Donald, brache già calate?

Tu quoque, Donalde! L’altro giorno Trump ha ordinato di bombardare la base militare siriana, nella regione di Ildib, da cui (si dice) che i governativi di Assad abbiano scatenato un attacco chimico contro i qaedisti finendo per coinvolgere civili, tra cui molti bambini. Sono quelle classiche notizie da prendere con le pinze, poiché la società internazionale ha tutto l’interesse a demonizzare Assad e la dinastia alawita, esponenti del socialismo nazionale pan-arabo (e laico) del Ba’th, permettendo ai ribelli (terroristi sotto mentite spoglie) di prendere il potere in Siria issando pupazzi filo-occidentali e filo-israeliani. L’Onu non perde mai tempo quando si tratta di strumentalizzare bambini morti, ma solo quando dall’altra parte si trovano i nemici del mondialismo, altrimenti sui morti ammazzati innocenti eliminati da Usa e Israele cala un silenzio tombale.

Donald Trump si è fatto subito infinocchiare e mettere con le spalle al muro dal suo partito di guerrafondai filo-sionisti neocon: prima la mazzata pro Obamacare, le continue accuse di essere burattino di Putin (si è visto qualche giorno fa quanto sia burattino di Putin…), poi la liquidazione di diversi uomini scomodi del suo gabinetto, come Bannon, e la sconsiderata azione militare contro Assad che è di fatto un regalo all’Isis e un colpo ferale alla diplomazia multipolare con lo stesso Assad e i Russi. Il presunto attacco chimico dei lealisti sarebbe tutto da verificare, anche se le “bufale” cosiddette entrano in campo solo quando servono ad appoggiare chi sta sulle scatole ai mondialisti americani, secondo i nostrani sputasentenze fatti pennivendoli.

Non si può certo escludere che i militari di Damasco abbiano centrato un deposito di armi chimiche dell’Isis o degli ex al-Nusra, sapientemente mischiati coi “ribelli”, anche perché, qui, i terroristi sono quelli del Califfato e tutti coloro che li appoggiano, o coprono, per i propri sporchi interessi unipolari. Assad e Putin sono sul punto di bonificare l’intera area della Grande Siria derattizzandola dalla presenza islamista? Niente paura: Onu, Usa, Unione Europea, Francia, Germania e, ovviamente, lo zombie Gentiloni (rianimato dalla botta adrenalinica di Trump che gli ricorda i suoi idoli Obama-Clinton) si inventano la demonizzazione di turno contro Putin e Assad, sempre più ridotti alla stregua di guerrafondai e terroristi che violerebbero i diritti umani.

Davvero curiose queste accuse, se si pensa che la destabilizzazione, sanguinosa ed infanticida, del Medioriente nasce dalle mafiose politiche occidentali che si industriano per issare al potere dei pupazzi usando ogni mezzo possibile per togliere di mezzo i legittimi governanti che a loro stanno sul gozzo: accadde con Saddam, accadde con Gheddafi, vorrebbero farlo con Assad e magari con l’Iran, cosicché quella cruciale area afro-asiatica potrebbe ridursi ad una sterminata base militare americana finalizzata al controllo del petrolio e di tutte le risorse di quelle disgraziate terre. Si deve usare ogni mezzo contro il terrorismo, cari miei, sia che si tratti di terrorismo a carte scoperte sia che si tratti di cavalli di Troia “democratici”, esportatori di arcobaleni e di altre nefandezze consumistiche.

Spiace davvero, delude molto sapere che Donald Trump, le cui premesse apparivano interessanti, si sia già fatto mettere nel sacco da quelli che dovrebbero sostenerlo invece di ricattarlo e di metterlo alle strette per estorcergli azioni anti-russe e anti-siriane (e poi magari anti-iraniane e anti-coreane); per carità, Trump dopotutto è americano, miliardario, capitalista, materialista ed edonista all’ennesima potenza, non è certo uno che può rientrare nel pantheon dell’etnonazionalismo e dell’identitarismo, eppure si capiva da subito fosse di una pasta diversa rispetto ai Reagan e ai Bush. La sciagurata offensiva contro Assad, purtroppo, ridimensiona la rivoluzionaria portata di uno che si presentava come anti-sistema e innovatore in chiave multipolare ma che, a questo punto, rischia seriamente un’involuzione da burattino neoconservatore sulla falsariga delle politiche di aggressione militare care agli Obama e ai Clinton.

Naturalmente è troppo, troppo presto per i giudizi sommari, e bisognerà attendere almeno la fine dei primi quattro anni di Donald prima di poterlo derubricare completamente al rango di marionetta nelle grinfie dei soliti. Certo, se il buongiorno si vede dal mattino qui si rischia di pasteggiare col proprio fegato per i prossimi anni e sarebbe meglio, per tempo, evitare di alimentare troppo a lungo illusioni trumpiane su una netta svolta americana in direzione multipolare.

Qui, ovviamente, non stiamo parlando degli Stati Uniti d’America e dell’Occidente a guida atlantica: sappiamo infatti benissimo quanto tutto questo sia solo infetto ciarpame antifascista mirato al predominio apolide del grande capitale sull’intero pianeta, con tutte le nefaste conseguenze che ne deriverebbero. La questione, qui, riguarda il medesimo Trump e il suo mandato che sembrava mostrare interessanti convergenze con l’ottica anti-mondialista dell’Eurasia tradizionalista e sovranista. Ma è bene non illudersi a riguardo e (questa è un’ovvietà davvero banale) evitare di aspettare il messia straniero che possa risolvere i problemi che riguardano anche il nostro Paese.

Chiaro come il sole che l’Italia può essere salvata solo dagli Italiani, che non ha bisogno di padroni occidentali, settentrionali od orientali e che noi tutti si debba diventare protagonisti della nostra politica e metapolitica nazionale senza mettersi a fantasticare su irrealizzabili disegni di grande impero europeo anti-modernista. Gli interessi della nostra nazione possiamo farli solo noi, e per quanto certe alleanze strategiche sarebbero manna dal cielo non ci si deve dimenticare che la nostra rovina proviene proprio dalla cessione di sovranità nazionale in favore dei forestieri, degli enti sovranazionali e di conseguenza di banche, lobby, multinazionali.

Se la Realpolitik suggerisce di non sbattere la porta in faccia a Trump e chiuderla a chiave, troppo prematuramente, auspicando che l’involuzione reaganiana non abbia inizio, c’è comunque l’etnonazionalismo e il patriottismo italiano (ed europeo verace, cioè non europeista con targa Benelux) ad imporci di non cedere di un millimetro per quanto concerne la nostra visione del mondo e delle cose, ed in questo senso non si può che simpatizzare (specifico, simpatizzare, non adorare ed invocare come salvatori) più per Putin, ma soprattutto per Assad, che per Trump.

La coerenza del pensiero e azione völkisch viene prima di tutto ed è per questo che si rimarrà sempre più compatibili con l’ottica del socialismo nazionale pan-arabo piuttosto che con l’euro-occidentalismo, ancorché a guida “bianca”, che troppo spesso assume il volto truce e grifagno di un imperialismo apolide manovrato da chi sappiamo e che fa da apripista al caos della sovversione anti-identitaria e anti-tradizionale.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/04/donald-brache-gia-calate.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Donald, brache già calate?

  1. Argo ha detto:

    E’ ricattato dallo stato profondo o ci ha presi in giro sin dall’inizio. Ricordatevi i suoi commenti sul loro “più grande alleato”. Ora vuole contribuire a creare il Grande Israele.

    Mi piace

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