Sul nome della città di Bergamo

Mi si consenta in questo appuntamento de Il Soledì eretico una breve trattazione etimologica su quello che è il toponimo del capoluogo orobico, Bergamo. Non solo per questioni mie personali (essendo del territorio bergamasco) ma anche perché circa questa indagine se ne sono dette di tutti i colori, spesso e volentieri producendosi in tesi bislacche e senza serie pezze d’appoggio. Sono le trappole dell’etimologia: possiamo interrogarci sull’origine di tutti i nomi, ma quando si tratta di fare ipotesi bisogna procedere coi piedi di piombo, onde evitare spropositi privi di fondamento scientifico.

Ultimamente ho infatti riscontrato una fioritura di ipotesi levantine a proposito dei toponimi di diverse città italiane, anche dell’area padano-alpina, ipotesi che sono state persino ingenuamente riprese da siti di enti politici e culturali, ad esempio bergamaschi. Cosicché nello specifico, se un tempo ci si beveva acriticamente la frottola, figlia di etimologia popolare, dell’origine teutonica di Bergamo (da berg + heim, “casa sul monte, patria montana”), peraltro recentemente rispolverata da cartelli turistici promossi da ambienti leghisti, oggi si è molto più propensi a dar credito a baggianate di matrice ex oriente lux, non solo sulla scorta delle etimologie improbabili partorite da un Semerano ma anche in ossequio all’antirazzismo immigrazionista che abbonda sulle bocche dei nostrani petomani antifascisti. E sappiamo bene quanto ne risenta, il nostrano mondo accademico…

Si cerca infatti in ogni modo di promuovere relativismo culturale, vagheggiando di esotici fondatori di città padane giunti in Italia con gli antesignani dei gommoni e delle carrette del mare benedetti da preti e liberal-democratici. Per carità, nulla di nuovo, anzi, è risaputo che nell’antichità, in mancanza di fonti certe, si ipotizzavano (anche per questioni di retorica e propaganda greco-romane) fantasiose origini scaturite dal Mediterraneo orientale, come ad esempio, sempre per rimanere in ambito bergamasco, la grecità improbabile degli antichi abitatori del territorio orobico, gli Orobi. A questi infatti venne appiccicato dagli autori classici un etnonimo senza fondamento di etimo greco (significante “abitatori dei monti”), andando a storpiare quello che probabilmente era il vero appellativo etnico dei primi Bergamaschi, e cioè Orumbovii.

Si dice che le leggende nascondano in sé un seme di verità ma alcune sono decisamente strampalate, come l’origine troiana dei Romani, quella anatolica dei Veneti, e quella più vieta: il levantinismo degli Etruschi. Le più moderne ricerche, valendosi dell’archeologia, tendono a demolire credenze dure a morire, e cercano di dimostrare come l‘ex oriente lux sia quasi sempre un mito retorico inventato per dare prestigio alle civiltà dell’Europa occidentale, la barbarica. Bisognerebbe perciò cominciare a pensare che una colonizzazione etrusca dell’Egeo partendo da ovest, dall’Italia, non sia ipotesi poi così peregrina, un discorso che vale anche per alcuni gruppi di quelli che vengono denominati collettivamente come Popoli del mare, in cui forse rientravano anche dei pirati di origine tirrenica. Pertanto, gli Etruschi erano grossomodo degli indigeni paleo-mediterranei d’Italia arianizzati dagli Italici protovillanoviani, e con qualche influsso ellenico mediato dalla Magna Grecia.

Tornando a Bergamo, è proprio l’archeologia che, in mancanza di documenti certi, aiuta ad un’indagine seria e razionale anche nel campo filologico, e dunque etimologico, relativamente al nome della città. Considerando che la prima attestazione certa del toponimo cittadino risale a Plinio, vale a dire latino Bergomum, accantoneremo subito la tesi “nordicista” del paretimologico Berg-Heim (la famigerata “casa sul monte”) dal momento che nel territorio bergamasco, prima dei Romani, di popoli germanici non ve n’erano sicuramente; c’erano invece genti insubri (e non cenomani, come spesso si crede), protoceltiche di Golasecca, che fondarono l’antica Parra capoluogo degli Orobi (odierna Parre, in Val Seriana) e successivamente quella che divenne l’odierna Bergamo, accogliendo poi senza resistenze la cultura lateniana importata dai loro “fratelli” gallici. Gli Insubri, il cui centro religioso precipuo era Mediolanum, parlavano leponzio, una lingua della famiglia celtica differente dal gallico continentale parlato dai Celti storici dei Romani, irrotti nella pianura padana nel 388 avanti era volgare, e proprio al leponzio si deve risalire per cercare di fare un minimo di luce sul toponimo del capoluogo bergamasco, che con l’antica Parra non c’entra nulla.

Parra infatti deve il proprio nome ad una voce celtica *barros, “sterpeto”, che potrebbe valere anche “distesa erbosa, campo”, e pur essendo centro celto-ligure si collocava in un contesto alpino influenzato dall’area retica, come quella della Valle Camonica. E i Reti erano una confederazione sacrale (vedi Reitia) che accoglieva in sé diversi elementi etnici. Gli Insubri consistevano dunque in una popolazione protoceltica (o celto-ligure, come spesso si dice) golasecchiana legata alla Cultura di Hallstatt, al cui interno trovavano posto gli Orobi, i fondatori di Como, Lecco, Bergamo. Probabilmente questi Orobi non erano una stirpe a sé, ma un’anfizionia, una lega sacra, nel cui culto compariva la figura del dio gallo-romano Bergimus (il cui nome è palesemente affine a Bergomum). Ed è partendo da questo che voglio qui proporre quella che è una suggestiva tesi del professor Angelo Maria Ardovino.

Questo dio celtico, conosciuto sia dai Celti golasecchiani che dai Galli storici, presenta quanto la città di Bergamo, un nome romanizzato ed è certamente arduo riuscire a risalire al nome originale. Probabilmente la radice indoeuropea *bhergh- (che in celtico dà solitamente *brig-), ossia “monte, altura, luogo elevato anche fortificato” non c’entra con Bergamo, anche se è sempre stato alquanto stuzzicante collegare un toponimo significante “colle, monte” a quello che effettivamente è il sito della Bergamo vecchia, e cioè la propaggine collinare delle Prealpi Bergamasche. Leggo qua e là che il dio Bergimos/Bergimus (o Bergimo) sarebbe da collegare ad un dio dei monti, ma in realtà stando ai ritrovamenti archeologici in quel di Brescia, dove questo dio era sicuramente venerato, esce una figura certamente celtica ma ambigua, legata al tempo, alle fasi lunari, alla magia ricollegabile a Ogma-Ogmios, una specie di Marte gaelico che più che combattere sprona gli altri a farlo e che assume aspetto di tramite tra luce e tenebre, vita e morte, colui che controlla il tempo mediante le fasi lunari e l’uso della parola (e quindi, per l’appunto, la magia). E se dunque il teonimo romanizzato Bergimus non fosse che un richiamo a Ogmios preceduto da un rafforzativo di area gallo-romana, e cioè Ber-? (vedi latino bis).

Questa l’ipotesi elaborata da Ardovino, che indubbiamente sposo per quanto concerne la natura eponima di Bergomum dovuta a Bergimus; non saprei dire con certezza invece sul resto della sua spiegazione, per quanto certamente il parere dello studioso appaia del tutto attendibile, ovviamente più affidabile di quello del Pittau, etruscologo sardo un po’ estremo, secondo cui il toponimo del capoluogo orobico sarebbe egeo-anatolico (indoeuropeo) dovuto agli Etruschi. Ma nel Bergamasco non è attestata una presenza storica e archeologica etrusca (i Reti parlavano una lingua tirsenica ma non possiamo classificarli come Etruschi) e al più sarà esistita una versione tosca dell’originale celtico. Risulta perciò del tutto sterile, a mio avviso, evocare il greco Pergamon, l’accadico (!) parakkum, le varie barga di presunta origine ibero-ligure, mediterranea anariana, ignorando bellamente l’esistenza del dio celtico Bergimus, che appunto presenta un teonimo del tutto similare al toponimo bergamasco.

Allo stesso modo non ha fondamento alcuno la tesi originale, ottocentesca, dell’origine germanica del toponimo per quanto in diverse località tedesche, austriache, fiamminghe e anche scandinave emergano toponimi apparentemente uguali al dialettale Bèrghem. Tuttalpiù potrebbe essere esistita una traduzione germanica altomedievale, per via dell’Impero, del toponimo, che sarà suonata all’incirca come Wälsch-Bergen, una Bergen gallo-romana.

Il territorio orobico protostorico, in definitiva, presentava una facies fondamentalmente protoceltica, golasecchiana, che riguardava anche il primo abitato di Bergamo, risalente al VI secolo avanti era volgare, e che successivamente accolse la Cultura di La Tène recata dai Galli; per quanto la parte settentrionale dell’attuale provincia bergamasca presentasse ben noti influssi centro-alpini di matrice retica, come in Valtellina e Valle Camonica o Trentino, il confine romano della Gallia transpadana posto da Augusto lungo l’Oglio testimoniava l’appartenenza di Bergamo alla sfera insubre prima celto-ligure e poi gallica, e non cenomane come a Brescia, Mantova e Verona, corroborando quindi ulteriormente la più papabile delle tesi etimologiche circa il toponimo della città di Bergamo, senza ombra di dubbio da ascrivere alla lingua leponzia.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2016/12/sul-nome-della-citta-di-bergamo.html

Advertisements

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Il Soledì, Lombardia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...