Razza, razzismo e coscienza razziale

Un tempo, nemmeno troppo lontano, il termine “razzismo” veniva impiegato per designare una nobile branca etno-antropologica, più precisamente dell’antropologia fisica (o razziologia), che si occupava dello studio delle razze umane, senza contaminazioni ideologiche suprematiste o antirazziste. Oggi tale termine, come capirete, è del tutto inutilizzabile, data la demonizzazione totale, operata su vasta scala a scapito di esso dall’antifascismo, a partire dal 1945. Oggi parlare di “razzismo” significa sottintendere la discriminazione violenta, il pregiudizio razziale, il mito della razza superiore e magari pure la pulizia etnica e ciò perché nel dibattito antropologico è irrotta l’ideologia neomarxista con la sua brava tirannide relativista e anti-tradizionale, talché l’opinione pubblica narcotizzata dal pensiero unico dominante è giunta ad un punto di non ritorno, su alcune delicate tematiche. In origine, però, il termine in questione con l’odio e il pregiudizio non aveva nulla a che fare, è bene ricordarlo.

Per quanto mi riguarda, ma è un’ovvietà, l’odio, la discriminazione, la violenza, il suprematismo non riguardano una mera disciplina antropologica, come quella che, ora, indicheremo come razziologia, poiché in quel caso si esonda nei movimenti “razzistici” altamente ideologizzati; del resto, ad essere ideologizzati, sono anche i loro diretti antagonisti, non meno irrazionali e passionali, che sostengono l’inesistenza delle razze, l’uguaglianza assoluta, l’inconsistenza della biodiversità umana, un cumulo di sciocchezze insomma che fa da degna controparte a chi crede che la “razza nordica” sia superiore a tutte le altre. Sì, come no, lo vediamo tutti in che stato versi la Scandinavia, infatti, e quanto solare ethos indogermanico ci sia negli eredi dei Vichinghi… E tale discorso vale soprattutto per la Germania contemporanea, targata Merkel.

Constatando, oggi, cosa significhi dunque l’etichetta “razzismo”, conviene abbandonarla e optare per il termine “razziologia”, che designa lo studio delle razze, l’interesse per l’antropologia fisica e la genetica delle popolazioni, e la biodiversità, la ricchezza razziale del globo. Oggi vogliono farvi credere che il solo parlare di razze sia discriminazione e odio, perché lo stesso concetto di “razza”, a dire dei progressisti terzomondisti, è un concetto grondante disprezzo per i “diversi”. Ah, intendiamoci: questo discorso vale solo laddove siano i “bianchi”, gli Europei, a discriminare, perché viceversa sarebbe “orgoglio etnico” e “amore per le proprie radici”, qualcosa che a quanto sembra agli Europei sia proibito tassativamente persino in casa propria, pena detenzione ed emarginazione.

Ogni persona dotata di buonsenso, ciononostante, sa capire la differenza tra trattazione razziale e razzismo (in accezione moderna) e sa capire che affermare l’esistenza delle razze umane non implichi gerarchizzarle, metterne una in cima alle altre ed esaltarla come emanazione divina, uranica. O forse affermare, con argomenti scientifici e razionali, l’esistenza di qualcosa deve necessariamente divenire veicolo di odio e segregazione? Seguendo tale “logica” tutto ma proprio tutto può generare divisioni, odio, discriminazioni e violenza (e lo sappiamo benissimo tutti), dalle religioni alla politica, dallo sport alle mode, dalla musica all’enogastronomia, ogni opinione rischia di deragliare e divenire un atto di cieca violenza! Anche i campanilismi e gli sciovinismi sono esecrabili, ma non per questo arriveremo a negare l’esistenza di città, regioni, nazioni, gruppi etnici, lingue e culture.

Le razze umane esistono, con le loro sottorazze e con la caratterizzazione fenotipica dei vari sottogruppi, e la loro esistenza può essere supportata con l’antropologia fisica (craniologia e antropometria) e con la genetica, le quali dimostrano limpidamente come esistano 5/6 razze (6 se stacchiamo i Capoidi dai Negridi, solitamente associati come Negroidi) distinte, diversificate, attestate da decine di migliaia di anni e frutto, ovviamente, dell’adattamento al clima, dell’alimentazione, della selezione sessuale, dell’eredità genetica trasmessa di generazione in generazione. D’altronde siamo uomini, e gli uomini sono animali, e ogni animale che calpesta la crosta della Terra viene suddiviso in razze; o forse l’uomo è l’unico animale al mondo a non avere razza? Curioso come concetto. Soprattutto se si pensa che proviene dalle stesse teste che un giorno sì, e l’altro pure, ci stracciano l’anima coll’ateismo e il laicismo, che dovrebbe impedir loro di avere pregiudizi anti-razziali degni della peggior sacrestia, che vede nell’uomo una creatura di Dio, una sua emanazione, completamente priva di biodiversità perché creatura a sua immagine e somiglianza. O che forse ci si dovrà distinguere in buoni e cattivi? O magari, come amano i terzomondisti, in ricchi e poveri?

La razza, cari signori, non è nulla di abominevole o demoniaco, e se il suono vi urta cotanto potete chiamarla tranquillamente subspecie, che volendo è anche un modo più preciso e scientifico; la razza, in ogni caso, è quell’insieme di caratteristiche fisiche e genetiche condivise da un gruppo ampio di individui appartenenti alla medesima specie, che si possono trasmettere geneticamente ai discendenti. Insomma, si parla di biologia. Gli esseri umani condividono, infatti, lo stesso genere homo e la stessa specie sapiens ma è chiaro come il sole che divergano in base a razze e sottorazze, dove le prime, raggruppamenti principali, sono le fondamentali 5 ricordate poc’anzi. Ciò non toglie, che nell’uomo moderno siano rimasti residui di sapiens arcaici, che distinguono ulteriormente le razze umane, basti pensare al DNA caucasoide che ha piccolissime percentuali neanderthaliane, assenti nelle altre razze.

Naturalmente, quando si parla di razze in termini biologici e scientifici non si parla né di gerarchizzazioni né di qualità interiori o di intelletto, poiché è ovvio che chi nasce e cresce per millenni in climi desertici, nelle foreste tropicali incontaminate, in climi montagnosi ostili e sperduti avrà meno possibilità di progredire a livello culturale e scientifico rispetto a chi è nato nella temperata e lussureggiante Europa, a contatto con un clima sereno e tranquillo, senza condizioni estreme che rendano quasi impossibile viverci. Forse l’Europa ha sviluppato la sua grande civiltà, al di là del clima, per una sua spiccata dote, che è quella di equilibrio e razionalità. Anche questo frutto di una felice fusione tra uomo e natura, sebbene, ovviamente, pure la civiltà abbia il suo prezzo da pagare in termini di sviluppo. Oltretutto, volendo metter da parte per un attimo il discorso morale, sarebbe da capire su quali basi uno potrebbe parlare di superiorità di una razza rispetto ad un’altra, perché qui il discorso rischia di complicarsi e diventare relativo, ed ogni popolo della terra potrebbe vantare un primato su di un altro. La cultura proviene dall’incontro tra sangue e suolo, da cui nasce lo spirito appunto, senza dubbio, ma proprio per questo ogni cultura merita rispetto, a patto che rimanga contestualizzata nel suo habitat. Per di più sarebbe assurdo irridere gli indigeni del sud del mondo chiamandoli “selvaggi”, mentre noi stiamo naufragando in inquinamento, cementificazione, deforestazione e qualità di vita sempre peggiore. Però il problema qui, è chiaro, si deve all’Occidente, non all’Europa.

Il passo successivo, dopo la presa di coscienza razziale, sta nel difendere e preservare le caratteristiche di ciascuna razza, anche in ambito sottorazziale, perché il meticciamento e l’immigrazione allogena distruggono questa straordinaria ricchezza che è la biodiversità dei popoli umani. L’odio non sta nell’identità etno-razziale e in chi la difende ma, al di là di chi brama deliri suprematisti e colonialisti (che divengono boomerang, come in Francia), in chi predica egualitarismo, meticciato, esodi e società multirazziale, che sono proprio la tomba della ricchezza biologica umana, la fossa comune delle popolazioni del mondo sterminate dal dispotismo illuminato di chi puzza di mafia e massoneria.

Chi vuole distruggere le razze, le etnie, le culture, i popoli gettandoli come carne da macello nel tritacarne mondialista? I veri seminatori di odio, coloro che detestano visceralmente l’identitarismo e il tradizionalismo, e detestano anche la natura, che viene sacrificata sull’altare del mondialismo delle multinazionali, per sfruttare le risorse naturali sino allo sfinimento, causando devastazione e lenti genocidi. Chiunque propali ideologie nefande basate sui miti (fasulli) del progresso, del benessere, del capitalismo, del cristianesimo, del comunismo, insomma del folle piano sterminazionista elaborato dai tirapiedi del mondialismo, spaccia odio per amore, catene per libertà, distruzione multirazziale per arricchimento culturale. Costoro sono peggio, molto peggio di qualsiasi razzista incattivito in senso moderno, perché questi sono quattro gatti inoffensivi mentre tutto il sistema occidentale ruota attorno all’unipolarismo del Male che fa di relativismo e nichilismo i propri intoccabili capisaldi. E sino ad oggi le bombe americane e atlantiche sono servite a ribadire proprio questo esecrando, disumano concetto.

In un mondo schiavizzato agli idoli del denaro, del successo, del narcisismo e soprattutto della “democrazia” a stelle e strisce, parlare (in termini scientifici e biologici) di razze è scomodo, poiché risveglia le coscienze, e rischia di mettere i bastoni fra le ruote a chi fa di antifascismo e antirazzismo bandierine ipocrite per coprire le proprie malefatte consumate in nome di una assurda pretesa filantropica (?), che vedrebbe il globo nelle grinfie dei carnefici di Hiroshima e Nagasaki, ma anche di Dresda e di Pforzheim, con la zelante partecipazione dei loro innumerevoli gregari.

Ma vedete amici, il concetto di “umanità” che costoro propagandano e sbandierano tanto, come già Carl Schmitt sottolineò, non è che un feticcio, un pretesto patetico quanto folle per poter espandere il proprio imperialismo bestiale e fuori controllo su tutto il pianeta Terra, in una rediviva crociata atea e laica dove al centro del nuovo culto vi siano il dio capitalismo, il dio affarismo, il dio liberalismo, una infernale trimurti in cui il dominio è di pochissimi sulle schiene dei moltissimi popoli della specie sapiens ridotti alla stregua di automi senza sangue, senza spirito, senza cultura, senza identità e, appunto, razza. Poiché solo dal verbo identitario e tradizionale dell’etnonazionalismo può provenire l’edificazione di quel baluardo roccioso e inespugnabile che viene a costruirsi sulle solide fondamenta della coscienza di popolo, etnia, sottorazza e razza, di stirpe, che animata dal radioso spirito combattente si fa implacabile minaccia contro tutti i nemici massificati defecati come aborti dalle sataniche viscere dello stato mondiale che va formandosi.

Ave Italia!

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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