L’orrendo baratro della gioventù svuotata dal male

Una settimana fa un ventenne del Frusinate è stato ammazzato come una bestia, fuori da una discoteca, dopo un selvaggio pestaggio messo in atto da un branco di criminali, che non volevano vedere un “forestiero” (per la verità del paese accanto) nel proprio territorio. In realtà, si è poi saputo, la mandria di animali bipedi ha consumato la propria assurda vendetta dopo che, un anno fa, lo stesso ragazzo ventenne era intervenuto in difesa di una ragazza insidiata da alcuni membri della ciurmaglia in questione, che a quanto pare è una informe accozzaglia costituita da giovani marci e strafatti di droga e alcol e adulti degeneri che invece di dare il buon esempio si lasciano andare a comportamenti barbari e sconsiderati.

Per giorni, la stampa (non Salvini, la stampa nazionale), ha diffuso la notizia che nel massacro erano coinvolti alcuni immigrati albanesi, mescolati agli italiani, e che anzi proprio da un avventore ubriaco, schipetaro, del locale fosse partita la sanguinaria rissa, sotto gli occhi dell’impotente ragazza del giovane ucciso. Non sapremo mai se ci fossero o meno albanesi coinvolti, perché ci sarebbe tutto l’interesse a non ingigantire le colpe di chi, in Italia, non ci dovrebbe stare; ciò non toglie che i principali responsabili della morte di Emanuele Morganti, questo il nome della vittima, siano degli indigeni ciociari, il che li rende doppiamente colpevoli.

Stiamo parlando di delinquenti in erba, protetti da adulti sciagurati e cattivi maestri, dediti a droga, alcol e stravizi e con precedenti alle spalle, marmaglia che sembra aver fatto un patto col diavolo per prostituirsi al male, un po’ come gli altri due figuri romani che un anno fa uccisero senza pietà, e soprattutto senza motivo, un giovane adescato e attirato nel quartiere Collatino per un festino. La banalità del male di una gioventù bruciata che non ha nulla da dare, ma anzi, toglie, e nella maniera più tragica, a chi invece è in grado di dare e di opporsi all’ingiustizia, come il povero Morganti.

Non sembrava per nulla strano che nei fatti di sangue di Alatri potessero essere coinvolti degli immigrati, visto e considerato che la criminalità italiana è ampiamente incrementata dalla malavita allogena (tra cui quella, arcinota, di stampo albanese) e che non sia per nulla assurdo che ci possano essere dei patti territoriali tra criminali italici e criminali allogeni, ad esempio in materia di spaccio di droga, materia molto apprezzata da quelli che paiono essere i due principali responsabili della ferale uccisione del ragazzo; tuttavia, lo scenario centro-meridionale, con tutte le sue sfumature di degrado e disagio, diventa un ingrediente non secondario nelle dinamiche della tragica rissa, da cui infatti emerge una anacronistica lotta per la difesa del territorio che contrappone paesi limitrofi della medesima provincia, senza esclusione di colpi.

A completare il quadro, lo sfondo della discoteca, il luogo di culto dei giovani e giovanissimi nella cui chiassosa oscurità si celano spesso i mortali nemici della gioventù, dalla droga alla prostituzione, dalla promiscuità infetta al vortice dannato della perdizione che sovente culmina in una strage “del sabato sera”, in cui acerbe vite vengono spezzate da micidiali incidenti stradali cagionati da miscele di superalcolici, sostanze stupefacenti e farmaci. Un desolante massacro dove a perire non sono solo i viziosi ma anche gli innocenti.

Contro il Morganti si è scatenato un branco informe di giovani e meno giovani secondo una dinamica vigliacca e infame, il mucchio contro uno solo, perché il branco dà la possibilità di sentirsi “forte” e “potente” a chi, preso singolarmente, non avrebbe gli attributi nemmeno per camminare a testa alta in mezzo alla gente, essendo una nullità assoluta. D’altronde solo una nullità assoluta, un ominicchio piccolo piccolo e castrato può darsi al consumo di droga e alcol, alla delinquenza, e agli atteggiamenti da bulletto del quartiere protetto da personalità in vista, che invece di pigliarlo a calci nelle gengive e rieducarlo lo spalleggiano e chiudono gli occhi di fronte ai suoi perniciosi atteggiamenti.

Chi sceglie il male pensa di essere un anticonformista, un trasgressivo, uno che esce dal coro ma che in realtà diventa solamente uno schiavetto-prostituto di dinamiche malvagie e distruttive in cui a perire sono gli innocenti, i buoni, cosiddetti. Scegliere il crimine diventa una svendita della propria anima, della propria etica (sempre ne sia esistita una) e del proprio corpo rinunciando alla dignità umana e mettendosi al servizio del peggiore inganno esistente al mondo: quello di chi spaccia il crimine per scelta di campo permeata di forza e superiorità, quando invece è solo profonda debolezza, profonda meschinità, profonda inferiorità tipica di chi è così infame e inutile da cercare scorciatoie per dare un senso ad un’esistenza indegna, bruciata dal male.

I maligni, sulla base di sciocchezze senza senso, si sono affrettati ad inquadrare come “fascisti” gli assassini di Emanuele Morganti, asserendo che l’atto posto in essere sarebbe degno del peggior squadrismo “nero”. Chi sostiene questo è uno sciacallo, un minus habens che non sa distinguere “fascismo” da “teppa da strada” o che ha tutto l’interesse a confondere un fenomeno storico alquanto complesso con le risse da stadio e bar, come se poi, dall’altra parte, vi fossero virtuosi esempi di coraggio, sacrificio e lealtà: tra partigiani rossi, volanti rosse, brigate rosse e centri sociali lascio decidere a voi chi sia più “coraggioso”…

Nemmeno varrebbe la pena, comunque, scomodare idee e ideologie di fronte a chi vale così poco da aver immolato la propria dignità ai feticci satanici del crimine, a gentaglia senz’anima, senza spina dorsale, senza scopi nella vita che dandosi in pasto alla delinquenza crede di trasgredire e di dimostrarsi forte. Soggetti che se non ci fosse di mezzo un’uccisione susciterebbero solo schifo e pietà tanto sono corrotti fin nelle midolla e privi dunque di ragion d’essere e di vivere. La colpa non è del tutto loro ma è anche di chi non è stato in grado di farsi maestro di vita, buon esempio da seguire, modello da imitare per percorrere le tortuose strade dell’esperienza umana e cioè di una società sbandata e senza punti di riferimento travolta facilmente da una crisi che prima di essere materiale, economica, lavorativa è morale e spirituale, una crisi che tutto inghiotte e risputa all’esterno scarnificato, privato di tutto ciò che è buono, bello e puro.

Nonostante la tragica fine, Emanuele esce come invitto, come martire luminoso che ha il coraggio di fronteggiare il male con il bene opponendosi ai torti e all’iniquità di molti compresi quelli che, vigliaccamente, non hanno mosso un dito per difenderlo ma l’indomani si sono stracciati magari le vesti per il dolore (ipocrita); il ragazzo rappresenta una delle pochissime figure positive in un mare di omologazione che se non è malvagità è indifferenza totale, il che è anche peggio della prima perché si rende complice di essa e gira la testa dall’altra parte di fronte alla bestialità.

D’altro canto, sinché i nostri giovani non comprenderanno che l’unico vero modo per trasgredire al conformismo ed uscire dal coro, dal gregge belante di pecoroni indolenti e borghesi, è quello di alzare la testa ed impugnare il vessillo radioso della battaglia patriottica, identitaria e tradizionalista, a difesa del Sangue e del Suolo, essi saranno solo zombie, morti viventi mesmerizzati dall’idolo satanico del danaro e del successo facile, che poi non è successo ma totale fallimento umano, spirituale, illusione di onnipotenza che nasconde l’orrendo baratro rappresentato dalla pochezza e dalla debolezza dell’uomo che cede alle lusinghe del male perché incapace di affermarsi e dunque di costruire, invece di distruggere.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/04/lorrendo-baratro-della-gioventu-svuotata-dal-male.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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