Il regime mondialista e i suoi tragicomici cagnolini da guardia

State certi che più uno si dirà aperto, tollerante e democratico più questo sarà fazioso, arrogante e liberticida poiché ricolmo di quella classica prepotenza da vigliacchi che promana dalla sicumera degli antifascisti (rigorosamente in assenza di fascismo). Costoro, a parole, sembrerebbero i tizi più pacati, moderati e disponibili al dialogo del pianeta salvo poi rivelarsi per quello che sono: pupazzi, utili idioti manovrati dall’alto e usati per spargere come untori i veleni della plutocrazia mondialista camuffata da progressismo illuminato. Diffidate, dunque, di questi personaggi perché più si atteggeranno da paladini della giustizia e della libertà più puzzeranno di agenda da dittatoriale pensiero unico.

Sono insomma dei soggetti tutti uguali, standardizzati, fatti con lo stampino dell’antifascismo pezzente postbellico, e col cranio ripieno di cianfrusaglie introiettate dentro di loro da decenni di propaganda, menzognera, antinazionale e anti-identitaria; si credono gli uomini più liberi della Terra ma non sono null’altro che servi sciocchi del padrone, cani (o meglio, cagnolini) da guardia dello status quo che coi loro latrati denunziano tutti coloro che, invece, da questa condizione di cattività mondialista lottano per uscire, con le parole e i fatti, e si oppongono quindi ad una temperie postmoderna caratterizzata dal conformismo piccolo-borghese che permette di ascendere ai peggiori, a personaggi senza arte né parte gonfi di supponenza figlia della loro suicida servitù.

Questi individui tutti uguali, anonimi, pacchiani, si permettono persino di distribuire patentini di salute mentale, di “normalità”, sputando sentenze su chiunque esca dal gregge di pecoroni in cui loro sono inquadrati: cosicché il soggetto patriottico, identitario, nazionalista sarà derubricato come folle, caso umano, dissociato, sfigato, “che non scopa” (il loro metro di misura, poverini, è dato dalle pudenda, che volete mai?), possibilmente da mettere a tacere o magari da trascinare in tribunale onde punire la sua sfrontatezza, che del resto ricorda a queste amebe quanto esse siano schiave e informi, omologate ai dettami di chi – per finta – dicono di detestare.

Sono tragicomici, i poverini, nella loro ebete tracotanza, perché vivono di luce riflessa ma pensano di essere originali, innovativi e liberi, soprattutto, liberi pur essendo i peggiori schiavi mai esistiti perché da tempo hanno barattato la propria libertà e il proprio giudizio critico in favore della più bieca omologazione a quanto vige, siccome tirannia, da una settantina di anni, rafforzato poi dal periodo sessantottino della nostra storia. Sono larve isteriche, in fondo, e fanno pena e compassione, perché non ragionano con la propria di testa ma con quella dei (cattivi) maestri che li irretiscono da una vita facendoli sentire “vivi” e “preziosi”.

Rinunciare al libero arbitrio per accodarsi alla volontà del più forte, grazie alla sua martellante campagna di disinformazione anti-identitaria, è segno della totale debolezza di tutti questi poveri ascari del sistema-mondo, marionette sul libro paga dell’antifascismo 2.0, o 3.0, e perciò privi di spirito critico, di acume e di intelletto libero. Il loro odio preconfezionato ed indirizzato a identità e tradizione è segno dei tempi: in quanto miserabili schiavi della temperie postmoderna non possono che dare di bile contro quello che rappresenta un ostacolo granitico, un baluardo, lungo il cammino distruttore del rullo compressore multirazziale e multiculturale, un baluardo da loro ridotto al rango di superstizione, anacronismo, eversione.

Oltretutto, come i più in vista e famosi di questa genia dimostrano, sono dei grandissimi ipocriti che nascondono tutta la loro pochezza dietro il paravento di laicità, democrazia e liberalismo: vogliono lo ius soli e l’accoglienza indiscriminata, a patto che non vengano da essi toccati perché non sta a loro sporcarsi le mani, sta al “popolo bue razzista e analfabeta di ritorno”; si battono per la libertà di parola, di stampa, di espressione ma poi appoggiano a spada tratta i reati d’opinione, da bravi tirapiedi; si stracciano le vesti per le guerre, la fame nel mondo, i diseredati, la sperequazione dei beni ma evitano come la peste i poveri disgraziati locali che non vestono firmato, non sono profumati, non rispettano i loro canoni estetici e sono dunque un pugno negli occhi al loro buongusto; predicano bene e razzolano malissimo, rinchiusi nelle loro belle torri d’avorio in cui, ovviamente, straccioni e accattoni non possono accedere; hanno ribrezzo per dittature, fanatismi, assolutismi ma poi fanno i crociati, al contrario, del pensiero unico relativista e anti-tradizionalista, insultando in ogni modo possibile chi non accetta le loro brave castronerie da salotto radical-chic; laicissimi a parole, fondamentalisti dell’ateismo e dell’agnosticismo nei fatti; se non rientrano nella categoria radical, fanno gli snob, bifolchi arricchiti che scimmiottano i loro idoli da ospitata alla Fazio atteggiandosi a guru dei poveri (che si vergognano di essere nati tali). 

Vedete io non mi ritengo democratico, perlomeno nel senso corrente del termine, perché la democrazia, inevitabilmente, prende delle derive anarcoidi che abbiamo tutti sotto gli occhi, in Italia, ma soprattutto in zone come Francia, Regno Unito, Germania, Nord Europa, e sacrifica i fondamentali pilastri di una nazione (sangue, suolo, spirito) per sposare il pluralismo, l’immigrazione di massa e l’integrazione, la società multirazziale e il laicismo, e cioè il caos. Ciò non significa che sono favorevole ad un regime dispotico, anche perché il dispotismo è già tra noi, goffamente mascherato da “democrazia”, ma che sono piuttosto propenso al presidenzialismo e ad una accademia di aristocratici (nel vero senso del termine non nel senso di portafogli e “blasone”) che si occupino, con una formazione a 360°, della cosa pubblica, dando la possibilità di accedervi a figli migliori dell’Italia; e, al di là di ciò, non ho certo bisogno di nascondermi dietro etichette ipocrite per mascherare ciò in cui credo e che ritengo salutare per la patria, poiché essa conta, non il capriccio del singolo e delle minoranze, conta il bene supremo della nazione e della sua comunità nazionale.

Il regime democratico, d’altronde, cos’ha combinato dal ’45 ad oggi? Repubblica Italiana, stati-apparato europei, Unione Europea, Nato, Onu, tutte istituzioni fallimentari che antepongono le ammucchiate multinazionali e multirazziali al (vero) benessere nazionale delle (vere) patrie, con risultati imbarazzanti e inaccettabili che tutti abbiamo sotto gli occhi. C’è poco da elogiare, cari miei, nel sistema politico, e di valori, che vige nel nostro Paese e continente da più di 70 anni: come chi lo difende e spalleggia, delirando su media e web, non è altro che sottoprodotto dell’alta finanza globale apolide che non ha minimamente a cuore le sorti dei popoli della Terra, ma di quell’informe meticciato senza identità, storia e senso che rappresenta il basilare carburante di una tirannia internazionalista fondata sui capricci di banchieri, plutocrati, finanzieri, multinazionali e che usa il feticcio dell’”umanità” senza confini e frontiere per distruggere la naturale biodiversità del pianeta, la vera ricchezza da difendere e preservare contro ogni rapacità mafiosa, massonica e criminale.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/06/il-regime-mondialista-e-i-suoi-tragicomici-cagnolini-da-guardia.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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6 risposte a Il regime mondialista e i suoi tragicomici cagnolini da guardia

  1. indianalakota ha detto:

    Concordo in pieno! Parole sacrosante

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  2. Franco Treni ha detto:

    Tu pensi che una elite dovrebbe essere a capo della comunità nazionale; dunque non sei socialista, come spesso ti definisci, poiché il socialismo punta al livellamento della società per formare un’unica classe… se ci si riflette, è proprio quello che denunci nei tuoi scritti: la formazione di una grande massa apolide, “meticcia” in tutti i sensi e senza una base di identità; il tutto prende ancora più senso se si pensa che nella sua versione “canonica” il socialismo è internazionalista.
    Correggimi se sbaglio

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non v’è contraddizione, in realtà, dipende di che socialismo si tratta (che poi nemmeno lo stalinismo era un’ammucchiata apolide, internazionalista e livellata: quello era il pensiero del picconato): se il socialismo è nazionale, e di questo io parlo, significa che ha una solida guida costituita dal meglio del popolo, perché non si tratta di far comandare i più ricchi, i più furbi, i più affaristi, i più loschi ma i migliori tratti dalla comunità nazionale. Non devono comandare tutti indistintamente altrimenti si ha oclocrazia o anarchia, ma nemmeno quei pochissimi oligarchi che hanno mani in pasta ovunque e che ottengono il potere grazie ai soliti maneggi. Questo su scala nazionale; se vogliamo invece fare un discorso su scala comunitarista beh, lì non ci sarebbe bisogno di aristocrazie e presidenzialismo. Tutti per uno e uno per tutti.

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      • Franco Treni ha detto:

        La parola chiave del socialismo è “uguaglianza”, ed è essenzialmente questo il suo scopo: è il coronamento finale della sovversione dei valori che avviene in Europa dai tempi della cristianizzazione (da un poco prima in realtà, ma l’avvento del cristianesimo segna la svolta più tangibile di questo cambiamento, come tu ben sai), la quale ha progressivamente “giudaizzato” e femminizzato la mentalità europea glorificando valori quali bellezza, povertà, altruismo e umiltà (valori che esistono in funzione di una comunità, di una massa, levando qualsiasi qualità all’idea del singolo individuo) a discapito dei valori come orgoglio, forza, individualismo e potenza tipici del mondo ariano.
        Quello che io penso è che tu per socialismo intendi semplicemente la realizzazione della giustizia sociale e della collaborazione delle classi, che furono idee del fascismo e della repubblica sociale; infatti, per quanto criticabile, al fascismo viene riconosciuto il merito di aver cercato la cosiddetta terza via: gli uomini sono sempre stati divisi, prima in caste e poi in classi sociali, e sarà sempre così perché ognuno è diverso, ma il compito della comunità etno-nazionale è di unire le ambizioni di riscatto sociale del proletariato e quelle nazionali della borghesia nel nome della Nazione, con lo scopo finale di permettere a ciascun individuo di migliorare sempre più sul piano spirituale e fisico in un contesto identitario dunque etnico e nazionale (quindi è facile capire perché questo non può essere in sintonia con il socialismo che è materialista e propugna la lotta di classe).
        Io personalmente parlerei di un movimento sociale e nazionalista, non socialista, quello a cui ti riferisci tu; poi, posso sempre sbagliarmi e i termini corretti sono quelli che usi tu…

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Mettiamola così: quando io parlo di “socialismo” mi riferisco al senso più ampio e generico del termine che vale lotta all’individualismo, al pensiero borghese, alle plutocrazie, allo sfruttamento, al parassitismo, alle lobby, e all’abbattimento di quelle barriere che creano guerre tra ceti sociali. La lotta non è di classe, dal mio punto di vista, ma di sangue: ed ecco dunque il salutare filtro nazionalista. Certo, in questo senso preferisco dirmi “sociale e nazionale” come fu la stessa RSI, possiamo evitare di usare -ismi quando non sono strettamente necessari e potrebbero fuorviare; d’altra parte se dovessi definirmi in senso (meta)politico non mi definirei socialista nazionale ma etnonazionalista poiché nell’etnonazionalismo vi sono già le istanze nazional-sociali, comunitariste e anti-borghesi/anti-plutocratiche. Nel senso più ristretto del termine “socialismo”, invece, metto anche io tutta una serie di paletti perché – per quanto siano ben diversi dall’odierna sinistra europea – pensatori come Marx, Engels, Gramsci, Bordiga non rientrano certo nel pantheon dell’etnonazionalismo e lo stesso discorso vale per Stalin, un socialista patriottico ostile ai Giudei che comunque con sangue, suolo, spirito non ci azzeccava nulla. Se io, a volte, mi dico socialista intendo dire che sono sociale, anti-usurocrazia, anti-borghese, anti-individualista, non certo universalista ed internazionalista; credo sia abbastanza scontato che se io parlo di istanze sociali non lo faccio in senso relativista, egualitarista e apolide/cosmopolita ma in accezione comunitaria e identitaria. L’aristocrazia di cui parlavo sopra è intesa etimologicamente: i migliori, in senso etnico, antropologico, identitario, spirituale, culturale, militare ecc. Non è questione di blasone, soldi, attività imprenditoriali e altra roba miseramente materiale e materialista. Il sangue contro l’oro, dunque, intendendo “sangue” anche come spirito, indole e cultura, mentalità.

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      • Franco Treni ha detto:

        Da un punto di vista sociale e politico, concordo praticamente su tutto quello che hai scritto nella risposta; tuttavia, al “pensiero borghese”, oggi più che mai dannoso alle comunità d’Europa, bisogna contrapporre esclusivamente quello aristocratico, eroico, che è tipico di alcuni, dei pochi: per farlo bisogna appunto liberarsi di quelle estremizzazioni della mentalità giudaica e femminile, prime fra tutte il cristianesimo e il socialismo; credo infatti ne abbiamo abbastanza della retorica sfruttato/sfruttatore, bene/male la quale va benissimo a braccetto con il dilagante buonismo borghese che apre le porte al mondialismo, alla confusione e al terzomondismo e che non solo castra ogni desiderio di riscossa etnica e nazionale giudicando ingenuamente “malvagio”, “razzista” chi osa mettere in discussione il modello multi-etnico, multi-culturale e multi-razziale della società, ma anche non si rende conto dei problemi delle fasce popolari che, logicamente, si oppongono all’accoglienza dei profughi, come abbiamo visto è avvenuto in diversi comuni della Penisola, non perché “di mentalità chiusa” o “bigotti”, ma semplicemente perché non c’è spazio per altri.
        Bisogna risvegliare l’orgoglio, l’individualismo e il virile ed eroico desiderio di potenza, di forza per riscoprire le proprie origini ariane, guerriere, da animale da preda; solo questo spirito aristocratico, unito all’amore per la propria terra, la propria appartenenza di stirpe e comunità etnica può garantire la difesa e la prosecuzione delle stesse.
        Giusto per chiarire (sempre che ce ne sia bisogno… qualcuno è sempre pronto ad etichettare come “nazista” chiunque osi parlare di certe tematiche), non credo nel complotto giudaico, come alcuni individui della nostra area, e non nutro assolutamente astio verso di essi (penso che abbiano diritto di esistere come minoranza etnica/religiosa), né verso il genere femminile (come invece alcuni omuncoli che evidentemente hanno bizzarri complessi di inferiorità); ma la mentalità giudaica rispecchia quella dello schiavo, del piccolo (appunto è scritto spesso nella Bibbia che il loro dio li ha scelti perché sono deboli), e questa mentalità è arrivata in Europa sotto forma di cristianesimo.

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