Il delinquente non ha mai ragione

Sentiamo di frequente notizie di rapine che finiscono nel sangue, vuoi perché a perire è il rapinato – ed è ovviamente il caso nefasto – vuoi perché a rimetterci la pelle è il rapinatore. La legittima difesa esiste ed è garantita dalla legge ma, puntualmente, chi si difende finisce nel registro degli indagati e subisce pure processi venendo a volte condannato persino a risarcire la famiglia del malvivente. Questo avviene perché la magistratura ritiene eccessiva la reazione della vittima e perché è poco propensa a mettersi nei panni dei malcapitati, comuni cittadini abituati da una vita a subire, pagare e tacere. Oltretutto i fatti di cronaca suddetti sono aumentati in maniera consistente con l’incremento dell’immigrazione: i veri e propri “professionisti” delle rapine, soprattutto in casa, sono notoriamente di origine balcanica o slava: albanesi, romeni, kosovari, moldavi, slavi orientali e anche genti zingare. Se l’Italia ha già la sua quota di criminali a che pro corroborarla con elementi esterni?

L’ultimo delinquente protagonista dell’uccisione di un povero barista bolognese è un addetto al crimine di origine russa, latitante e addirittura addestrato militarmente; questa gente sa benissimo che l’Italia non è l’Est ma una sottospecie di bengodi per criminali allogeni che, se beccati, si fanno ben poco carcere e tornano liberi di scorrazzare per rubare, e anche peggio. Pensare che certi nostrani tromboni osino prendersela con chi difende sé, la famiglia e l’attività (che gli permette di vivere) è raccapricciante; sì perché il lavoro è la vita del rapinato così come lo è la sua casa, il focolare domestico dove vive coi cari. E di fronte a questo è inutile nonché maligno additare chi, reagendo, ammazza un delinquente perché è costui ad essere fuori posto e che rapinando si chiama fuori dalla società civile. Insomma, se le va a cercare. Come possiamo biasimare chi si difende?

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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