Il mito di Roma e la rivoluzione nazional-federale

L’attuale quadro politico italiano è piuttosto desolante poiché la scena è fondamentalmente occupata da due soggetti, con i restanti nel ruolo di comprimari. Questi due soggetti sono il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, e tra i comprimari possiamo trovare ciò che resta della destra italiana: Lega Nord, berlusconiani, ex aennini, altri minori (e troppo deboli per entrare in Parlamento). Il quadro politico è desolante, dicevo, anche per via della situazione che riguarda, per l’appunto, le forze politiche genericamente classificate come “di destra” e che potremmo vagamente definire “patriottiche” o “nazionaliste”.

Il berlusconismo è da sempre una piaga, un’imbarazzante infezione liberale; il mondo ex Alleanza Nazionale è un ridicolo mosaico di partitini orfani di quel gran “genio” di Gianfranco Fini, sciagurato traghettatore della destra post-fascista dall’Msi al neo-conservatorismo; i partitini di “estrema destra” sono extraparlamentari e, per quanto composti spessissimo da militanti volenterosi ed encomiabili nella loro opera di ri-educazione, risultano poco incisivi, per ovvie ragioni; infine ecco la Lega Nord, orfana in questo caso di Umberto Bossi, che è stato accantonato dall’ambizioso Salvini per una svolta nazionalista e sovranista a scapito delle (inutili) farse sulla secessione della Padania, ottenendo però un partito che troppo spesso assume i grotteschi contorni del liberalismo islamofobo e filo-sionista in stile Wilders, unito ad una buona dose di qualunquismo e spoetizzante mediocrità.

La politica non solo serve ma è indispensabile per garantire ordine, autorità e disciplina in un Paese, soprattutto pieno di contraddizioni come il nostro, che rischierebbe di precipitare nell’anarchia senza una politica sana e uno stato forte e autorevole, che ovviamente rappresenti per davvero l’ossatura della nazione e non, al contrario, la sua opprimente gabbia. Per questo la politica italiana, alla cui base dovrebbe esserci un generale processo rieducativo e metapolitico che si faccia cultura e militanza attiva, ha bisogno come l’aria di un grande rinnovamento nel segno di identità e tradizione, un rinnovamento che non può venire dai pasticcioni pentastellati (tra cui non v’è il benché minimo accenno ad etnonazionalismo e patriottismo) e men che meno da robaccia come il partito di Renzi e dalle macerie di Forza Italia.

Anche la Lega ha, francamente, fatto il suo tempo; un partito pieno zeppo di incoerenza, incongruenze, bipolarismi e ribaltoni, che cerca di grattare la pancia alla base celodurista puntando comunque tutto sull’occupazione in pianta stabile del posto vacante lasciato da An, assorbendo così il peggio che già fu di quel partito (e che lo è ancora, nelle vesti di Giorgia Meloni): la destraccia atlantista filo-sionista, l’anticomunismo e l’islamofobia pezzenti, le pesanti aperture liberali ispirate da uno che, seppur ottantenne e vieppiù ridicolo, continua a fare da catalizzatore delle forze destrorse (parlo ovviamente di Berlusconi).

Non so voi ma io francamente ne ho piene le tasche del berlusconismo, del leghismo e di tutta la pacchiana destra che mescola le pulsioni reazionarie a quelle liberal-democratiche apparendo “populista” ma non troppo, e che non stacca nemmeno per un secondo la lingua dalle natiche dell’imperialismo occidental-sionista in nome dell’ostilità rivolta contro il (defunto) comunismo e l’islam (in termini meramente religiosi e culturali, non certo etnici). Aggiungiamoci poi l’eterna sudditanza nei confronti del cristianesimo e della Chiesa cattolica, sebbene non vengano risparmiate bordate all’attuale papa, Bergoglio, l’idolo di atei, omofili, terzomondisti, migranti, “vips”, sincretisti (o sincretini?) vari.

Nonostante qualcuno, ogni tanto, veda nei grillini una sorta di (mettetelo fra abbondanti virgolette) “nazionalsocialismo” edulcorato e 2.0, il che fa abbastanza ridere se pensiamo alla natura del movimento dei 5 Stelle, non penso proprio che la compagine del comico genovese sia l’antidoto a tutti i mali politici che affliggono il nostro Paese perché è tutto e il contrario di tutto, è un guazzabuglio unico dove trovano posto personaggi provenienti dai più svariati mondi, e non dicono nulla di nuovo e concreto in ambiti fondamentali come quelli di stato e patria, di politiche etniche, di etnonazionalismo e federalismo. Questi, col loro inesauribile qualunquismo, fanno leva sui sentimenti (sacrosanti, per carità) anti-casta e anti-politica da seconda repubblica ma si fermano qui, non arrivano al sodo e al punto nodale della questione che riguarda la visione dell’Italia e della sua natura nazionale. Vogliamo rifondare la repubblica con la bandiera del M5S? Fa sbellicare il solo pensiero.

Ho davvero molta più stima per un movimento come CasaPound che per quanto piccolo, e inevitabilmente ghettizzato, scende concretamente in piazza per questioni serie e basilari, non limitandosi alle parole ma militando attivamente, e anche culturalmente, dalla parte degli indigeni cercando di occuparsi di ogni ambito che riguarda la società civile anche grazie all’associazionismo. Il problema è che rimangono inquadrati come “neofascisti” e nostalgici, agli occhi della gente comune, finendo per incasellarsi in una nicchia da cui difficilmente – a livello nazionale – riuscirebbero ad uscire. Dico questo col massimo del rispetto e con stima, soprattutto perché ho in grande considerazione chi va al di là delle parole impegnandosi concretamente, epperò servirebbe una vera svolta anche su generali questioni ideologiche.

Quel che voglio dire è che dobbiamo andare oltre i fascismi, i nazismi, i comunismi, i leghismi (lasciamo perdere i berlusconismi) per cercare di raggiungere quella fondamentale sintesi tra istanze patriottiche e istanze particolaristiche, ovverosia per trovare finalmente la quadra identitaria ed etnonazionalista grazie a cui rappresentare degnamente e senza più contraddizioni l’anima dell’Italia, che è senza dubbio nazionale ma al contempo è anche etno-regionale, sub-nazionale, locale. E penso proprio che la rivoluzione politica che andrebbe attuata, previa ri-educazione metapolitica e culturale (anche metafisica, oserei dire), sia per l’appunto nel segno dell’etno-federalismo non però in chiave legaiola o neoborbonica bensì sempre guidato dalla grande Idea di Roma e della romanità che rimangono il carburante, per così dire, dell’azione politica salutare e costruttiva.

Il mito fondante d’Italia passa per Roma, ovviamente la Roma vera e tradizionale non quella contemporanea… Così come l’istanza federalista passa per le grandi realtà etno-culturali d’Italia in senso tradizionale, perché nelle odierne Torino, Genova, Milano, Napoli ecc. vi lascio dire quanta identità e tradizione vi sia… E passando per Roma e per le realtà locali i miti fondanti alla base di questa auspicabile rivoluzione nazional-federale escludono in maniera netta ogni inquinamento – che tanto piace ai destrorsi consueti – di tipo giudeo-cristiano, papista, liberal-democratico ed europeista, e cioè ogni immonda baggianata reazionaria o neocon che zavorra il contesto patriottico e social-nazionale impedendogli di spiccare il volo verso nuovi lidi. Va da sé che l’attuale Costituzione e l’attuale repubblica d’italietta atlantista non possano rappresentare il grande auspicio di rivoluzionario rinnovamento italiano.

Basta robaccia azzurra (sia in senso sabaudo e statolatrico che centro-berlusconiano), basta fuffa verdastra da celtismo pezzente, e basta destraccia di ispirazione fiuggina e/o clericale. La peste della politica italiana, che è il piddismo unito alla lurida cancrena socialdemocratica che vorrebbe ridurre il nostro Paese alla stregua di una succursale del marasma relativista nordeuropeo, si sconfigge solo con una armonica e razionale coesione tra socialismo nazionale ed etnofederalismo che dà vita a quell’etnonazionalismo di cui abbiamo bisogno come fosse ossigeno. Un etnonazionalismo che finalmente marchi una distanza netta da Chiesa e cristianesimo, dal liberalismo, dal sionismo e dalla giudeofilia, e da quell’inutile becerume islamofobo e anticomunista che serve solo a gettare benzina sull’incendio appiccato dall’imperialismo occidentale, degli apolidi americani, che da decenni attossica anche il panorama politico italiano rafforzando la natura coloniale di questa repubblichetta partigiana.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/06/il-mito-di-roma-e-la-rivoluzione-nazional-federale.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Il mito di Roma e la rivoluzione nazional-federale

  1. Werner ha detto:

    L’anti-islamismo di Wilders consiste nella difesa del decadente modello socio-culturale olandese, impregnato di libertarismo e progressismo ad oltranza. Quindi un identitario e patriota che sostenesse uno come lui si contraddice, in quanto un identitario e patriota fa invece riferimento ai veri valori dell’Europa, quelli di una volta, non ai disvalori di oggi spacciati invece come “valori”, che sono proprio quelli che stanno portando il Vecchio Continente al definitivo tramonto.

    Le contrapposizioni destra-sinistra sono apparenti, a mio modo di vedere tutti i partiti politici italiani hanno tendenze ideologiche sinistroidi, comprese Lega e Fratelli d’Italia.

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