I fondamentali pilastri del culto nazionale della Patria italo-romana

L’antropologo friulano Carlo Tullio-Altan, sulla scorta della lezione mazziniana, studiò a fondo la questione della religione civile che gli Italiani dovrebbero abbracciare, per irrobustire il proprio orgoglio patrio e strutturare al meglio un’identità nazionale solida che faccia da degno contraltare alla barbarie dell’internazionalismo apolide e mondialista. Egli mise in luce le caratteristiche fondamentali di questa religione civile, di questo – potremmo dire – Italianesimo etnonazionale, che sono pilastri imprescindibili nell’edificazione di un patriottismo sano che non abbia nulla a che vedere con la statolatria repubblicana che l’Italia conosce da 70 anni e più; una statolatria che, peraltro, non è fine a sé stessa ma è un tributo ai carcerieri statunitensi del Paese.

I cinque-sei capisaldi su cui si basa un culto nazionale, razionale, teso all’esaltazione della Patria, individuati da Altan sono: epos, ethos, logos, genos, topos, oikos. L’epos è la memoria storica del passato della nazione, che passa anche per tradizioni, leggende, epiche gesta, che nel caso italiano si intrecciano inevitabilmente con la gloria di Roma e della romanità che attraversa i secoli giungendo sino ai nostri giorni; non è solo questione di romanitas, comunque, perché può riguardare altri grandi popoli che hanno interessato la nostra storia nazionale come gli Italici, gli Etruschi e i Longobardi.

L’ethos è l’insieme delle norme di convivenza e delle istituzioni vissute come valori che diventano parte integrante della coscienza dei cittadini; è l’etica, il comportamento pratico dell’uomo e delle società umane, che nel caso italiano affonda le sue radici nel mos maiorum romano e continua con i valori di Umanesimo e Rinascimento sino alla lezione risorgimentale della coscienza patriottica che risorge dopo secoli di divisioni e di domini stranieri sollecitati dagli egoismi comunali dei potentati italiani preunitari: sono valori “giacobini”, è vero, ma l’accezione primigenia del giacobinismo è la medesima della rivoluzione social-nazionale attuata dal Fascismo, con lo sguardo rivolto al repubblicanesimo dell’antica Roma.

Logos è la lingua parlata in comune, che è ben più che una “lingua franca” modellata a Firenze dalle tre corone letterarie rappresentate da Dante, Petrarca e Boccaccio, essendo anche la manifestazione del pensiero razionale e scientifico, ma anche artistico e mitico volendo, di una collettività, di un popolo: il linguaggio è specie-specifico dell’uomo, simbolo e frutto della sua razionalità che lo eleva sopra le bestie e strumento imprescindibile della vita quotidiana in tutti i suoi aspetti, dai più nobili ai più umili. La lingua italiana è, di base, fiorentino letterario ma la sua codificazione ne rivela tutti i contributi regionali: il siciliano, sulla spinta culturale del grande Federico II; il toscano che rielabora il modello siciliano e si fa capolavoro immenso nell’opera di Dante; il padano con il ruolo culturale svolto dalle corti emiliane, dal veneziano Bembo, e dal lombardo Manzoni.

Il genos si edifica sui vincoli comuni di stirpe, una comune origine etnica (e culturale) che unisce tutti le genti grazie al valore biologico e naturale dell’ethnos preso in considerazione. Nel caso italiano la situazione è ben più complessa, lo sappiamo tutti benissimo, ma nulla ci impedisce di poter parlare di gruppo etnico italiano caratterizzato dalle sue sfaccettature etno-regionali: le genti celto-liguri, lombarde, del Nord-Ovest; le genti reto-venetiche del Nord-Est; i popoli italico-tirrenici di Tuscia e Italia centrale, la culla della gloria di Roma; i popoli italico-ellenici (più ellenizzati, che ellenici) del Meridione; i Sardi, nel loro roccioso isolamento che li ha resi unici. Queste le differenze, ma la matrice comune è data dal continuum italico che dai Paleoveneti raggiunge i Siculi, dal pan-italianesimo degli Umbri e degli Etruschi, dalla romanizzazione che è stata, in parte, anche etnica (sebbene non massiccia), dall’esperienza del Regno longobardo e dei grandi ducati centro-meridionali che ha lasciato una impronta netta su tutta l’Italia.

Il topos è la terra natale, la madrepatria, che sin dai tempi più remoti appare ben delineata grazie al bastione alpino a nord, alla spina dorsale appenninica lungo tutta la Penisola, e alla barriera costituita dai mari che circondano il Paese confezionando un profilo geografico e naturale da sempre caratterizzante l’Italia, che si smarca così dal mondo germanico settentrionale, da quello gallo-iberico occidentale, dall’est slavo-balcanico e ovviamente dal settore meridionale afro-asiatico (ricordandovi che nei tempi antichi il Nordafrica era cosa ben diversa dall’attuale marasma). L’Italia ha da millenni un suo spazio unico, peculiare, distintivo, anche grazie alle politiche romane di Augusto, ed è uno spazio vitale in cui l’uomo italiano può ritrovare appieno la perduta dimensione rurale, agreste, silvestre e montanara o anche marittima che lo mette in comunicazione diretta con gli Avi e con le forze selvagge della natura, raggiungendo una simbiosi primordiale di cui avremmo tremendamente bisogno.

Infine l’oikos, che ha valore assai simile al topos, dando però una sfumatura più famigliare, comunitaria, di legame affettivo con le proprie radici: la famiglia è il nucleo fondamentale della nazione, sin dai tempi antichi (la gens romana, i clan celtici, la Sippe germanica, la fara longobarda), nostro focolare domestico e fonte di solidarietà e sollievo nella vita di tutti i giorni. La barbarie contemporanea si abbatte sulla famiglia per sradicare, dilaniare e distruggere l’amore che lega uomo e donna e questi ai propri figli naturali e congiunti, imponendo con l’arroganza del relativismo le aberrazioni omosessualistiche e “alternative”, veicolate dal capitalismo selvaggio e dalle grinfie del libero mercato, tra cui lo scandaloso mercimonio consumato sulla pelle degli innocenti.

Abbiamo davvero bisogno, oggi più che mai, di una razionale religione civile che rifondi lo stato italiano e gli conferisca un aspetto finalmente nazionale, ed etnico, nel pieno rispetto della Patria e delle piccole patrie sub-nazionali. Senza i cinque-sei punti delineati supra – che non sono mera ideologia bensì pensiero che si concretizza nella natura delle cose, nella verità – si ottiene la repubblica coloniale attuale che è uno stato-apparato svuotato da ogni valore patrio e nazionale in quanto mero contenitore mondialista di genti buttate nel tritacarne centralista, espressione del volere atlantico dispoticamente esercitato sull’antica patria dei Cesari. Il metodo migliore per raggiungere questo scopo sta nel riformare la repubblica in senso presidenziale, etnonazionale e federale riportando in auge quei salutari valori social-nazionali e rivoluzionari promossi dal giacobinismo, dal Risorgimento e dal sansepolcrismo fascista che vanno, giustamente, declinati in accezione etno-culturale: l’identitarismo deve saper coniugare le radici comuni con quelle peculiari delle realtà locali, senza ovviamente solleticare fantasie separatiste e dunque disfattiste.

Nel nome degli Italici, degli Etruschi, di Roma e della latinità (che nel cuore d’Italia nacque), e della medievale esperienza germanica che dai Goti ai Longobardi ha corroborato l’unità politica raggiunta da Ottaviano Augusto, impegniamoci affinché l’ethnos italo-romano risorga dalle ceneri di uno stato antinazionale per dare vita ad una vera e genuina repubblica sociale e nazionale coesa dai nobili ideali che nascono dal sacrale connubio di sangue e suolo: l’etnonazionalismo, il federalismo etnico, il comunitarismo, il ruralismo, l’ambientalismo razionale, la riscoperta dei culti tradizionali di origine indoeuropea. E ovviamente il tenace spirito anti-mondialista che accompagna ogni impresa nazionale in cui al primo posto v’è il Popolo, e non lo stato come espressione tecnocratica della “società internazionale”.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/04/i-fondamentali-pilastri-del-culto-nazionale-della-patria-italo-romana.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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