Aryas – Parte V

Scizia e Partia attorno al 100 avanti era volgare

Una delle più brillanti civiltà dell’Asia meridionale, la Persia (si noti come l’Iran sia spesso considerato parte dell’Asia occidentale), è stata di matrice indoeuropea, del ramo indo-iraniano. La maggior parte dell’Asia del sud è al giorno d’oggi, infatti, di lingua indoeuropea, più precisamente del ramo indo-iraniano (che comprende a sua volta tre diramazioni: indo-ariano, nuristani e iraniano).

Il nome stesso dell’Iran è etimologicamente derivato da Aryanam, col significato di “(terra) degli Ariani”, appellativo questo generalmente associato alla gente ritenuta di essere l’originale locutrice indo-iraniana; il termine è usato anche come designazione etnica in diverse iscrizioni e Dario I, il famoso imperatore persiano, si riferiva alla sua stirpe ariana in una nota iscrizione di Naqsh-e Rostam:

“Io sono Dario, il grande Re, il Re dei Re, il Re dei Paesi dove abitano diverse razze, il Re di queste immense terre fino alle frontiere lontane, figlio di Istaspe Achemenide, persiano, figlio di persiani, ariano di razza ariana.”

È molto probabile che questa famiglia linguistica sia stata portata dall’Asia centrale in Asia meridionale da popolazioni di pastori nomadi che in seguito divennero gli Sciti, nel caso di quelli rimasti in Asia centrale (e Saci e Alani, che nel secondo caso hanno lasciato una lingua indo-iraniana nel Caucaso, l’osseto), e i Sarmati, tutti guerrieri nomadi che parlavano lingue indo-iraniane legate all’antica lingua persiana; infatti, le antiche radici indo-iraniane si trovano fino in Finlandia, e anche nelle lingue dell’est del Caucaso o nelle slave come in russo, in parole quali bog, “dio”, correlata all’antico persiano baga e sanscrito bhag (-as), sobaka, “cane”, probabilmente dall’iranico spaka, e budit un verbo russo che significa “svegliarsi, svegliare”, che è legato alla parola indo-ariana Buddha (vale a dire “il risvegliato”), e altre parole ancora.

Osseto

Come abbiamo visto, in tutta l’area dell’Asia centrale, in Afghanistan e nel nord-est dell’Iran (e, probabilmente, nel sud della Siberia, quando questa regione entrò a far parte dell’orizzonte archeologico di Andronovo, durante l’Età del bronzo, o quando i Saci la governarono) si parlavano lingue indo-iraniane durante l’Età del bronzo, un gruppo di lingue che molto probabilmente si diffondono ulteriormente in Asia meridionale anche durante questo periodo di tempo del bronzo e poi nell’Età del ferro.

L’etnogenesi del ramo indo-iraniano della famiglia indoeuropea si è probabilmente verificata nella Cultura di Andronovo, una cultura antica dell’Asia centrale (in particolare vicino agli Urali; alcuni studiosi ritengono che la lingua proto-indo-iraniana possa essere riscontrata fino alla Russia in genere, in particolare presso la cultura di Abashevo, spiegandosi così la presenza delle prime parole indo-iraniane nelle lingue ugro-finniche, come ad esempio nel finlandese) risalente all’Età del bronzo. L’orizzonte archeologico di Andronovo è un insieme di culture i cui tratti si abbinano piuttosto bene con quello che ci si aspetterebbe di trovare tra le prime culture indo-iraniane (per fare un esempio di questo si pensi al sito di Sintashta), secondo molti specialisti. Sembra che questa popolazione fosse in gran parte composta da tipi europoidi (ipotesi che, a quanto pare, viene confermata dai test del DNA sugli antichi resti umani di questa regione, come vedremo nel caso dell’Asia centrale).

Le lingue indo-iraniane sono note anche come lingue arie (un famoso re dell’Impero Kusana, infatti, fa riferimento, nei suoi scritti, alla lingua locale della Battriana – in pratica, quello che oggi è il sud del Tagikistan e il nord e l’est dell’Afghanistan – come alla lingua ariana). In questo contesto è anche interessante ricordare che durante il dominio achemenide, la satrapia dell’Arya o Aryana (una regione dell’impero persiano) era situata, per lo più, in ciò che oggi è il territorio dell’Afghanistan.

Ragazzine iraniane

Bambini afghani

Inoltre, l’origine della famiglia delle lingue indo-iraniane può probabilmente essere fatta risalire all’incirca al periodo compreso tra 2500 e 2000 avanti era volgare. Date precedenti sembrano improbabili dato quanto prossimi fossero avestico (gli albori della lingua iranica) e il sanscrito (esordi della lingua indo-aria); il sanscrito vedico è spesso pensato di essere stato in uso nel periodo 1700-1100 a.e.v., mentre l’avestico più o meno intorno al 1000 a.e.v.

Le parole di Zoroastro (alias Zarathustra), il famoso saggio persiano, hanno descritto il luogo di origine degli Ariani (Aryanam Vaejah) in termini che hanno portato alcuni storici a credere che stesse forse riferendosi ad un luogo in Asia centrale.

Gli individui con caratteristiche europoidi, anche se piuttosto rari, sono riscontrabili in queste regioni come in tutte le regioni in cui le lingue indoeuropee sono state parlate o lo sono tuttora, soprattutto nel caso europeo. Probabilmente può essere visto, in Asia, come un retaggio delle migrazioni dell’Età del bronzo dall’Asia centrale (e in origine dal nord-est del Mar Nero, secondo la teoria kurganita). Le commistioni genetiche di queste popolazioni (come ad esempio dei Patani/Pashtun o anche dei Sindhi) hanno infatti una quantità non trascurabile di sequenze genetiche apparentemente identificate come “mistura europea” (anche se naturalmente è chiaramente minoritaria nel loro genotipo complessivo. Parrebbe che il termine Pakhta presente nel Rigveda sia un termine riferito agli antenati dei Pashtun (anche Pakhtun o Patani), suggerendo così l’antica esistenza di questo gruppo etnico nella regione.

Pashtun

Nella parte orientale dell’Afghanistan, in una regione di nome Nuristan (precedentemente noto come Kafiristan) i fenotipi europoidi non sono così rari. I Nuristani (precedentemente conosciuti come Kalasha, prima della loro conversione all’islam nel 1895) sono un popolo che vive in una regione montuosa molto remota e isolata nell’est dell’Afghanistan, nelle montagne dell’Hindu-Kush. Hanno mantenuto le loro tradizioni pre-islamiche molto antiche, che si ritiene essere derivate dalle originali tradizioni indo-iraniane di un tempo, ed erano gentili prima di essere conquistati e islamizzati, alla fine del XIX secolo. Parlano un ramo specifico della famiglia linguistica indo-iraniana, un idioma a volte percepito come evoluto da un ramo arcaico della famiglia, generato cioè da una branca diversa da quella proto-iraniana o proto-indo-ariana all’interno del gruppo indo-iraniano, anche se alcuni vedono una certa prossimità e similitudini del nuristani con le lingue indo-ariane; interessante notare come alcune espressioni abbiano un legame diretto con i termini del Rigveda: ad esempio nella lingua kati il terremoto si dice indriç (da confrontare con indra-iṣṭi, “attacco di Indra”) mentre dewutr,fata”, è legato al sanscrito vedico deva-putrī, “figlia di dio”.

Ragazzini del Nuristan

Notare anche che le regioni in cui i fenotipi europoidi sono più frequenti sono anche i luoghi più isolati, dove i movimenti di popolazione e di miscelazione erano molto più rari.

Alcune persone credono che questi fenotipi europoidi siano in realtà il risultato di stupri da parte dell’esercito sovietico durante l’invasione dell’Afghanistan, che ha avuto luogo dal 1979 al 1989. Ciò è molto improbabile per diversi motivi: 1) già viene difficile immaginare l’esercito russo che cambia il volto del Nuristan (un sito isolato e di difficile accesso, essendo regione montuosa), in 10 anni, e di cui non aveva il controllo; 2) ci sono fotografie di Nuristani da prima dell’invasione russa; 3) fenotipi europoidi si trovano ulteriormente in Asia (nord-ovest della Cina, India, a nord del Pakistan, ecc.), e non solo nella zona in cui operarono i soldati sovietici; 4) sappiamo dai reperti archeologici e dal DNA antico che gli individui con tali caratteristiche esistevano in profondità nell’Asia (e sembra confermato da alcune mummie), non così lontano da queste regioni (si dirà di questo nei prossimi articoli); 5) abbiamo antichi scritti che confermano che tali caratteristiche si trovino in queste regioni da e per molto tempo. Per esempio, un monaco buddista cinese del VII secolo descrive la popolazione di un regno in quello che probabilmente è al giorno d’oggi il sud del Tagikistan o il nord-est dell’Afghanistan, dove la maggior parte delle persone aveva gli occhi azzurri.

Da citare infine il caso del Kurdistan. I Curdi sono un popolo che si trova tra Turchia, Siria settentrionale, nord dell’Iraq e nord-ovest dell’Iran e che parla una lingua iranica. Sono generalmente associati con gli antichi Medi, popolo persiano che ha probabilmente portato l’antenato della lingua curda in questa regione. L’aplogruppo Y-DNA protoindoeuropeo R1a1a si trova a basse frequenze nell’Asia occidentale, se non tra i Curdi presso cui questo lignaggio maschile raggiunge, a quanto pare, tra il 10-25% della popolazione maschile locale, dato che concorda con la teoria presentata in questi scritti.

Curdi

Il loro principale simbolo è il sole d’oro ardente (presente anche nella bandiera del Kurdistan), un limpido rimando allo zoroastrismo e allo yazdanesimo, una forma religiosa sincretica, questa, fortemente debitrice dell’arcaica religiosità ariana.

Vedi: https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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