Solo gli Italiani possono salvare l’Italia

Arte e cultura ricoprono un ruolo fondamentale nell’educazione dei più giovani, ma anche nella vita degli adulti, e soprattutto in Italia assumono una connotazione straordinaria che fa del nostro Paese un unicum in tutto il mondo. Anche il turismo può rientrare in questo ambito, in particolar modo considerando le città d’arte e quelle di importante interesse storico, tanto che molti ritengono il flusso turistico come il vero punto di forza dell’Italia, grazie anche agli incantevoli scenari paesaggistici che si possono trovare dalle Alpi alla Sicilia. Tuttavia, pur riconoscendo che effettivamente il turismo è fondamentale per una realtà come quella italiana, e ovviamente un grande vanto perché coinvolge basilari sensibilità spirituali come la cultura e le arti, non riesco a nascondere lo svilimento derivante dalla situazione attuale di una grande nazione come l’Italia, che viene presa in considerazione (a partire dai propri figli) solamente come meta turistica, di svago, di divertimento, giardino lussureggiante di un’Europa che ci guarda dall’alto verso il basso e ci giudica alla stregua di inguaribili pasticcioni.

Ma il vero dramma non è la considerazione dello straniero, di cui potremmo bellamente infischiarcene, bensì di quella degli stessi nativi, che hanno ormai interiorizzato questo ruolo di comprimari pieni zeppi di difetti e di ataviche tare senza possibilità di redenzione, sebbene non sia altro che un cliché irriverente che, probabilmente, nasconde una buona dose di livida invidia da parte del forestiero che è solito ridere dell’Italia. Di conseguenza i primi disfattisti sono proprio gli Italiani, che si abbandonano quindi al pessimismo e alla passività, oppure ai micro-sciovinismi indipendentisti, finendo così per fare il gioco dei nemici dell’Italia e dell’Europa. D’altronde se fossimo realmente un popolo di inetti, imbecilli e corrotti come ci vogliono far credere, come potrebbe essere possibile ammirare il nostro straordinario patrimonio culturale, artistico, letterario e turistico, dunque storico, che contraddistingue il Paese? Roma, gli Etruschi, Dante, l’Umanesimo e il Rinascimento, la lirica ma anche l’artigianato, l’industria dell’automobile e quella navale ma anche aeronautica, le invenzioni e innovazioni tecnologiche e gli innumerevoli geni che costellano la nostra storia, il Fascismo come laboratorio di idee e manifesto ideologico, mettiamoci pure la cultura cattolica nella sua accezione più alta (ossia non dottrinaria) che a ben vedere è un cristianesimo decisamente romanizzato ed intriso di classicità… Tutto questo è manifestazione concreta ed efficace dell’estro italico, ma anche della forza e della potenza del bel paese che ha dato alla luce l’irraggiungibile civilizzazione romana e quanto si è poi da essa sviluppato.

Ma è proprio per questo che trovo svilente ricordarsi di essere italiani (al di là delle pagliacciate pallonare) solo quando si tratta di considerare arte e cultura, turismo e cibo, come se il ruolo storico degli Italiani contemporanei fosse solamente quello di occuparsi di dopolavoro e di ferie estive, o al più invernali sulle Alpi, e lasciarsi comandare e governare da altri. Del resto questo è quanto vuole l’Unione Europa, coi suoi bravi galoppini tricolorati, un’italietta ininfluente e serva che regredisca alla sua posizione pre-risorgimentale, dove era terra di conquista di chiunque. L’Unione Europea è una prigione per il Paese, in quanto rappresenta esclusivamente gli interessi della Germania e della Francia, e di conseguenza degli Stati Uniti. L’Italia non conta alcunché, a meno che si tratti di ridere, di mangiare, di farsi un bagnetto e di visitare la Torre di Pisa. Anche la gestione dell’emergenza migranti dimostra come l’Italia sia tenuta in non cale e abbandonata a sé stessa, perché gli allogeni che sbarcano a sud e risalgono la penisola per cercare di migrare più a nord e ovest in Germania e Francia non sono proprio graditi.

La propaganda anti-italiana in circolazione da decenni ha avuto il risultato di infettare gli stessi Italiani con un insano e assurdo senso di inferiorità nei confronti dell’Occidente, che a seconda degli stessi disfattisti nostrani sarebbe più avanzato, civile, onesto, capace, intraprendente e altre baggianate, come se invece la nazione illuminata da Roma fosse terzo mondo assieme a Grecia e penisola iberica. Cosicché i primi che diffamano l’Italia sono proprio gli Italiani, presi nell’irrazionale vortice di disfattismo, che porta a confondere lo stato con la nazione, e ad evidenziare esclusivamente i difetti e le tare di questo Paese. Proprio come vorrebbero a Bruxelles, Washington, Tel Aviv, e ad ONU  e  NATO. Tempo fa lessi una sorta di promemoria vergato dai militanti di CasaPound, che grossomodo ammoniva l’Italia ricordando come noi non siamo oggettistica kitsch, gondole di plastica e statuine napoletane del presepio, così come non siamo un cumulo di stereotipi enogastronomici o da melodramma e men che meno le denigratorie etichette su mafia, mamma, latini passionali e via dicendo; e ciò perché noi dobbiamo essere italiani fieri di esserlo, perciò padroni del nostro destino come della nostra terra natale, che è l’unico modo per non soccombere come comunità etniche di fronte al marasma mondialista.

L’Italia è un Paese complesso, eterogeneo, croce e delizia degli stessi Italiani, ma non ha bisogno di imparare niente da nessuno perché le soluzioni ai propri problemi sono insite nello stesso pool genico italico, rimasto pressoché intatto dai tempi preromani. La soluzione ai nostri problemi siamo noi, e nessun altro, ed è anche per questo che i nostri peggiori nemici siamo allo stesso modo noi stessi. Ogni volta che brontoliamo, ci lamentiamo, facciamo disfattismo, cianciamo di Padania e Sud arabo-levantino oppure di Neapolitania e di Nord polentone e barbaro pugnaliamo l’orgoglio patriottico e la nostra stessa dignità, calando le brache di fronte a coloro che ci vogliono morti, stecchiti, sepolti dalle orde allogene e dal pensiero unico antifascista. L’esterofilia e il cosmopolitismo sono la morte dell’Italia, della sua stessa ancestrale creatività che è poi la precipua fonte di autostima e di benessere, anche per una nazione. Quando si smette di brillare, di creare, di essere padroni della propria sorte, di vivere la vita invece di lasciarsi vivere da essa si cade nella depressione più nera e il patriottismo cede il posto al conformismo euro-atlantico dove l’Italia, per l’appunto, si ritira in cucina a preparare la pizza o i tortellini, la povera Cenerentola in abiti logori ormai assuefatta al suo degradante mestiere di sguattera. Ecco il complesso del cameriere, del lustrascarpe, del giullare itinerante.

Sì d’accordo, va bene: il sole, il mare, i musei, le chiese, la pizza, le Alpi e gli Appennini, il mandolino e il vino, gli abiti firmati… Ma, scusatemi tanto, l’Italia è molto ma molto di più che questo, perché l’Italia non è un’amena cartolina con scenari bucolici da appendere negli stanzini di Europei settentrionali immersi fino al collo nel liquame progressista e liberale, tizi i cui stati traboccano di allogeni e sono in crisi totale di identità (e nonostante questo continuano ad irridere l’Italia e gli Italiani). L’Italia è il faro d’Europa, la culla della civiltà europea occidentale, la figlia prediletta di Roma e della romanità senza cui sarebbe impossibile parlare di “civiltà”, la nazione che ha dato lezioni a tutti fino a che non è caduta nel baratro senza fine del repubblicanesimo antifascista, e quindi nelle nere voragini dell’omologazione euro-americana, occidentale, nelle cui tenebre si celano le infernali fauci del mondialismo.

Solo gli Italiani possono salvare l’Italia, e solo gli Italiani possono ridare vita ad un Paese plurimillenario oggi schiacciato dal tecnocratico peso di uno stato lontanissimo dai suoi cittadini, uno stato che nemmeno li rappresenta perché incarna i “valori” fintamente democratici degli organismi internazionali che sono i mortali nemici dell’autodeterminazione etnonazionale. Ricordatevi che l’Italia è una nazione che ha 3500 anni di Storia con S maiuscola, e non la baracca statale che non arriva a duecento anni, e che da una settantina di questi è solo un contenitore di popoli divisi da astio e rancore fomentati dalla politica dei palazzi romani e delle loro succursali regionali.

Orsù, risvegliamoci dal coma in cui siamo costretti da sin troppo tempo e riprendiamoci ciò che ci appartiene: l’Italia. Naturalmente non per inscenare parodie del Risorgimento o del Fascismo, che vanno lasciati in pace assieme ai morti, ma per convogliare su binari sani e vivi la prorompente energia che da sempre caratterizza gli Italiani ma che sovente è rimasta troppo a lungo repressa morendo lentamente in corpi ridotti a gabbie umane, in burattini sballottali qua e là dalle onde degli eventi. E questo non tanto per colpa della povera gente, dei poveri diavoli che poco possono fare, ma delle istituzioni e di chi poteva fare ma non ha fatto alcunché girandosi dall’altra parte, anche perché lautamente rifocillato dal padrone forestiero.

Che “Italia agli Italiani” non sia dunque dello sterile becerume da stadio o da capannelli neofascisti, ormai inutili, ma una parola d’ordine volta al sacrosanto diritto della comunità nazionale italica di essere protagonista della propria esistenza, e non più ruota di scorta del baraccone atlantista, il cui destino è nelle grinfie di infami burattinai usurocratici, che al sangue dei popoli preferiscono di gran lunga i lingotti e i bigliettoni delle banche.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2017/02/solo-gli-italiani-possono-salvare-litalia.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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