L’Italia è di tutti, tranne che degli Italiani

Lo stato italiano, come praticamente tutti i suoi omologhi occidentali, è privo di vera sovranità nazionale in quanto ostaggio, sin dalla sua nascita (ad eccezione del periodo fascista) di enti sovranazionali che, in particolar modo, hanno a che fare con l’alta finanza globale, col grande capitale apolide gestito dai soliti noti. La privazione di sovranità economica e monetaria diventa la cagione della perdita di sovranità nazionale, che viene sacrificata sull’altare dell’europeismo di cartapesta e del moloc mondialista: e i risultati di questi “capolavori” sono sotto gli occhi di tutti coloro che sono disposti a guardare in faccia alla realtà di un Paese suicida come il nostro.

Se uno stato rinunzia, o viene costretto a farlo, al proprio sacrosanto diritto (e dovere, visto che è in ballo il destino della popolazione indigena) di decidere da sé tutto quel che riguarda i propri affari interni, le proprie politiche economiche ed industriali nonché quelle relative al proprio benessere nazionale, cala le brache di fronte alle dinamiche internazionali dove a contare sono solo gli interessi dei più ricchi, dei più potenti, dei più parassitari, che amano banchettare sulla pelle dei poveri disgraziati di ogni latitudine. Un suicidio nazionale sotto forma di auto-genocidio imposto ai propri cittadini autoctoni, dilaniati dalla barbarie globalizzatrice.

L’Italia non decide più nulla da se, perché ciò che conta per davvero passa da Bruxelles, da Washington e New York e, inoltre, Roma e Milano contano ben poco di fronte alla nefasta triade Parigi-Londra-Berlino, dove cioè si discutono i destini del continente europeo. L’ingresso nella comunità europea, nell’Onu, nella Nato ha comportato la solenne rinunzia da parte italiana non delle velleità belliche e di dominio (come vorrebbero far credere i collaborazionisti) ma della sacrosanta sovranità nazionale, e dunque della missione prima e ultima di uno stato serio che è quella di rappresentare al meglio, difendere e preservare i popoli che esso governa.

La nazione italiana, piagata dalla Repubblica e dai suoi padroni, conta ormai come il due di picche e ciò che è peggio è che dipende in tutto o quasi dai forestieri; il destino del Paese, nelle grinfie mondialiste, è quello di ridursi agli scenari da cartolina senza più avere voce in capitolo nelle questioni fondamentali, vitali, per esso perché ci pensano i banchieri, i tecnocrati, i guerrafondai, i plutocrati, le multinazionali e i mafiosi internazionalisti che foraggiano gli enti apolidi. Lo vedete da voi che bella temperie caratterizza l’Italia contemporanea…

In una simile condizione di disagio, degrado e cattività vien da sé che lo scenario in cui siamo costretti a barcamenarci è quello di un Paese preda degli stranieri (sia in giacca e cravatta che in abiti cenciosi) in tutti i campi dall’economia al mondo del lavoro, dall’industria alla difesa, dalle politiche migratorie all’autodeterminazione. In nome dell’ipocrita fratellanza universale, e di altre zuccherose scempiaggini atte a mascherare la rapacità dell’Occidente antifascista e liberal-democratico, si consumano i peggiori crimini ai danni di una nazione e delle genti che la costituiscono messe in secondo piano rispetto a quel costrutto socio-ideologico appositamente messo in piedi per rovinare i “demoni bianchi” europei: il concetto di “umanità”.

La questione riguarda anche la vicenda dei vaccini (e dei farmaci), che il governo vuole imporre obbligatoriamente ai bambini in tenera età: non è il mio campo, quindi voglio evitare di avventurarmi su un terreno minato come questo rischiando di dire fesserie; ciò nonostante non è molto confortante sapere che dietro il governo agiscono le multinazionali del farmaco, il cui interesse non è certo filantropico ma eminentemente pecuniario. Certi vaccini servono sicuramente, nessuno lo può negare (a maggior ragione oggi dove ci troviamo in casa torme di immigrati allogeni), ma non sarebbe molto ma molto meglio se a gestirli fosse lo stato? Uno stato sovranista e dirigista, si capisce, che levi il tappeto rosso da sotto le zampe di lobby e industrie straniere.

E questo discorso dovrebbe valere per ogni campo perché solo uno stato italiano (non l’attuale, ovviamente) può fare gli interessi degli Italiani; tutti coloro che non rientrano in questa ampia comunità nazionale non faranno MAI il nostro interesse, faranno il proprio, che coincide sempre col denaro, il potere, l’egemonia ai danni della nostra nazione. Dal 1945 ad oggi, l’obiettivo dell’Occidente capeggiato dagli Usa è quello di tenere sotto scacco tutti gli Europei, quantomeno occidentali, riducendoli a marionette preoccupate solamente dai bisogni borghesi e dei bifolchi arricchiti che li scimmiottano; d’altro canto ciò che non fa il vizio e il disinteresse viene condotto a termine, egregiamente, dalle leggine ideologiche antifasciste e dal terrorismo psicologico di stato anti-identitario.

Per questo credo che uno stato serio, per davvero sovranista, dovrebbe non solo uscire da ogni ente sovranazionale ma anche assumere un aspetto dirigista, protezionista, isolazionista dove serve, al più creando uno spazio economico aperto allo scambio (non alla sudditanza, allo scambio, si tratta alla pari) nella macroarea etno-razziale degli Europei che è quella dell’Eurasia occidentale, senza snobbare un po’ di sana autarchia laddove serva. Solo rispettando sé stessi e irrobustendo la propria autostima “nazionale”, per così dire, si può ottenere il rispetto (e il sano timore) degli altri, sia da parte di altri stati che da parte delle barbariche orde di chi sta prendendo d’assalto la Sicilia e altre aree del nostro Sud.

Tutto è concatenato: se si rinunzia alla sovranità economica e monetaria si rinunzia a quella nazionale e così via, in ogni settore della vita pubblica del Paese; e così si dà accoglienza a cani e porci (inclusi i criminali), che puntualmente faranno il bello e il cattivo tempo perché non scappano “da fame, guerra, dittature”, come vogliono indurci a credere i semicolti che tuonano contro il “razzismo” e l’”egoismo” ma nella stragrande maggioranza dei casi sono aitanti giovani maschi, disertori, che vogliono venire a fare la bella vita in Italia, sapendo come qui gira grazie a preti, panciafichisti vari e menagrami da salottino televisivo. Nel resto d’Europa chiudono le porte e pigliano per i fondelli il patetico governo (non eletto, voluto dai soliti quattro intriganti) dell’anodino Gentiloni, mentre qui per colpa di chi dovrebbe difendere e rappresentare gli Italiani si sta diventando lo zimbello del Mediterraneo che si genuflette di fronte ad ogni sorta di barcone zeppo di alieni.

Insomma, l’attuale RI è di tutti, eccetto di coloro che dovrebbero esserne i legittimi proprietari: si fanno gli interessi di Francesi, Tedeschi, Americani, Israeliani; ci si lascia saccheggiare dai ricchi sfondati arabi, cinesi, russi ecc.; ci si fa mettere sotto da qualsivoglia immigrato che sbarca sulle nostre coste e che, una volta sul suolo nazionale, farà regolarmente ciò che più gli pare e piace perché può godere dello status di intoccabile, grazie ai moderni standard targati Onu-Unione Europea, e potrà anche mettersi a delinquere (come la cronaca ci racconta ogni santo giorno) beneficiando della clemenza della giustizia italiana, che è troppo spesso forte coi deboli e debole coi forti. E più si va avanti più la situazione peggiora. In tutto questo indovinate un po’ chi se lo prende allegramente in quel posto…

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/07/litalia-e-di-tutti-tranne-che-degli-italiani.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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