L’eretico No all’italietta del Sì

Oggi si è chiamati alle urne per approvare o meno, tramite referendum confermativo, il testo della legge costituzionale elaborata da quei due straordinari geni che rispondono al nome di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, la nuova guardia del qualunquismo democratico spalleggiata dai consueti voltagabbana col sedere attaccato alla poltrona, una legge che vorrebbe superare il bicameralismo paritario, ridurre il numero dei parlamentari, contenere il costo del funzionamento delle istituzioni, sopprimere il CNEL e rivedere il titolo V della parte II della (sacra) Costituzione (ossia quello che si riferisce all’autonomia delle regioni, cambiato dal centrosinistra nel 2001 in senso pseudo-federalista).

Sulle prime, uno legge ciò e – dimenticando per un attimo chi sia il Renzi di governo e soprattutto cosa sia il suo partito – potrebbe dichiararsi entusiasta di optare pel Sì e dare una bella spallata alla “casta”, ridurre gli sprechi e tagliare i costi della politica, rimettere in riga regioni gestite in maniera fallimentare e truffaldina. Sì certo, tutto molto bello, peccato che tutto questo sia semplicemente finalizzato ad accentrare il potere nelle mani di un presidente del Consiglio e del suo governo contraddistinti da fortissime pulsioni mondialiste, e questo nonostante Renzi abbia messo in piedi un farsesco teatrino “contro” l’Unione europea fingendo una strenua difesa della propria sovranità nazionale. Basta vedere chi appoggia la riforma per rendersi conto di quanta aria fritta essa produca: Napolitano, Prodi, Obama, Juncker, Schulz, Merkel, banche e banchieri, plutocrati e la classica pletora di conformisti ricchi e borghesi che vogliono un’italietta sempre più prona di fronte all’Unione europea, e quindi all’Occidente americano.

Renzi è un grande chiacchierone ed imbonitore, come già lo fu Berlusconi che per certi versi ne è il maestro, ed insistendo con la storia della riduzione del numero dei parlamentari e dei costi delle istituzioni (consueta demagogia per accattivarsi il favore dei grillini) tenta disperatamente di nascondere la realtà: questo voto è un voto sul suo governo poiché Renzi non è il Paese, ma un primo ministro non eletto dagli Italiani il cui scopo è quello di cercare di portare a termine la missione intrapresa da Monti e poi da Letta coi rispettivi governi non eletti, e cioè rottamare definitivamente la già risicata sovranità italiana, non solo in direzione economica. Gli enti sovranazionali e le grandi banche simpatizzano follemente per il premier e per la sua azione rottamatrice, poiché vedono in essi l’agenda mondialista tesa a rafforzare l’Europa di cartapesta confezionata nel Benelux, e che quindi accetti senza fiatare i sacri precetti dell’unipolarismo atlantico. Lo stato italiano andrebbe assolutamente riformato, ma non come intende il caro Renzi: le vere riforme sono uscire da UE ed euro, dalla NATO, dal fantoccio ONU, virare su di un serio etnofederalismo e riprendersi del tutto la propria sovranità nazionale, che include tutti i territori storici italiani. Finché si rimane nell’accozzaglia europeista comandano i forestieri, manovrando i collaborazionisti italiani, ed eterne questioni come divario Nord-Sud, immigrati, auto-affermazione nazionale e federalismo non troveranno mai degna soluzione.

Devo ammettere che sulle prime ero per l’astensione, non volendo schierarmi dalla parte dei difensori della sacra Costituzione italiana che, come sapete, è stata vergata dalle manine partigiane dei filo-americani con la sindrome di Stoccolma, e tanto meno ovviamente dalla parte di Renzi e del suo baraccone benedetto dal peggio del mondialismo; il problema è che qui si deve votare No non per dar manforte al costituzionalismo antifascista (e quindi all’ANPI e alla solita, noiosissima, galassia a tinte rosse diluite che da mesi stigmatizza il “fascismo” di Renzi) ma per evitare che ciò che è già, di per sé, scadente prenda una ancor più brutta piega, accelerando il processo di anti-italianismo dilagante che trova le sue basi nel secondo dopoguerra. Lo ripeto: questo stato va assolutamente rifondato e dunque la Costituzione va riscritta, ma non nel senso che vorrebbero il Pd e il suo segretario, nonché presidente del Consiglio, bensì in un senso schiettamente nazionale, sociale, federale, sovranista ed anti-mondialista, trasformando uno stato-colonia che è italiano per modo di dire in un vero stato nazionale, coeso dal federalismo, aderente vieppiù al concetto di nazione italiana senza romanismi di cartapesta o derive secessioniste.

La Repubblica Italiana partorita dall’antifascismo filo-americano e occidentale non mi appartiene, non la sento per nulla mia, ed è lontanissima dal concetto di Nazione e di armonia etno-culturale. Pertanto, non sarò certo io a spezzare lance in favore della contemporanea bagnarola tricolore che presenta al suo interno fratture, contraddizioni, contrasti e tanto, tantissimo degrado morale. Questo è però lo stato, appunto, non l’Italia ed è lo stato che sta a cuore a Renzi, non la nazione italiana di cui è semplicemente uno dei tanti rottamatori da seconda Repubblica. L’idea di stato che ha il democristiano 2.0 di Firenze è quella dell’affezionato scudiero (per non dire peggio) degli Stati Uniti, che scodinzola ai piedi di Obama e fa (per finta) la voce grossa con Juncker nel giuoco delle parti che prevede un patetico canovaccio atto a confondere le idee agli elettori, sopratutto a quelli più sprovveduti oppure intriganti.    

L’idea di levare certe scandalose autonomie a regioni fallimentari o anti-italiane è ottima (e, sia chiaro, certe regioni andrebbero direttamente soppresse perché senza identità e storia), ma finché non si arriva al presidenzialismo e al serio federalismo etnico si continuerà a brancolare nel buio, e colpire la corruzione, ad esempio, della Sicilia finirebbe anche per svantaggiare regioni virtuose, tartassando ulteriormente i cittadini; altresì si deve rinvigorire il sopito irredentismo italiano, poiché è inaccettabile che nostri territori storici come Istria, Nizzardo, Corsica e “Svizzera” italiana siano sottomessi a potentati stranieri. Ma figuratevi se a Renzi importa qualcosa: lui è solo un maggiordomo foraggiato per attuare i disegni partoriti da Washington, New York e Bruxelles, tanto più che nessun cittadino l’ha voluto e votato. Poteva tranquillamente restarsene a fare il sindaco di Firenze, ché magari combinava qualcosa di buono, ma l’Italia è un’altra cosa e serve un uomo forte per rimetterla in riga, non un boy scout cattolico e antifascista, col patrocinio di un simbolico presidente della Repubblica, anch’egli non eletto e da sempre sonnacchiosa espressione di un patriottismo del tutto all’acqua di rose.

Votiamo dunque compatti No a questo referendum, ricordandosi che non vi è quorum, essendo confermativo, e che quindi rischierebbe di passare anche in caso di Sì risicato. So che molti identitari e nazionalisti si asterranno; pur rispettando la loro scelta vorrei comunque consigliargli di recarsi alle urne, di fare questo piccolo sacrificio, affinché qualora la sciagurata riforma venisse confermata a livello popolare, il loro astensionismo non si rivelasse la più beffarda delle zappe sui piedi. Credo proprio che tra votare No per rottamare Renzi e il suo governo di non eletti e astenersi, rischiando seriamente di fare un favore a costoro, la scelta debba ricadere a occhi chiusi sulla prima opzione. E io ho scelto No.

Fate il vostro dovere, contubernali, e non lasciatevi fregare da uno messo lì dallo spirito antinazionale. Si deve decisamente lavorare per dare un volto davvero nazionale al Paese, ma questo non passa minimamente dalle riforme volute dalla dirigenza del Partito Democratico.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2016/12/leretico-no-allitalietta-del-si.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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