Aryas – Parte VI

Culture presumibilmente all’origine della diffusione della famiglia linguistica indo-iraniana, nel contesto della teoria kurganita

Il sud dell’Asia è stato la patria di famose e luminose antiche civiltà, culturalmente e linguisticamente indoeuropee, in particolare l’India (della famiglia linguistica indo-ariana) e l’Iran (precedentemente noto come Persia, della famiglia linguistica iranica).

È stato alla fine del XVIII secolo, che Sir William Jones ha colto il rapporto intercorrente tra le lingue europee e le lingue dell’Asia meridionale, come il sanscrito, inaugurando poi l’ormai famosa teoria della famiglia linguistica indoeuropea.

Il latino, per esempio, ha molte analogie con il sanscrito. In effetti, come potremmo non collegare parole come vox (voc -is) “voce”, in latino, e vac in sanscrito, col medesimo significato (discorso analogo per molte altre lingue indoeuropee, ad esempio il tocario vak/vek o l’ittita huek); candor (“bianco brillante”, in latino) e candra “luna”, in sanscrito; ignis (“fuoco”, in latino) e agni (“fuoco” in sanscrito – e Agni è anche il dio del fuoco – e così ugnis in lituano e ogon’ in russo, sempre col significato di “fuoco”); latino jugum (che significa “giogo”, in inglese yoke, derivato dalla stessa radice protoindoeuropea) e sanscrito yugam, donde il termine yoga (vedi anche greco antico zugon, tocario bleah o ittita yukan, tra i tanti esempi); il latino nebula e il sanscrito nabhas (ma anche l’ittita nepi š, l’italiano nebbia, il tedesco Nebel e il russo nebo, per esempio, che significano tutti “nuvola”, “nebbia” oppure “cielo”); o ancora latino pater (“padre”, in inglese father, parole anch’esse in relazione) e il sanscrito pitar (così anche il greco antico pater o il tocario pacer, e molti altri). Allo stesso modo, siamo in grado di trovare delle analogie tra i suffissi della declinazione in entrambe le lingue (esempio: -ibus ai plurali in caso dativo e ablativo in latino e -ebhyasin sanscrito, negli stessi casi).

Quando divenne evidente che la maggior parte delle lingue europee e la maggior parte delle lingue del sud dell’Asia erano collegate, è poi iniziata la ricerca di una spiegazione ad un’estensione geografica così stupefacente. Molte teorie sono state portate per cercare di risolvere il puzzle delle origini della portata di questa famiglia linguistica e di scoprire la popolazione originaria responsabile di questa situazione, e la sua patria ancestrale.

La teoria kurganita spiega la ripartizione delle lingue indoeuropee in Eurasia come esito delle susseguenti migrazioni delle popolazioni pastorali che vivono a nord del Mar Nero (in quelle che oggi sono Ucraina orientale e Russia meridionale), il cui approdo nelle loro sedi storiche è visibile in archeologia. In questa teoria, i primi indo-iranici hanno origine nella regione compresa tra la Russia e il nord-ovest del Kazakistan tra il 2500 e il 2000 a.e.v.; la Cultura di Abashevo della Russia è un buon candidato per l’origine della lingua proto-indo-iraniana, secondo alcuni studiosi ( il fatto che fosse influente nell’origine del sito di Sintashta, appena ad est degli Urali, spesso considerato come la più antica espressione visibile di pratiche indo-iraniane, potrebbe sostenere questo punto di vista; pratiche, peraltro, successivamente trovate presso la Cultura di Andronovo dell’Asia centrale). Inoltre, il fatto che questa cultura è stata seguita dalla comparsa dei popoli di lingua indo-iranica degli Sciti/Saka (che chiaramente sembrano generati da Andronovo essendovi continuità archeologica tra le culture) sembra fare chiarezza rendendo questa teoria la più logica.

Indo-Iraniani

La Cultura dello Swat (detta anche delle tombe del Gandhara) del nord del Pakistan è vista anche come l’avanzata delle popolazioni indo-iraniche in Asia meridionale. La presenza di prestiti proto-indo-iranici nelle lingue ugro-finniche (come estone e finlandese) e nelle lingue del Caucaso orientale può essere vista come supporto di questa teoria circa l’etnogenesi indo-iranica (cosa interessante è che tra i termini che la famiglia di lingua ugro-finnica antica avrebbe preso in prestito dalla lingua indo-iraniana antica sembra esservi il notissimo termine arya:

“I primi termini proto-indo-iraniani che sono stati presi in prestito in comune dalle lingue ugro-finniche includevano proto-indo-iraniano *asura- ‘signore, dio’ > ugro-finnico *asera; proto-indo-iraniano *medhu- ‘miele’ > ugro-finnico *mete; proto-indo-iraniano *čekro ‘ruota’ (da qui il sanscrito chakra) > ugro-finnico *kekrä; e proto-indo-iraniano *arya- ‘ariano ‘> ugro-finnico *orya. Il proto-indo-iraniano *arya-, l’auto-denominazione degli antichi Ariani, è stato preso in prestito dalle lingue pre-sami come *orja-, radice di *oarji, che significa “sud-ovest”, e di arjel, che significa “meridionale”, confermando che il mondo proto-ario si trovava a sud della primeva regione uralica. Lo stesso prestito, tratto dalla radice *arya-, si è sviluppato in parole con il significato di “schiavo” nei rami finnico e permiano (finlandese, komi e udmurto), segno di un pizzico di antica ostilità tra i parlanti di lingua proto-indo-iraniana e ugro-finnica. ”

Tratto da Il cavallo, la ruota e la lingua di David W. Anthony (2007)

Una diffusione delle lingue indoeuropee in Eurasia da popolazioni di agricoltori neolitici sembra molto improbabile, avendo la lingua protoindoeuropea parole per la ruota (esempi: latino rota, sanscrito rathas, irlandese roth e lituano ratas (una radice che significa, a volte, anche “carro” in alcune lingue, come in sanscrito) e un metallo (esempi: latino aes “bronzo”, sanscrito ayas “ferro”, gotico aiz “ottone, moneta” e norreno eir “bronzo”, tra gli altri), che sembra escludere, di fatto, una diffusione più antica, risalente al periodo neolitico. Il fatto che la radice per “cavallo” ( cioè *ekwosla versione satem è, in sanscrito, asva) sia presente anche nella lingua originaria, la lingua proto-indo-europea (una radice visibile in questi pochi esempi: latino equus, miceneo iqo, gallico epos, tocario b yakwe o antico irlandese ech), esclude inoltre sia l’Asia del sud che il periodo neolitico come origine geografica ed etnogenesi dei Protoindoeuropei, visto che il cavallo era apparentemente assente dall’Asia del sud fino alla ultima parte dell’Età del bronzo (questo animale, come addomesticato, era apparentemente assente anche nel sud-ovest asiatico e in gran parte dell’Asia Minore fino alla stessa altezza cronologica.

Del resto anche lo studio delle antiche lingue indo-iraniane sembra sostenere un’origine di questa famiglia linguistica fuori dall’India.

La cultura delle tomba del Gandhara, che si trova nel nord del Pakistan, nella valle dello Swat, vede l’arrivo del cavallo nel sud durante l’Età del bronzo e alcuni punti consentono un collegamento (ancora controverso e ipotetico) con i primi Indo-Ari. Le pratiche funerarie, per esempio, mostrano diverse analogie con altri rituali apparentemente indoeuropei e ci sono molte somiglianze con le tradizioni culturali di Andronovo. Aspetti che si potrebbero anche adattare abbastanza bene con le descrizioni del Rigveda. Queste tradizioni sono chiaramente il segno di un cambiamento in questa regione, in questo momento storico.

Nella teoria dei kurgan, le prime popolazioni di lingua indo-iraniana antica sono presumibilmente giunti nel 1800-1600 a.e.v. nell’Asia del sud dall’Asia centrale. Queste popolazioni erano presumibilmente in gran parte di tipo europoide come suggerito da diversi studi, il che sembra confermato dalle stime di mescolanza genetica di popolazioni dell’Asia meridionale che hanno ancor oggi una componente europea, anche se in bassa percentuale. Vi rimando per maggiori informazioni agli studi di Lazaridis e Metspalu.

All’interno di un continuum geografico che va da sud-est del Tagikistan, Afghanistan orientale (soprattutto Nuristan) verso il nord del Pakistan, i fenotipi europoidi sono più frequenti. La zona è anche apparentemente il luogo di una (leggermente) maggior frequenza dell’aplogruppo Y-DNA R1a1a, rispetto alle zone adiacenti.

Frequenza e diffusione approssimative della persistenza di lattasi associata all’allele T-13910 del gene LCT

A supporto della teoria delle migrazioni dall’Asia centrale a quella meridionale, la presenza della stessa mutazione (mutazione T-13910 dell’enzima lattasi-florizina idrolasi (LPH), gene LCT) che fornisce la tolleranza al lattosio, qui più precisamente la persistenza di lattasi, alle popolazioni europee si può trovare anche nell’Asia del sud, in particolare nel nord-ovest dell’India e nel sud-est del Pakistan. Ciò dimostra chiaramente che Sud-asiatici ed Europei condividono una specifica mutazione e come tale una specifica relazione da cui sono esclusi gli Asiatici sudoccidentali (questo allele è ovviamente solo molto marginale e residuale tra le genti mediorientali e probabilmente è il risultato di migrazioni indoeuropee di scarso impatto demografico).

Si potrebbe azzardare una correlazione dell’allele suddetto con aplogruppi Y-DNA quali R1a1a, R1b1a2 (R-M269), R1b-V88 e almeno l’aplogruppo mitocondriale H (ben rappresentato anche in Nord Africa).

Uno studio del 2009 (Kallur N. Saraswathy et al.) ha altresì sottolineato il flusso genetico ereditato da popolazioni estranee all’India pre-ariana all’interno delle caste superiori delle popolazioni del nord dell’India:

Il gene del recettore D2 della dopamina (DRD2), con i suoi noti alleli derivati specifici dell’uomo che possono facilitare la ricostruzione dell’aplotipo, presenta un locus importante per gli studi antropologici. I tre siti (TaqIA, TaqIB, e TaqID) del gene DRD2 sono ampiamente studiati in varie popolazioni del mondo. Tuttavia, nessun lavoro è stato pubblicato in precedenza sui polimorfismi del gene DRD2 tra le popolazioni indiane del nord. Così, il presente studio cerca di comprendere la struttura genetica delle caste superiori di tali popolazioni utilizzando le frequenze alleliche e aplotipo e modelli di distribuzione dei tre siti TaqI del gene DRD2 . 246 campioni di sangue sono stati prelevati da cinque popolazioni di casta superiore dell’Himachal Pradesh (Bramini, Rajput e Jat) e Delhi (Aggarwal e Sindhi), e l’analisi è stata effettuata utilizzando protocolli standard. Tutti e tre i siti sono stati trovati polimorfici in tutte e cinque le popolazioni studiate. La distribuzione uniforme di frequenza allelica, bassi valori di eterozigosi, la condivisione di cinque aplotipi comuni, e l’assenza di due degli otto possibili aplotipi osservati in questo studio suggeriscono una vicinanza genetica tra le popolazioni selezionate. I risultati indicano anche un maggior contributo genetico eurasiatico nelle caste superiori del nord indiano, oltre alla comune unità genetica delle popolazioni indiane. Lo studio dimostra, altresì, un maggiore influsso genetico tra le popolazioni delle caste indiane del nord rispetto a quello osservato tra caste e popolazioni tribali del sud dell’India.

[È interessante notare che, tra le popolazioni che sono più vicine alle caste superiori dell’India settentrionale, in questo specifico studio, troviamo i Ciuvasci (un popolo di lingua turca della Russia i cui aplogruppi e profili autosomici rivelano essere ancora in gran parte dall’antico substrato indigeno europoide, non turco; anche i Finlandesi e i Russi sono contigui, il che apparentemente conferma questo punto di vista), un popolo che vivente ad ovest dei monti Urali, dove si trovava la già menzionata Cultura di Abashevo, durante l’Età del bronzo. È questo un segno che gli Arii fossero discesi da popolazioni, in generale da questa area (e di questa cultura storica), oppure da una più generica zona nei pressi degli Urali.]

Asko Parpola, uno studioso finlandese, evoca alcuni punti a sostegno della migrazione delle popolazioni indo-iraniche in India durante l’Età del bronzo in questo estratto di un’intervista:

“Gli inni rigvedici spesso parlano di cavalli e carri trainati da cavalli, e il sacrificio del cavallo, Ashvamedha, è tra i più prestigiosi riti dei Veda. L’unico nativo equide selvaggio per il subcontinente indiano è l’asino selvatico , che è conosciuto tramite i reperti ossei della Civiltà dell’Indo ed è raffigurato (anche se raramente) nella sua arte e la sua scrittura. Il cavallo addomesticato è assente dal sud dell’Asia fino al secondo millennio a.e.v.; i reperti da Pirak e Swat del 1600 a.e.v. mostrano che è stato introdotto dall’Asia centrale dopo la Civiltà dell’Indo. I primi reperti archeologici di carro trainato da cavalli provenienti da tombe sono databili intorno al 2000 a.e.v. e sono relativi alle steppe eurasiatiche, l’habitat naturale del cavallo. Ci sono anche antichi prestiti ariani nelle lingue ugro-finniche parlate nell’Europa nordorientale (per esempio, la parola per “centinaio” nella mia lingua, il finlandese, è sata [cioè la stessa parola che in indo-iraniano]). Alcuni di questi prestiti linguistici ariani rappresentano una fase più arcaica dello sviluppo (sono, cioè, foneticamente più vicini alla fase più antica della lingua protoindoeuropea) del sanscrito vedico. È molto probabile che queste parole siano entrate nelle lingue ugro-finniche grazie ai contatti con l’idioma proto-ario parlato nelle steppe del Volga [e cioè nell’odierna Russia].”

Donne indiane

Anche se è spesso contestato, vi sono alcune frasi tratte dal Rigveda, il più antico libro sacro dell’induismo, che sono interpretabili attraverso una chiave di lettura etnica. In questo testo, i nemici degli Arya, i Dasa, sono spesso associati al buio e all’oscurità e qualche volta le parole letterali di nero (o scuro) della pelle sono riportati.

Esempio tratto dal Mandala IX, canto 73:

5. “Spazzare via con forza sovrannaturale dalla terra e dal cielo la pelle scura, che Indra odia.

che può essere contrapposto alla seguente affermazione del Mandala I, inno 100:

18. “Il possente Tonante [cioè Indra] con i suoi amici di carnagione chiara ha vinto la terra, la luce del sole, e le acque.

Alcune frasi di questo tenore possono essere trovate nel Rigveda.

Bambini dell’India settentrionale

Sebbene rari, occhi blu o verdi sono riscontrabili in India. Il Buddha, un principe del nord del sub-continente indiano che vive nel VI secolo a.e.v. e il cui vero nome era Siddhartha Gautama, si dice, nella più antica fonte scritta del buddhismo, il canone Pali, che avesse avuto occhi molto azzurri ( “abhi nila netto” che letteralmente significa “occhi molto azzurri”). Allo stesso modo, Bodhidharma, un monaco indiano del VI secolo e.v., fondatore del buddhismo zen, accreditato anche con la tradizione delle arti marziali del tempio di Shaolin, è stato soprannominato dai Cinesi come “barbaro dagli occhi blu”.

Anche nel nord del Pakistan alcuni individui mostrano, sovente, un aspetto sorprendentemente europoide. La più nota delle popolazioni dove queste caratteristiche sono visibili sono i Buruscio della Valle dell’Hunza (che parlano, tra l’altro, una lingua non indoeuropea, il burushaski) e soprattutto i Kalash (o Kalashas, come l’ex nome dei Nuristani dell’Afghanistan orientale), una popolazione dell’Hindu-Kush che parla una lingua indo-iraniana. Kalash, Burusho e Nuristani sostengono di essere discendenti dell’esercito di Alessandro Magno (un’altra leggenda dei Kalash reclama un legame con l’Impero Kusana degli Yuezhi, cioè i Tocari) ma finora i test genetici non hanno trovato alcun legame con le popolazioni greche o macedoni (pochissime tracce sono state però trovate tra i Patani, cioè i Pashtun). È del tutto plausibile che queste popolazioni dell’Asia meridionale siano in realtà, in parte, i resti visibili delle antiche popolazioni indo-iraniche, probabilmente provenienti dall’Asia centrale durante l’Età del bronzo e mescolatesi con le popolazioni locali, così come i test del DNA hanno rivelato che le popolazioni sud-siberiane dell’Età del bronzo, fortemente supposte di essere state  i primi Indoeuropei, avevano tali caratteristiche.

Buruscio dell’Hunza

Popolo isolato sulle montagne dell’Hindu-Kush, nel nord del Pakistan (distretto di Chitral), sono i Kalashgruppo etnico politeista che parla la lingua kalash, lingua dardica (un gruppo linguistico considerato come sottogruppo della famiglia indo-aria) della famiglia linguistica indo-iraniana. Le loro tradizioni sono ritenute prossime alle antiche tradizioni iraniane pre-zoroastriane e a quelle vediche dell’India antica.

Giovani Kalash

https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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