I Celti alle radici di Bergamo

Iscrizioni di Carona

Sul poleonimo di Bergamo mi sono già espresso diverse volte, come ad esempio in questo articolo. Da secoli ci si interroga sull’etimologia del nome del capoluogo orobico, ma c’è da dire che questo esercizio è alquanto complicato, stante la penuria di informazioni documentarie e l’impenetrabilità, o quasi, della genesi del toponimo cittadino.

Innanzitutto, e questo vale per qualsivoglia etimologia, è bene non gareggiare in fantasia, su chi dà il meglio di sé nel pescare etimi improbabili, altrimenti non si arriva da nessuna parte. In antico, non avendo fonti affidabili, gli studiosi umanistici amavano cercare il significato del toponimo bergamasco, e non solo, nella mitologia classica o addirittura nei testi sacri del giudeo-cristianesimo, propinando improbabili etimi ebraici o greci. Sicuramente si appoggiavano anche alla bislacca tesi del greco Alessandro Polistore, citato da Plinio il Vecchio, che vedeva nell’etnico degli antichi golasecchiani Oromobi (Orobi è un’invenzione dotta, ancorché fortunatissima) i termini greci oros e bios, vale a dire “chi conduceva vita sui monti”, sostenendo addirittura fossero originari dell’Ellade. Tesi tanto curiosa quanto assurda.

I fondatori di Como, Lecco, Parre e Bergamo erano di stirpe celtica, probabilmente un’articolazione interna del popolo insubrico di Mediolanum, e con la Grecia non avevano, ovviamente, nulla a che fare. A loro si deve, appunto, la fondazione della Bergamo protostorica sul finire del VI secolo avanti era volgare, in epoca golasecchiana, e con tutta probabilità l’etimologia del poleonimo di Bergamo è appunto da ricondurre alla lingua che questi parlavano, ossia leponzio, un dialetto arcaico del celtico continentale.

Le fonti storiche e l’archeologia concordano con quanto detto, a partire dalla testimonianza del già menzionato Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis Historia (3. 124-125), citando il II libro delle Origines di Catone, ci parla dell’oppidum degli Orobi Parra (da leggersi Barra, alla celtica) da cui sarebbero discesi i Bergomates fondatori di Bergomum, nome latino della città che, per quanto riguarda la toponomastica, rappresenta il punto fermo su cui non si può sindacare, essendo il poleonimo più antico tramandatoci.

Alla luce di ciò, speculare su etimologie paleo-mediterranee (“liguri”), levantine (qualcuno ha tirato fuori l’accadico!), greche e anche germaniche (soprattutto gli storici locali seguaci del bibliotecario Tiraboschi e dello storico Belotti) ha ben poco senso e credo serva solo a sfoggiare inutilmente erudizione. Chi mai avrebbe potuto coniare un nome mediterraneo o levantino per una città che si trovava nel cuore della Gallia Cisalpina? E come si può pensare che il toponimo sia germanico se la prima attestazione giuntaci è Bergomum e risale alla prima epoca imperiale di Roma, quando cioè il potere romano consolidò il suo dominio sull’Italia settentrionale dopo che questa ebbe conosciuto l’esperienza delle invasioni galliche (e non germaniche)?

L’idea che ci possa essere un’etimologia “montana” alla base del toponimo orobico è di certo affascinante, considerando anche la conformazione del centro storico di Bergamo, edificato sui colli cittadini, ma pensare che per forza di cose ci sia da leggervi qualcosa come Berg-Heim, “casa sul monte”, è pura paretimologia, tendenza principiata localmente nel secolo XIX. Quello che può essere veridico è la versione teutonica, imperiale, del Medioevo, che suonava come Wälsch-Bergen, un toponimo che potrebbe (condizionale d’obbligo) aver influenzato il dialettale Bèrghem. Ma chiaramente il toponimo di Bergamo non nasce nel Medioevo con i popoli, o i potentati, germanici¹.

Volendo fare, tuttavia, una panoramica sulle principali tesi formulate dagli studiosi di etimologie e toponomastica circa il nostro poleonimo, vale la pena citare qui le seguenti:

  • Angelo M. Ardovino suppone che Bergamo derivi, via latino Bergomum, da un teonimo celtico indicante una divinità come Bergimus, una sorta di ambiguo e lunare Marte gallo-romano riconducibile alle figure gaeliche di Ogma e Ogmios, da cui il nome dell’alfabeto ogamico, usato nell’antichità in Irlanda e Scozia. Personalmente credo sia la tesi più convincente, essendo, oltretutto, il nome del dio attestato nel limitrofo territorio bresciano, in epoca romana;
  • Studiosi come Delamarre, Falileyev, Morandi lo collegano ad un celtico *berg- (dalla radice indoeuropea *bhergh, “alto, eminente”) affine ad altri toponimi celtici d’Europa come ad esempio Berga, in Catalogna, riferendosi naturalmente alla posizione dell’abitato storico. Secondo costoro, altresì, Bergamo può confrontarsi anche con un celtico *berga o *bergo, indicante un pendio, una salita, un luogo posto sulle pendici di colli o monti, unito ad un suffisso rafforzativo, o derivativo, in -mo-;
  • Altri autori vi vedono un sostrato “mediterraneo”, anariano, sul trito e ritrito tipo *barga, “capanna”, non si capisce bene desunto da dove, che più probabilmente afferisce ad una voce celtica come *berrica, *barrica usata per indicare recinti, steccati, strutture in legno (vedi bergamasco bàrech) da cui toponimi come Berga e Berici (Vicenza), Barga (Lucca), Barghe (Brescia) e i bergamaschi Bergias (scomparso), Berzo e Barzesto;
  • I più audaci come l’etruscomane Pittau e il mediterraneista Semerano teorizzano un *parakkum accadico usato per indicare un santuario, un edificio sacro posto in alto. La cosa ilare è che costoro dovrebbero spiegarmi chi mai avrebbe potuto imporre, tra Alpi e Pianura Padana, un toponimo levantino, considerando che nella Bergamasca neppure gli Etruschi misero piede (solo il Forcello di Mantova fu un insediamento, o meglio, un emporio etrusco al di qua del Po)…;
  • Marcato e Cortellazzo ipotizzano un greco Pergamon (ma vedi quanto detto sopra), forse appoggiandosi al latino medievale Pergamum, che però è cultismo coniato sulla falsariga del nome dell’antica Pergamo, che non c’entra alcunché con Bergamo;
  • Gli stessi autori ipotizzano, in alternativa, un germanico berg, “montagna”, oppure un gotico bairgan, “cittadella fortificata”, corrispettivo nordico di Pergamon, “rocca”;
  • Studiosi di toponomastica come Pellegrini e Olivieri affacciano un collegamento con un’ignota località di Marsiglia, Bergima, forse ricollegabile al monte dell’Appennino Ligure Bergiema, secondo Pellegrini formato da *bhêr, “portare” e *ĝheim-, “neve, gelo”. In questo caso l’etimo sarebbe riconducibile alla lingua ligure antica, recentemente considerata arcaica lingua indoeuropea, simile al leponzio, a metà strada tra celtico e italico;
  • Dante Olivieri medesimo, infine, fa un collegamento tra Bergamo (e dialettale Bèrghem) e la località trentina, a nord di Riva del Garda, Perghem, che è anche un cognome trentino, il cui etimo è forse affine al cimbro (dialetto bavaro) pearghe, “montagne”.

In definitiva, al netto delle ipotesi più fantasiose e strampalate, oltretutto senza alcuna pezza d’appoggio, la tesi più credibile appare essere quella di chi propone un nesso sacrale tra la Bergamo preromana dei Celti golasecchiani e il dio gallo-romano Bergimus (o simili), divinità lunare preposta alla magia, alla parola, un Marte celtico che combatte più con la lingua che con le armi e che con essa domina, in senso magico-sacrale, la dimensione spazio-temporale della città. La Parra Oromoborium di cui ci parla Plinio è da identificare oggi con l’odierno centro di Parre, in Val Seriana, dove sono stati trovati i resti dell’insediamento antico che si pone al confine tra mondo celtico golasecchiano e “retico”, centro-alpino, come la Val Camonica. Parra (da leggersi, come ricordato sopra, Barra) deve il suo nome al celtico *barros, “sterpeto” oppure ad un ricostruito *pa-ar, “gran campo” e, ribadiamolo, era un abitato distinto dall’antica Bergamo protostorica; lo dico perché qualcuno crede ancora che Barra sia stato il primo nome del capoluogo bergamasco.

Al di là dell’etimologia, comunque, quel che è più che probabile è che il nome della città di Bergamo sia da ricondurre al sostrato celtico, leponzio, per ragioni storiche, culturali, linguistiche, e per la comparazione con altre località contermini o del mondo celtico in generale. Questa è, del resto, anche la tesi di un insigne linguista e filologo come Filippo Motta, dell’Università di Pisa, studioso del celtico che ha indagato anche le iscrizioni leponzie rinvenute a Carona (alta Val Brembana) su di alcuni grossi massi testimonianza, forse, di un santuario celtico dedicato al dio dei monti Pennino, posto nei pressi delle sorgenti del fiume Brembo.

¹In Toscana vi sono alcuni interessanti toponimi, traccia della dominazione longobarda, quali Aramo, Salisciamo, Sculcamo e Amiata (oronimo) che la studiosa Maria Giovanna Arcamone spiega essere di natura militare e caratterizzata dall’elemento germanico *haima-, “casa, patria”, qui usato nel senso di “postazione militare”. Sicuramente suggestivo vedere un collegamento tra questa radice e l’elemento -amo del toponimo Bergamo, ma privo di documentazione e di riscontri storici: Bergamo è, per l’appunto, fondazione protostorica, non medievale, e non abbiamo testimonianza di varianti gote o longobarde del poleonimo.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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