Toponomastica celtica del Bergamasco

Tabula Peutingeriana – Bergomum

Eccettuando, ovviamente, la gran massa dello strato toponomastico latino, il principale contributo linguistico relativo ai nomi di luogo bergamaschi riguarda, senza alcun dubbio, il sostrato celtico. Si deve qui fare, perciò, lo stesso ragionamento che si fa circa la linguistica del dialetto bergamasco e degli altri parlari gallo-italici: la nostra identità culturale è primariamente latina e romanza ma essa risente considerevolmente dell’apporto prelatino soprattutto di matrice celtica, con un residuo contributo germanico di superstrato (non certo trascurabile in materia di antroponimia e cognomistica).

Parlando di toponomastica bisogna comprendere come il sostrato celtico non sia frutto di una sola ondata migratoria, con conseguente acculturazione, ma riguardi diversi momenti della protostoria e storia antica orobica, e lombarda; stando agli studi più recenti, di autori come Pellegrini, Zamboni e Villar per fare qualche nome, l’antica lingua ligure che inizialmente era ritenuta dai più un fossile preindoeuropeo genericamente considerato “mediterraneo” al pari di protosardo, basco, etrusco e lingue caucasiche, viene ai nostri giorni considerata una remota fase, ancorché intrisa di elementi anariani, ascrivibile alla famiglia linguistica italo-celtica, dunque indoeuropea, vicina soprattutto al celtico continentale; una seconda fase di celtizzazione riguarda quella del periodo golasecchiano, emanazione delle culture centro-europee di Urnfield e soprattutto di Hallstatt, in cui veniva parlato, in Lombardia, il leponzio, dialetto celtico continentale; infine la fase gallica, lateniana, rappresentata dall’invasione dei Celti storici provenienti dal settore dell’arco alpino centro-occidentale e portatori della lingua gallica, classificata dagli studiosi come celtico-p.

All’antico ligure vengono attribuiti suffissi prediali o derivativi come -asco/(es. bergamaschi Curnasco, Casco, Badalasco, Grabiasca, Somasca) impiegati anche come etnici (nello stesso bergamasco o in comasco e cremasco), suffissi che conoscono una grande prolificità che dura sino al Medioevo inoltrato, e riguarda praticamente tutta l’area italiana nordoccidentale storicamente interessata dalla presenza degli antichi Liguri, in particolar modo a ridosso delle Alpi. Altri toponimi, indoeuropei, tradizionalmente attribuiti ai Liguri sono Genova, Polcevera, Bormida, AlbaBergiema, Aventia ecc.

Alla fase lepontica va riferito uno dei più classici suffissi toponimici dell’area golasecchiana (dalla Sesia al Serio) vale a dire -ate, suffisso impiegato per indicare luoghi nei pressi di elementi naturali come corsi d’acqua, boschi, prati, colline ma anche negli etnici latini (es. Bergomates, Anesiates); per il Bergamasco, sino ad oggi, ne ho contati una trentina tra toponimi maggiori e minori di questo tipo, concentrati soprattutto nel settore occidentale del territorio di Bergamo, ma il loro fulcro si trova nell’area brianzola e del basso Seprio, il che conferma l’attribuzione al sostrato celtico/celto-ligure di Golasecca. Inoltre, al periodo storico di cui parliamo, vanno collegati importanti toponimi come Bergamo, Como, Lecco, Varese e fors’anche Milano (sebbene per i più risalga al periodo gallico).

Per quanto concerne il gallico, invece, abbiamo i classici suffissi prediali (latinizzati) in -acum/a, -icum/a, -ucum che danno soprattutto i classici -ago e -igo (anche al femminile); quelli idronimici in -asio, -esio o -isio (ma anche -es); il particolare elemento -dunum dal celtico *dun ‘rocca’. Anche il suffisso -atico/riflette probabilmente il celto-ligure -ate, essendo non a caso peculiare del territorio storicamente gallico cisalpino. Ai Galli si devono, con tutta probabilità, toponimi come Brescia, Brianza, Bologna, Reno (il fiume), Eporedia (l’odierna Ivrea) ecc.

I toponimi ascrivibili al sostrato gallico sono presenti in tutto il Nord Italia, dal Piemonte al Friuli, dall’Insubria all’Alto Adige, e si fanno fitti in particolar modo in quella che un tempo era la Gallia Transpadana, dalle Alpi Occidentali al fiume Oglio. Molti di essi, per ovvie ragioni, sono analoghi a quelli che possiamo ritrovare in altre importanti aree celtiche d’Europa, in particolar modo in Francia, Belgio e Svizzera francese, dove insomma veniva parlato il gallico. Nel Bergamasco ho contato, sino ad ora, 45 toponimi con suffisso -acum e simili, una decina di -atico/a, qualche idronimico e una decina di -duno o -uno.

Sulla scorta dello studioso Pellegrini, i toponimi celtici d’Italia, come di Lombardia e Bergamasca, possono essere suddivisi in quattro filoni: 1) di epoca antica (es. Bergomum, Leuceris, Dunum); 2) di epoca medievale ma di sicura origine gallica (es. Bergias, Ambivere, Verobbio); 3) i prediali in -acum di verosimile origine gallo-romana (es. Balbiacum, Suxiacum, Rubiacum); 4) derivati da appellativi di origine celtica ma, essendo relativamente recenti, di scarso interesse, spesso perché nati a partire da elementi dialettali (es. Becco, Brolo, Tegia, Petta, Bruga).

Mi permetterei di aggiungere una quinta categoria che riguarda il nutrito filone degli -ate (da -ates) di significato geonomastico ma usato anche come suffisso derivativo in senso etnico e genealogico, di appartenenza (es. i già citati Bergomates, Anesiates oppure Calcinate e Antegnate); nella maggior parte dei casi, tale suffisso esprime comunque la prossimità a luoghi naturali (come, ad esempio, corsi d’acqua: Brembate, Seriate, Telgate) ma anche antropizzati (es. Casirate, Capriate, Bonate). In taluni casi -ate (o -ato, nel Bresciano) potrebbe aver sostituito un -acum, così come un latino -anum potrebbe aver rimpiazzato un precedente -acum per via della romanizzazione.

In questo articolo intendo integrare i precedenti sui toponimi celtici (e prelatini in genere) del Bergamasco con un’altra rassegna di nomi di luogo orobici, affatto minori o scomparsi, riconducibili all’epoca della celtizzazione, che vanno naturalmente aggiunti ai seguenti scritti relativi a: toponimi maggiori, toponimi minori, toponimi perduti, idronimi, oronimi, altri toponimi. Chiaramente non ho alcuna pretesa di esaustività, considerando che ho semplicemente esposto tutti quei nomi di luogo riconducibili ai Celti che ho avuto modo di reperire su cartine, mappe, atlanti, dizionari toponomastici e su testi relativi agli antichi documenti medievali dell’Orobia; infatti, molti dei nomi di luogo che riporto negli articoli, sono scomparsi e ci sono testimoniati dalle carte altomedievali conservate negli archivi bergamaschi.

Albelasco (Valle Imagna): dal dialettale albiöl ‘abbeveratoio, trogolo’ (latino alveolus) + classico suffisso derivativo ligure -asco.

Ambla (Val Seriana): riprende forse, come i toponimi sempre bergamaschi Ambria e Ambriola, il celtico *ambra ‘acqua, pioggia’ o *ambe ‘fiume’.

Amnesso (Val Seriana): riflette una voce indoeuropea affine al latino amnis, amnes “fiume, fiumi”.

Armisa, torrente (Valle Imagna): potrebbe ricollegarsi ad antichissime voci preindoeuropee, assorbite dai Celti, quali arma, alma, balma che stanno ad indicare la presenza di grotte e caverne o comunque di un riparo.

Auliuno (pianura): qualcuno vi ha visto un nome personale etrusco Aule + l’elemento celtico *dunum ‘rocca, altura fortificata’.

Auno (pianura): località scomparsa il cui nome, per quanto forse contratto, mostra, come sopra, il celtico *dunum.

Aviasco (Valle Seriana): appare composto da una radice celtica (o ligure) *ap- > *av- col significato di ‘sorgente d’acqua, fonte’ + suffisso -asco.

Bagitene, Cornello (Val Seriana): antico oronimo in cui si può intravvedere, forse, il termine indoeuropeo *bhāghos ‘faggio’.

Bagnago (Valle Imagna): difficilmente si tratterà di un *balneacum, più probabile si tratti di un bannum (termine di origine germanica riferito al regime feudale) + prediale gallo-romano -acum. Non escludo, però, una derivazione dalla voce gallica *bennacos ‘dai molti promontori, puntuto’, come nel caso di due altre località bergamasche chiamate Benago.

Baradello: località presente in Val San Martino e Val Seriana (e anche altrove, in Lombardia); deriva dal celtico *barros ‘sterpeto’.

Beseno (Val San Martino): come nel caso di Besigna (Val Brembana) e Bessena (Sebino) indica la presenza di alveari o apiari (bergamasco bisöl ‘arnia’, vedi antico irlandese bech o inglese bee ‘ape’).

Boirasco (Val Seriana): sembrerebbe formato dal latino bovarius ‘stalla di buoi’ + -asco.

Bondì (Val San Martino): come altri toponimi bergamaschi, e non, può derivare dal gallico *bunda ‘fondo, suolo’.

Braghizza (Colli di Bergamo): come per altri due toponimi analoghi quali Braga (Valle Imagna) e Bragazzo (torrente della Val Cavallina) si può intravvedere un etimo celtico *brac ‘incolto’ (a meno che non si tratti di qualcosa affine a brache o braccio, lemmi comunque di origine celtica). Toponimo similare presenta la località Bracc, presso Casnigo, sito archeologico (e luogo sacro) relativo ai celto-liguri Orobi, e la località non identificata di Bracisa. Segnalo anche il latino *bracum ‘melma’, di origine gallica.

Bregno (Val Brembana): dal dialettale brègn ‘ruderi, edifici diroccati’, a sua volta da un celtico *bren ‘luogo dirupato’ (vedi anche *breg ‘rottura, crepa’). Vedi anche l’estinto Breniadesco (pianura), con suffisso germanico -isk.

Bregunzii, Bregunzonis, vallis (Bergamo): toponimo perduto ma di una località posta nei dintorni del monastero di Astino, ai piedi dei colli cittadini; deriverà da un appellativo di origine celtica formato da *brig ‘collina, altura, fortezza’.

Bricola (Val San Martino): avrà sicuramente a che fare col celtico *brig ‘altura’ che dà il dialettale bréch o brich ‘rupe’.

Brozzate (pianura): toponimo perduto, forse aferesi del nome personale latino Ambrosius + -ate.

Budriago (Isola Bergamasca): come l’antico nome ligure del fiume Po, bodinkòs, anche questo toponimo deve la prima parte ad un termine affine significante ‘fossato, profondità’ latinizzato in butrium (vedi toponimo bolognese Budrio) + gallo-romano -acum.

Cadernasca (pianura): località perduta dal suffisso ligure -asca; la prima parte, forse, potrebbe riferirsi ad un ipotetico *cadinaria dal latino catena.

Camino, Pizzo (Val di Scalve): dal celtico latinizzato *camminus ‘percorso, itinerario, sentiero’.

Caolizade (Isola Bergamasca): toponimo perduto di una località oggi scomparsa, che presenta il classico suffisso celto-ligure -ate ma che per il resto appare oscuro.

Casaga: località non identificata della pianura, che presenta suffisso gallo-romano -aca; il primo elemento potrebbe riferirsi ad un’abitazione oppure ad una casera.

Celatica (Val Calepio): derivato nel celto-latino –atica di cella, da intendersi qui come ‘dispensa, granaio, cantina’.

Cler (Val Brembana): dalla radice indoeuropea *klei ‘pendio, clivo’.

Clocca, Monte (Val Seriana): da una voce tardo-latina di origine celtica clocca ‘campanaccio’ (delle vacche, evidentemente).

Cora: questa località ricorda quella scomparsa di Pricorio, dove il primo elemento starà per prato (prà o pré) e il secondo ricorda il celtico kora ‘stirpe, tribù’ del resto affine al latino curia.

Crusnigo (Isola Bergamasca): un toponimo affine ad altri due del Bergamasco come Crosolo (Valle Imagna) e uno scomparso Grusia, derivati dal latino corrosus forse incrociato con un antico lemma celto-ligure (vedi lombardo croeuscrosa, ligure crêuza) indicante un sentiero di collina o montagna, una mulattiera, o anche il letto incavato di un torrente. Crusnigo mostra un classico suffisso gallo-romano -icum.

Dignone (Bassa): antico toponimo medievale di Romano di Lombardia che designava una motta, cioè una collinetta fortificata, forse risalente alla dominazione longobarda, il cui nome può essere confrontato con l’inglese dungeon e l’antico francese donjon ‘torrione’ derivanti dal gallo-romano *dominionem, termine ibrido formato dal latino dominium (da dominus ‘signore’) e dal celtico *dun- ‘rocca, fortezza’.

Doledo (Sebino): forse è ipotesi peregrina eppure rievoca i toponimi iberici Valladolid e Toledo formati da una voce celtica, latinizzata, Tolitum che dovrebbe significare “terra di acque, sorgenti o paludi”.

Drizzago (Val San Martino): lombardo drizz ‘diritto’ (riferito ad una strada) + -acum.

Duria (Val Calepio): ricorda l’idronimo piemontese Dora che deriva da un idronimico ligure *duria, piuttosto diffuso in Europa.

Esmate (Sebino): un tempo attestato come Sumate, forse dal latino humus ‘suolo, terra’ + celto-ligure -ate. La prima parte mostra affinità col verbo esumare (ex humare) ‘seppellire in una fossa’, ma fors’anche con il latino summus, con riferimento ad una sommità.

Gambirago (Val San Martino): se non è un riferimento ad un allevamento di gamberi si può ipotizzare un antroponimo derivato dall’antico alto-tedesco gambar ‘audace’ (come per Gambara, mitica madre dei Longobardi).

Gromo, Grumello: e loro derivati, nomi di luogo diffusissimi, se non peculiari, della Bergamasca che indicano collinette, poggi, o anche pascoli; probabilmente tali toponimi discendono da una voce celtica affine al gallese crom o crum ‘curvo’ che in origine doveva designare dei tumuli, monticelli di terra e pietre posti sopra una o più sepolture. Segnalo qui Grumeslago (Isola Bergamasca), che presenta suffisso gallo-romano -acum.

Inglasca: toponimo oscuro relativo ad una località non identificata; il suffisso ligure -asca è chiaro, la prima parte del toponimo è invece opaca (che sia un in glarea, ‘sulla ghiaia’, contratto?)

Le Rate (Isola Bergamasca): curioso toponimo di Villa d’Adda che, a mio parere, è la corruzione di un originale nome di luogo in -ate (l’Isola Bergamasca è densa di toponimi con tale suffisso). Ricordiamo che il valore di quella terminazione è, fondamentalmente, di tipo geonomastico, quindi indica elementi naturali del territorio.

Liciaco: località scomparsa il cui toponimo è formato, presumibilmente, dall’antroponimo latino Licinius o Licius + -acum.

Lonno (Val Seriana): dovrebbe derivare da un termine celtico che indica un laghetto, una pozza (affine agli idronimi celtici Olona e Oglio e ai toponimi lombardi Lonate e Lonato).

Magiano (pianura): località scomparsa al pari di Magiatica (Isola Bergamasca), i cui nome dovrebbero derivare – come i suffissi prediali -anus e -atica suggeriscono – da possedimenti della gens gallo-romana Magia.

Magore (Val Brembana): riecheggia il celtico *mago ‘campo’.

Marcoriolo (Val Seriana): toponimo perduto che allude ad un santuario (o altare) in onore del dio romano Mercurio (o, forse, ad un dio celtico locale romanizzato). Etimo similare presenta il toponimo perduto di Bergamo Mercorina.

Martorasco (Val Seriana): credo abbia a che fare con la presenza di martore (zoonimo di origine germanica) + -asco.

Menna, Cima di (Val Brembana): personalmente, mi ricorda il bretone maen ‘pietra’ che proviene da un celtico men.

Minervio (pianura): località scomparsa che indicava la presenza di un santuario dedicato alla dea romana Minerva (che in realtà era una divinità celtica locale reinterpretata dai Romani).

Musna (pianura): dal celtico *mosa ‘palude’.

Neveri (Bassa): nome di un guado sul fiume Serio (in località Bariano) nei pressi del sito archeologico dello scomparso vicus Averga (vedi voce), che rimanda ad una radice celtica *nev o *niv alla base anche del toponimo francese Nevers (che sia *nava ‘conca’?).

Pagani, antro/casa/grotta dei: nomi di luogo sparsi nelle nostre valli e che riecheggiano, molto probabilmente, antichi siti sacri pei culti precristiani (in Val Brembana è attestato un antichissimo culto delle acque e degli antenati, in grotta, che risale alle pre-protostoria).

Palem, Val di (Sebino): probabilmente non celtico ma ben più antico, derivante dal preindoeuropeo *pala ‘pietra’.

Piazzasco (Valle Imagna): etimo evidente + suffisso ligure -asco.

Romentatico (Val Seriana): dal bergamasco arcaico romenta (oggi röméta) ‘spazzatura’, a sua volta dal latino armenta ‘bestiamo bovino’ che per traslato vale ‘stalle’, + suffisso celto-latino -aticus, tipico della Cisalpina.

Sorolasco: nome di località scomparsa, non identificata, terminante in -asco; il primo elemento mi ricorda l’etimo di Sorisole (colli di Bergamo) da siliceolae ‘strada selciata’.

Streghe, grotta delle: o anche delle Fate, toponimi delle valli che indicano antichissimi luoghi di culto precristiani divenuti nel tempo ricettacolo per atti di stregoneria.

Sudorno (Bergamo): come il coronimo Sedorgna (valle laterale della Val Seriana), tale nome di luogo significava la presenza di un santuario (o altare) dedicato al dio italico Saturno, o più probabilmente ad una divinità locale celtica reinterpretata dai Romani.

Talavo (Val Calepio): per qualche studioso è l’odierna Tolari, località di Gandosso; l’etimologia potrebbe ricondursi al celtico *talava derivato di *telu- ‘terra, fondo’.

Telga (Val Serina): affine al più noto Telgate, potrebbe evocare un celtico *telos- ‘sorgente’.

Terzago (Contado): evidentemente dal latino tertius (usato come antroponimo o come toponimo miliare) + gallo-romano -acum.

Tremana, torrente (Bergamo): forse questo idronimo deriva da un celtico *trama o *trema che sta per ‘passaggio’.

Trigasco (Val Seriana): il suffisso è naturalmente il solito ligure -asco, mentre la prima parte ricorda il bergamasco trigà che significa ‘creare difficoltà, imbrogliare’ oppure ‘perdere tempo’, e che forse riflette qualche etimo celtico o germanico. Il toponimo avrà valore geonomastico, o potrebbe anche legarsi al gotico *treuwa ‘luogo di sosta’ (in comasco triga vale ‘dimora’).

Unda (Valle Imagna): presenta un classico tema idronimico indoeuropeo come *und-, similare a *ond e *end.

Valbonaga (Val San Martino): dal latino bonus (riferito a nome di persona o a qualità del terreno) + -acum/a.

Vavariolo (Bergamo): località scomparsa che, nei documenti bergamaschi altomedievali, si accosta ad altre del territorio come Varvallo, Vaurella/Vawrella (e Vaprio, nel Milanese), il cui etimo può essere avvicinato al celtico *wabera ‘ruscello’.

Vedra, Val (Val Serina): deriva dal bergamasco vedrèta ‘ghiacciaio’, a sua volta accostabile al gaelico scozzese eidhre ‘ghiaccio’.

Vendra, torrente (Sebino): evoca il celtico *uindo ‘bianco, splendente’, forse riferito alle acque del torrente.

Vicate, Turre (Bergamo): località scomparsa il cui elemento Vicate sembra composto da vicus ‘villaggio’ + -ate.

Villasco (Val Seriana): variante di Villassio, località di Gorno, che ovviamente si riferirà alla presenza di un villaggio (-asco ligure rafforza il concetto).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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3 risposte a Toponomastica celtica del Bergamasco

  1. Gianluca ha detto:

    E i nomi del tipo: Clusone (Clusù) o per esempio, quelli in Valcamonica, Temù, Lecanù etc, sono celtici o preindouropei come qualcuno sostiene?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Clusone in antico era Clisione, avente la stessa radice di Clusane, Clisi, Chiese ecc. che indica un corso o uno specchio d’acqua. Sui toponimi bresciani non saprei, ma credo che spesso e volentieri (come già suggeriva Dante Olivieri) le forme più oscure e contorte sono delle volgarizzazioni di etimi latini, per quanto possano suonare “ostrogoti”. La terminazione in -ù credo comunque sia dialettale.

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      • Gianluca ha detto:

        Pensavo fossero più antiche. Cmq finalmente ho capito da dove deriva il nome Pizzo Camino. Interessante sarebbe scoprire anche Pizzo Badile, che è in Valcamonica ma esiste anche uno in Val Bregaglia, Svizzera 😉

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