Suolo. Lo Spirito, che nasce dai due, dev’essere qualcosa di autenticamente europeo altrimenti tanto vale. Non voglio dire, ovviamente, che un identitario cristiano sia un degenerato (meglio cristiano che ateista e laicista rabbioso stile Uaar) però non potrei mai supportare certe pretese confessionaliste da parte sua. Ci sono cose molto più importanti, e inoltre lo spirito prima di un discorso religioso passa per la cultura, la lingua, la mentalità, gli usi e costumi e le tradizioni, tutto ciò che anima un popolo e gli permette di rimanere ben radicato nel proprio humus e habitat. Io personalmente non mi ritengo religioso, forse nemmeno spiritualista, ma di sicuro tra Chiesa cattolica (soprattutto l’attuale) e il recupero della gentilità romana preferisco di gran lunga la seconda via. Ovviamente è il mio parere, ma non credo sia poi così assurdo se consideriamo che il cristianesimo cattolico, coerente, con etnonazionalismo e identitarismo non c’entra nulla essendo a vocazione universale ed essendo infarcito di giudaismo. Certo, ha attinto moltissimo alla solare religio indoeuropea, soprattutto greco-romana (anche l’ortodossia direi) ma questa componente è stata del tutto snaturata, pervertita e messa al servizio di disegni poco coerenti con la missione völkisch.

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      • josenrael ha detto:

        Interessante discussione, grazie.

        C’è da dire però che anche in piena età classica, molto prima di quella mostruosità chiamata cristianesimo, c’erano atei greci che combattevano gli stessi dei del Pantheon greco (per esempio Diagora). L’ateismo “rabbioso” anti(poli)teista non è invenzione illuminista ma risale alle origini della civiltà greca. Si veda Battling the gods di Tim Whitmarsh. Per cui perfino in un ipotetico mondo purificato dai problemi segnalati dal Sizzi la lotta continuerà tra atei e religiosi. Se dunque l’ateismo vanta la stessa età del politeismo pagano, che posto avrebbe nelle intenzioni del Sizzi?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Guardate, come ho già detto a mio avviso le faccende religiose passano in secondo, se non terzo piano. Sono laico, non religioso e potrei anche dirmi “ateo” se si parla di credenza in qualcosa di trascendentale, divino, inspiegabile, arcano ecc. ecc. Io credo nella Natura, ciò da cui derivano sangue e suolo, fondamento di ogni identitarismo serio. Se tratto con le pinze l’ateismo è perché la maggior parte della gente lo inquadra come sinonimo di relativismo e di anarco-individualismo: della serie “se non esiste alcun dio io faccio quel che mi pare e piace”. E non è così che gira. Perdere tempo in diatribe tra pagani e cristiani, atei e religiosi, materialisti e spiritualisti è una perdita di tempo. L’importante è mettere le cose in chiaro col giudeo-cristo-islamismo e che tutti remino dalla stessa parte quando si viene a parlare di cose davvero serie e fondamentali: la difesa, la salvaguardia e la promozione/preservazione delle nazioni europee.

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