Profilo etno-culturale della Bergamo preromana

Il Nord Italia in epoca augustea

Il territorio bergamasco, in epoca preistorica finale e protostorica, si colloca in una posizione di confine, come hanno dimostrato i valenti studi archeologici di studiose dell’ambito orobico come Raffaella Poggiani Keller e Stefania Casini¹. Esso si trova nel cuore dell’area padano-alpina, tanto da aver sviluppato nei secoli e millenni un profilo identitario peculiare e autonomo, pur partecipando, naturalmente, ai comuni sviluppi storici ed etno-culturali dell’Italia settentrionale. Di confine perché sebbene fondamentalmente si tratti di territorio nordoccidentale, più che nordorientale, risente da sempre degli influssi dell’Est retico e venetico, situazione questa che riguarda, però, più da vicino i cugini bresciani.

L’attuale territorio provinciale bergamasco, dunque, può essere suddiviso in due tronconi: il settore centro-occidentale, dal fiume Adda al Serio, con Bergamo, che rientra nel contesto pre-protostorico dell’Italia nordoccidentale, e quello orientale (soprattutto prealpino e alpino) che mostra una netta influenza centro-alpina e nordorientale in genere. Si prenderà qui in esame l’ambito preistorico del Neolitico e dell’Eneolitico (Età del rame) e soprattutto quello protostorico propriamente detto dell’Età dei metalli (bronzo e ferro), che è certo il più interessante e delinea la fisionomia preromana della Bergamasca.

Nel quadro neolitico della preistoria dell’Italia settentrionale, anche l’area di Bergamo si inserisce nell’ambito della Cultura della ceramica cardiale (o impressa), diffusa verso ovest dagli agricoltori e pastori neolitici provenienti dal Mediterraneo orientale via Balcani; nello specifico si hanno manifestazioni culturali, e artistiche, relative alla ceramica impressa ligure (prima metà del VI millennio a.e.v.) in una realtà padana piuttosto frammentata e successivamente unificata (inizio del V millennio a.e.v.) dalla cultura dei vasi a bocca quadrata (VBQ). La Bergamasca mostra anche caratteristiche legate alla cultura occidentale di Chassey, proveniente dall’attuale Francia, che in Lombardia prende il nome di “cultura di Lagozza” (sito preistorico del Varesotto), manifestatasi alla fine del V millennio a.e.v.

Sul finire del periodo neolitico, anche nell’Italia padano-alpina si hanno espressioni culturali relative al fenomeno del megalitismo, che, in Italia, offre le sue maggiori manifestazioni in aree come Sardegna, Puglia, Sicilia ed estremo occidentale del Nord Italia. Nel caso bergamasco non si registrano fenomeni particolari, relativi a questo periodo, se non il caso dei massi prealpini e alpini disposti a guisa di recinto (bàrech, in bergamasco), a volte lavorati e incisi con coppelle, e di alcuni presunti calècc, le classiche costruzioni di alta quota usate dai pastori bergamaschi come ricovero durante la stagione dell’alpeggio. Pastorizia e transumanza (dalle Alpi alla Pianura Padana) sono, assieme all’estrazione dei minerali dalle montagne orobiche e alla lavorazione metallurgica (sviluppatasi a partire dall’Età del rame), le attività bergamasche più antiche e radicate. In territorio orobico, stando allo stato attuale delle ricerche, non si riscontra la presenza di dolmen, menhir o cromlech.

La fase successiva a quella neolitica è la calcolitica, relativa cioè all’Età del rame (o Eneolitico), che per la nostra regione riguarda la Cultura di Remedello (Brescia) seguita dalla Cultura del vaso campaniforme. L’orizzonte cronologico di Remedello è il III millennio a.e.v. mentre quello del campaniforme si colloca nel tardo Calcolitico, tra 2600 e 1900 a.e.v. circa. Durante l’Età del rame si comincia a sviluppare il fenomeno delle statue stele (o stele-menhir) che in Italia settentrionale caratterizza l’area ligure, e lunense, la Val Camonica, Piemonte e area aostana. La diffusione del vaso campaniforme riguarda, in ambito lombardo orientale, soprattutto l’area gardesana del Bresciano e ha dei riverberi anche sul settore orientale del Bergamasco. Probabilmente, le prime avanguardie indoeuropee, si insinuarono in Italia proprio nel periodo finale del Calcolitico, sebbene un quadro come quello del vaso campaniforme sia un insieme di caratteristiche più culturali che etniche, comuni soprattutto all’ambito franco-iberico e centro-europeo.

Come ricordato sopra, il periodo protostorico di Bergamo è forse la fase archeologica più affascinante ed interessante che giunge alla nostra attenzione, anche perché costituisce l’epoca in cui va costruendosi concretamente il sostrato preromano dell’identità bergamasca. La Protostoria comprende, fondamentalmente, l’età dei metalli, in particolar modo la prima Età del bronzo e l’Età del ferro, dalla prima metà del IV millennio a.e.v. a tutto il I millennio a.e.v. I protagonisti indiscussi di questo ambito storico furono le genti celtiche e, meno, quelle retiche.

Un fenomeno interessante, che si situa tra Età del bronzo e del ferro, è quello delle grotte bergamasche, in particolare della Val Brembana, usate come luoghi di culto delle acque e delle divinità ad esse correlate (in epoca preistorica come sepolture con deposizione di corredi funerari), con tanto di oggetti votivi rinvenuti dagli speleologi. Probabilmente anche il santuario della Madonna della Cornabusa (in Valle Imagna), collocato – come indica lo stesso toponimo – in una caverna al cui interno si trova una sorgente d’acqua, continua, in chiave cristiana, l’antichissima tradizione pagana. Le grotte potevano anche fungere da luoghi della memoria degli antenati.

L’Età del bronzo (dal 3500 al 1200 a.e.v. circa) in Nord Italia è caratterizzata dalle incisioni rupestri della Valle Camonica, dalla Cultura di Polada che interessa, in particolar modo, l’Italia nordorientale con dei riflessi anche nel Bergamasco, le terramare della Pianura Padana e i castellieri nell’area dell’odierno Friuli-Venezia Giulia; nella tarda Età del bronzo vengono a collocarsi invece le emanazioni italiane, più precisamente lombardo-occidentali, della cultura centro-europea dei campi di urne (Urnfield), successiva a quella di Unetice e dei tumuli, quali la Scamozzina, Canegrate e soprattutto Golasecca, che si pone a cavaliere tra Età del Bronzo finale ed Età del ferro interessando anche il settore centro-occidentale della Bergamasca.

Durante l’Età del bronzo nord-italiana vanno delineandosi gli aspetti etno-culturali delle prime grandi ondate ariane nel nostro territorio, che riguardano tribù del ramo indoeuropeo proto-italo-celtico, e cioè Polada e le terramare emiliane (emanazione di Unetice). Alle prime genti italiche va ascritta la facies protovillanoviana che unisce Nord, Centro e Sud Italia, mentre nel contesto cosiddetto “retico” vanno inseriti i fenomeni culturali di Luco-Meluno e Fritzens-San Zeno, quest’ultima però nella piena Età del ferro. Nell’Italia nordoccidentale, invece, cominciano le pesanti infiltrazioni celtiche che dopo Canegrate passano il testimone a Golasecca. Questo orizzonte culturale si colloca tra Urnfield e Hallstatt, andando ad interessare il territorio tra attuale Piemonte orientale e attuale Lombardia occidentale, giungendo sino al fiume Serio che segna il confine tra mondo celtico golasecchiano e reto-euganeo centro-alpino (Val Camonica, Trentino, Alto Adige, Tirolo). Il contesto centro-alpino bergamasco appare influenzato, in particolare, dall’emanazione reto-camuna della facies di Breno-Dos dell’Arca, in cui si colloca anche Parre, una realtà comunque di confine tra mondo celtico e nord-etrusco (secondo alcuni autori il vero confine sarebbe rappresentato dal Monte Pora, il cui oronimo viene da essi ricondotto ad un attributo della dea Reitia, che sarebbe appunto Pora, allusivo del parto).

I misteriosi Reti non erano un omogeneo gruppo etnico ma un insieme di tribù eterogenee unite sacralmente dal culto per la sunnominata Reitia (da cui il loro etnonimo) e, pare, dalla lingua anariana affine all’etrusco, probabilmente un fossile alpino paleo-mediterraneo. Tra di essi vanno ricordati Euganei, Camuni e Triumplini, antichi popoli di base preindoeuropea che però hanno subito nel tempo infiltrazioni ariane, come dimostrano le stesse incisioni rupestri camune dell’Età del ferro.

La parte preponderante della Protostoria bergamasca riguarda comunque la Cultura di Golasecca, celtica (o celto-ligure), che vede come protagonisti gli Orobi, o meglio Oromobi, di cui parla Plinio nella Naturalis Historia, un’articolazione interna dei Celti insubri fondatori di Como, Lecco, Bergamo e Parra/Barra, l’odierna Parre, un abitato prealpino di base centro-alpina, retica, che ha però conosciuto una fase golasecchiana, tra VI e V secolo a.e.v., nel periodo in cui i Celti golasecchiani fondavano la Bergamo protostorica dandole un nome sacro (dal dio Bergimus). L’Età del bronzo europeo diffonde le prime ondate indoeuropee in Italia e con esse diversi elementi culturali del mondo centro-europeo arianizzato: la ruota raggiata, il carro da guerra, il rito dell’incinerazione (da cui le urne interrate, dei campi di urne), l’insediamento posto su alture fortificate, le strutture in legno (e il torchis, ossia un elemento abitativo composto da telai o graticci), le palafitte (e sembrerebbe che il significato dell’etnonimo orobico sia proprio “palafitticoli”), le armi in bronzo e la lavorazione di questo metallo, i gruzzoli di monete (un tesoretto di questo tipo è stato trovato, tra le altre località bergamasche, proprio a Parre), i culti solari e diversi oggetti riferibili a questo aspetto della religiosità ariana come ad esempio le decorazioni ad anatrelle o cigni.

Si tratta di un ambito protostorico di netta matrice proto-celtica che, nel caso di Golasecca, viene a riguardare la lingua leponzia, un dialetto celtico arcaico a cui vanno riferiti l’alfabeto di Lugano e la famosa stele di Prestino. Iscrizioni leponzie sono state ritrovate anche in territorio bergamasco, nello specifico nei pressi delle foci del Brembo, a Carona, in un presunto santuario dedicato al dio Pennino.

La Cultura di Golasecca principia nell’Età del bronzo finale su ispirazione della Cultura dei campi di urne e prosegue come espressione cisalpina della cultura tardo-bronzea e, soprattutto, del ferro di Hallstatt (1200-500 a.e.v. circa), la culla centro-europea dei Celti così come La Tène (VI-I secolo a.e.v.) può esserlo dei Galli, i Celti di Cesare. Nella piena Età del ferro si collocano, in Nord Italia, Golasecca, Este (cultura dei Venetici) e Villanova (cultura degli Etruschi), tutte e tre diramazioni hallstattiane che risentono infatti profondamente dell’elemento “mitteleuropeo” danubiano. Hallstatt è una evoluzione di Urnfield.

La Cultura di La Tène viene, invece, recata in Italia settentrionale dalle invasioni galliche principiate nel 388 a.e.v., che nel territorio di Bergamo sono fondamentalmente ascrivibili all’elemento “insubre” (in realtà dei Bituriges, gli Insubri erano i Celti golasecchiani), con influssi cenomani al di là del fiume Serio. Cultura spiccatamente del ferro, quella gallica, caratterizzata da inumazione, armi in ferro, deposizioni votive di spade nel letto dei fiumi, lingua gallica continentale (diversa dall’antico leponzio), ossa di maiale deposte nelle tombe per consacrarle assieme ad oggetti frantumati ritualmente, barre contorte, spade intenzionalmente piegate (sempre per questioni relative al rito funebre) e particolari elementi materiali come i cosiddetti “spiedini”.

L’Età del ferro rappresenta la fase finale dell’ambito protostorico che sfocia nel periodo preromano, dove il quadro etno-culturale italiano appare ben delineato, prima della romanizzazione (che non ha comunque alterato, etnicamente, le varie regioni d’Italia): Galli, su base celto-ligure, nel Nord-Ovest, Reti sulle Alpi centro-orientali, Veneti nel Nord-Est con gruppi gallo-carnici nell’attuale Friuli, Liguri lungo le coste della Liguria e in Corsica, Etruschi (poi spazzati via dai Galli) in Emilia-Romagna e innanzitutto tra Toscana e Lazio, Umbri tra Romagna e ombelico sabino d’Italia, Latini e altri minori nel Lazio antico, Piceni nell’odierna area marchigiana, Sanniti (o Sabelli) nel Sud interno assieme a Osci, Apuli, Lucani, Bruzi, Siculi con Sicani ed Elimi in Trinacria, genti nuragiche in Sardegna, ed infine le colonie greche lungo le coste meridionali e il pugno di colonie puniche in Sicilia e nella stessa Sardegna.

Le precipue tappe protostoriche, preromane e romane di Bergamo e del suo territorio sono dunque le seguenti:

  • Fine VI secolo a.e.v.: fondazione dell’abitato protostorico di Bergamo ad opera dei Celti golasecchiani Oromobi, il cui centro precipuo potrebbe essere inizialmente stato l’antica Parra (da leggersi Barra, alla celtica), odierna Parre, in Val Seriana, sul confine col mondo centro-alpino dei Reti;
  • IV-II secolo a.e.v.: invasioni dei Celti storici, i Galli, che per quanto riguarda la Bergamasca sono da inquadrare come Insubri lateniani, Bituriges, il cui capoluogo era Mediolanum: si fondono con i loro predecessori, e parenti stretti, senza interrompere bruscamente la cultura golasecchiana. Nei territori prealpini e alpini persistono elementi retici;
  • 222 a.e.v.: i Romani conquistano Mediolanum e assoggettano gli Insubri, quindi Bergomum, che comunque aveva sviluppato una sua identità peculiare e una sua autonomia rispetto ai potenti vicini milanesi e bresciani (Cenomani);
  • III-II secolo a.e.v.: conquista della Gallia Cisalpina da parte della Roma repubblicana;
  • Fine II secolo a.e.v. – Età sillana: la Gallia Cisalpina diventa provincia romana;
  • 89 a.e.v.: i territori transpadani, e dunque Bergamo, ottengono lo ius Latii, tramite deduzione fittizia di colonie: a differenza di quanto accaduto nella Cispadana, nella Gallia Transpadana non vi fu una vera e propria colonizzazione italico-romana;
  • 49 a.e.v.: Giulio Cesare concede la cittadinanza romana alla Cisalpina. Bergomum diventa municipium;
  • 42 a.e.v.: viene abolita la provincia della Gallia Cisalpina, che diviene parte integrante dell’Italia romana;
  • 7 e.v.: viene istituita la Regio XI Transpadana, con capoluogo Mediolanum, il cui confine orientale è posto al fiume Oglio, a testimonianza di come Bergomum e il suo territorio rientrassero nell’orbita gallo-insubre, legame iniziato con la Cultura celtica di Golasecca.

In età dioclezianea, in seguito al riordino delle province dell’Impero Romano, Bergamo venne assegnata alla Venetia, mentre l’ex Transpadana venne denominata Liguria. I Longobardi, non a caso, dopo essere dilagati nella Pianura Padana e averla conquistata posero lungo l’Adda il confine dell’Austria longobarda, distinguendola così dalla Neustria in cui erano situate Milano e Pavia, prima e seconda e definitiva capitale del Regno Longobardo.

La Transpadana, a differenza della Cispadana, non conobbe un intenso processo di colonizzazione italico-romana; Roma preferì che i Celti locali si integrassero spontaneamente romanizzandosi, senza dunque cancellare violentemente la cultura gallica ma anzi arrivando ad una sorta di commistione tra i perduranti tratti della tradizione lateniana e la romanizzazione della Cisalpina. Sicuramente vi furono alcuni coloni dell’Italia centro-meridionale che si spostarono anche nel Bergomatum Ager, ma questo non fu un fenomeno di massa e il grosso della popolazione rimase il medesimo, abbracciando spontaneamente, per questioni di prestigio, la cultura romana.

Una situazione, questa, che ci viene testimoniata in particolar modo dalla diffusione della ceramica, che mostra una miscela di tratti celtici e romani (come i peculiari Acobechern che combinano le figlinae romane con la morfologia celtica, negli ultimi decenni del I secolo a.e.v.), e dalle necropoli da cui emergono, in periodo augusteo e del primo Impero, elementi romani innestati in un ambiente ancora caratterizzato dai tratti lateniani dei Galli Insubri. Del resto gli autoctoni golasecchiano-lateniani restarono la maggioranza, pur assorbendo alcuni elementi centro-italici di filiazione patrizia (delle gentes) e militare, come i veterani di guerra. La romanizzazione della Bergamasca, e della restante Gallia Transpadana, fu decisamente più culturale che etnica, anche perché la deduzione di colonie fu fittizia.

L’impronta gallica emerge anche dall’antroponimia testimoniata da materiale lapideo e ceramico e dal perdurare del culto di divinità celtiche indigene, ancorché assorbite dal culto romano che le identifica con divinità proprie quali Minerva, Mercurio, Silvano, Priapo accanto a deità preromane quali Aburno/a e le Matres o Matronae della tradizione celtica (dette anche Dervonnae o Dervones) che trovano precisi riscontri nel mondo celto-germanico transalpino. Altre figure celtiche, che l‘interpretatio Romana ha associato a divinità del pantheon di Roma, sono Giunone (venerata nel Pagus Fortunensis, attuale Isola Bergamasca), Nettuno (presso le acque del fiume Cherio e il Lago d’Iseo), Diana ed Hercules.

L’integrazione tra cultura lateniana, gallica, e romana avviene nel I secolo a.e.v., mentre in epoca augustea si fanno sentire gli influssi culturali, e commerciali, dell’ambito venetico (segnatamente riferito ad Aquileia), padano (Cremona e Piacenza) e centro-italico. Continuano a manifestarsi anche gli influssi retici dovuti alla Cultura di Fritzens-Sanzeno, che trovano riscontri pure nelle necropoli gallo-romane della pianura.

L’area bergamasca protostorica, ma anche preromana e romana, si configura dunque come una realtà fondamentalmente celtica e successivamente gallo-romana ma, pure in virtù della propria posizione geografica, aperta all’influsso retico a nord/nord-est (in ambito prealpino-alpino al confine con Valtellina e Val Camonica) e a quello, culturale, etrusco-padano nell’area della bassa pianura, grazie ai contatti con Cremona e Piacenza. Non si registrano stanziamenti etruschi nel nostro areale orobico. Nel periodo imperiale inoltrato, altresì, va registrata l’influenza del mondo nordorientale venetico

¹Le informazioni puntuali relative al territorio bergamasco nel periodo preistorico e protostorico sono tratte dai due volumi, curati da Maria Fortunati e Raffaella Poggiani Keller, su “I primi millenni – Dalla Preistoria al Medioevo” parte della Storia economica e sociale di Bergamo, edita dalla Fondazione omonima (2007).

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Bergamo, Storia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...