Quando l’aborto si fa attentato contro la Comunità

“L’utero è mio e me lo gestisco io”, scandiscono, ancor oggi, le isteriche gonnelle (post)femministe, col cervello imbevuto di castronerie ideologiche. Loro si sentono delle eroine, delle paladine del genere femminile contro tutto e tutti, ma le poverine non si accorgono di come siano null’altro che uno strumento nelle mani della propaganda di regime mondialista, dove la figura della donna, peraltro, viene mercificata ad uso e abuso della società dei consumi occidentale.

Sembra infatti non capiscano (o fingano di non capire, perché dopotutto sono complici) di essere immerse fino ai capelli in un sistema di consumismo e materialismo folli, dove non esiste alcun valore etico e morale e dove la persona, l’essere umano, è solo un vuoto simulacro di carne ed ossa, un ammasso di materia (e di meri bisogni fisiologici, manco fosse una bestia) deprivato del proprio spirito. Non esiste alcuna battaglia “civile” e “sociale” nel femminismo, così come non esiste nel progressismo e nel liberalismo, che sono l’ideale brodo di coltura in cui sviluppare idee esecrande come, ad esempio, l’aborto.

L’utero sarà anche delle donne che sbraitano ai quattro venti contro il patriarcato, il conservatorismo, il tradizionalismo e il “fascismo”, ma quanto si sviluppa nell’utero delle stesse – se si sviluppa – non è loro proprietà, perché la vita non è proprietà di nessuno, se non degli individui che compongono la comunità nazionale, purtroppo vieppiù disgregata da deleteri fenomeni come l’individualismo borghese e l’anarco-femminismo postmoderno. L’aborto irrompe nella quotidianità a gamba tesa, come un velenoso ed infame capriccio (per lo più) che poco ha a che vedere con la salute della donna, del feto o con eventi criminali come lo stupro. In Europa, inoltre, non ha nemmeno l’aspetto del controllo delle nascite, che servirebbe infatti altrove, perché l’Europa è sempre più sterile e vecchia, terra di conquista delle moderne orde barbariche che si riversano sul continente.

L’aborto nella società occidentale è, infatti, per lo più un capriccio. Un capriccio, infame, di donne e uomini che non vogliono prendersi le proprie responsabilità e giocano con la vita altrui al punto di spezzarla: non so se l’aborto possa tecnicamente essere definito omicidio ma sicuramente è la soppressione di una vita che sta sbocciando nel grembo di una donna, e per giunta (nel più dei casi) motivata da esigenze meschine, egoistiche, grette, di marionette che vivono di materialismo puro e patologico. Siamo stati tutti degli embrioni e dei feti, perciò se avessero stroncato sul nascere la nostra esistenza non saremmo certo qui, incluse le paladine del femminismo. Naturalmente un embrione non può essere messo sullo stesso piano di una persona nel pieno senso del termine, ma è l’alba della vita umana, e saperlo estirpato dai visceri muliebri per superficialità ed incoscienza dei “genitori” (più genitali che genitori, in effetti) è a mio avviso inaccettabile.

Se l’aborto serve per salvare la salute e la sopravvivenza della madre, se serve come interruzione di gravidanza laddove vi siano concreti problemi nel feto che va formandosi, e come neutralizzazione del frutto di una violenza sessuale, se insomma l’aborto si rende necessario, è lecito, spesso vitale appunto. Ma se l’interruzione di gravidanza viene dettata da motivi frivoli tipici di chi è ancora immaturo (al di là dell’età), di chi fa sesso senza precauzioni e/o vive nella promiscuità e non vuole prendere atto dell’effetto della propria condotta assumendosi le proprie responsabilità perché, magari, vuole continuare a divertirsi spensieratamente, allora no, mi spiace ma a mio avviso diventa intollerabile.

Qualcuno potrebbe dirmi: “Come puoi lasciare un innocente nelle grinfie di soggetti inaffidabili e privi di empatia che nemmeno lo desideravano?”. Signori, a questi soggetti farebbe bene un po’ di rieducazione, anche in preparazione della paternità e maternità, affinché maturino e si assumano le conseguenze delle proprie “gesta”, per quanto la gravidanza non sia il frutto dell’amore di due persone consapevoli. Del resto, a mali estremi, estremi rimedi: il bambino, una volta venuto al mondo, lo si affida ad una coppia desiderosa di avere figli ma che non può averne, come accade per chi partorisce in galera o non è idoneo alla genitorialità. E l’adozione permette anche di evitare di ricorrere a tutte quelle porcherie di laboratorio relative all’inseminazione artificiale o allo scandaloso mercimonio dell’utero in affitto (con annessi e connessi relativi al contesto omosessuale). Peraltro, questa pratica creerebbe una corsia preferenziale, come è giusto che sia, per le adozioni di bambini italiani e/o europei da parte di famiglie italiane e/o europee.

Abortire per capriccio, leggerezza e immaturità non è emancipazione (?) femminile, anzi, è imprigionare e svilire la figura femminile con la gabbia ideologica del progressismo, e del femminismo che a ben vedere è il peggior nemico delle donne. Se da una parte troviamo l’estremismo semitico delle religioni abramitiche, in cui la donna è quasi demonizzata per questioni sessuofobiche, dall’altra ci imbattiamo nell’estremismo modernista dove alle femmine viene fatto credere di essere ciò che non sono (e cioè uguali all’uomo, quando invece maschio e femmina sono complementari) e vengono drogate dalle nere favole partorite dalla società dei consumi all’americana. Verrebbe proprio da dire che il peggior burqa è quello che non sai di indossare: chi si crede libero perché occidentale è ancor più schiavo di chi si reputa tale perché discriminato dalle religioni del deserto mediorientale.

In mezzo a questi due poli, agli antipodi ma entrambi sbagliati, troviamo la moderazione e l’equilibrio che derivano dalla razionalità, dalla natura e dalla saggezza degli antichi, in difesa non solo della famiglia, cellula base di una società forte e sana, ma anche dei ruoli naturali di maschio e femmina. Ruoli naturali che non consistono nella donna relegata in cucina a sfornare torte e marmocchi con l’uomo in giro tutto il giorno a farsi i propri comodi, ma che sono invece in linea con la più salutare delle tradizioni (indo)europee: l’uomo è il padre di famiglia, il guerriero, la guida forte e autonoma anche della donna, mentre essa è moglie, madre, ancella del focolare e della Patria, cruciale nello sviluppo armonioso della società, grazie al suo tocco empatico e alla sua innata sensibilità femminea. Ripeto: non si deve vedere in questa dicotomia una sorta di maschilismo misogino, bensì complementarietà, senza di cui la famiglia e la comunità crollerebbero. Non può esistere uomo senza donna, non può esistere donna senza uomo, così come non può esistere famiglia senza padre e madre. E il cielo solo sa quanto bisogno abbia, l’Europa, di uomini, donne e famiglie indigene.

L’aborto, invece, assieme a tutta la nefanda paccottiglia ideologico-propagandistica espulsa come un miasmatico peto dalla fogna della contemporaneità liquida, instabile, apolide, ermafrodita, meticcia, atea e relativista, agisce a guisa di scheggia impazzita che va a conficcarsi nella salutare normalità comunitaria infettandola, inoculandole il virus del nichilismo anti-europeo che lentamente la conduce alla morte, all’estinzione. E purtroppo questo accade mediante il pervertimento della donna, a partire dall’infanzia, a cui viene fatto credere di essere padrona non solo (o non tanto) del proprio destino ma pure della vita altrui e della scellerata facoltà di sovvertire il bene comune in nome di capricci anarco-individualistici. E qui sono dolori: la donna diventa un’attentatrice suicida che trascina con sé, negli inferi, l’equilibrio e la normalità del proprio contesto etno-culturale.

Donne, non fatevi più abbindolare dalle affabulazioni sinistrorse e anarcoidi, perché coloro che le spacciano per pillole di saggezza non sono altro che ciarlatani a libro paga del caos e perché, soprattutto, non sono tese al vostro benessere e alla vostra realizzazione, ma alla vostra rovina, vostra e di chi vi sta intorno e vi vuole bene. L’aborto è la conseguenza del soqquadro relativista scatenato dal post-sessantottismo, ed è una delle più temibili armi che il sistema ha ideato per soggiogarvi e farvi credere di essere libere, quando invece, ricorrendovi, non sareste altro che fantocci posseduti dal contemporaneo demone occidentale dell’odio per la natura, la ragione e la biodiversità umana, e non.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/02/quando-laborto-si-fa-attentato-contro-la-comunita.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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