Roma si può salvare solo con la Romanitas

Sarà che i media sanno parlare sempre e solo di negatività e cronaca nera quando si viene a trattare di Roma, e che gli Italiani sono maestri nel tirarsi la zappa sui piedi, amando farsi del male e andando a cercare all’esterno la soluzione delle proprie magagne, ma certamente è un dato di fatto che la nostra Capitale versi in pessime condizioni sepolta sotto l’insostenibile degrado (non solo materiale) che da anni la caratterizza negativamente. Aggiungiamoci la corruzione della classe politica e il vuoto etico di saggi maestri che siano di esempio per la collettività romana, e il quadro del malessere è ancor meglio delineato.

Fa male sapere in che razza di stato sia l’antica, e gloriosa, capitale della civiltà occidentale, anche per l’immagine di sé che la città dà all’esterno, tenendo conto del fatto che da sempre essa è una calamita per potenti, letterati, studiosi, turisti, amanti dell’estetica, cultori delle belle arti e della storia e della cultura. E l’immagine che dà di sé finisce per coinvolgere l’Italia intera, anche quelle aree virtuose che nulla hanno da spartire con l’inaccettabile degrado che ha travolto Roma; essa è però lo specchio che riflette la spoetizzante immagine della situazione politica, e amministrativa, del Paese.

Certo, se la mettiamo su un piano etico e spirituale Roma non è sicuramente la peggior capitale d’Europa, perché se prendiamo in considerazione le metropoli dell’Europa nordoccidentale ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, essendo peraltro città piombate nel caos multirazziale che ha “fatto fuori” quasi del tutto l’elemento autoctono. Per non parlare della corruzione morale, del relativismo, del dilagante materialismo all’americana che, dopo il luteranesimo, ha consegnato l’Europa centro-settentrionale al nichilismo e al completo disinteresse verso tutto ciò che è identitario e tradizionale. Proprio per questo lezioni da Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Bruxelles o Stoccolma non sono gradite.

Il peggior problema di Roma sta nel disastroso connubio di inettitudine e corruzione, una miscela esplosiva peggiorata dalla temperie vaticana e dalle infiltrazioni mafiose non solo frutto della meridionalizzazione dell’Italia centro-settentrionale ma anche del palazzo romano e di quei corpi estranei che hanno infilato le loro zampe in pasta nella gestione della cosa pubblica, come ad esempio gli zingareschi clan mafiosi spesso agli onori delle cronache. Roma è senza dubbio una città decadente, che nemmeno, quindi, avverte più la gloria del passato che dovrebbe fare da stimolo per riscattarsi e riscoprirsi figlia, ancorché prodiga, dell’eterna romanità culturale, spirituale, etica.

Con l’attuale classe politica piddina, grillina, aennina, e papalina, non si va da nessuna parte, si continua a rivangare il letame che da decenni appesta l’atmosfera della Capitale e che nemmeno fertilizza perché scoria del malgoverno e del soqquadro da esso disseminato in lungo e in largo a Roma e dintorni. E il quadro è piuttosto desolante tra rifiuti selvaggi, degrado ovunque, infiltrazioni criminali, maligne ingerenze ecclesiastiche, strapotere mafioso, e la cosa che forse è la peggiore di tutte: la corruzione materiale e spirituale che liquida senza troppi complimenti l’urbanità delle persone, la loro coscienza civica. Quando la nave affonda i topi ballano… anche in senso letterale.

Se la coscienza comunitaria, e dunque identitaria, si disgrega i mali peggiori si impossessano delle nostre città anche se, me ne rendo perfettamente conto, governare Roma non è come amministrare una città lombarda prealpina di medie dimensioni, a maggior ragione se sulla gobba ci sono pure i palazzi romani della politica e l’ingombrante ospite che da 2000 anni perverte il genio della romanità desertificandone l’habitat, in condominio con i suoi fratellini maggiori e, più recentemente, minori. Ogni riferimento al vicario del Nazareno e alla sua baracca è puramente casuale… A Roma manca la romanità, e credo sia questo, appunto, il suo peggior problema, anzi IL problema.

Chi sarebbero gli esempi dei moderni cittadini romani (sempre che presso di loro sia rimasto ancora qualcosa di romano verace, tra immigrati meridionali, sardi, romagnoli, veneto-friulani ma soprattutto allogeni)? Totti? Papa Francesco? I romaneschi “vippe”, per di più sinistrorsi, con la loro insopportabile arroganza? O la classe politica contemporanea che schiaccia Roma sotto il suo peso elefantiaco? Altro che 5 Stelle, Roma ha bisogno di una vera rivoluzione, una rivoluzione che può venire solo dal sacro sodalizio di socialismo e nazionalismo con un solido retroterra di tradizionalismo romano, non certo cattolico ma gentile o quantomeno alla gentilità ispirato, in termini etici e culturali.

Va da sé che questa rivoluzione passi per il recupero della romanità o almeno dell’italianità della Capitale, liquidando una volta per tutte le nefaste influenze di San Pietro e di conseguenza quelle ebraiche e musulmane, che soprattutto oggi vanno a braccetto con i crociati di marzapane del Concilio Vaticano II. L’attuale concetto di democrazia non serve a nulla a Roma, anzi, non può che gettare benzina sul fuoco; non si tratta qui di recuperare il Fascismo, che diventerebbe inevitabilmente una pagliacciata, ma di mettere in atto quel salutare repulisti identitario di cui l’Urbe ha bisogno per bonificare la propria anima dalle pestilenziali ferite inferte dal soqquadro mondialista.

Finché non si prenderà atto del fatto che le cose possono cambiare solo con il coraggio dell’azione patriottica che passa per il sangue, il suolo e lo spirito, Roma (e l’Italia intera) rimarrà ostaggio del degrado, in tutte le sue forme, e il commissariamento, militarizzato, rappresenterà l’unica concreta soluzione che sarebbe da applicare immediatamente onde evitare che la “Città eterna” sprofondi completamente nell’infernale baratro dell’anarchia.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/05/roma-si-puo-salvare-solo-con-la-romanitas.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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