L’impronta longobarda (e germanica) nel territorio storico bergamasco

Basilica Autarena di Fara Gera d’Adda

Il territorio di Bergamo, durante il periodo altomedievale, ha conosciuto una discreta germanizzazione in termini etnici e sociali, ma soprattutto culturali e linguistici: antroponimia (nomi di persona e poi di famiglia), toponomastica (nomi di luogo), lessico del dialetto bergamasco, accompagnati da costumi giuridici che durano anche per secoli. I principali protagonisti di questo fenomeno di (per lo più) acculturazione sono i Longobardi, il popolo germanico giunto in Italia nel Medioevo che più di tutti ha influito sulla società italica dei tempi, in particolar modo su quella centro-settentrionale, tanto da lasciare il suo nome a buona parte delle regioni del Nord.

Oltre a quello longobardo, altri apporti germanici sono stati dati, fondamentalmente, da Ostrogoti, Franchi e immigrati bavari e alemanni scesi in Italia con gli imperatori del Sacro Romano Impero e i loro eserciti. Superfluo dire che le zone più debitrici di questi influssi sono le settentrionali, seguite dalla Toscana, per quanto anche il Centro e il Sud conobbero dominazioni parimenti germaniche come la longobarda, la normanna e la sveva. Ad ogni modo i Longobardi, anche grazie alla loro azione politica e militare secolare attuata grazie ad un regno quasi pan-italiano e ben strutturato e radicato, rimangono senza dubbio i principali “germanizzatori” del nostro Paese.

Stando alle testimonianze di storici antichi e moderni, a partire dallo storico dei Longobardi, Paolo Diacono, possiamo comprendere come Bergamo e il suo territorio siano stati profondamente influenzati dalla penetrazione germanica dei Longobardi, tanto da istituire, nel Bergamasco dell’epoca altomedievale, uno tra i potentati politici più forti di tutta l’Italia longobarda, ovvero il Ducato di Bergamo. Studiosi moderni come Jörg Jarnut, François Menant, Stefano Gasparri, Gian Piero Bognetti, Giovanni Tabacco, Gian Pietro Brogiolo (dalle cui opere ho attinto per le informazioni più puntuali) e autori locali come Bortolo Belotti confermano, infatti, il quadro delineato in antico dal Diacono, contribuendo a tratteggiare la fisionomia della Bergamo longobarda che, per l’appunto, spicca grazie al contributo etnico, guerriero, politico, sociale, economico, giuridico e culturale ad opera del popolo di Alboino, dilagato nella Pianura Padana tra il 568 e il 572, anno della presa di Pavia, eletta a capitale del Regno.

La quantità e la qualità dell’insediamento longobardo nel nostro territorio dipende infatti dal ruolo politico cruciale svolto da un’area che da sempre rappresenta una realtà confinaria tra Nord-Ovest e Nord-Est, nel cuore del territorio alpino-padano; Bergamo si pone infatti in una zona strategica allo sbocco delle valli prealpine, capoluogo di un territorio, oggi per lo più provinciale, delimitato dalle Alpi Orobie a nord, dal fiume Adda ad ovest, dal corso del Serio morto a sud (in territorio cremasco) e dal fiume Oglio ad est. In epoca romana il Bergomatum Ager rientrava nella Regio XI (Transpadana), territorio insubrico con capoluogo Mediolanum, mentre in età dioclezianea passò alla Regio X (la Venetia) assieme ad altre città lombardo-orientali quali Brescia, Cremona e Mantova.

Proprio in virtù di questa situazione, i Longobardi posero il confine occidentale, fortificato, dell’Austria longobarda, all’Adda, che delimitava così la regione della Neustria (quella di Pavia, Milano, Monza, della Langobardia lealista, cattolica e filo-romana) con la detta Austria, la parte del Regno Longobardo più turbolenta, riottosa, guerriera e tradizionalista, ancora pagana e ariana, o al più scismatica (vedi i Tre Capitoli). I principali centri della regione nordorientale erano così Cividale del Friuli, Trento, Brescia e appunto Bergamo, sedi di importanti e bellicosi ducati. La loro forza stava nel numero e nell’influenza esercitata dai guerrieri longobardi, gli arimanni, raggruppati in gentes, o meglio Sippen, le fare, guidate da un duca, il titolare del ducato che ricalcava le funzioni del precedente dux bizantino.

Nel territorio bergamasco le aree principali di insediamento arimannico furono, oltre alla città e alla sua cintura difensiva posta nel contado, la Val Calepio, situata sulla strada per Brescia, a sud del Lago d’Iseo, la Bassa coi centri di Martinengo, Cortenuova, Romano di Lombardia, Fornovo San Giovanni, Fara Olivana, la Gera d’Adda nei dintorni del nucleo, arimannico, di Fara Autarena, la pianura attorno all’importante centro di Zanica e, probabilmente, la Val San Martino, verso Lecco-Como, dove ancor oggi c’è un toponimo come Sala, caratteristico dei Longobardi, indicante una casa padronale germanica, la pars dominica delle curtes. I centri del potere longobardo erano dunque posti, segnatamente, in città e contado, media e bassa pianura, e all’imbocco delle valli o in altre aree strategiche poste lungo l’asse viario o il corso dei fiumi. L’unica località prealpina di un certo rilievo, presso i Longobardi di Bergamo, sembra essere stata l’odierna Onore, in Val Seriana, dove non a caso sono state rinvenute delle sepolture relative agli invasori germanici in questione.

Pur essendo, ovviamente, una minoranza rispetto alla maggioranza della popolazione, che potremmo definire “romanica”, i Longobardi seppero esercitare una intensa opera di acculturazione (del resto reciproca, visto che questi abbandonarono gradualmente la loro lingua e i loro culti per abbracciare quelli dei nativi) grazie al prestigio della classe aristocratica, che impose la propria moda onomastica, la propria professione giuridica e diversi nomi di luogo di etimo longobardo. Secondo autori come Jarnut e Menant, fino alla piena età comunale, l’86% dei soggetti citati nei documenti notarili presenta nome longobardo e professa diritto longobardo, segno questo che se l’influenza longobarda non va intesa in senso squisitamente etnico è sicuramente da interpretare come massiccia longobardizzazione della maggioranza autoctona, per quanto, certamente, la presenza etnica dei Longobardi sia ampiamente documentata e testimoniata, a partire dal 568/569, lungo tutti i secoli centrali del Medioevo. Secondo il parere dello storico Belotti, si hanno testimonianze di professioni giuridiche longobarde perfino nel XV secolo, anche grazie alla regolazione dei rapporti matrimoniali che risentì per lungo tempo delle mode longobarde.

L’Età di mezzo, in Italia inaugurata dal popolo calato dalla Pannonia, ci parla dei Longobardi in termini, dunque, etnici, culturali (anche in chiave gastronomica), linguistici, sociali, economici, giuridici, storici, militari, insediativi, cultuali e anche – come oggi ci permette di scoprire l’archeologia – in termini antropologici e genetici, ma parimenti artistici e materiali, soprattutto, nel nostro territorio, grazie alle necropoli, ai tipi di sepolture (accompagnate in alcuni casi dalla deposizione di cavalli, costume germanico), ai corredi funerari (sovente costituiti da armi da parata), alla ceramica longobarda e ad altri oggetti d’arte, tutte caratteristiche che corroborano l’entità e la penetrazione dei Longobardi nel Bergamasco, e ovviamente pure nel resto del Paese, a cominciare dai territori storici lombardi.

Necropoli, o comunque tombe, riconducibili ai Longobardi, nel territorio bergamasco sono state rinvenute a Fornovo San Giovanni, Scanzorosciate, Castelli Calepio, Zanica, Onore, Caravaggio (anche nella frazione di Masano), Fara Olivana, Bergamo (in Città Alta, nel quartiere di Colognola al Piano e in quello di Loreto), Osio Sopra, Trescore Balneario (località Niardo), Treviolo, Verdello, Bolgare, Brignano, Cologno al Serio, Gorlago, Stezzano, Ubiale Clanezzo. Eccetto Onore ed Ubiale Clanezzo (Valle Imagna), si tratta di località di pianura o al limite collinari, dove appunto si stanziò il grosso dell’esercito-popolo longobardo dislocato nella Bergamasca. Da segnalare anche l’importante necropoli di Trezzo sull’Adda, sul confine tra giurisdizione milanese e bergomense.

Al periodo longobardo risalgono pure insediamenti altomedievali, castra e castella, torri, fortificazioni di terra e di legno, chiese, villaggi su preesistenze romane che sono stati indagati anche grazie a mirati scavi archeologici, sovente sulla scorta di quanto viene citato nella documentazione dell’epoca. Nell’Alto Medioevo, un po’ in tutta Italia, prende piede il bosco, l’incolto, la foresta e la campagna che del resto sono ambiti molto legati alle popolazioni germaniche, non ancora pienamente romanizzate, che nelle prime fasi dell’insediamento nell’Europa romana prediligevano le strutture in legno rispetto alle costruzioni in pietra.

Utile ricordare come, a partire dall’epoca della centuriazione romana dell’agro bergamasco, l’attuale territorio di Crema rientrasse nell’ambito orobico, comprendendo l’area che va dalla foce del Serio a Montodine sino a Casalbuttano, includendo quindi località i cui toponimi indicano chiaramente l’insediamento longobardo: Offanengo, Romanengo, Ricengo, Ticengo, Isengo ecc. Probabilmente anche la Valsassina rientrava nel territorio di Bergamo, prima romano e poi longobardo; sembra infatti che l’estremo confine occidentale del Ducato bergamasco fosse posto all’Isola Comacina, nel ramo comasco del Lario.

Il crollo del Regno nel 774, per opera dei Franchi di Carlo Magno, non comportò una rivoluzione per la Bergamasca e il resto dell’Italia padana: nella maggior parte dei casi la classe dirigente longobarda rimase al suo posto e continuò a prosperare, ancorché priva di un organismo politico indipendente. Tra l’altro, proprio a Bergamo, il Ducato venne soppresso agli inizi del secolo VIII per via delle continue ribellioni dei suoi titolari, in favore di un diretto controllo monarchico grazie all’istituzione di un gastaldato. I beni della corona pavese, e poi carolingia, nell’Orobia dovevano essere davvero ingenti, come ci testimoniano anche le carte più tarde.

L’epoca longobarda propriamente detta, dal 568 al 774, ci ha lasciato ben pochi documenti scritti bergamaschi sebbene, associati a quelli di tutto l’Alto Medioevo, siano un cospicuo patrimonio maggiore di quello di tutti gli altri principali centri lombardi transpadani, Pavia inclusa. Dopo il dominio longobardo, si aprono per Bergamo le porte del dominio franco, nella figura del conte fedele ai Carolingi (i longobardi Giselbertini inaugurano una stirpe comitale indigena), e alla formazione del comitatus medievale, che ricalcava il territorio del Ducato longobardo. Assieme agli imperatori franchi prima e teutischi poi, calano nel Bergamasco e nella Pianura Padana diversi coloni germanici, soprattutto franconi, alemanni e bavari, le cui tracce affiorano dalla documentazione pergamenacea conservata nei nostri archivi cittadini. Tra fine del Regno Longobardo e nascita del libero comune di Bergamo (tradizionalmente posta al 1098) va anche delineandosi, su impulso franco-longobardo, l’economia curtense che proprio nel Bergamasco conosce un notevole successo grazie al diffondersi di numerose aziende (il sistema delle curtes) ancorché poco estese (fatta eccezione per quella di Cortenuova).

Possiamo dire, senza esagerare, che il Medioevo bergamasco, e lombardo, germanizzò discretamente le nostre terre incidendo anche sulla genetica e l’aspetto fisico della popolazione. I Germani in Italia furono più che altro classe dirigente ma a lungo andare si mescolarono con la popolazione raggiungendo una compenetrazione tale da influenzarsi a vicenda, dando vita di fatto ad una popolazione nuova, che da gallo-romana si fa lombarda (il che non significa diventare parenti stretti di Inglesi e Fiamminghi ma rafforzare la propria natura di cinghia di trasmissione tra Mediterraneo ed Europa centrale). I Longobardi abbracciarono la lingua latina, e il volgare bergamasco, si convertirono al cristianesimo romano e si adeguarono alla cultura di Roma antica; gli indigeni orobici assunsero la moda onomastica germanica, adottarono la professione giuridica dei dominatori longobardi e, chi poté, si amalgamò alla classe dirigente, fondamentalmente costituita da proprietari terrieri e guerrieri. Oltretutto il tradizionalismo aristocratico (e ghibellino), particolarmente forte a Bergamo anche in epoca comunale, è anch’esso testimonianza del forte carattere longobardo del territorio, che contraddistinse per secoli il quadro orobico, fondato su tre basilari fattori tipici delle élite germaniche: l’antichità del blasone, il possesso fondiario, la forza militare.

In un successivo articolo radunerò tutti i toponimi germanici del Bergamasco, sopravvissuti o scomparsi, che per la maggior parte sono da ascriversi ai Longobardi, e che testimoniano il radicamento nel territorio di Bergamo dei conquistatori venuti dal Nord. Un altro contributo proveniente dai popoli germanici, soprattutto nel caso longobardo, è quello di aver modificato le strutture politiche e amministrative altomedievali anche per quanto riguarda la suddivisione del comitatus (già ducato o iudiciaria), di cui la sculdascia rappresentava la circoscrizione territoriale precipua, e il sistema della vicinia; sembra che anche l’organizzazione corporativa medievale del paraticum affondi le proprie radici nel periodo longobardo.

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Bergamo, Storia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...