Aryas – Parte IV

La bella di Xiaohe, mummia perfettamente conservata della Cina nordoccidentale

Secondo la teoria più accreditata presso gli studiosi di indoeuropeistica, e cioè quella kurganita, le migrazioni ariane a partire dalle steppe a nord del Mar Nero principiarono nel Calcolitico o al più tardi durante l’Età del bronzo e diffusero le lingue indoeuropee e il retroterra culturale, in parte, comune a tutta l’Eurasia. Gli Indoeuropei hanno lasciato anche tracce antropologiche, fisiche, oltre che genetiche, col loro passaggio e insediamento, un fenomeno questo particolarmente vistoso in terre extraeuropee come l’Altopiano iranico, l’Asia meridionale, l’Asia centrale e il nord-ovest della Cina (lo Xinjiang), in aree cioè in cui i fenotipi ricollegabili all’antica presenza ariana sono per ovvie ragioni del tutto minoritari.

In questa sede tratteremo infatti delle aree geografiche suddette che, proprio per via delle loro particolari condizioni, offrono il destro per esporre al meglio quelli che sono i tratti peculiari della civilizzazione indoeuropea. Sarà però utile, brevemente, ricordare i principali popoli indogermanici che diffusero tra Europa e parte occidentale del blocco eurasiatico orientale idiomi, culture, tecniche, innovazioni, culti e ideologie la cui matrice è chiaramente ascrivibile all’ethnos ariano.

Cominciamo col ricordare la colonizzazione ariana dell’Asia Minore, per opera di popoli quali gli Ittiti e gli altri cosiddetti “anatolici”, tra cui Lidi, Luvi, Cari, Lici, Palaici, Pisidi e Sideti. Dalle lingue di queste genti, completamente estinte, ci arrivano le attestazioni più antiche di indoeuropeo, e l’anatolico è considerato il primo gruppo a staccarsi dal protoindoeuropeo.

Ci sarebbero anche da menzionare quei popoli dell’antichità dalle origini non esattamente chiare e lineari che, se non indoeuropei, furono con tutta probabilità dominati da aristocrazie di quella matrice come i Cassiti e i Mitanni del Levante (quest’ultimi ossatura elitaria anche degli Hurriti), caratterizzati da superstrato indo-iranico, soprattutto indo-ario, e dal nerbo guerriero costituito dai nobili montati su carro, i cosiddetti Maryannu; gli Hyksos o Popoli del mare, sorta di confederazione piratesca composta da genti ariane e non in cui gli studiosi inseriscono tribù quali gli Shardana (da cui l’etnonimo sardo), i Tirreni (tra cui gli Etruschi¹), i Filistei (ariani della Palestina, che da loro prende il nome), gli Achei (del ceppo ellenico), i Teucri (di Troia) o anche i Siculi (italici della Sicilia orientale); i Cimmeri, di stirpe iranica, nel Caucaso. Per quanto concerne i cosiddetti Popoli del mare, un insieme di pirati come detto, la tesi più accreditata li vuole originari di Italia, Grecia e Asia Minore, e le cui incursioni erano soprattutto rivolte verso il Levante e i domini dell’antico Egitto.

Troviamo poi gli Illiri dei Balcani, i probabili antenati degli Albanesi e la cui lingua è ritenuta la principale origine della lingua schipetara, successivamente sommersi dalla slavizzazione, eccetto nelle zone costiere di Istria, Dalmazia e appunto Albania, zone peraltro alquanto romanizzate, in senso etno-culturale quantomeno, come il principale polo romanzo della regione, la Romania.

Sempre rimanendo nella zona balcanica e carpatica vanno ricordati i Traci, i Mesi e i Daci, popolazioni affini agli Illiri, i primi due stanziati in ciò che oggi è un’area contesa da Greci, Bulgari e Turchi “europei” e in Bulgaria, i secondi padri della Dacia, odierna Romania. Meritano menzione anche i Macedoni (e i Peoni), anch’essi affini al gruppo traco-illirico, che gli autori antichi mettevano in relazione, forse non erroneamente, coi Dori, gli invasori balcanici dell’Ellade.

A proposito di quest’ultima, inizialmente interessata dalla presenza pelasgica, anariana, della Civiltà minoica, essa fu successivamente conquistata dagli Elleni ovvero Achei, Ioni ed Eoli; gli Achei, anticamente Ahhiyhawa (o simili), furono gli artefici della Civiltà di Micene, poi distrutta dalla calata dei sunnominati Dori provenienti dall’area macedone o comunque balcanica, progenitori degli Spartani.

Rimanendo nell’area orientale dell’Europa, ma ben più a settentrione, vanno ricordati i Balti insediatisi lungo le coste del Mar Baltico (da cui la lingua lituana, ritenuta dagli esperti la più vicina all’idioma indoeuropeo originale, con rapporti privilegiati con lingue iraniche e sanscrito), in un territorio compreso tra Prussia e Lettonia che, forse non a caso, è quella che in termini biologici (genetici e antropologici) mostra la più cospicua eredità ariana in Europa.

Subito dopo di loro gli Slavi, oggi linguisticamente distinguibili in occidentali, orientali e meridionali, stanziati in un vastissimo territorio che dalle pianure centro-orientali dell’Europa raggiunge gli Urali ma la cui Urheimat va collocata tra Polonia e Ucraina odierne.

Spostandosi nel contesto europeo occidentale vanno citati i Germani dell’Europa centro-settentrionale, la cui patria ancestrale si colloca nella cerchia nordica tra Germania e Scandinavia; i Celti, la cui etnogenesi è da ubicarsi nell’Europa centrale/centro-orientale, area da cui poi raggiunsero le Gallie, le isole britanniche, l’Iberia e perfino Balcani e Anatolia (la Galazia); dallo stesso ceppo, perlomeno inizialmente, si distaccarono i cosiddetti popoli italici giunti nella Penisola che gli studiosi sono soliti distinguere in due tronconi: quello più antico latino-falisco, di cui facevano parte anche i due estremi rappresentati dai Paleoveneti a nord e i Siculi nell’estremo sud e il successivo osco-umbro storicamente attestatosi tra Emilia-Romagna e Calabria. Sembrerebbe che al ceppo umbro siano collegati anche i Liguri (gli Ambrones degli antichi) la cui lingua si colloca a metà strada tra italico e celtico. Per quanto concerne la penisola iberica, la cui arianizzazione primaria è da attribuirsi ai Celtiberi, vanno ricordati i Lusitani, popolo di origine oscura che si colloca alla base del Portogallo.

Questi popoli indoeuropei occidentali parlavano lingue come germanico, celtico, italico (e dunque latino) che gli indoeuropeisti attribuiscono alla famiglia delle lingue centum, ma che non è da intendersi in senso strettamente geografico visto che ne fanno parte anche il greco, l’anatolico e il tocario, l’idioma ariano più orientale di tutti. Sono invece tutti orientali i locutori delle lingue satem tra cui baltico, slavo, traco-illirico (e albanese), daco, armeno, indo-ario e iranico.

Concludiamo infatti la rassegna citando i Frigi dell’Anatolia (statuto centum-satem incerto), gli Armeni ancor oggi stanziati nelle loro sedi storiche del Vicino Oriente e i popoli che tratteremo specificamente negli articoli seguenti cioè gli Indo-Ari dell’Asia meridionale, gli Iranici del Medio Oriente, assieme ai suddetti Tocari che però parlavano, si presume, una lingua ascrivibile al gruppo centum dell’isoglossa centum-satem.

Negli articoli seguenti, infatti, tratterò nello specifico del ceppo indo-iranico nei suoi rami indo-ario (subcontinente indiano: fondamentalmente India, Pakistan, Nepal, con riflessi onomastici e religiosi sulle élite antiche di Mitanni e Cassiti) e iranico (Altopiano iranico: Iran, Afganistan, Belucistan, Kurdistan, Ossezia, Tagikistan, Pamir), tenendo ovviamente presente quanto riguarda, linguisticamente, gli antichi idiomi estinti come vedico, sanscrito, avestico e persiano antico prendendo successivamente in considerazione la presenza ariana nell’Asia centrale sino alla Cina nordoccidentale, una vastissima area interessata dall’espansione iranica di popoli quali Sciti e Sarmati e dei misteriosi Tocari dello Xinjiang, che ci hanno lasciato in eredità il patrimonio archeologico del bacino del Tarim.

Vedi: https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/.

¹Sarebbe bene tenere a mente che il popolo etrusco non era originario dell’Asia Minore, come molti, troppi, ancora credono, ma fondamentalmente autoctono d’Italia con apporti italo-celtici ed egeo-anatolici (di superficie) mediati dalla Magna Grecia (vedi Cuma), una sorta dunque di “fossile” preindoeuropeo imparentato (anche linguisticamente) con le genti proto-sarde e soprattutto con i Reti delle Alpi; le tracce etrusche di Lemno sono il frutto della presenza nell’isola egea di mercenari e pirati etruschi provenienti da ovest, come del resto suggerisce, tra le righe, il mito di Enea, stirpe di Dardano. Inoltre la Cilvità protovillanoviana era italica mentre la successiva villanoviana, squisitamente etrusca, decisamente collegata ai Campi di urne e alla Cultura di Hallstatt dell’Europa centrale.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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