L’eterno complesso italiano del cameriere

La patetica vicenda Fincantieri conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, la natura di colonia occidentale di questo Paese, il cui stato è un baraccone messo in piedi appositamente non per dare unità politica agli Italiani e rappresentarne così, al meglio, diritti e doveri, bensì per garantire a chi ha in mano le redini degli enti mondialisti (come l’Unione Europea) la castrazione dell’orgoglio patriottico italico, calpestato e vilipeso, innanzitutto, proprio da chi dovrebbe esserne araldo. Mi si perdoni l’immagine “forte”, ma l’europeismo italiano è un atto autolesionistico al pari di uno scroto stritolato in una morsa.

La suddetta Unione Europea ruota attorno, esclusivamente, all’asse Parigi-Berlino, e tutti gli altri sono solo comparse da spremere e tiranneggiare; non fa certo eccezione l’italietta post 1945, figuratevi quella odierna targata Gentiloni, dove lo sport “nazionale” preferito (dopo il dio pallone, si capisce) è quello di svendere la propria sovranità al forestiero: sia che sia ben vestito, in giacca e cravatta, sia che si ricopra di stracci e approdi in Italia con un barcone. Cosicché Roma, la Roma contemporanea beninteso, si ritrova a lustrare le scarpe di Usa, Francia, Germania, Regno Unito, Israele, Unione Europea, Nato ecc. e in più, per beffa, deve prendersi, sola, l’onere di accogliere cani e porci, mentre i suoi vicini di casa fortificano i confini e sbattono la porta in faccia alle “risorse”.

Capiamoci, amici: qui la colpa non è di chi ci tiranneggia e di chi prende d’assalto le nostre coste a colpi di carrette del mare, ma degli Italiani medesimi; se il gatto dorme non si può certo rimproverare il ratto di fare baldoria in casa, essendo questo il suo compito, e allo stesso modo se l’orgoglio patriottico italiano viene, ogni santo giorno, usato come stoino, demonizzato come neofascismo e liquidato dai professoroni del progressismo in quanto “rigurgito di fantasmi del passato”, non si può mica accusare gli stranieri di depredarci, colonizzarci, ridicolizzarci ed inquadrarci come un’amena landa di pasticcioni (quando va bene) perenni vittime di stereotipi hollywoodiani fondamentalmente basati su gentaglia italo-americana.

Di sicuro, i dissidi interni, i micro-sciovinismi, l’antifascismo e i secessionismi non aiutano il nostro Paese, perché se i primi a farsi schifo in quanto italiani sono gli Italiani medesimi non ci si deve certo stupire se la considerazione dell’Italia all’estero è ridotta ai minimi termini, salvata per il rotto della cuffia dalle solite tre, quattro cose che dilettano i forestieri: cibo, pallone, arte, sole-cuore-amore.

Così l’antico motto suicida del “Francia o Spagna, basta che se magna” è ancor oggi garanzia per gli altri di poter contare su un’italietta fiacca, depressa, priva di autostima, abbandonata alla deriva dai suoi stessi abitanti e perciò facilissima preda per i rapaci interessi di gente come Macron, il Renzi d’Oltralpe, che grazie agli zerbini piddini è sicuro di poter usare l’Italia come terra di conquista per controbilanciare il potere tedesco all’interno dell’Unione. Ve li ricordate vero, quelli che ragliavano contro la Le Pen tacciandola della solita roba che tanto eccita gli antifa? Ecco, sono gli stessi che andavano in visibilio per Macron, il democratico Macron, che continuando l’opera dei predecessori si fionda all’assalto del Mediterraneo (e degli affari che ruotano attorno ad esso) mentre l’Italia rimane con un palmo di naso, a frignare sul latte versato. Però ragazzi, mi raccomando: il problema è il ritorno del nazifascismo, intesi? L’improbabile ascesa di eredi di Hitler e Mussolini, mica banchieri, plutocrati, lobbisti, multinazionali e vampiri in giacca e cravatta che, quotidianamente, usano la nostra nazione come carta igienica.

Capite bene che se i primi a mancare di rispetto all’Italia sono gli Italiani stessi, non si può certo pretendere dagli stranieri di rispettarci. Dove vogliamo andare se ci si continua a giustificare biascicando, da secoli, la solita solfa? “Io mi faccio gli affari miei, tengo famiglia, bado al mio orticello, vivo e lascio vivere” però poi girano le scatole se il Macron di turno fa i suoi porci comodi e si mette a nazionalizzare o a blindare le frontiere rispedendo in Italia gli allogeni che tentano di entrare in Francia, andando così contro i nostri interessi nazionali. Guardate che se la Francia è arrogante e ci danneggia è perché glielo lasciamo fare, non dobbiamo commettere l’errore di odiare i Francesi (o quel che ne rimane), quando la nostra rovina passa per la classe politica e dirigente, per i preti, gli affaristi locali, gli sputasentenze da salotto ossessionati col Ventennio e la feccia europeista.

Diamine, la questione europeista in Italia è davvero il tripudio del masochismo. Gente che si eccita pensando ai drappi stellati e alla monetina unica – idealizzando l’Unione Europea come se fosse il paradiso in Terra – senza capire ancora che Bruxelles rappresenta esclusivamente Tedeschi e Francesi e che popoli come quelli mediterranei vanno giusto bene per essere controllati dispoticamente, vessati e presi per i fondelli tra una risata e l’altra. La sanguinosa farsa inscenata da Parigi contro Gheddafi ve la ricordate tutti, e ne stiamo ancor oggi pagando le conseguenze, noi Italiani prima di tutti gli altri. Davvero un bel regalino da parte di Sarkozy, con la benedizione della Ue e dei menagrami nostrani, gente che preferisce di gran lunga fare da zerbino della “civile” Francia piuttosto di alzare la voce, tutelare i propri interessi e riconoscere che Gheddafi era fondamentale per l’Italia in ottica migratoria, e anche economica.

Francesi e Tedeschi si beccano gli affari, i quattrini e la sudditanza degli eunuchi prestati alla politica (anti)nazionale, mentre gli Italiani si tengono stretti gli immigrati che nessuno vuole, rischiando seriamente un’implosione perché non passa giorno senza che in centinaia e migliaia arrivino presso le coste meridionali, del tutto indisturbati, anzi, accolti, aiutati e rifocillati e coccolati dalla nostra marina militare ridotta alla stregua di crocerossina dei mari.

Se abbiamo ancora a cuore le sorti della nostra terra e della nostra gente dobbiamo batterci per l’uscita dell’Italia da ogni ente mondialista perché rimanerci significa solamente rinunziare del tutto alla sacrosanta sovranità dando carta bianca agli stranieri per continuare a trattarci come una misera colonia dove, ormai, nessuno avrebbe nulla da ridire. L’Italia si sarà anche unita politicamente ma la situazione non è cambiata rispetto al quadro preunitario, perché qui si è ancora divisi internamente e soprattutto deboli, ininfluenti, soverchiati dagli stati più forti (che inoltre ci rovesciano addosso immigrati che lasciano terre da loro schiavizzate e angariate), perennemente ridotti a camerieri, galoppini, lustrascarpe senza voce in capitolo che devono solo subire e starsene zitti. Siamo ancora terra di conquista, con l’aggravante che, oggi, dobbiamo misurarci anche con gli spaventosi esodi biblici che provengono dal sud del mondo.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/07/leterno-complesso-italiano-del-cameriere.html

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Il Soledì, Italia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a L’eterno complesso italiano del cameriere

  1. Werner ha detto:

    Non ci trovo nulla di scandaloso in quello che il governo francese ha fatto nel voler nazionalizzare i propri cantieri, nonostante a subire il danno sia stata la nostra Fincantieri. A me personalmente dà enorme fastidio assistere all’acquisizione di imprese italiane – per giunta quelle strategiche – da parte di capitali stranieri, il che è sinonimo di vero e proprio saccheggio economico, oltre che di debolezza del nostro paese.

    I francesi possiedono la nostra Telecom, la vecchia SIP privatizzata “ab minchiam” dal Governo D’Alema, ed è gravissimo, perché essendo tutta la rete telefonica nazionale di proprietà di Telecom, i francesi possiedono pure quella, che in un paese serio e sovrano, sarebbe pubblica. E pensare che i vari cialtroni neoliberisti di casa nostra si lamentano affermando che lo Stato è troppo presente nell’economia: ma dove? ma quando? ma di cosa diavolo parlano questi qua?

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ah ma infatti, la Francia fa i propri interessi, chiamali scemi, e con uno zerbino come l’italietta gentiloniana non le riesce di sicuro difficile. Si tratta della stessa storia dei migranti: gli altri non li vogliono mentre qui gli stendono tappeti rossi e poi li spediscono nei comuni di montagna in un numero quasi più alto dei residenti. Abbiamo uno stato che è una bagnarola, forte coi deboli, debolissimo coi forti. Lo stato deve essere flessibile, dove serve, coi cittadini ma in politica estera, affari internazionali, lavoro, industria, difesa, migranti ecc. serve il pugno di ferro del sovranismo, del dirigismo e del protezionismo. Altrimenti non si può chiedere alla gente, ancorché patriottica, di amare e rispettare le istituzioni che non la rappresentano e non preservano dalle mortali piaghe del mondialismo. L’Italia esiste come nazione a prescindere dallo stato, ma uno stato serve sebbene da ri-fondare su ben altre basi rispetto a quelle post-’45.

      Mi piace

      • Werner ha detto:

        Ovvio, l’unica scema che non fa i propri interessi è proprio l’italietta di cui parla, perché se li facesse non sarebbe tale. Nonostante la globalizzazione, in realtà buona parte dei paesi fa i propri interessi economici. Si pensi alla Cina, il paese che più ha guadagnato dalla globalizzazione e della quale è ovviamente la prima sostenitrice, che esporta più di quanto importa ed applica sui prodotti esteri d’importazione dazi doganali elevatissimi: tutto l’esatto contrario di quello che facciamo noi, che facciamo circolare liberamente le merci cinesi, dai costi ridicoli e dalla qualità scadente.

        Sovranismo (politico ed economico con il ritorno alla valuta nazionale), dirigismo e protezionismo, sono l’unica soluzione per uscire da questa crisi economica che sta logorando il nostro paese.

        Mi piace

  2. integervalue ha detto:

    bisognerebbe italianizzare la Vda visto che nessuno parla francese e la cultura è assai più cisalpina che transalpina. anche geneticamente: lo studio di Fiorito del 2016 per la provincia di Aosta ha usato un campione di persone con livelli di inbreeding molto elevati tra loro e questo ha falsato i risultati. se avessero usato un sample di persone senza livelli di endogamia così elevata, i risultati sarebbero stati più nella “norma”, cioè vicini a piemontese e lombardi.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      La VdA è da secoli sottoposta ad influenze italiane, nella fattispecie piemontesi, il che ha sicuramente diluito i geni degli indigeni. Si può italianizzare sicuramente, ma con le genti limitrofe, non con calabresi, che nulla hanno a che vedere col territorio in questione. Altresì, si potrebbe permettere a chi non accetta l’Italia di andarsene oltralpe per riunirsi col grosso dei franco-provenzali transalpini, un po’ come nel caso dell’Alto Adige coi germanofoni. Credo proprio che questi territori siano parte integrante dell’Italia, poiché rientrano nel bacino del Po e dell’Adige e sono dunque geograficamente cisalpini.

      Mi piace

      • integervalue ha detto:

        gli aostani sono dello stesso ceppo dei piemontesi. il franco-provenzale e il provenzale erano parlati nel Medioevo in un areale piu vasto che comprendeva gran parte del Piemonte quindi distinguerli etnicamente dai piemontesi sulla base della lingua non ha senso. i Sermoni Subalpini sono una testimonianza di come durante il Medioevo la lingua parlata a Torino fosse affine al provenzale o al franco-provenzale.
        i tedeschi dell’Alto Adige sono invece un gruppo distinto. la Vda è stata inventata nel ’46. prima era semplicemente un’altra parte del Piemonte.

        Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        Beh, le regioni italiane sono quasi tutte inventate di sana pianta, tirate giù col righello come gli stati africani. La VdA è letteralmente demenziale, come Molise, Lazio, FVG, non ha nessun senso. Differenze etniche e linguistiche tra abitanti di Piemonte e Val d’Aosta (puri) ci sono comunque; piuttosto direi che farsesche sono le “minoranze” occitane del Piemonte, ma probabilmente anche quella franco-provenzale. Sicuramente sulle Alpi ci sono più influssi centro-europei rispetto alla pianura e alla zona di contatto con la Liguria, o al Piemonte orientale, in aree come Vercelli e soprattutto Novara e VCO (Walser esclusi) che rientrano nello spazio storico insubre. Di sicuro lo statuto della VdA non ha alcun senso, così come l’assurdo autonomismo (si pensi piuttosto alle aree italiane oggi sotto la RF, come Nizzardo e brandelli cisalpini fagocitati dopo la guerra da Parigi, e ovviamente alla Corsica).

        Mi piace

  3. Werner ha detto:

    La Valle d’Aosta avrebbe senso a livello amministrativo come provincia ma non come regione, tantomeno autonoma. L’autonomia politica e linguistica della VDA e sua creazione a regione, furono un’imposizione fatta dalla Francia, “vincitrice” dell’ultimo conflitto, cioè da un paese che non ha minimamente rispetto per le minoranze linguistiche presenti nel suo territorio, come gli alsaziani, i bretoni e i còrsi.

    Tant’è che io personalmente, per meglio rispecchiare le caratteristiche etnografiche dell’Italia, sono per il ripristino delle province e l’abolizione delle regioni.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...