La porti un bacione a Firenze

E così Matteo Renzi dopo essersi buscato lo schiaffone referendario di soledì scorso ha fatto baracca e burattini e si è levato dai piedi, segno che il voto del referendum era un voto al suo governo, e non un’occasione per l’Italia di cambiare in meglio la propria politica, e lui lo sapeva benissimo. Perché dimettersi, altrimenti, dato che in campagna elettorale spacciava la riforma per un toccasana per l’Italia intera? La verità, per l’appunto, sta nel fatto che la volontà di Renzi era semplicemente quella di rafforzare il proprio potere, accentrare nelle proprie mani il Senato, ridurre l’autonomia di regioni virtuose, come ad esempio la Lombardia, e cercare di rimanere il più a lungo possibile inchiodato alla poltrona, magari per un bel quarantennio consecutivo. Il suo mentore germanico è saldo al potere dal 2005 ed evidentemente l’intenzione era quella di superare il maestro, o meglio, la maestra.

Il No ha vinto perché la gente ha fiutato l’imbroglio e ha rispedito al mittente la presa per i fondelli del fronte del Sì, che a ben vedere voleva solo porre le basi per lo strapotere renziano; un vero voto popolare e sovranista di chi, giustamente, è stanco di vedersi vessato da soggetti imposti dall’alto e da governi che nessuno ha eletto, capeggiati dal burattino “tecnico” di turno benedetto dalla UE (anche se magari, come Renzi, per confondere le acque finge di fare la voce grossa con Bruxelles). Dalla parte del Sì, non certo per caso, vi erano tutti i soggetti sovranazionali, i banchieri, le lobby, Stati Uniti, Unione Europea, Merkel con un ampio codazzo di galoppini del piddismo, ma non è bastato per turlupinare il popolo. Le aree più genuine e terragne del Paese hanno bocciato senza appello la riforma Renzi-Boschi, confinando il Sì a quelli che sono feudi renziani appestati dal progressismo o dal disprezzo per la nazione italiana (Toscana, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige). Strabordante il successo del No al Sud, giustamente stanco di essere abbandonato dal palazzo o di venir strumentalizzato solo per imbonire i pecoroni, facendo retorica da quattro soldi in senso assistenzialistico.

I favorevoli all’azione di governo renziana, alla fine della fiera, erano i benestanti, i ricchi, i borghesi, i “mentalmente aperti” liberal-democratici, la generazione Erasmus e tutti coloro che guardano di sbieco, con la puzza sotto al naso, l’Italia che lotta e resiste alla barbarie del turbo-capitalismo e della (finta) rivoluzione dei giovani democratici che vorrebbero solamente rinunziare in blocco ad essere italiani per favorire il processo di integrazione europea, che non è null’altro che una fregatura antinazionale a tutto vantaggio di Germania e Francia, e ovviamente America all’obamiana. Oltretutto votare Sì rappresentava un avallo alle sciagurate politiche del Governo Renzi in termini di immigrazione, diritti “civili”, europeismo, russofobia, libertà d’espressione, sudditanza a favore dell’America, di Israele e della Merkel; la disinvoltura renziana nel demolire il socialismo per aprire la strada al capriccio dei nuovi diritti (?) era emblematica, nonostante il personaggio si presentasse con quella faccetta irritante da pretino di campagna.

Cosicché il genio di Pontassieve si è dimesso – confermando, ripeto, il fatto che la votazione verteva proprio sulla sua bella carega e non su di una inesistente azione di governo tesa al benessere del Paese – e adesso il Mattarella è pronto ad investire della carica di primo ministro un altro piddino, per via della maggioranza relativa del partito di Renzi. Si capisce che in questo marasma l’unica vera soluzione sia andare al voto e porre fine una volta per tutte a questa fase stagnante di nulla di fatto che dura ormai dal 2011, da quando cioè Berlusconi venne silurato, con la complicità di Napolitano, per volere della cricca del Benelux. Da quel momento eccoti Monti, Letta, Renzi e adesso il prossimo manichino manovrato dall’alto (alla faccia del popolo sovrano), che probabilmente sarà Paolo Gentiloni, un fedelissimo del piddino gigliato dall’intenso tanfo di sacrestia.

Ovviamente siamo all’ennesimo ripiego, all’ennesima minestra riscaldata che non fa altro che prolungare l’agonia della nazione italica, e si capisce che qui l’unica cosa che conti sul serio sia quella di andare al più presto a votare. Intendiamoci: la situazione partitica italiana è piuttosto desolante, perché riducendosi agli unici movimenti più o meno sovranisti quali Lega Nord + Meloni, Movimento 5 Stelle e CasaPound ci sarebbe veramente da preoccuparsi sul serio. La Lega è un partito che in un trentennio, caratterizzato per di più da quattro governi guidati da Berlusconi, non ha combinato nulla e che rimane nel guazzabuglio fatto di secessionismo-federalismo-sovranismo-opportunismo tale che non si capisce veramente cosa voglia fare Salvini da grande; la Meloni e il suo partito, Fratelli d’Italia, sono solo rimasugli di Alleanza Nazionale, del tutto perniciosi perché atlanto-sionisti; Grillo e i grillini potrebbero certo avere un potenziale a suo modo rivoluzionario, e al governo non li abbiamo mai visti, ma restano tutto sommato dei pasticcioni confusionari senza ideologia patriottica; CasaPound, che è di certo il miglior movimento sovranista in circolazione, ha purtroppo scarsissime possibilità di incidere, soprattutto perché la Lega ha preferito riavvicinarsi ai berluscones piuttosto di varare un fronte nero-verde che possa finalmente terminare la desolante esperienza del centrodestra azzurro.

Ma che volete mai, le cose non si possono cambiare dall’oggi al domani e in mancanza di cavalli si devono far trottare gli asini. Tuttavia, l’unica seria soluzione che l’Italia possa attuare, e nel più breve tempo possibile, è quella infatti di andare a votare per cercare alfine di dare un governo davvero eletto dal popolo al Paese e ridurre il più possibile i danni che il mondialismo sta cagionando all’Italia e all’Europa, anche se il positivo asse Trump-Putin potrebbe stritolare la finta Europa di Bruxelles favorendo la presa di coscienza nazionalista da parte di tutti i popoli europei, ormai narcotizzati da anni dalle velenose fandonie europeiste. Velenose e quindi fallimentari.

Dal canto mio, potendo optare per la soluzione ideale, preferirei voltare pagina sia col leghismo che col neofascismo (lasciando perdere il troppo ambiguo grillismo, dove le rodomonterie del comico genovese vomitate dal palco non trovano seguito nelle intenzioni dei parlamentari pentastellati, che troppo spesso si rivelano essere solo un’alternativa alla sinistra vendoliana) per cercare invece di costruire un fronte nazionalista ma anche federalista, presente su tutto il territorio italiano, senza più solleticare secessionismi o italianismi di pasta frolla, che sappia farsi davvero rivoluzionario per chiudere dunque i conti coi decrepiti reazionari clerico-fascisti e con la destra filo-sionista occidentale.

Etnonazionalismo, federalismo, presidenzialismo, sovranismo, anti-mondialismo a tutti i costi, identitarismo, tradizionalismo anti-abramitico e tanto cameratismo tra Europei senza assumere stupide posizioni russofobe o slavofobe in generale, ma anche sincera amicizia con tutte le realtà di lignaggio indoeuropeo dell’Eurasia (Iran, India, sfera mediorientale sciita da cui trapela l’antica tradizione iranica). Tutto questo, me ne rendo conto, ha un aspetto alquanto utopico al momento, eppure è la mia personale concezione ideale di politica, perché a monte avrebbe un solidissimo antemurale costituito dallo spirito radioso di comunitarismo sangue e suolo connaturato all’italianità, anche se si deve per forza fare i conti con lo spoetizzante presente della politica nostrana. Ma se sul No al referendum costituzionale ero alquanto risoluto e ho partecipato attivamente, sulle eventuali (auspicabili) elezioni politiche la situazione mi sarebbe decisamente meno chiara e ricca di incognite, perché allo stato attuale delle cose ci si deve accontentare dei Salvini e delle Meloni: terrificante…

Qui non abbiamo Putin, non abbiamo Trump, non abbiamo nemmeno un Farage o una Le Pen e tanto meno un Orban. Il berlusconismo ha completamente devastato le destre e il leghismo ha solamente contribuito a confondere ulteriormente le idee all’elettorato, con le sue varie giravolte in termini di autodeterminazione del sedicente popolo padano. Meglio pensare alla costruzione di un movimento di popolo che sappia farsi sintesi di due tematiche sentitissime in Italia, che sono il patriottismo unitario (che nasce da millenni di storia comune) e il necessario identitarismo sub-nazionale, che sta alla base delle piccole patrie etno-culturali italiche, e che possa essere finalmente guidato da un uomo forte che sia da esempio e che possa un giorno incarnare quel presidenzialismo necessario per non farsi pigliare più per i fondelli dalle varie canaglie mondialiste che stanno distruggendo l’Italia stritolandola nella morsa dell’unipolarismo euro-atlantico. Per il resto mi auguro davvero che si torni al voto, piuttosto di continuare a boccheggiare con governicchi di cartapesta, anche se come detto, onestamente, al momento non saprei su chi vertere per dare un consiglio di voto. Staremo a vedere.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2016/12/la-porti-un-bacione-a-firenze.html#comment-119979

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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