Gli Etruschi e l’eterno pregiudizio anti-italiano

Sugli Etruschi se ne sentono dire di tutti i colori, e da una parte ci può stare essendo un popolo antico alquanto misterioso e affascinante. Quello che invece appare fuori luogo è la tendenziosa mania di levantinizzare ogni popolo storico d’Italia, col risultato di alimentare tutta una serie di squallidi pregiudizi italofobi (di matrice nordicista, ma a cui abboccano pure i fessi antifa) che colpiscono indistintamente Nord, Centro e Sud e che, per l’appunto, sovente si accaniscono sugli Etruschi: un popolo che, prima dei Romani, raggiunse una certa unità etno-culturale in buona parte della Penisola, da Mantova alla Campania, dal fulcro della Tuscia alle coste adriatiche del Settentrione.

Come sapete vi sono fondamentalmente due tesi sull’origine degli Etruschi, che si rifanno al punto di vista degli antichi storici greci: la prima riguarda la tesi dell’autoctonia italiana, punto di vista sostenuto da Dionigi di Alicarnasso; la seconda la tesi dell’origine anatolica, opinione di Erodoto, secondo cui gli Etruschi sarebbero parenti stretti di popoli indoeuropei dell’Asia Minore come Lidi e Luvi. In questo senso entra prepotentemente in giuoco la parentela linguistica dei Rasna (come essi si autodefinivano) con le genti retiche delle Alpi centro-orientali e con gli isolani di Lemno, parlanti del lemnio: la cosiddetta famiglia delle lingue tirseniche, o tirreniche.

In ossequio alla trita e ritrita solfa dell’ex oriente lux, moltissimi danno per scontata la tesi di Erodoto secondo cui, appunto, gli Etruschi sarebbero frutto di un’immigrazione, risalente all’Età del bronzo, di genti venute dall’area egeo-anatolica, corroborando il parere con il mito di Enea che, fuggendo da Troia in fiamme, raggiunge le coste tirreniche dell’Italia dopo mille peripezie, e dove poi darà vita alla stirpe imperiale della gens Julia e prima ancora alla nascita di Roma e della sua civiltà. Amici, il mito, si sa, può sempre avere un fondo di verità ma non si può certo usare per descrivere l’etnogenesi di un popolo, anche perché spesso, se non sempre, riprende dei cliché, dei topoi, ben noti: il concetto di “originalità” degli antichi stava nel reimpiego dei miti, rivisti secondo le esigenze dell’autore.

Infatti, il mito di Enea che fugge da Troia e approda in quella che poi diverrà Roma, capitale dell’Impero e faro della civilizzazione dell’Occidente (non senza il contributo etrusco, oltretutto), non va preso alla lettera ma più che altro come allegoria dell’Idea imperiale, del mondo classico, che dall’oriente ellenico si sposta nell’occidente italo-romano, grazie anche, certamente, alla mediazione degli Etruschi che avevano sì dei legami con l’area egeo-anatolica ma non di natura etnica, linguistica o culturale! Virgilio era un divulgatore dell’ideologia augustea e come tale contrappone alla Grecia – che attacca e distrugge Troia con l’inganno – la gloria imperiale (universale) di Roma.

Gli Etruschi, che a volte vengono assimilati ai cosiddetti Popoli del mare, lega piratesca di mercenari al servizio dei regnanti greci che si facevano costantemente la guerra, vennero infatti ingaggiati come mercenari che dunque si spostarono dall’ovest italico all’est ellenico colonizzando, peraltro, la famosa isola di Lemno, lasciandovi dunque delle tracce linguistiche! Le etichette etniche dell’antichità sono spesso il frutto del gusto letterario dei classici e, tanto per farvi un esempio pratico, un popolo celtico golasecchiano come quello degli Orumbovii è stato ribattezzato “Orobi” da autori greci citati poi da Catone e Plinio il Vecchio, usando un appellativo greco (oros-bios “coloro che conducono vita sui monti”) basato, in maniera del tutto assurda, sui cliché storiografici appunto dei Greci, che volevano questa stirpe, in realtà celtica, originaria della loro terra.

Stessa sorte è toccata agli Etruschi, a cui è stata affibbiata l’etichetta di “tirseni/tirreni” (riferimento al mondo egeo) dai Greci medesimi, che appunto li avevano ingaggiati come “lanzi” ante litteram; e non solo loro, ma anche altri popoli antichi d’Italia come i Siculi, i Sardi (Sherden) e altri, guarda caso entrati a far parte della lega dei popoli marittimi citati poco sopra che seminarono terrore e devastazione lungo le coste del Levante, arrivando a conquistare perfino l’Egitto!

Sicché gli Etruschi, quindi, erano fondamentalmente un popolo autoctono d’Italia, parente stretto dei Reti che erano un fossile alpino proveniente dalle pianure dell’Europa centrale in epoca neolitica, e dunque a loro volta frutto di una migrazione da nordest acclimatatasi nell’area centro-italiana tra Toscana e Lazio odierni, passando per l’Umbria. Quivi si sono certo mescolati con genti paleo-mediterranee (di tipo “sardo”), ricevendo successivamente l’apporto italico dei protovillanoviani e reinterpretando secondo i propri canoni la cultura della prima Età del ferro di Hallstatt, dando vita alla civiltà villanoviana, prodotto originale del cuore della Saturnia tellus. La lingua etrusca mostra una certa affinità con il proto-sardo, o sardiano, ma anche col basco e con le lingue caucasiche, segnale di una parentela che affonda le proprie radici almeno nell’epoca del Neolitico.

Il mito di Enea ci dice, non a caso, che egli era discendente di Dardano, partito dall’Italia e giunto a Troia, ed ecco anche nell’epos la tesi di Dionigi e dei mercenari; sicuramente diversi di questi, dopo aver prestato servizio ai sovrani greci, saranno rientrati in patria, magari portando seco il bagaglio culturale maturato nelle terre dell’Egeo e che, dunque, risentiva dei profondi influssi greci e anatolici (intendiamoci, signori: l’Anatolia dell’epoca era ellenica e prima ancora indoeuropea, non turca e di cultura semitica come può esserlo oggi…).

Va anche però detto che gli aspetti “levantini” (antichi) della cultura etrusca storica risentono dei fitti contatti, maturati in Campania, a Cuma, con l’ambiente magnogreco e che hanno certo dato il proprio contribuito allo sviluppo della civilizzazione romana (basti pensare all’alfabeto latino). Ma tra questo e le vere e proprie balle propagandistiche, addirittura appoggiate da genetisti con agenda antirazzista che parlano di Toscani dal DNA turco (!), corre un abisso: l’eredità genetica “levantina” (ripeto, antica) che è presente in Italia, soprattutto nel Centro e nel Sud, risale in massima parte all’epoca dell’espansione agricola del Neolitico e giusto nelle parti più estreme del Meridione possono trovarsi apporti più recenti (relativamente) dovuti a genti come coloni egeo-anatolici, Fenici, Cartaginesi, minoranze nordafricane e del Vicino Oriente (tenendo comunque sempre ben presente che in epoca antica Nordafrica e Medio Oriente erano cosa ben diversa da ciò che sono oggi, dopo islamizzazione e rimescolamenti etnici vari…).

D’altronde, le baggianate esterofile di chi ha un’agenda e rafforza i pregiudizi anti-italiani si infrangono contro i più aggiornati studi genetici sulle moderne popolazioni d’Italia, come i Toscani: un popolo questo che non solo è più simile al Nord Italia che al Sud ma che presenta picchi di linee paterne squisitamente indoeuropee occidentali e che appare del tutto staccato da ogni qualsivoglia popolo MENA (Middle East – North Africa), come del resto anche le popolazioni meridionali d’Italia: nessun popolo della nostra Penisola è più simile ad Africani e Beduini che ai propri compatrioti.

La Toscana, per di più, mostra un aspetto fisico antropologico sovente affine all’Europa centrale, come ci mostrano anche le carte razziologiche della vecchia scuola del Livi e del Biasutti, e anche una certa resistenza di lattasi rispetto alle genti emiliano-romagnole e, ovviamente, a quelle meridionali: segno di eredità genetica indogermanica. Aspetti, questi, sicuramente rafforzati dai Longobardi, ma preesistenti ad essi, grazie alla profonda penetrazione degli Italici protovillanoviani e all’assenza di veri e propri allogeni estranei al mondo italico. Gli Etruschi, dunque, etnicamente erano la somma di caratteristiche paleo-mediterranee, neolitiche ed indoeuropee.

In conclusione, capiamoci: non voglio dire che gli apporti extraeuropei ci renderebbero “sporchi” o “impuri”, io rispetto tutti i popoli della Terra a patto che essi rispettino noialtri e non divengano pedine del mondialismo, ma semplicemente voglio controbattere all’italofobia, spesso sposata da ambienti accademici, che ama dipingere il Bel paese come caotica e criminosa terra di meticci, di ibridi, di arabi sbiancati o di ebrei mancati, di rimescolamento totale e questo per spalancare le porte all’immigrazione selvaggia, al terzomondismo, alla demolizione dell’orgoglio etnico, identitario, nazionale. Le velenose menzogne, per di più strumentali, vanno sempre combattute e sconfitte perché ne va della realtà storica e, soprattutto, dell’identità delle genti d’Italia e d’Europa, oggi più che mai esposte alle follie barbariche della globalizzazione.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/07/gli-etruschi-e-leterno-pregiudizio-anti-italiano.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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11 risposte a Gli Etruschi e l’eterno pregiudizio anti-italiano

  1. indianalakota ha detto:

    Eh mio caro,a parecchi dà fastidio riconoscere che le razze esistono e sono sempre esistite e che c’è sempre stata una razza italiana! Loro vogliono tutto un misturotto come comandato dal piano Kaler

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      “razza italiana” è piuttosto improprio; diciamo che esiste, prima di tutto, la razza europoide, comune a tutta l’Europa e a qualche scampolo di Levante e Nordafrica, e che poi esistono delle suddivisioni etniche interne, anche se forse parlare di “gruppo etnico italiano” potrebbe essere forzoso considerando che sarebbe piuttosto eterogeneo. Ad ogni modo, di certo, esiste uno spazio geografico, storico, epico, sacrale e (seppur meno) etno-culturale condiviso da tutti gli Italiani, che può essere chiamato tranquillamente Patria ancorché composto da genti che hanno avuto etnogenesi differenti (citando i principali, Lombardi, Veneti, Toscani, mediani, meridionali, Siciliani, Sardi).

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      • indianalakota ha detto:

        Se vogliamo essere precisi allora razza caucasica. Rimane il fatto che noi siamo italiani e l’Italia è la nostra Patria e che qualcuno fa di tutto per eliminare le identità nazionali. E sappiamo anche il per

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Razza europoide, caucasoide, stessa cosa. L’intento del mondialismo è quello di demolire tutte le identità etniche, nazionali e culturali, chiaro.

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  2. Lorenzo ha detto:

    Una notizia di qualche mese fa passata in sordina: il metallo (rame) usato per realizzare l’ascia dell’uomo del Similaun proviene dalla Toscana meridionale, dalle Colline Metallifere che diverranno poi di grande importanza per lo sviluppo della civiltà Etrusca. Significa che i rapporti tra l’area retica e quella etrusca risalgono ad almeno prima del Calcolitico. Secondo alcuni studiosi Otzi ha vissuto gran parte della sua vita nei dintorni di Feldthurns/Velturno in quello che è oggi il sud Tirolo, la moderna provincia di Bolzano. Il nome italiano Velturno, che proviene da una evidente radice pre-romana, richiama decisamente un nome etrusco, Velthur, molto comune sia nella toponomastica che nella onomastica etrusca. In tedesco ha subito lo stesso passaggio da V a F che si trova per esempio nel nome moderno di Fiesole che deriva dall’Etrusco Vipsul.

    http://www.unipd.it/ilbo/studio-unipd-metallo-dell’ascia-dell’uomo-similaun-proviene-dalla-toscana

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  3. Fede ha detto:

    A quanto sembra gli Etruschi, antico popolo costituito da (almeno) tre strati etnici, plottavano mediamente più a Nord dei Toscani, grossomodo tra Iberia e Toscana odierna: all’altezza del Nord Italia, dunque.
    Questo dicono i campioni etruschi che sono stati isolati: http://2.bp.blogspot.com/-1rfyRUeQKSE/VUp1FtC48DI/AAAAAAAAKE0/aprJv89-94k/s1600/etruscans.jpg
    Ciò significa quasi certamente che, fra la colonizzazione degli Etruschi e il dominio dei Romani, la Toscana sia stata interessata da quella famosa corrente “tardo-etrusca/magnogreca/levantina” (collegata alla fase orientalizzante?) di cui si parla spesso.
    Sicuramente fra i Toscani moderni si trovano un certo numero di fenotipi assolutamente non riconducibili all’Europa occidentale, né a quella meridionale e nemmeno ai Balcani: Verdini, Paolo Emilio Taviani, Gabriele Del Grande, Bocelli, Marcello Pera, Cecchi Gori, Eugenio Fascetti, Massimo Ceccherini, Fanfani… e tanti altri. Lo stesso Lorenzo De’ Medici aveva una faccia ben poco europea.
    Nello studio di Sazzini et al.(2016) i campioni di Grosseto plottano( non sorprendentemente) lontani dal Nord Italia.
    Non so se ricordi, Paolo, una nostra animata discussione riguardo la collocazione genetica degli Italiani del Centro: beh, Sazzini sembrerebbe confermare la mia tesi, con i campioni di Perugia e Ancona decisamente più giù anche di Grosseto, e sicuramente spostati più verso il Sud Italia che verso il Nord.
    I campioni siciliani di Catania, stavolta, finiscono molto vicini a Cipro, ma comunque anche gli Italiani del Centro sono spostati verso quella direzione. Senza polemiche (e chiedo venia per il parziale OT).

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Toh, il (finto) valdostano con l’IP altrove. Hai lo stesso identico stile di sardi e meridionali, da forum, ossessionati dal cherry-picking (peraltro ridicolo, visto chi hai elencato, l’unico “esotico” è Bocelli e attribuire il suo fisico, arbitrariamente, ai fantomatici Etruschi levantini fa sorridere) e non credo esista un solo tizio indigeno della VdA a cui freghi seriamente qualcosa di queste polemiche internettiane. Questo per dire che, come sempre, c’è dietro un’agenda anti-italiana.
      Ma veniamo alle cose serie. Quelli sono tre campioni del 2500 a.e.v., è scritto nella PCA, quindi quella fantomatica migrazione “tardo-etrusca/magnogreca/levantina” sarebbe già avvenuta da un pezzo, ammesso che sia avvenuta e sia avvenuta come fenomeno di massa, e la fase orientalizzante era praticamente finita nel 2500 a.e.v. Il problema è che non ci sono altre informazioni su questi tre campioni etruschi, sono stati raccolti da Stanford, ma il loro genoma non è ancora stato rilasciato. Questi tre Etruschi (uno plotta con i Toscani, uno con gli Iberici, e il terzo, secondo vari blogger, va in direzione nord-est, vero Bulgaria e Romania) andrebbero visti anche in PCA più articolate. E sono comunque compatibili con una origine degli Etruschi come mescolamento di proto-villanoviani con la precedente popolazione paleo-mediterranea.
      La PCA di Sazzini non è quella integrale, è stata fornita dal paper per evidenziare gli outlier. Perché è evidente che Sazzini, essendo stati i campioni raccolti da enti esterni all’Università (credo le ASL/USL), si voglia in questo modo parare il sedere, non avendo lui probabilmente controllato la selezione dei campioni. Purtroppo mancano le mediane dei vari cluster a questa PCA.
      I pistoiesi, che sono toscani centrali o, al limite, toscani centro-settentrionali, sono più vicini ai bolognesi (i Toscani settentrionali sono i lucchesi, e chiaramente i massesi e carrarini che poi però diventano lunensi e gallo-italici e quindi toscani sì, ma non propriamente etnicamente toscani).
      I bolognesi si allargano fino ai grossetani, c’è anche da dire che i bolognesi sono uno dei campioni più grandi dello studio, mentre i grossetani sono toscani meridionali (i 2/3 della popolazione toscana vive nella Toscana settentrionale e in quella centrale, solo 1/3 della popolazione vive tra Grosseto, Siena ed Arezzo).
      Ora, gli anconetani (che sono tanti, con i bolognesi sono uno dei campioni più grandi dello studio di Sazzini, più grande è il sample, più outlier può produrre) overlappano chiaramente con i Toscani, soprattutto con i grossetani, e certo scendono un po’ più a sud, ma di tutti i meridionali gli unici che riescono a entrare nel cluster del Centro Italia sono una manciata di beneventani (beneventani di cui si narra la storia del ripopolamento con i Liguri apuani), mentre una grande fetta, forse la maggioranza dei beneventani, rimane comunque nel cluster del Sud Italia. Sazzini mostra chiaramente che in Italia esistono 4 cluster. Certamente umbri e marchigiani sembrano, in media, più a sud dei Toscani, ma gli anconetani sono chiaramente in mezzo, dire che siano più vicini al Sud Italia che al Nord Italia è una lettura del tutto forzata e ideologica; si tenga presente che anche la Romagna (Nord Italia) può presentare tendenze “centro-meridionali”, ma qualcuno si sognerebbe forse di estrometterla dal contesto padano-alpino? Tra l’altro una piccola percentuale di anconetani entra persino nel cluster del Nord Italia.
      Ad ogni modo la PCA di Sazzini è questa, credo che anche un orbo sarebbe in grado di identificare i tre cluster Nord, Centro, Sud e di notare il palese stacco che vi è tra l’area Grosseto-Foligno-Ancona e il Sud propriamente detto, in cui ricade parzialmente anche (senza sorprese) il campione aquilano, che si pone tra Centro e Sud: l’Abruzzo si sa, è in tutti i sensi Italia meridionale, con la parziale esclusione del territorio sabino (che comunque, essendo nel Regno duosiciliano, ha sicuramente conosciuto qualche rimescolamento con napoletani, abruzzesi propriamente detti ecc.).

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  4. Alberto Selis ha detto:

    Sulla data ha ragione Paolo, la fase orientalizzante nel 500 a.C. è praticamente terminata(almeno in Etruria).
    Secondo Hellenthal et al. 2014(a parer mio uno dei migliori studi autosomici, forse l’unico che si focalizzi sul dato temporale dei mescolamenti), i Toscani hanno avuto una mescolanza successiva(con una popolazione Cypriot-like con 11% di Dna “armeno”), attorno al 900 d.C.
    La datazione è apparentemente improbabile, ma in generale in tutte le popolazioni esaminate i dati sembrano combaciare con le colonizzazioni storiche, le deportazioni e gli spostamenti documentati dalle fonti storiche…
    Garrett Hellenthal, per capirci, è lo stesso di Living Dna, non uno sprovveduto qualsiasi.
    Probabilmente il dogma di un’Europa popolata solo fino all’Età del Ferro non corrisponde alla realtà dei fatti: anche nel Medioevo ci sono stati degli spostamenti, basti pensare a vari porti di mare: Lisbona, Amsterdam, o per restare in Italia la stessa Livorno, popolata fondamentalmente dal Seicento in poi.
    Una cosa è certa, gli Etruschi non erano Turchi anatolici, ma una popolazione paleo-mediterranea con forti influenze atlantiche.
    Diversamente, non plotterebbero tanto a Nord( anche rispetto ai Toscani attuali).

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      900 dopo Cristo? E chi mai potrebbe avere diffuso quella componente in (tutta?) la Toscana? Se nei Toscani c’è realmente una componente di tipo levantino “moderno” io penso proprio si debba a qualche input tardo-villanoviano (fase in cui, per l’appunto, la classica cultura associata agli Etruschi risente di un influsso egeo-anatolico). Non vorrei fare l’antisemita di turno, comunque, ma ho sempre sentito dire che per ovvi fini ideologico-politici ci possa essere una sorta di agenda “sionisteggiante” dietro a diversi test commerciali, tesa a levantinizzare tutto il Sud Europa per de-europizzare Aschenaziti e Sefarditi giustificando l’esistenza di Israele in Medio Oriente. Io dubito fortemente vi sia qualcosa di levantino recente in Toscana, a differenza del MENA del Sud Italia che potrebbe risalire al Bronzo (o Calcolitico).

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  5. Alberto Selis ha detto:

    Boh non saprei, il dato riportato è effettivamente strano. La cosa mi interessa, perché ho una parte di Dna toscano, sia da parte paterna che materna.
    Da un lato c’è il solito problema del basso numero di campioni( quindi presi in una sola città toscana, ma non so quale sia) però a maggior ragione, allora, quelli di Stanford sono soltanto 3, e andrebbero esclusi a priori.
    Hellenthal comunque non parla di Ebrei, ma di popoli mediorientali generici, affini a Ciprioti e Armeni. Può trattarsi di qualche deportazione?
    Questa degli Ebrei che modificano i test mi sembra davvero complottismo puro, non esageriamo.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Quel lavoro di Hellenthal del 2014 credo sia abbastanza astruso e risibile, francamente; me lo sono riguardato per capire quale fosse ma penso proprio che sia abbastanza inconsistente: ipotizzare componenti storiche basate sulle moderne regioni geografiche o nazioni ha ben poco senso, altrimenti dovremmo pensare che la Sardegna abbia ricevuto recenti apporti marocchini (6%) e ciprioti (7%) o che la stessa Toscana sia al 18,6% inglese. Sono tutti antichi collegamenti genetici, e nel caso della mistura simil-cipriota saremo sempre a qualcosa che risale all’Età del bronzo, al più. Sul discorso test non credo si tratti di complottismo, basti vedere che dietro a questi test commerciali ci sono comunque personaggi di origine ebraica, sicuramente interessati a sottolineare le componenti MENA degli Ebrei, oltre che a fare dell’antirazzismo spicciolo andando a rimescolare un po’ tutta l’area dell’Europa meridionale. Di sicuro è improbabile che, nel Medioevo, vi sia stato un popolo in Italia che ha lasciato consistenti tracce genetiche, autosomiche, sia che si tratti di popoli germanici sia che si tratti di altri popoli dal bacino del Mediterraneo. Ormai è abbastanza risaputo che la differenziazione genetica tra Italiani risale all’epoca preromana e non a eventi successivi.

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