La sacralità della vita sotto attacco relativista

Da tempo ormai le tematiche legate alla bioetica vengono prepotentemente alla ribalta, interrogandoci sul rapporto tra scienza e biologia e vita umana (o anche animale) in termini di etica (o di morale). I casi di cronaca ci portano a conoscenza di vicende dolorosissime ma anche di vicende che irritano e che fanno da cartina di tornasole sulla situazione italiana in materia di etica applicata alla medicina, rivelando grandissima superficialità o immonde pulsioni anarco-individualiste che mandano in frantumi l’unità e il benessere di una comunità. È bene distinguere sempre, tanto per cominciare, l’etica dalla morale, poiché la prima assume un valore alto e nobile direttamente legato all’ethos di un popolo e di una nazione (e che affonda le proprie radici, spesso, nel fertile humus dell’antichità indogermanica e gentile) mentre la seconda trasuda l’untuosa, e patetica, retorica pretesca che sgorga copiosamente dagli ascari del Vaticano.

Stiamo parlando di argomenti che si intersecano, inevitabilmente, con la squallida farsa dei “diritti civili” (la cui comparsa ha sacrificato la bontà dei diritti sociali, accantonati per dare la stura alle follie del liberalismo) dove tutto ciò che è surrogato e parodia della famiglia tradizionale, e prima ancora naturale, pretende con perversa arroganza di venire equiparato alla salutare normalità dei nuclei fondati su padre (uomo) e madre (donna) con prole biologica, o adottata, che garantiscono il benessere dei figli e della società e irrobustiscono, qualora ovviamente indigeni, la demografia italiana ed europea, sempre più purtroppo ai minimi storici.

La colpa di tutto questo degrado spirituale, e quindi materiale, è da attribuirsi al relativismo, alla perdita di punti di riferimento e saggi maestri di vita, al fuggifuggi generale scatenato dall’individualismo anarcoide che si fonda su egoismo ed indifferenza sia verso gli altri che verso la vera evoluzione di sé stessi, dal mero capriccio infantile alla crescita per davvero civile del singolo all’interno della sua comunità di appartenenza. Oggi non si vuole sentire parlare, nella maniera più assoluta (si pensi ai nostri giovani), di dio (inteso come *deiwos ariano, luce e spiritualità), di famiglia e tanto meno di patria, perché ritenuti vecchiume di cui sbarazzarsi per poter sentirsi liberi di fare “quel che più ci pare e piace”, senza alcun vincolo etico (ma nemmeno morale), etnico, civico.

Come ho avuto modo di esprimere nei precedenti articoli, non ho minimamente la visuale cattolica, circa la bioetica, e pur essendo contrario ad aborti ed eutanasie indiscriminati, rischiando così il caos anarchico, valuto caso per caso optando per la bontà dell’aborto laddove serva a preservare la salute materna, prevenire nascite di infelici e stroncare il frutto di stupri (magari allogeni) – assumendo così un’utilità non solo individuale ma anche comunitaria – e per l’eutanasia laddove serva ad alleviare sofferenze irreversibili, del malato e della famiglia, sgravare lo stato, e quindi tutti noi, da spese praticamente inutili, ed impedire assurdi accanimenti terapeutici che violano la stessa concezione della vita in senso biblico, essendo l’arroganza umana che prende il posto del corso naturale delle cose.

Sono invece nettamente contrario a tutto ciò che può definirsi delirio di onnipotenza da laboratorio, laddove cioè l’uomo – per quanto brillante, geniale e preparato possa essere – vuole prendere il posto della divinità, ma prima di tutto della natura, giocando al padreterno in camice e mascherina e, fondamentalmente, per alimentare le casse delle multinazionali farmaceutiche e dello stesso sistema globalista che pretende di ficcare ovunque il suo adunco naso per lucrare, monetizzare e controllare in nome di un universalismo malato che finisce per asfaltare ogni ideale e valore più elevato. La pretesa di piegare persino l’etica e la vita umana medesima al capriccio relativista è una distruttiva follia fomentata dall’affarismo e dall’orrenda esigenza, del mondialismo, di liquidare ogni ostacolo lungo il proprio sradicatore cammino.

La manipolazione genetica, le staminali, la clonazione, la “vita” in laboratorio, la maternità surrogata, l’inseminazione artificiale/fecondazione assistita, l’utero in affitto, la “vita” in provetta, e tutto il resto della macelleria genetica consumato sulla vita in fieri, gli embrioni, ma anche su ciò che porta la vita ed è dunque a suo modo sacro, come il seme maschile e l’ovulo femminile, rappresenta una sconcia manifestazione dell’arroganza umana, che vorrebbe prendere il posto di tutto ciò che, non solo è etica, ma è pure natura, normalità e di conseguenza tradizione. Accanto a queste esecrande pratiche trovano dunque spazio i sedicenti “diritti civili”, null’altro che aberrazioni postmoderne tese a colpire società e famiglia, e nazione, per accelerare la demolizione completa di identità e tradizione, ovviamente d’Europa. Mettere sullo stesso piano coppie omosessuali ed eterosessuali e addirittura pensare di affidare degli innocenti, dei bambini, a queste coppie omosessuali diventa a mio avviso un infame attentato alla salutare normalità del focolare domestico, perché ogni bambino esistente sulla crosta terreste necessità di padre e madre, che sono uomo e donna, maschio e femmina, e non di persone disturbate che scambiano egoistici capricci per “amore”.

Un figlio non è un bambolotto, un giocattolo di cui disporre a proprio piacimento (arrivando persino a credere di poterselo comprare coi propri sozzi quattrini), è un dono che se arriva bene, altrimenti si deve andare avanti comunque, al limite adottando qualche povero orfano europeo. Ogni forzatura umana assume i perversi tratti del mondialismo, che non sono altro che quelli della peggior feccia partorita dal grande capitale, a cui gli stessi “diritti civili” arcobalenati appartengono. Si cestinano i diritti sociali per crearne di nuovi (e inutili) buoni solo per bisbetiche minoranze, ricche e borghesi, il che è ampiamente auspicato dalla finanziocrazia globale che non di uomini ma di burattini animati da bassi appetiti ha tremendamente bisogno, per affermare appieno il proprio demoniaco dominio.

La dignità dell’essere umano, a partire dal primo stadio della sua formazione (siamo stati tutti embrioni, ricordatelo agli abortisti), va sempre tutelata, il che significa che spesso l’eutanasia è necessaria per evitare accanimenti terapeutici, e state certi che le pratiche da laboratorio suddette, così come le tragicomiche farse arcobalenate, la dignità umana l’hanno in totale non cale perché al primo posto si trovano le inique mire del capitalismo, del liberismo e della marcescente “morale” democratica volta ad arricchire il sistema a scapito del benessere comunitario. Chi spalleggia l’aborto indiscriminato, il suicidio assistito (cosa ben diversa dall’eutanasia, a mio avviso, perché nel primo caso si rischia di arrivare a situazioni demenziali e molto pericolose), la manipolazione genetica e la “vita” creata in laboratorio (come se la vita potesse sul serio essere ridotta ad un freddo automatismo ficcato in provetta…) così come la nefanda propaganda dei “diritti civili” non fa altro che prostituirsi ai deliri capitalistici dell’alta finanza globale, fintamente filantropiche.

Dare la vita e tutelarne la dignità è un atto d’amore e l’amore non asseconda mai i pericolosi capricci del singolo perché ha a cuore il bene della comunità, della famiglia e dell’individuo che si realizza non a scapito dei propri simili ma portando frutto per sé e il proprio ambito etno-culturale, in maniera assertiva. L’amore porta frutto, è fecondo, e preserva una comunità nazionale perché ne è il patriottico motore, ed è per questo che, personalmente, non vedo alcuna forma di amore o comunque di sentimento e valore positivo nella bioetica in chiave relativista, così come non ne vedo nelle pagliacciate variopinte di chi scende in piazza per reclamare “diritti” che non gli appartengono e che vengono invece strappati (o ridicolizzati) – in nome della daneistocrazia – ai loro legittimi detentori.

Il relativismo inquina, rovina e distrugge quanto di più puro, bello e genuino, naturale, abbiamo e, calpestando così la sacralità della vita e i diritti sociali si inventa la loro, dannosissima, caricatura: i surrogati da laboratorio, l’etica piegata ai voleri del pensiero unico globalizzante e i diritti civili. Odio spacciato per amore, odio per ciò che è naturale, tradizionale e normale, cioè sano e forte e che reca con sé buon frutto.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/03/la-sacralita-della-vita-sotto-attacco-relativista.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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