Tracce onomastiche celtiche nella Bergamo antica

Stele di Reburro

Gli studiosi Alessandro Morandi e Marina Vavassori hanno condotto, rispettivamente, interessanti studi sull’epigrafia celtica e gallo-romana della Bergamasca e sulle iscrizioni sepolcrali e sacre sempre del nostro territorio, grazie a cui possiamo desumere alcuni aspetti linguistici e culturali relativi al sostrato celtico/gallico dell’area orobica. A chi interessasse può trovare i risultati delle loro indagini, ad esempio, sui due volumi della Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo che si occupano del periodo che va dalla preistoria al Medioevo. Ne approfitto anche per rimandarvi a questo mio precedente articolo.

Morandi si occupa di epigrafia vascolare-strumentale di Bergamo e centri minori (come Parre, sito dell’oppidum degli Orobi) in lingua encoria gallica e latina, analizzando non solo la loro componente linguistica ma anche quella culturale connessa al rito; l’autore indaga così il contesto della celtizzazione del territorio bergamasco anche per quanto concerne i legami tra Gallia Cisalpina e Transalpina delineando poi il passaggio alla piena romanizzazione, che nel campo vascolare si può cogliere grazie alla presenza, negli scavi archeologici, dei cosiddetti Acobechern, i bicchieri di tipo Aco (da un antroponimo celtico probabilmente nome del produttore di questi manufatti), una qualità di vasi che presenta un’ibridazione tra le produzioni delle figlinae romane e la morfologia degli elaborati celtici, tipica degli ultimi decenni del I secolo avanti era volgare.

La Vavassori, invece, conduce un’indagine socio-economica in Bergamo e suo territorio attraverso i monumenti delle iscrizioni sepolcrali e sacre (are, per lo più), grazie a cui la studiosa può desumere interessanti dati relativi ai ceti sociali, alle loro aspirazioni, al loro potenziale economico e alla volontà di perpetuare il proprio ricordo grazie alla costruzione di monumenti elaborati o anche semplici; altresì, viene sottoposta ad analisi la componente magico-sacrale che emerge dalle iscrizioni e che fornisce precise informazioni non solo sull’offerente ma anche sul culto della gentilità locale, che presenta la classica interpretatio romana  delle indigene divinità celtiche.

In questo scritto, riporto quindi gli elementi linguistici e culturali messi in evidenza dai due studiosi citati, elementi che riguardano la filologia, l’onomastica (antroponimi e teonimi), la religiosità, l’antropologia e naturalmente l’ambito socio-economico e socio-culturale relativo all’integrazione nel mondo romano dei Celti golasecchiani e dei loro fratelli Galli. A proposito di filologia celtica, viene spontaneo citare il professor Filippo Motta dell’Università di Pisa, che ha avuto modo di esaminare le incisioni leponzie (alfabeto di Lugano) di Carona (Val Brembana): ne accenno qui. Vale la pena ricordare che la più antica testimonianza di scrittura celtica proviene proprio dall’area della Cultura leponzia di Golasecca (vedi stele di Prestino, a Como): un adattamento dell’alfabeto etrusco databile alla fine del VII secolo avanti era volgare.

Morandi, dunque, segnala le seguenti iscrizioni come celtiche (praticamente relative a nomi di persona), raggruppandole in base alla località da cui provengono:

  • Bergamo: (ar)tume (vedi Artio, dea celtica della caccia e dell’abbondanza spesso raffigurata come orsa), (l)euesa, at-, (p)et(…) (vedi Petua, Petu), as’ (vedi l’elemento celtico as’ da cui as’, es’ ecc.) con presenza di sade ‘a farfalla’ ossia un antico elemento grafico cisalpino (celto-etrusco), di nuovo un (a)rt, myrin, il già citato aco, viik/vek (vedi antroponimi celtici Veccus, Vecco), papirius (nome romano ricorrente in Cisalpina);
  • Parre: aiut, katua (vedi la voce celtica catu- ‘combattimento’ alla base di un termine come cateia, arma da getto celtica simile ad un boomerang; la desinenza -ua ricorda altri nomi celtici come Atecua e Petua), piuot (vedi un ricostruito *piuotios);
  • Capriate: kicrisi (vedi cicr e la presenza di uno svastika, classico simbolo indoeuropeo collegato ai culti solari);
  • Verdello: importante località gallica della Bergamasca (e di toponimo celtico, al pari di Bergamo e Parre) > ris’oi (vedi rix ‘re’, in celtico), ciamis (vedi Ciamus, Ciamilus), talu (vedi Tanotalos, l’oscuramento di -(o)n in -u indica ipocoristico), pit (vedi Pitius, Pittiacus, in celtico il segno p rende il suono b e dunque, nel nostro caso, gli antroponimi derivano da *bito- ‘vita’ che dà anche Bituitos, Bituriges ecc.), pe (vedi Petua, Pet, Petu), uitilis (vedi *Uitilios);
  • Fornovo San Giovanni: altra località bergamasca sito di importanti ritrovamenti gallici > as’uesa (sul modello di leuesa visto sopra; derivato del gruppo as’ che dà Asui), art (vedi sopra);
  • Ghisalba: come sopra > pit (vedi sopra, da bit- ‘vita’), va (ua), tou (vedi touta che sta per ‘popolo’, ‘civitas‘ o abbreviazione di nomi celtici come Toutiopouos), kat (da catu- ‘combattimento’ come in Catubriges).

Morandi passa in rassegna anche alcune delle divinità gallo-romane più venerate nel territorio di Bergomum, ricordando come si tratti, per lo più, di divinità indigene di origine celtica romanizzate (nel nome, ad esempio): Minerva (aveva un santuario a Verdello, la cui memoria è rimasta nel toponimo Minervio), Silvanus (ad esempio nel territorio degli Almenno, Lemennis, toponimo celtico), Iuno (divinità tutelare del pagus Fortunensis, attuale Isola Bergamasca), Neptunus (il cui culto veniva praticato lungo il corso del fiume Cherio, idronimo celtico), Mercurius (con alcune tracce toponomastiche a Bergamo e in Val Seriana), Diana, Priapus, Hercules e anche Saturnus (che ha dato il nome al pagus Saturnius della Val Seriana, di cui oggi rimane traccia nel coronimo Val Sedorgna).

La Vavassori integra queste notizie segnalando il culto di Minerva a Bariano, Martinengo, Cortenuova e Lovere (le prime tre località sono della Bassa mentre Lovere fa parte dell’alto Sebino bergamasco); quello di Mercurio nella Val Calepio a Chiuduno (toponimo celtico) e Credaro, e a Castione della Presolana, in Val Seriana; ribadisce il culto di Silvano e Priapo per l’Isola e gli Almenno; quello delle matres o matronae (note anche come Dervonnae o Dervones) peculiare di Celti e Germani, che emerge dalle iscrizioni sepolcrali; il culto di Aburno e Aburna, divinità indigene dell’area camuna venerate a Lovere (toponimo celtico) e Costa Volpino; sempre riguardo l’area, lacustre, del Sebino da segnalarsi pratiche sacre connesse alle acque e, quindi, a Nettuno.

La studiosa citata riporta nella sua opera i seguenti antroponimi gallici o gallo-romani: Marcus (…)antius Alpo (cognome celtico), padre di un quattuorviro; Marcus Cornelius Reburrus (‘dai capelli arruffati’, in celtico), quattuorviro; Vira, padre del veterano Caius Geminus (il suffisso -a è tipico dei nomi maschili transpadani); Voccus; Virsullus; Cobluto; Sextus usato come nome personale, secondo un’usanza cisalpina; Blandius (dalla gens gallo-romana dei Blandii); Marcus Cabarsus Patiens; Vitullia e Vitullius; nomi tratti da numeri ordinali, anch’essi peculiari dei territori cisalpini; uso del suffisso -io tipicamente celtico (Secundio, Homuncio); il cognomen Madia; il cognomen Vegula; la gens Magia; Cirusus.

Tra la fine del I secolo avanti era volgare e il I era volgare, nel territorio bergamasco come altrove in Cisalpina, avviene l’integrazione tra la cultura gallica lateniana e la romanizzazione, che dà come esito culturale, ad esempio, il sopraddetto bicchiere Aco. In età augustea nel Bergamasco, pur rientrando come territorio del municipium di Bergomum  nella Regio Transpadana, si registrano gli influssi culturali di Aquileia e della Venetia in genere, contatti che si rafforzano lungo tutta l’età imperiale assieme a quelli con l’Etruria padana e l’Italia centrale. Con Diocleziano, nel contesto della riorganizzazione delle suddivisioni amministrative dell’Impero, Bergamo e il suo agro passano alla Venetia et Histria, mentre l’ex Transpadana confluisce nella Liguria.

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Bergamo, Storia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...