Aryas – Parte III

Collana persiana con tre swastika rinvenuta nel Gilan (Iran), I millennio a.e.v.

Come menzionato nei precedenti articoli di questa serie, vi sono alcuni tratti comuni culturali e mitologici, retaggio del retroterra indogermanico, che possono essere percepiti in tutti i popoli indoeuropei antichi (e moderni), nonostante la, spesso, enorme distanza geografica e la lunga separazione, e distinzione, nel corso del tempo: per esempio, le tre classi dei Kalash dell’Asia meridionale designate dai colori dell’abito (vesti bianche, Safed-Posh; toghe rosse, Surkh-Posh; abiti neri, Siah-Posh) ricordano i tre colori che rappresentano l’organizzazione sociale indoeuropea altrove (ad esempio nella Scandinavia del poema eddico Rígsþula, lo Jarl, il nobile, è biondo, il Karl, l’uomo libero, il rustico, è rosso di chioma e il thrael, lo schiavo, il servo, è corvino), dove bianco, rosso e nero sono simboli cromatici che rappresentano un livello gerarchico diverso nell’ordine sociale indoeuropeo (in origine, forse, nati come un riferimento ai colori del cielo ovvero luce diurna / crepuscolo / notte).

L’argomento è troppo complesso per essere trattato qui, ma consentiteci un famosissimo esempio di potenziale marcatore culturale indoeuropeo. Nella cultura materiale, un simbolo come lo swastika (da nominarsi rigorosamente al maschile) è spesso ritenuto segnale di facies indoeuropea da molti studiosi e infatti si trova in molte antiche popolazioni indoeuropee (ma è anche possibile che la sua origine fosse in realtà non indoeuropea, probabilmente mediorientale: lo swastika più antico trovato finora era in Iraq, a Samarra, databile intorno al 5000 a.e.v.; il secondo ritrovamento più antico sono degli swastikas apparentemente scoperti tra i segni della scrittura Vinča dei Balcani attorno al 4000-3000 a.e.v.; presso la cultura di Vinča, in particolare nella parte orientale della Serbia, sono state inoltre trovate le più antiche testimonianze di metallurgia estrattiva nel mondo, sino ad ora). Qualora, appunto, lo swastika non fosse di origine indogermanica sarebbe stato poi comunque acquisito, dandovi una certa rilevanza simbolica, dalle popolazioni indoeuropee antiche (a volte può comparire modificato come nel caso del triskelion, presso i Celti).

In Asia, lo swastika è ancor oggi un simbolo positivo ampiamente diffuso. Si tratta di un importante simbolo della religiosità che appare in India (presso induismo, buddismo, giainismo), portatore di valore benaugurale legato, da sempre, al disco solare e dunque ai più alti valori spirituali dell’ethos indoeuropeo. Le testimonianze archeologiche ci tramandano la diffusione eurasiatica dell’emblema solare: Scandinavia, steppe e Asia meridionale, Altopiano Iranico, Balcani, Italia, Europa centrale e così via. Spesso possiamo trovarlo in associazione col numero 3, assai importante nella tradizione indogermanica.

Questo quadro ci consente anche di menzionare un altro punto ricorrente nella dimensione spazio-temporale dei nomadi delle steppe eurasiatiche. Alcuni autori hanno affermato che l’endonimo degli antichi Indoeuropei potesse essere Arya (ariani) o, più esattamente, *Aryos, ma questo è di difficile dimostrazione, anche se la presenza della radice indoeuropea *ar- (che dovrebbe significare nobile o forse uomo libero ma, naturalmente, potrebbe anche esser stato facilmente utilizzato come una parola per designare un membro della comunità protoindoeuropea, forse su criteri culturali e linguistici, o anche etnici) in molti antichi idiomi indoeuropei potrebbe infatti essere un accenno a qualcosa del genere: a titolo esemplificativo si confrontino il greco antico Aristos, visibile nell’italiano aristocratico; l’Aryas dell’Asia meridionale (forse anche l’etnico degli iranici Alani potrebbe eventualmente essere correlato; del resto l’Iran è letteralmente la “terra degli Arii”); l’Arsi dello Xinjiang; il termine ittita arawa; l’appellativo degli aristocratici su carro da guerra dei Maryannu, casta ereditiera di alcune antiche civiltà mediorientali; il prefisso ario- di nomi di spicco celtici e germanici appartenenti ad individui dell’antichità (ad esempio i germanici Ariovisto e Ariarico, figlio quest’ultimo di un re goto; il gallico Ariomanos, irlandese Eremon ecc., o anche l’antico irlandese Aire “nobile, uomo libero”, da cui Eire?); sempre per quanto concerne il mondo germanico vale la pena citare l’etnonimo del popolo germanico degli Harii (derivante dal germanico *harja-z “esercito”), il termine tedesco Herr “signore”, che in origine stava per “superiore, nobile” e il longobardo hariman “uomo libero (in armi)”, da cui l’italiano arimanno; il latino heres “padrone”.

Vedi: https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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