Aryas – Parte VII

Mummia di un individuo scito-siberiano da Tuva (Russia nordorientale)

C’era un tempo, ben prima dei movimenti delle popolazioni turche, in cui in Asia centrale si parlavano lingue indoeuropee. Durante l’antichità, le lingue indo-iraniane erano parlate dalle popolazioni che andavano dall’Europa orientale fino ai monti Altai della Siberia meridionale (tali popoli erano Sciti, Saci, Sarmati) e giù giù sino all’Asia meridionale. Tuttavia, prima di questa situazione, in Asia era apparentemente presente un altro tipo di lingua indoeuropea.

Troviamo, presumibilmente, tracce della prima migrazione indoeuropea verso est (dall’Urheimat compresa tra Ucraina e Russia meridionale), avvenuta proprio prima del 3500 a.e.v. e che ha dato vita alla Cultura di Afanasevo, la cui estensione andava dal Kazakistan al sud della Siberia e alla Mongolia. È probabile che la popolazione di tale cultura parlasse una lingua che era l’antenato del linguaggio tocario (per maggiori dettagli vedere l’articolo sullo Xinjiang che posterò successivamente).

Lo studio del DNA antico e l’archeologia rivelano tracce di questo antico passato. Un lavoro del 2004 espone la natura biologica della popolazione dell’Età del bronzo (in questo studio i campioni sono esattamente relativi al periodo compreso tra 1300 a.e.v. e 400 e.v.) nel Kazakistan:

Dipanare la matassa delle migrazioni nella steppa: sequenze di DNA mitocondriale proveniente da antichi Asiatici centrali (Lalueza-fox et al., 2004)

“La distribuzione, attraverso il tempo, di linee eurasiatiche orientali e occidentali nella regione concorda con le informazioni archeologiche disponibili: prima del (…) VII secolo a.e.v., tutti i campioni kazaki appartengono a linee europee; mentre più tardi si può rilevare l’apporto di sequenze eurasiatiche orientali coesistenti con il precedente substrato genetico occidentale. La presenza di un antico substrato genetico di origine europea nell’Asia occidentale può essere legato alla scoperta di antiche mummie con caratteristiche europee nello Xinjiang e all’esistenza di un linguaggio indoeuropeo estinto, il tocario”

[…]

“La maggior parte delle sequenze recuperate (n = 21, 78%) appartengono ad aplogruppi mitocondriali europei o comunque dell’Eurasia occidentale (HV, H, T, I, U e W).”

[…]

“Gli aplogruppi presenti  tra i moderni Kazaki, come B, F, C, Z, D, R, J e Y [quasi tutti tipici dell’Asia orientale] non sono stati riscontrati nei Kazaki preistorici [o meglio protostorici, i più antichi risalgono all’Età del bronzo]. Al contrario, due aplogruppi osservati tra i campioni antichi, W e I, non sono ancora stati trovati tra i moderni Kazaki. I risultati indicano inoltre che c’è un eccesso di aplogruppi eurasiatici occidentali in confronto a quelli attualmente trovati (in particolare gli aplogruppi H e U). Tuttavia, questo può essere attribuito alla sovrabbondanza del periodo temporale primevo solamente con aplogruppi eurasiatici occidentali. L’osservata assenza di sequenze eurasiatiche orientali prima del periodo che va dall’VIII al VI secolo a.e.v. suggerisce una precedente espansione preistorica di popoli portatori delle sequenze eurasiatiche occidentali in Asia, probabilmente estendendosi più ad est, nell’attuale Cina. Questa espansione può essere legata alla scoperta di mummie, che mostrano caratteristiche fisiche europee e sequenze mtDNA dell’Eurasia occidentale, nel bacino del Tarim, Cina nordoccidentale, così come al relitto linguistico indoeuropeo di tipo tocario”.

La Siberia meridionale era stata anche abitata in gran parte da popolazioni europoidi, probabilmente parlanti l’antenato della lingua tocaria, in quella che è oggi conosciuta come la Cultura di Afanasevo, che appariva già nel 3500 a.e.v. riflettendo, grossomodo, i supposti movimenti demografici indoeuropei nel nord dell’Europa nel medesimo periodo. Le date similari di questi movimenti di popolazione, sia orientali che occidentali, spiegano probabilmente le somiglianze tra il tocario, la più orientale lingua indoeuropea, e le lingue indoeuropee più occidentali, parlate in Europa (la lingua indo-iraniana è probabilmente diffusa da un successivo movimento di popolazioni che diffonde l’innovazione satem (vedi sotto) oggi presente in Asia, ma non nell’antica lingua tocaria. Entrambe queste migrazioni trovano la loro origine a nord del Mar Nero, nelle culture di Srednij Stog e di Yamnaya delle odierne Ucraina e Russia meridionale, una relazione suggerita dall’archeologia ancor più in Asia. Nella sua estremità orientale più conosciuta, la Cultura di Afanasevo raggiunse la Mongolia occidentale; le tracce di queste, presunte, migrazioni indoeuropee antiche si trovano in contesto archeologico ma anche genetico, relativamente al DNA antico.

Il DNA antico fornisce nuove conoscenze sulla storia del popolo kurganita nella Siberia meridionale (Keyser et al., 2009)

“Per aiutare a svelare alcuni dei primi movimenti migratori dalle steppe eurasiatiche, abbiamo determinato gli aplotipi e aplogruppi del cromosoma Y e mitocondriali di 26 antichi esemplari umani provenienti dalla zona di Krasnoyarsk e databili tra la metà del secondo millennio a.e.v. e il IV secolo e.v. Per andare oltre nella ricerca dell’origine geografica e dei tratti fisici di questi individui siberiani meridionali, abbiamo anche tipizzato polimorfismi di singoli nucleotidi portatori di informazioni fenotipiche. Le nostre analisi del DNA autosomico, Y-cromosomico e mitocondriale rivelano che mentre pochi esemplari sembrano essere correlati in linea materna o paterna, quasi tutti i soggetti appartengono all’aplogruppo R1a1 (M17), che è considerato come segnale della migrazione orientale dei primi Indoeuropei. I nostri risultati confermano anche che durante l’Età del bronzo e del ferro, la Siberia meridionale era una regione di sovrastante e dominante insediamento europeo, suggerendo una migrazione verso est del popolo dei kurgan attraverso la steppa russo-kazaka. Infine, i nostri dati indicano che, all’epoca del bronzo e del ferro, i Siberiani meridionali erano persone dagli occhi di colore azzurro (o verde), biondi o dai capelli comunque chiari e che avrebbero potuto svolgere un ruolo nello sviluppo iniziale della civiltà del bacino del Tarim [cioè nello Xinjiang, Cina nordoccidentale]. Per una migliore conoscenza, nessuna analisi molecolare equivalente è stata finora svolta.”

Lo studio rivela inoltre che durante l’Età del bronzo il 90% degli aplogruppi mitocondriali (lignaggi femminili) – come U2, U4, U5a1, T1, T3, T4, H5a, H6, HV, K e I – erano eurasiatici occidentali/europoidi (67% durante l’Età del ferro).

Diverse di queste firme genetiche mitocondriali hanno una corrispondenza esatta in Europa, come per esempio l’aplogruppo I4 e T1 del mtDNA, che si trovano frequentemente nel nord e nel nord-est dell’Europa (nel caso di T1, l’area baltica è apparentemente dove la sua frequenza è la più alta; questo stesso aplogruppo è stato trovato nel DNA di antichi resti umani provenienti dal Kazakistan (Lalueza-fox et al., 2004) e dallo Xinjiang (Gao et al., 2008); il lignaggio materno U5a1, che si trova nell’Europa nord-occidentale, mentre lo specifico U2e è stato trovato ai nostri giorni  in un individuo dell’est europeo e solo in un Uiguro; l’aplotipo K2b è stato trovato in soli due individui, uno austriaco e l’altro ungherese, mentre il preciso U4 dello studio principalmente nel nord, est, nord-est e nel sud-est dell’Europa e nella zona del Volga-Ural (ma alcuni anche nella regione dell’Altai fino all’area del Baikal ecc.).

Il fatto che la linea maschile, aplogruppo Y-DNA R1a1a, sia stato associato quasi esclusivamente a tali aplogruppi mtDNA dell’Eurasia occidentale, matrilineari dunque, nel più antico periodo analizzato, indica chiaramente una migrazione dall’Europa orientale, considerando in modo particolare l’archeologia che supporta questa visione, visto che la cultura di Afanasevo mostrava diverse somiglianze con quella di Yamnaya sita a nord del Mar Nero. Va anche ricordato che almeno il 60% degli individui antichi testati aveva capelli chiari e occhi azzurri o verdi.

È interessante notare che le più antiche mummie del bacino del fiume Tarim, nello Xinjiang (Cina nordoccidentale), tra gli Xiaohe (i Tocari) del 2000 avanti era volgare, recano tutte il marcatore R1a1a (e con alcuni lignaggi mtDNA che trovano riscontro nell’Europa moderna, per quanto riguarda l’Islanda e la Gran Bretagna.

Aplogruppi europoidi, anche se piuttosto rari, possono trovarsi pure in Mongolia, come illustra anche lo studio del DNA antico.

“Un maschio eurasiatico occidentale si trova nel cimitero d’élite di Xiongnu risalente a 2000 anni fa, nella Mongolia nordorientale”

“Abbiamo analizzato il DNA mitocondriale (mtDNA), i polimorfismi dei singoli nucleotidi del cromosoma Y (Y-SNP) e le short tandem repeat (STR), i cosiddetti microsatelliti, di tre scheletri ritrovati in un cimitero elitario di Xiongnu, vecchio di 2.000 anni, a Duurlig Nars nella Mongolia nordorientale.”

“Le analisi del DNA hanno rivelato che un soggetto era un antico scheletro maschile con aplogruppo materno U2e1 [U2e è il clade europeo di U2, un antico aplogruppo mtDNA eurasiatico (la cui origine ultima è paleolitica e probabilmente dall’India). Un uomo di oltre 30.000 anni trovato a Kostenki, nella Russia meridionale, è risultato essere U2] e di lignaggio paterno R1a1. Questa è la prima prova genetica che un maschio di distintive linee indoeuropee (R1a1) era presente nel Xiongnu della Mongolia”

Mongoloidi arianizzati

I mongoli Oirati, un gruppo etnico di Mongolia, Cina e Russia, possono, sebbene raramente, presentare occhi azzurri e capelli chiari, chiaro segno ariano.

I resti umani mostrano parimenti il cambiamento nella popolazione dell’Altai:

“Secondo i dati paleoantropologici , la popolazione caucasoide (per i suoi tratti morfologici) predominava nelle steppe della regione Altai-Sayan durante il neolitico [qui, apparentemente, almeno a partire dal periodo calcolitico], il periodo del bronzo e in parte di quello iniziale del ferro [1-3]. A quel tempo la componente mongoloide è stata osservata solo in pochi casi. Tuttavia, a partire dalla prima Età del ferro, la presenza di questa componente è in aumento e diventa prevalente nei tempi moderni. Pertanto, le dinamiche della composizione antropologica delle popolazioni di Altai-Sayan possono essere caratterizzate da una sostituzione definitiva della componente caucasoide da parte di quella preponderante mongoloide.” (tratto da Origine delle specifiche linee mitocondriali caucasoidi dei gruppi etnici della regione dell’Altai-SayanDerenko et al., 2002)

Lo studio Analisi molecolare genetica dei resti umani dei Wanggu, Mongolia interna, Cina (Yuqin Fu et al., 2006rivela anche un contributo “caucasoide” nell’antica tribù dei Wanggu:

“Recentemente, abbiamo scoperto i resti umani della tribù di Wanggu nel cimitero di Chengbozi nel Siziwang Banner, contea della Mongolia interna, Cina. […] I nostri risultati mostrano che la struttura genetica della tribù Wanggu nel periodo Jin-Yuan è una matrilinea complessa, contenente miscugli sia di popolazioni asiatiche che europee.”

Nel 2004, lo studio Differenti contributi matrilineari alla struttura genetica dei gruppi etnici nella regione della Via della seta in Cina (Yao et al., 2004) stimava l’input eurasiatico occidentale nelle linee materne mongole al 14,3%.

È anche interessante notare che uno studio sul bestiame eurasiatico ha rivelato che il bestiame mongolo è parzialmente ricavato dai bovini europei che ricorda simili conclusioni per quanto concerne il bestiame giapponese. In questo contesto è altresì interessante constatare che il turco öküz (cioè “bue”, che presenta la stessa radice ancestrale dell’inglese ox, una parola simile al sanscrito ukṣán ) assomiglia al tocario B okso.

Si aggiunga, per porre il sigillo al caso, un nuovo studio (Breve comunicazione: due canini inferiori a due radici: un tratto europeo e un indicatore sensibile di addensamento in tutta l’Eurasia”, Christine Lee e G. Richard Scott, American Journal of Anthropology Physics (2011) che mostra come un tratto dentale fondamentalmente specifico degli Europei, assente in Asia orientale, ma in particolare presente tra Afanasevo, e gli Sciti e gli Uiguri, e anche nell’Ordos (*), una regione del nord cinese, possa essere marcatore di antiche migrazioni (indoeuropee?) relative all’Età del bronzo:

“La presenza dei canini a due radici in Asia orientale può fornire qualche indizio sulla migrazione verso est della nuova popolazione in Cina e in Mongolia. Il maggior numero di individui con questo tratto si concentra lungo le frontiere occidentali e settentrionali della Cina e della Mongolia. Gli scavi archeologici supportano la migrazione su grande scala dei popoli in questa zona durante l’Età del bronzo (ca. 2200-400 a.e.v.). Gli artefatti delle sepolture e i modelli di insediamento suggeriscono i legami culturali e tecnologici con la Cultura di Afanasevo in Siberia, che a sua volta è legata archeologicamente, linguisticamente e geneticamente con le popolazioni indoeuropee dei Tocari che sembrano migrare nel bacino del Tarim ca. 4.000 anni fa (Ma e Sole, 1992; Ma e Wang, 1992; Mallory e Mair, 2000; Romgard, 2008; Keyser et al., 2009; Li et al., 2010).”

(*) Ciò sembra essere confermato dall’archeologia: “Secondo Lebedynsky, i popoli rappresentati dai reperti archeologici tendono a mostrare caratteristiche europee e sono considerate di affinità scita. Le armi, trovate nelle tombe delle steppe dell’Ordos, sono molto vicine a quelle degli Sciti, in particolare i Saci.”

https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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