Aryas – Parte VIII

Ragazza di etnia wakhi, Afghanistan orientale

Per quanto riguarda il principale gruppo indoeuropeo della famiglia di lingue indoeuropee in Asia, l’indo-iranico, i suoi locutori antenati presumibilmente migrarono dal nord del Mar Nero diventando probabilmente proto-indo-iranici nella regione che va dalla Russia fino al nord-ovest del Kazakistan attorno al 2500-2000 a.e.v. (il che spiega la presenza precoce di prestiti indo-iranici nelle lingue ugro-finniche, come il finlandese, e nelle lingue caucasiche orientali), che si diffondono progressivamente fino alla Siberia meridionale e al sud dell’Asia centrale, lasciando le loro tracce in un orizzonte archeologico chiamato Cultura di Andronovo, dando alfine alla luce la popolazione degli Sciti/Saci.

Va notato che le più antiche tracce scritte del linguaggio indo-iranico non si trovano nell’Asia meridionale ma nella Siria settentrionale, in un regno di nome Mitanni, in iscrizioni datate intorno al 1400 a.e.v. Tutti i sovrani avevano nomi di regno indo-ariani, anche quando avevano nomi hurriti prima di essere incoronati, e la loro capitale era chiamata Waššukanni che deriva dall’antico indiano vasu-khani (letteralmente “miniera di ricchezza”).

Le iscrizioni di Mitanni sono in hurrita, una lingua non indoeuropea (la cui origine è considerata caucasica), ma i termini indo-iranici legati a cavalli e carri da guerra (e anche a divinità indo-arie) si trovano in questi testi. Dato che le più antiche tracce trovate di carro da guerra e di uso del cavallo come mezzo di trasporto si trovano vicino al sud degli Urali (esempi precoci sono nel sito di Sintashta e in quello di Saratov) e nel nord dell’Asia centrale, si può supporre che il loro uso è stato diffuso da stirpi indo-iraniche in Anatolia, Asia occidentale e Asia meridionale.

La posizione attuale delle lingue indo-arie (India) e le sue tracce durante l’Età del bronzo – il regno di Mitanni nella Siria settentrionale, o anche il nome indo-ario di un governatore di Qiltu vicino a Gerusalemme, in Palestina, chiamato Shuwardata (apparentemente dall’indo-ario svàr-data, “dono dal sole” [vedi svàr in sanscrito e suoi cugini indoeuropei; una parola che probabilmente ha una relazione etimologica con il nome della divinità slava Svarog (padre di una divinità solare) o per esempio il verbo russo svarit’, “bruciare”, “cucinare”], durante quasi lo stesso periodo (ci sono anche alcune tracce di parole indo-arie passate in prestito alla dinastia cassita di Babilonia) – potrebbe spontaneamente portare a vedere l’origine delle lingue indo-ariane in Asia occidentale ma, come si è detto in precedenza, la presenza di molte parole della famiglia indo-iranica, a volte provenienti dal proto-indo-iranico in una fase molto precoce, che possono essere trovate nelle lingue ugro-finniche (finlandese, estone o sami) e in quelle del Caucaso orientale, supporta piuttosto un diverso luogo d’origine.

Il fatto che questi prestiti siano entrati nelle lingue ugro-finniche* in diverse fasi di evoluzione della lingua indo-iranica conferma che le popolazioni uraliche in questione sono state a stretto contatto con popolazioni indo-iraniche per molti secoli, e il fatto che alcuni di questi prestiti appaiano pertinenti allo stadio proto-indo-iranico sostiene l’idea che queste parole non siano solo un’eredità delle popolazioni di Sciti e Sarmati. Supporta la teoria di una patria degli indo-iranici originari da ricercare in Russia**, nell’attuale territorio del Kazakistan nordoccidentale). Anche negli idiomi ugro-finnici alcune parole sono chiaramente più vicine alla famiglia linguistica indo-ariana che a quella iranica (ad esempio ungherese tehen, “mucca”, è più vicino al sanscrito dhenu-  (vedi punjabi dhen) rispetto all’avestico dainu; il sanscrito vedico, la più antica lingua indo-aria conosciuta, e l’avestico, la lingua iranica più antica conosciuta, erano ancora molto vicine tra loro, sicuramente, si dice, più di quanto lo siano oggi italiano e spagnolo). È interessante che l’ungherese szekér, “carro”, sia derivato da un indo-ario *śaka-ra.

*Alcuni esempi (tra i tanti) di radici indo-iraniche nelle lingue ugro-finniche che si possono trovare ne La controversia indo-ariana di Edwin Bryant e Laurie Patton:

Mordvino sazor, udmurto sazer, “sorella minore” – sanscrito svasar, “sorella”

Komi sur, udmurto sura, “birra” – sanscrito surā, “bevanda inebriante”

Finlandese e ostiaco udar, “mammella” sanscrito udhar, “mammella”

Finlandese marras, “morto” – sanscrito mṛtas, “morto”

Finlandese muru, “briciole”, mansi mur, mor, “sbriciolare”sanscrito mur, “crollare”, saka murr, “sbriciolarsi”, osseto mur-, “briciole”

Ungherese tei, “latte”  hindi dhai (in realtà dahi), lingua kashmiri dai, “latte acido”

Finlandese sarvimordvino suro, komi e udmurto sur, mari sur, “corno” – osseto sarv, avestico sru, srva (e sanscrito śṛṇga-)

Mansi mant, “secchio” – sanscrito mantha, manthana, pali mantha, “secchio”

Finlandese vasa, ostiaco vasik, mansi vasir, ungherese üszo, “toro”iranico vasa, osseto waes, sanscrito vatsa, “vitello” (e sanscrito vṛṣa, “toro”)

e così via.

**Va menzionato che la Cultura di Abashevo in Russia, è vista come possibile origine della lingua proto-indo-iraniana e, anzi, la Cultura di Abashevo è stata influente nel sito di Sintashta dove si riscontra la più antica espressione cultuale indo-iranica (o simile) nota, secondo molti specialisti.

“Nel 1370 a.e.v. si concluse un trattato tra il re di Mitanni, Mattiwaza (vecchia lettura di Kurtiwaza) e il re ittita, Suppiluliumas, e vi è un giuramento garantito da una serie di divinità, comprese quelle divinità indo-ariane come Indra, Mithra, Varuna e i Nasatya. Nel XIV secolo a.e.v. nella città ittita di Bogazkoy [in questo periodo chiamatq Hattusa], un allenatore della terra dei Mitanni chiamato Kikkuli compose un trattato sull’allenamento a cavallo dove impiegava numerosi termini indo-ariani (Thieme 1960; Mayhofer 1966 , 1973; Kemmenhuber 1968). La prima volta che gli Indo-Iranici apparvero nel Vicino Oriente risale, tuttavia, al XVII secolo a.e.v. quando gli Hurriti (non indoeuropei ma con un’aristocrazia ariana) arrivarono dal nord-est dell’Anatolia e fondarono il regno di Mitanni. Fu dominato dagli Indo-Arii che avevano portato carri, cavalli purosangue e la pratica dell’allenamento a cavallo. I nomi dei re di Mitanni, conosciuti da documenti dell’archivio Tel-Amarna [Tell el-amarna] in Egitto, e dai testi e sigilli cuneiformi del Vicino Oriente sono indo-arii. Gli Ariani formavano squadroni di cocchieri (Yankoska 1979, 1981, 1987), cosiddetti Maryannu. Giudicando dalle descrizioni del loro abito e delle loro armi, che includevano una cappa, un arco e una faretra con frecce  dall’asta forata (Zaccani 1978), gli Ariani dovevano essere giunti a Mitanni dalle steppe. Nessuna di queste caratteristiche erano conosciute nel Vicino Oriente, ma avevano analogie solo nelle steppe. Si tratta di un modello di migrazione dominante, d’élite: il dominio è garantito dall’introduzione di nuove tattiche di battaglia con il carro da guerra. Questo gruppo dominante era molto probabilmente piccolo e venne presto assimilato.”

L’origine degli Indo-Iraniani, volume 3, p. 322, di Elena E. Kuz’mina

Confermando apparentemente  questa tesi, molte delle parole significanti “cavallo” attraverso tutta l’Asia occidentale durante l’antichità sembrano derivate dalla forma satem della radice indoeuropea designante il cavallo (*ekwos) indicando ancora gli Indo-Iranici (parlanti una lingua ariana satem in cui “cavallo” era detto asva) così come i diffusori dei cavalli montati e del carro da guerra in tale regione durante l’Età del bronzo (ad esempio, si veda hurrita essi, accadico sissu e alcuni altri tra cui molto rivelatori sono l’ittita azu(wa), luvio assuwa e ugaritico ssw che sono estremamente vicini al termine indo-iranico e sembrano essere chiaramente prestiti da questa famiglia linguistica. L’ascesa degli Ittiti (popolo indoeuropeo anatolico, cioè dalla moderna Turchia, la cui lingua non era satem), posteriore a quella dei Mitanni (che erano anche i loro vicini diretti), fu debitrice di un uso efficiente dei carri da guerra trainati da cavalli.

Gli specialisti considerano generalmente satem un’ulteriore innovazione sviluppatasi ben dopo la lingua protoindoeuropea che era tendente al tipo centum. Questo conforta l’idea che il cavallo sia stato introdotto e addomesticato tardi in Asia occidentale e Vicino Oriente, apparentemente smentendo la teoria secondo cui le lingue indoeuropee apparirono per la prima volta in Asia Minore o Medio Oriente, poiché la radice di “cavallo” era onnipresente, in buona sostanza, in tutte le lingue indoeuropee e, come tali, già parte della lingua protoindoeuropea da cui quasi tutte le lingue indoeuropee conosciute sono derivate (con l’eccezione, forse, delle lingue anatoliche che potrebbero essere derivate da una fase precedente), mentre il cavallo era fondamentalmente assente fino alla tarda Età del bronzo nella maggior parte dell’Asia occidentale (in aree come il Medio o Vicino Oriente e buona parte dell’Asia Minore).

Nell’Asia meridionale, la Cultura delle tombe del Gandhara, nella valle dello Swat, nord del Pakistansembra rappresentare l’avanzata di questi parlanti indo-iraniani nel sud del continente, importando anche il cavallo in queste terre.

Un confronto tra i riti di sepoltura della Cultura di Andronovo dell’Età del bronzo (Asia centrale e sud della Siberia) e di quella dello Swat (Pakistan settentrionale), del medesimo periodo, mostra come nel secondo caso, la cultura dello Swat (tombe del Gandhara) rappresenti un cambiamento nella tradizione locale.

Alcuni fenotipi dell’attuale Asia meridionale sembrano mantenere le tracce di questa antica migrazione proveniente dall’Asia Centrale durante l’Età del bronzo:

Nordoidi da Pakistan settentrionale e Afghanistan

Oggi gli aplogruppi eurasiatici occidentali possono ancora essere trovati nelle popolazioni asiatiche centrali (e in quelle della Siberia meridionale, come gli Altaici) anche se sono mescolati con numerosi aplogruppi asiatici orientali.

Questa mappa, tratta da uno studio del settembre 2010 di Martinez-Cruz et al., descrive l’origine delle popolazioni che hanno contribuito al corredo genetico delle moderne popolazioni di Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan (che mostra anche le differenze all’interno delle diverse famiglie linguistiche, turca e indo-iraniana):

Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan

Come nell’est dell’Afghanistan e nel nord del Pakistan, il Tagikistan, una regione in cui si parla una lingua indo-iraniana legata al persiano, è noto per ospitare un certo numero di individui di aspetto europoide all’interno della propria popolazione autoctona.

Soggetti europoidi del Tagikistan

“Infatti, è nelle varianti più orientali della civiltà di Andronovo – in particolare nella cultura di Bishkent, nel sud del Tagikistan – che una probabile espressione di rituali indo-iraniani è visibile negli indizi archeologici. Nel cimitero di Tulkhar, le sepolture maschili hanno un piccolo focolare rettangolare che ricorda abbastanza il focolare dell’altare (ahavaniya) dei primi sacerdoti indo-arii, mentre le tombe femminili hanno piccoli focolari circolari che evocano il garhapatya (sempre associato alle donne) nella casa indo-aria.

Anche se alcuni punti sono ancora abbastanza controversi, l’identità fondamentalmente indo-iranica delle culture steppiche dell’età del bronzo è vista come quasi certa”.

Da Alla ricerca degli indoeuropei. Lingua, archeologia e mito, di J. P. Mallory (1989)

https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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