Aryas – Parte II

Antica mummia di un’alta donna dai tratti europoidi scoperta nel nord-ovest della Cina (Xinjiang)

La genetica può tranquillamente confermare la teoria dei Kurgan. I test genetici hanno identificato un aplogruppo che potrebbe essere la firma genetica della popolazione che fu un tempo il veicolo dell’indoeuropeizzazione.

Dall’Islanda al nord-est dell’India o alla Cina o al sud della Siberia, l’aplogruppo Y-DNA R1a1a è presente dove ci si aspetterebbe di essere trovato se fosse il segno della diffusione dei movimenti indoeuropei all’origine delle ancestrali culture archeologiche indoeuropee. Sebbene ipotetico, molti elementi supportano l’idea che le prime popolazioni indoeuropee fossero composte da individui europoidi portatori di R1a1a, linea paterna diffusa dal nord del Mar Nero fin da 6.500 o 5.500 anni fa.

Gli aplogruppi possono essere intesi come firme genetiche che permettono di identificare linee umani ancestrali. Due set di aplogruppi sono già esistenti: gli aplogruppi del mtDNA, che identificano le linee femminili (trasmesse di madre in figlia, in modo esclusivamente matrilineare; anche gli uomini la ereditano dalla loro madre, ma non la trasmettono ai discendenti) e gli aplogruppi Y-DNA che identificano lignaggio maschile (trasmesse di padre in figlio, in modo esclusivamente patrilineare).

Questi aplogruppi, che sono mutazioni nel DNA uniche per un lignaggio particolare, possono aiutare a identificare le prime migrazioni umane e l’origine e la composizione delle popolazioni di un determinato paese o regione.

Le popolazioni europee sono principalmente portatrici di R1b (più precisamente dell’aplogruppo R-M269, ex R1b1a2), R1a (nello specifico R1a1a) e I (I1, I2a e I2b); altri aplogruppi sono presenti, ma sono meno specifici dell’Europa, come J2, G2a, E1b, N1c ecc. L’aplogruppo mitocondriale più frequente e tipico del nostro continente è l’aplogruppo H (di cui la maggior parte dei sottogruppi è tipicamente europide) e alcuni sottogruppi di U (U5 è tipico dell’Europa per esempio, e si pensa che sia rappresentativo dei primi cacciatori-raccoglitori, paleolitici, europei; anche l’aplogruppo mitocondriale K, ramo di U8, è piuttosto frequente in Europa, sebbene si possa trovare anche nell’Asia occidentale).

Nelle linee maschili europee, i sottogruppi di R1 (R1a, tipico dell’oriente e, molto meno, del Nord Europa, e R1b, tipico dell’Europa occidentale) sono gli aplogruppi più frequenti nell’Eurasia occidentale, mentre nelle linee europee femminili H e le sue subcladi sono gli aplogruppi più ricorrenti.

I reperti archeologici e il test del DNA antico sembrano confermare la presenza di popolazioni caucasoidi in profondità, in Asia, fino al sud della Siberia, durante l’Età del bronzo, a quanto pare quasi sempre in associazione con l’aplogruppo R1a1a, a sostegno così della teoria Kurgan. Il flusso est-asiatico delle popolazioni apparentemente comincia ad essere importante solo dalla prima Età del ferro, nel sud della Siberia e dell’Asia centrale, come descritto in diversi studi, come ad esempio nel seguente di Derenko et al.:

“Secondo i dati paleoantropologici, il tipo caucasoide (per quanto riguarda le sue caratteristiche morfologiche) della popolazione predominava nelle steppe della regione di Altai-Sayan [nel sud della Siberia] durante il Neolitico [a quanto pare, almeno a partire dal Calcolitico], l’Età del bronzo e i primi periodi dell’Età del ferro. A quel tempo la componente mongoloide è stata osservata solo in pochi casi. Tuttavia, a partire dalla prima Età del ferro, la presenza di questa componente è in crescita, diventando prevalente nei tempi moderni. Così, le dinamiche della composizione antropologica delle popolazioni dell’Altai-Sayan possono essere caratterizzate dalla sostituzione diretta della componente caucasoide con quella mongoloide.”

C’è da dire che, stando ai più recenti studi, anche R1b dovrebbe essere traccia delle migrazioni indoeuropee in Europa, soprattutto per quanto riguarda le tribù occidentali celtiche, italiche e germaniche (R1b è stato rinvenuto in resti umani associabili alla Cultura di Jamna, o Yamnaya, in sepolture di individui di alto rango).

Importanti studi di riferimento hanno analizzato la presenza di aplogruppi europoidi, sia nel DNA antico sia in quello recente, mediante test genetici effettuati nel sud della Siberia, in Siberia, Mongolia, Cina e Asia meridionale; ad esempio sono fondamentali i recenti studi genetici sulle mummie dell’Altai (vedi le sepolture della Cultura di Pazyryk) e dello Xinjiang (le famose mummie ritrovate nel bacino del Tarim), che sembrano corroborare la presenza antica di genti ariane in contesti asiatici centro-orientali.

La congiunzione dei dati archeologici (la fonte della popolazione sud-siberiana razzialmente europoide, arrivata in Siberia intorno al 3500 a.e.v., durante il Calcolitico, sembra essere chiaramente ricollegabile al nord-est del Mar Nero, tenendo conto di molte somiglianze archeologiche, per quanto riguarda sepolture, ceramiche, elementi cultuali, economia, organizzazione sociale, e così via, tra la Cultura di Afanasevo e le culture a nord del Mar Nero) con i dati linguistici (la natura della lingua tocaria attestata nella Cina occidentale, lo Xinjiang, intorno al 500 supporta la sua separazione precoce dal gruppo indoeuropeo, che si adatta bene con l’origine della Cultura di Afanasevo e la sua datazione) e con quelli genetici (gli aplogruppi, come linee sia maschili che femminili, confermano un’origine europea di questa popolazione e di fatto confermano l’aplogruppo Y-DNA R1a1a come marcatore protoindoeuropeo; entrambi i lignaggi europoide e asiatico trovati nelle mummie dello Xinjiang, vedi popolo di Xiaohe, suggeriscono un’origine nel sud della Siberia assieme ad un paio di altri fatti in archeologia e in linguistica: ad esempio, sembra vi siano una sorta di radici proto-altaiche o proto-turche, o comunque proto-tunguse, nell’antico tocario) potrebbe supportare questo modello.

Il fatto che i siti archeologici si trovino prima di tutto nella parte orientale dello Xinjiang e nel nord-ovest del Gansu sembra confermare, inoltre, che questa popolazione non sia arrivata direttamente da ovest, ma piuttosto dal sud siberiano (dalla Cultura di Afanasevo) e che l’associazione del linguaggio tocario con la cultura calcolitica suddetta pare convalidare la teoria Kurgan in termini di modello e cronologia. Al momento, nessun’altra teoria sull’argomento gode di una conferma così apparentemente vistosa nei dati disponibili.

Vedi: https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/.

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Informazioni su Paolo Sizzi

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2 risposte a Aryas – Parte II

  1. Wolfram Sievers Hildesheim ha detto:

    Questa teoria sui tocari è quella di J.P.Mallory, a capo del centro di ricerca J.I.E., professore di Archeologia e Paleoetnologia all’Università di Austen in Texas.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Infatti qui non ci si è inventati nulla. Ormai è abbastanza risaputo che i Tocari siano stati un popolo indoeuropeo, a cui vanno attribuite le mummie del Tarim (dai caratteristici tratti europoidi e dal pigmento chiaro). Da tempo si è creduto si trattasse di nomadi celtici (!) o germanici capitati in Cina (vuoi per gli indumenti che ricordano il tartan vuoi per l’appartenenza del tocario alla famiglia linguistica centum) ma stando agli studi più recenti si tratterebbe di un popolo ariano a sé stante che ha lasciato tracce visibili nell’Asia centrale e negli stessi Uiguri dello Xinjiang). La fonte da cui ho tratto le informazioni più puntuali è la seguente, sito purtroppo non più attivo in cui però si possono ancora vedere diverse foto di individui asiatici dai palesi tratti ariani: https://web.archive.org/web/20141026092028/http://pastmists.wordpress.com/.

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