Ave, Sol Invictus!

Il 25 dicembre è, purtroppo, da circa 2000 anni una festività celebrata dagli Europei (e non) in onore di un personaggio del tutto estraneo alla Tradizione genuina, ossia Gesù di Nazareth. Questo celeberrimo eresiarca giudeo (sempre che sia esistito, capiamoci) ha sostituito con tutto il suo bel carico di paccottiglia mediorientale il vero Natale, il Natale del Sole Invitto, il Dies Natalis Solis Invicti celebrato dai nostri Padri romani, portando ad una tragicomica sovrapposizione tra il sostrato, nobile ed indoeuropeo, della ricorrenza-cardine solare di dicembre e lo strato cristiano depostosi – a guisa di pietra tombale – sui culti tradizionali d’Europa e dell’Eurasia ariana.

Oggi la gente sente parlare di Natale e automaticamente il suo pensiero finisce alle pagine evangeliche che narrano della nascita di Gesù nazareno, se non direttamente all’altra piaga natalizia che immancabilmente ci affligge ogni anno alle soglie di dicembre: il consumismo. Da una parte dunque il dio giudeo-cristiano Geova e il suo pargolo deposto nella mangiatoia di Betlemme, evento immaginario che perverte il senso del VERO Natale ficcandolo in un’atmosfera mediorientale che nulla ha a che vedere col clima solstiziale alla base della ricorrenza, e dall’altra la nuova religiosità “natalizia” rappresentata dal culto idolatrico del dio danaro, tutto festoni, luminarie, abbuffate, spese pazze, babbi natale e trionfo della martellante pubblicità tesa a riempire le case delle persone di costose futilità svuotando i portafogli, ma soprattutto le anime.

Sono due volti della stessa medaglia, ossia della distorsione, del pervertimento, del senso più genuino e intimo del Natale che nulla c’entra né con l’accezione cristiana della celebrazione, né tanto meno con il ributtante materialismo consumistico dell’Occidente americanizzato. Eppure si può intravvedere la traccia del paganesimo anche in tutto questo scempio conformistico, perché a ben vedere la Chiesa e i moderni non hanno inventato nulla ex novo. Le solari, radiose, vesti astrali di Gesù (il Cristo, non a caso) sono quelle indoeuropee del dio italico-romano Sol e di ogni altra divinità ariana maschile personificazione dell’astro solare come Apollo, Helios, Mitra, strettamente correlati al periodo solstiziale decembrino, quando cioè il sole raggiunge, nel 21-22 dicembre, la sua fase di massima caduta nelle tenebre per poi dopo pochi giorni guadagnare terreno sulla notte trionfando invitto sul buio invernale.

Facile comprendere dunque la valenza del bambino che nasce il 25 dicembre, che viene acclamato come astro del cielo, pargolo divino e sole di giustizia, raffigurato con una raggiera solare sul capo ricciuto, riprendendo la classica iconografia del Sole Indigete e del Sole Invitto, una figura cioè affatto somigliante al radioso Apollo che guida nel firmamento il carro solare con un volto luminoso, lo stesso approdato nel presepe francescano di Greccio. Inoltre, è suggestivo accostare il sole morente del solstizio d’inverno, che rinasce a pieno splendore il 25 dicembre, alla morte e resurrezione dopo 3 giorni di Gesù Cristo, figura per l’appunto appieno debitrice del passato tradizionale della gentilità. E la Madonna? La Madonna ripropone la figura di dee come Diana, Ecate, Angerona, Lucina (quindi Giunone), Iside, dee femminili e lunari del parto simboleggianti la notte che partorisce la luce del giorno (il Cristo) e di cui rimane traccia nel viso nero (non negroide!) di molte immagini mariane. Anche Santa Lucia assume questa valenza, figura solstiziale cristianizzata molto amata presso i bambini del Settentrione italiano, ma anche in Isvezia, per il suo ruolo di portatrice di luce e doni. In essa confluisce così anche il ricordo degli antenati che portano doni ai più piccini nella notte.

Il mese di dicembre è invero un periodo dell’anno denso di simboli, riti e spiritualità, perché caratterizzato dal capodanno astronomico solstiziale e perché a ridosso del capodanno civile, sotto il segno questo di Giano. I preti non hanno inventato alcunché, si sono limitati a riciclare in chiave cristologica il Natale del Sole Invitto, così come hanno riciclato il larario romano tramutandolo nel presepe oppure trasformando i lari famigliari, gli Avi, ovvero Odino nel Nord, in San Nicola che reca doni da cui il Babbo Natale commerciale, onnipresente ed odiosa figura assurta a simbolo del consumismo pseudo-natalizio. Dicembre si pone come mese di passaggio tra il periodo delle tenebre autunnali e la rinascita del sole che vince l’oscurità, allungando lentamente la durata del giorno sulla notte; i riti che vengono celebrati in onore di Bacco, Saturno e Apollo (quindi Sol) esorcizzano freddo, buio e sterilità dei campi a riposo, auspicando così un buon raccolto per l’anno nuovo incombente, assieme alla benedizione per il popolo, la comunità; si apre un portale tra i vivi e i morti, in cui vecchio e nuovo sono pronti ad avvicendarsi, lasciandosi alle spalle, bruciando, quanto di negativo l’anno corrente ci ha lasciato; l’importanza del fuoco, dei falò, dei dischi solari lignei o sotto forma di ghirlanda incendiati simboleggiano la purificazione della luce e del sole che rinascono, squarciando il velo delle tenebre e del male, della notte dell’uomo soggiogato dagli spiriti maligni.

In questo contesto le divinità infere e della notte uscivano dalle viscere della terra e vagavano per i campi (ecco il perché delle maschere e dei costumi “carnascialeschi” dei Saturnali), cosicché il rito serviva come augurio per sé stessi e il raccolto, e per l’anno veniente, affinché ci si liberasse dal potere nefasto dei demoni; gli spiriti ctoni andavano placati con doni, riti ed offerte, per poterli riportare nel loro regno sotterra, propiziando così la fertilità dei terreni coltivati, in inverno a riposo per via dell’atmosfera. Grazie alle più antiche usanze romane possiamo anche comprendere da dove provengano figure come la Befana, i partecipanti infernali della nordica Caccia Selvaggia, le maschere di carnevale ma anche le streghe beneventane, le janare (da Diana!), e cioè le schiere di morti, demoni e creature fantastiche coinvolti nelle diaboliche ridde del periodo sacro tra solstizio d’inverno ed Epifania.

Il Cristo che nasce il 25 dicembre non è che la riproposizione in chiave cristiana delle divinità ariane antiche associate al sole, che dopo il solstizio d’inverno rinasce invincibile in quello che è il giorno di Natale del Sol Invictus; questi è dio romano influenzato da altri culti ariani orientali, che riprende anche il Sol Indiges, l’arcaico dio italico del sole, rivestendolo dello splendore dell’astro che risorge in inverno, capovolgendo il suo declino principiato dopo il solstizio d’estate. La nascita di Gesù si inserisce oltretutto in un quadro astronomico, ennesima conferma di quanto il Natale cristiano abbia solo ripreso e storpiato il capodanno astronomico del 21 dicembre e la rinascita solare del 25, già celebrata dai Romani così come il solstizio d’inverno veniva celebrato da tutti gli antichi popoli indoeuropei con l’accensione dei grandi falò all’aperto e con il classico ceppo ardente di Natale.

Ma come detto anche il consumismo dei traffici commerciali natalizi attinge all’antichità pagana tra abeti addobbati, babbi natale, doni soprattutto ai bambini, figure sacre o magiche che di notte portano presenti, tanto che certi patetici crociati condannano l’edonismo sotto Natale etichettandolo come “pagano”. E questo è davvero ridicolo detto da soggetti il cui credo ha parassitato il paganesimo trasformandolo nella nascita di un personaggio biblico di fantasia, del sedicente messia di Betlemme. Però se ci fate caso è un classico vizio della Chiesa, quello di demonizzare il prima per santificare il cattolicesimo, dimenticandosi di continuo che i cristiani sono gli ultimi arrivati in Europa, al di là degli islamici dei Balcani che nemmeno calcolo. Altre suggestioni, purtroppo oggi inflazionate dalla “civiltà” del centro commerciale, sono le luminarie, il colore rosso, le ghirlande, l’agrifoglio, il vischio e i festoni con gli addobbi arborei sempreverdi, ma il tema dominante rimane la luce. La luce del Natale che riscalda e rincuora le fredde terre dell’Europa spaventate dalla scomparsa invernale del sole, soprattutto nelle lande nordiche.

Il vero Natale, amici, è quello tradizionale, legato al solstizio e al 25 dicembre come ri-nascita del sole nella figura romana del Sole Invitto, solare emblema del trionfo della luce sulle tenebre del male e sulle forze demoniache (ricorrenza che oggi cade di soledì!); è la festa del sole invincibile che sembra morire nel solstizio d’inverno, punto in cui pare sprofondare nell’oscurità, ma che invece è sempre presente, è sempre con noi e segna il cammino dell’uomo indogermanico nel susseguirsi delle stagioni della vita. Lasciamo da parte bambini mediorientali e superstizioni semitiche, e concentriamoci invece sul valore del Natale originale, mirabilmente riassunto dal disco solare, lo Svastika, che è simbolo per antonomasia dell’uranico credo ariano. La ruota solare riproduce il disco solare coi quattro punti cardine del calendario astronomico, i due solstizi e i due equinozi. Gli assi che dipartono verticalmente e orizzontalmente dai quattro capi intersecandosi rappresentano l’unione del divino, del cosmico (verticale) con l’umano, il terreno (orizzontale), da cui sgorga quella spiritualità luminosa posta al centro della vita dei nostri antichi padri delle steppe. Una fede che va al sangue della stirpe, al suolo patrio, allo spirito che scaturisce appunto dall’intramontabile connubio tra astrale e terrestre, sotto l’egida del Sol Invictus.

Da parte mia, i migliori auguri per tutti voi di un solare periodo natalizio all’insegna della rinascita comunitaria, patriottica e culturale, affinché noi si possa diventare giorno dopo giorno incarnazione dell’Identità (indo)europea e italica e tempio della vera Tradizione gentile che rese grande Roma, e che Roma stessa rese grande.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2016/12/ave-sol-invictus.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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