Ci sarà da ridere

La missione storica di cui Donald Trump è stato investito è quella di far fallire gli Stati Uniti d’America, e io mi auguro di cuore possa portarla a termine con successo. Ripiegare quell’accozzaglia di stati senza nazione su sé stessi, isolandoli dal resto del globo, è l’ideale per stroncare il fetido imperialismo americano e recidere i tentacoli della piovra apolide; le bordate di Trump contro la Nato, l’Unione Europea, l’immigrazione, l’islam sono manna dal cielo, per la vera Europa, perché può trovare così un valido alleato d’oltreoceano utile per tagliare le gambe alla mafia atlantica e liberare i nostri Paesi dal giogo militare statunitense.  Trump, intendiamoci, è figlio del suo tempo e della sua terra, non può certo rientrare nel pantheon degli eroi etnonazionalisti, e non ci si può aspettare alcunché di identitario da lui (anche perché gli Usa di identitario non hanno nulla).

Tuttavia, il 45° presidente a stelle e strisce è un personaggio a suo modo gradevole e valido per assestare i giusti colpi all’unipolarismo americano, che nei panni di Obama e della Clinton aveva trovato dei degni paladini. Qualora a divenire presidente fosse stata la moglie di Bill, gli sciagurati 8 anni di Obama si sarebbero prolungati e gli effetti per il globo (soprattutto per l’area mediorientale) sarebbero stati disastrosi. Oltretutto, pensate alle tonnellate di bile che i parassitelli americani denominati “vips” stanno producendo a pieno regime da quando Trump dichiarò di voler scendere in campo, e che hanno subito un’impennata alla notizia dell’elezione; tutto quello che non è digeribile da parte di personaggi del genere è un toccasana, tanto più che rimane sullo stomaco anche, e soprattutto, ai nostrani tromboni semicolti. Con Trump ci sarà da ridere, si spera, per i prossimi 8 anni.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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