Difendi la tua terra, la tua gente, il tuo destino

Guerre, carestie e pestilenze, un tempo, in Europa, tenevano sotto controllo i picchi demografici della popolazione, portando ad inevitabili selezioni dei più forti con una pronta rinascita delle comunità colpite dagli antichi flagelli. Naturalmente, detto così, può suonare sin troppo duro e cinico (ed è sempre facile fare i “duri” dietro ad una tastiera, comodamente appollaiati su una confortevole poltrona, nel XXI secolo) e non è certo auspicabile che ritornino in auge mali arcaici ormai sconfitti, per quanto si sia ampiamente rammolliti dal troppo benessere, dai consumi, dai media, dai vizi e uno scossone, sotto certi aspetti, non potrebbe che fare bene.

Chiaramente non è necessario prefigurare scenari apocalittici (sebbene, più passano gli anni, più il rischio di un collasso non è poi così peregrino) per mettere in risalto la necessità di un cambio di registro da parte anche solo del territorio italiano. Se pensiamo all’inquinamento, alla cementificazione, al disboscamento e all’esproprio di campi e terreni per asfaltare e costruire orridi centri commerciali, all’impoverimento di flora e fauna a vantaggio dell’inurbamento che erode il tessuto delle campagne, all’insostenibile traffico su gomma (e non su rotaia o acqua), all’uso e abuso dei combustibili fossili, per non parlare della bomba demografica migratoria che si inserisce, sovente, in contesti in cui la densità demografica è già estrema (basti solo il caso della pianura padana) ci rendiamo conto di come il nostro Paese, in particolare nel settore centro-settentrionale, non goda certamente di una salute anche solo decente.

Va anche detto che non seguo i “decrescisti” su tutti i loro ragionamenti, perché costoro vorrebbero arrivare a rottamare la sovranità nazionale e i posti di lavoro in nome di un ambientalismo un po’ troppo pezzente che se ne infischia della ragion di stato ma che al contempo tace di fronte ai fenomeni migratori, alla società multirazziale e all’ampio degrado delle città principali le cui periferie diventano invivibili ghetti stracolmi di disagio, degrado e criminalità. Si prenda anche solo il caso delle zingaresche presenze sul nostro territorio, di soggetti cioè incompatibili col nostro tessuto e i nostri valori che per di più conducono uno stile di vita distruttivo anche nei riguardi dell’ambiente. Le cronache romane ci sbattono in faccia ogni giorno le loro malefatte e le situazioni limite che le degradate zone di Roma raggiungono anche per via dei poco ortodossi stili di vita delle genti nomadiche.

Ci sono zone in Italia che a prescindere dai fenomeni migratori sono già sovrappopolate per conto loro, come ad esempio nel famigerato caso padano e in quello campano; la sovrappopolazione rappresenta un problema anche in termini ambientali, se qualcuno non ci avesse mai pensato, perché comporta necessariamente cementificazione, sfruttamento intensivo delle risorse naturali, industrializzazione ed inquinamento. E come detto, un tempo, ci pensavano le calamità naturali a regolare l’andamento demografico, cosa che oggi (e per fortuna!) non avviene più, perlomeno nell’Europa occidentale. Senza arrivare all’estremo di dover invocare estinti flagelli biblici, le soluzioni sono ben altre, anche se necessariamente devono passare dal sacrificio e da una radicale palingenesi di certi comportamenti, stili di vita e di politiche ambientali, energetiche, agricole, industriali.

Serve però anche un equilibrio laddove si tratti di argomenti cruciali come la sovranità nazionale, il lavoro, l’indipendenza dai forestieri; capite bene che se io rinunzio all’industria, al nucleare, alle trivellazioni per dipendere dai forestieri, per delocalizzare, e per lasciare che gli avventurieri di mezzo mondo vengano in casa mia ad impossessarsi dei marchi storici, sfruttando le leggine antinazionali dell’Unione Europea, mi tiro la zappa sui piedi e quel che guadagnerei in ambiente lo perderei in sovranità, qualità, e occupazione, con gravi danni arrecati alle famiglie che sono la cellula base della società, e all’economia del Paese.

Per questo dico che l’ecologismo deve andare di pari passo col rispetto del sangue, della patria, e della sovranità nazionale, monetaria ed economica, altrimenti tanto vale: a che pro migliorare la qualità della vita in senso ambientale se poi devo rimetterci in altri campi finendo al guinzaglio dello straniero? Oltretutto va da sé che dall’Italia dovrebbero essere cacciate le multinazionali straniere che, pur dando lavoro alle persone, appestano il territorio, lo spremono come un limone e spostano i guadagni dalle casse italiche alle proprie, alimentando l’infernale fornace del mondialismo. Si tratta chiaramente della turbo-capitalistica peste, la stessa che aizza fenomeni migratori di massa per liquidare i lavoratori indigeni schiavizzando quelli allogeni, che ha in non cale non solo l’ambiente ma pure le persone, le famiglie e la nazione infettata da tale virus, che ovviamente infetta anche la sovranità del Paese stesso.

Io penso che patriottismo, socialismo, economia, mondo del lavoro ed ambientalismo debbano tutti remare dalla stessa parte, per il vero benessere delle nostre comunità, cercando di trovare la quadra per salvare sia la natura (e quindi l’uomo) sia i naturali interessi economici di un Paese sovrano; l’Italia va agli Italiani non solo in accezione etno-culturale e demografica, ma anche in termini di lavoro, di economia, di benessere e di sviluppo, di qualità della vita, di sovranità e naturalmente di gestione del territorio e delle sue risorse naturali.

Del resto, l’etnonazionalismo di cui mi faccio umile portavoce promuove tutti questi basilari elementi, affinché non vi sia una sola voce fuori posto per la maggior gloria della patria e pel benessere della gente che la compone. Chi difende la propria nazione difende la sua gente, il suo territorio, ed avrà a cuore la qualità della vita, poiché la lotta al morbo mondialista passa proprio per la sinergia tra coscienza etnica, culturale ed ambientale. Non c’è sangue senza suolo, e non c’è suolo senza sangue, laddove per suolo si intenda l’ambiente antropizzato e trasformato così in patria grazie alla sapiente e razionale opera umana, rispettosa delle immortali leggi della natura.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/06/difendi-la-tua-terra-la-tua-gente-il-tuo-destino.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Difendi la tua terra, la tua gente, il tuo destino

  1. SebinusSuiPotens ha detto:

    Mi trova completamente in accordo con quanto scritto. Congratulazioni
    SR

    Mi piace

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