Aryas – Parte I

Migrazioni indoeuropee fino al 1000 a.e.v. secondo la teoria kurganita

Di fronte alle evidenti somiglianze di molte parole da molte lingue diverse di Europa e Asia, gli studiosi supposero un’origine comune per spiegare questo fenomeno. Divenne presto chiaro che la congettura era corretta. Questa famiglia linguistica è stata denominata, in ambito tedesco, “indogermanico” (contrazione di “indo-latino-persiano-germanico”), mentre più tardi è andata affermandosi l’etichetta di “indoeuropeo”, insieme di lingue parlate dall’Irlanda all’India il cui antenato teorico è la lingua protoindoeuropea.

È dunque giusto dire che l’inglese, ad esempio, è simile a persiano, latino, greco antico, pashtu, francese, russo o hindi e molti altri. Queste lingue sono legate e collegate da un’antica origine comune, un nucleo comune.

Il legame non è confinato alla linguistica. Un collegamento è osservabile anche tra le culture antiche d’Europa e le culture asiatiche che condividono questo filo rosso linguistico. Per esempio, il principale antico dio indù Dyaus Pitar è riconoscibile in Giove (il Diespiter italico) e Zeus (a volte chiamato Zeus Pater), tutti derivati da un antico padre celeste, divino, della luce diurna (vedi *deiwos, alla base del latino deus e di altri consimili termini indoeuropei che indicano creature divine, connesse alla luce, al sole, al cielo luminoso del giorno) adorato nel mondo protoindoeuropeo.

A volte, nonostante la differenza nei nomi, le divinità indoeuropee sono facilmente riconoscibili per la loro personificazione. Questo è il caso di Indra, il dio indù della guerra e del tempo, un tonante dio armato di mazza (chiamata Vajra, simbolo di tuoni e fulmini) che schiaccia esseri malvagi, come Vritra un serpente gigante, e che possiamo ritrovare in Thor, dio germanico del tuono che brandisce un martello (chiamato Mjöllnir, anch’esso simbolo di tuoni e fulmini e il cui nome deriva da una antica radice indoeuropea che ha dato malleus, la parola latina per martello) per combattere Jörmungandr, un gigantesco serpente malvagio. Questo importante dio archetipico si trova in tutto il continuum indoeuropeo (lo slavo Perun, il baltico Perkunas, l’ittita Tarhun/Teshub, il gallico Taranis e altri).

Questa constatazione di una famiglia linguistica comune (una ipotesi estremamente probabile essendovi la lingua protoindoeuropea come fonte) e di tracce di elementi culturali comuni che coprono praticamente tutta l’Eurasia occidentale fino all’oriente dell’Indiaporta a chiedersi come sia possibile per una famiglia linguistica estendersi su una tale distanza intercontinentale. Chi erano i suoi parlanti originari? Dov’era il suo luogo di origine?

Alcuni studiosi, come Colin Renfrew, sostengono che la lingua protoindoeuropea è apparsa in Anatolia (attuale Turchia) ed è stata importata in Europa con la diffusione dell’agricoltura durante il Neolitico, mentre i nazionalisti indiani sostengono che le loro lingue indoeuropee siano autoctone dell’India e che alcuni dei loro antenati svilupparono e diffusero questa famiglia linguistica in tutta l’Eurasia fino all’Europa.

La spiegazione più probabile è, a mio parere, la teoria dei Kurgan, sviluppata da Marija Gimbutas. L’archeologia, la linguistica e anche la genetica sembrano, finora, confermarla.

L’ipotesi kurganita postula che, a nord del Mar Nero, in quelle che sono le moderne Ucraina e Russia meridionale, una popolazione europoide nomade dedita alla pastorizia sia migrata sia ad est che ad ovest imponendo la sua cultura e le lingue indoeuropee sulle popolazioni locali sottomesse attraverso i secoli e millenni, mescolandosi come minoranza con la gente del posto in questo processo etnogenetico; in effetti sembra dimostrarlo la presenza precoce dei primi prestiti linguistici indoeuropei nelle lingue ugro-finniche nella loro fase proto-uralica, ad esempio protoindoeuropeo *wed-er/en “acqua, fiume”, *h₁nḗh₃mn̥- “nome”, *wosa “commerciare, comprare”, *sneH(u) “tendine” che trovano riscontro nel proto-uralico *wete, *wosa, *nime-*sone. Una solida base per questa teoria, soprattutto se si aggiunge che ci sono anche diverse e nitide tracce dei primi prestiti indo-iraniani in queste lingue nordorientali (e di cui diremo oltre).

La cultura che dovrebbe essere ancestrale rispetto alle lingue e alle culture indoeuropee è la cultura di Sredny Stog (dal 4.500 a.e.v. circa al 3.500 a.e.v.) seguita da quella di Jamna, chiamata anche cultura della tomba a fossa (pit-grave), o cultura di Yamnaya (dal 3.600 a.e.v. al 2.200 a.e.v.).

Da lì si può seguire il sentiero archeologico dei loro movimenti nel sud-est d’Europa durante la fine del quinto millennio a.e.v – inizio quarto millennio a.e.v.: ad esempio, la distruzione di Karanovo VI in Bulgaria e il primo movimento nell’Europa sud-orientale prima del 4.000 a.e.v., essendo probabilmente all’origine della famiglia linguistica anatolica (indoeuropea), che apparentemente risale ad una fase precedente di protoindoeuropeo e che potrebbe essere arrivata in Anatolia nel 2.600 a.e.v. circa (la data di arrivo delle popolazioni “anatoliche” di lingua indoeuropea in Asia minore, e il percorso che hanno preso per arrivarci, sono puramente teorici); oppure i movimenti nel Nord Europa (cultura delle anfore globulari e cultura della ceramica cordata, che compaiono più o meno attorno al 3.500-3.000 a.e.v.); in Asia con la cultura di Afanasevo (che appare intorno al 3.500 a.e.v. in Kazakistan, a sud della Siberia, ad ovest della Mongolia e anche apparentemente nello Xinjiang) e poi con l’orizzonte culturale di Andronovo (dal 2.300 a.e.v. circa al 1000 a.e.v.) in Asia centrale; indi in Asia meridionale con la “cultura delle tombe del Gandhara” (che compare nella valle dello Swat nel nord del Pakistan circa 1.800 a.e.v.).

Nella prospettiva dell’ipotesi Kurgan, lo stadio protoindoeuropeo è esistito durante il torno di tempo 3600-3000 a.e.v. (più o meno). Archeologia e linguistica possono apparentemente consentire di individuare la datazione del protoindoeuropeo al periodo calcolitico (ad esempio, i locutori del protoindoeuropeo avevano le proprie parole per indicare la ruota, la lana, il cavallo, il metallo ecc. che non si adatterebbero con date precedenti, in un tempo completamente neolitico).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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