La cialtroneria della storiografia ideologizzata

La nostra storiografia risente ancor oggi, a proposito di Alto Medioevo e di popoli “barbarici”, del giudizio sprezzante e negativo che ne diedero a suo tempo autori come Alessandro Manzoni, personaggi ideologizzati che per questioni di retorica patriottarda ottocentesca erano soliti bollare come aberrazione tutto quello che si discostava dalla romanità, dalla latinità e soprattutto dalla cristianità cattolica dell’Italia. Bersaglio principale furono i poveri Longobardi, massacrati iniquamente dando corda alle testimonianze, decisamente di parte, dei loro nemici, soprattutto papi e Franchi.

Fermo restando che la principale eredità culturale italiana è stata, è e per sempre sarà quella romana, latina, e dunque romanza, va riconosciuto l’eccesso di zelo patriottico di coloro che in epoca risorgimentale, ovviamente per ragioni di retorica e di germanofobia anti-austriaca, si sono avventurati in alcuni campi umanistici giungendo a conclusioni del tutto arbitrarie ed ingiuste sul nostro passato, esibendosi in quello che, a tutt’oggi, è uno sport sciovinistico italiano: il supermercato della storiografia e dell’etnografia. In altre parole del capriccio, caratteristico dei faziosi, in cui a seconda delle proprie inclinazioni si sceglie quale periodo salvare e quale invece cestinare, come fosse stato un gigantesco scherzo della storia da dimenticare e occultare sotto il tappeto del nazionalismo di cartapesta.

I Romani van bene i Celti no, gli Etruschi sì i Longobardi no, l’eredità greca del Sud sì ma quella gallica del Nord no e così via. Attenzione, il fenomeno è esecrabile anche capovolto, e qui entrano in campo le mascherate pontidesi della Lega che vorrebbero ridurre il Settentrione d’Italia ad una sterminata distesa di “barbari” che nulla avrebbe a che fare con Roma e il mondo classico del Mediterraneo. Qui insomma si stigmatizza il settarismo e la partigianeria di chi vuole piegare la nostra storia ai propri capricci propagandistici, ed è proprio per questo che il sottoscritto ha deciso di prendere le distanze sia, naturalmente, dall’italianismo cialtronesco che vede un’Italia tutta uguale e romana da Nord a Sud, sia dal secessionismo pagliaccesco che si immagina un Nord celto-germanico (e basta), un Centro romano (e basta) e un Sud caricaturale tutto Levante o anche peggio. Mi viene, peraltro, da ridere perché spesso vengo accusato dai romanisti di essere nazi-leghista e dai padanisti di essere invece fascio-itaGliano, segno che le posizioni equilibrate e le sfumature (razionali) risultano invise a chi è accecato da ignoranza fanatica e rodomonteria wanna-be, per usare un efficace anglicismo.

C’è però da dire che l’acme della comicità involontaria si raggiunge con gli ultrà da sacrestia che amano masturbarsi pensando ad un’Italia da sempre cristiano-cattolica, così innamorati del proprio vaniloquio confessionalista da non rendersi nemmeno conto di come la vera Tradizione italo-romana nasca dalle radici pagane ed indoeuropee e, sebbene intersecatasi successivamente con la cristianizzazione petrina, poco abbia genuinamente a che fare con tutto il bagaglio di eresie mediorientali scaturite dal giudaismo. Intendiamoci, è sciocco ignorare una connotazione (anche culturale, non solo religiosa) dell’Italia in direzione cristiana e cattolica, con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno della nostra vita, ma santi numi, noi siamo quel che siamo innanzitutto per l’eredità greco-romana e per la latinità, nonché per le nostre coloriture etno-regionali, sebbene in superficie vi sia una pennellata abramitica che sta confondendo le idee agli Italiani e agli Europei da un po’ troppo tempo.

Tornando al nostro caso specifico, che è quello relativo ai Longobardi, si deve rimarcare la tendenziosità di chi ha voluto raffigurarli come dei barbari irrecuperabili, “nefandissimi”, bellicosi e sanguinari, bestiali e incivili, oppressori di Roma, dei Romani e della romanità, e questo per ragioni di sporca propaganda politica; il giudizio sprezzante del Manzoni nasce, ovviamente, dalle testimonianze scritte alto-medievali di parte pontificia e franca, ma soprattutto pontificia, dovute a ragioni politiche e ideologiche volte ad affermare il dominio temporale della Chiesa e della sua ingordigia territoriale (il tutto, basato su notissime menzogne smascherate dagli umanisti) sull’Italia centrale e bizantina, una Chiesa rapace e dispotica che non poteva tollerare le mire espansionistiche dei Longobardi tese ad unificare politicamente l’Italia sotto la corona pavese. I papi ci tirano in casa i nostri nemici esterni dai tempi di Pipino, raggiungendo così una satanica collusione tra gli avversari interni e quelli forestieri del nostro Paese. Quelli interni, nella fattispecie, sarebbero appunto i preti di Roma capeggiati dal gran rabbino crociato asserragliato nei palazzi vaticani.

Con Liutprando, Astolfo e Desiderio la riunificazione politica dell’Italia era letteralmente ad un passo, e non fosse stato per il Vaticano saremmo (politicamente) nazione da quasi 1.500 anni (ma da più di 1.500 se si considerassero Odoacre e Teodorico), ed immaginatevi quanto marciume si sarebbe potuto evitare sventando il criminale piano pontificio consistente nella seminagione di zizzania per dilaniare il Paese, frammentandolo in decine e decine di inutili entità amministrative, indipendenti (per modo di dire, indipendenti, visto che ricadevano sotto il dominio degli stranieri). Quelli invece intrigarono con Carlo Magno, il Regno longobardo venne liquidato e l’Italia spezzata in diversi tronconi con un Nord dominato dai Franchi, un Centro asservito ai preti, un Sud longobardo e poi svevo-normanno ma alquanto ellenizzato e sotto la costante minaccia islamica di Mori e Saraceni.

Proprio per queste ragioni il “nazionalista” Manzoni, coi suoi epigoni, non solo è esecrabile ma anche ridicolo, perché demonizzando i Longobardi per glorificare i papi e i carolingi finisce per esaltare i veri nemici dell’unità d’Italia, coloro che per secoli vollero uno spezzatino peninsulare sottomesso, ininfluente, vessato dalle scorribande di qualunque popolo confinante, ridotto ad uno scenario da cartolina buono solo per i triti cliché anti-italiani: sole, mare, cuore, amore, arte, cibo e via di banalità consimili. Nei sogni bagnati dei neoguelfi un desolante panorama siffatto stuzzicava barbarici sogni teocratici, con un’italietta angariata dal romano pontefice e inaridita dalle fole mediorientali di un dio tirannico e straniero, un dio che vuole pecore e non guerrieri padroni del proprio destino.

Oltretutto le ideologie ottocentesche dello stato nazionale (contraddistinte da poco piacevoli venature massoniche) hanno contribuito a tutta la distorsione storiografica sul ruolo svolto dai Longobardi in Italia, non solo politicamente ma anche etnicamente, culturalmente, linguisticamente, da un punto di vista antropico tanto che le esagerazioni partigiane in materia sono giunte sino ad oggi, anche se fortunatamente la moderna storiografia cerca di raddrizzare decisamente il tiro a tutte le leggende nere che circondano i Longobardi. Leggende nere che, del resto, riguardano anche il Medioevo raffigurato dai soliti noti come periodo di buio, barbarie, decadenza, inciviltà, malvagità e irrazionalità da contrapporre all’Illuminismo, ma che invece andrebbe riletto con onestà ed intelligenza scoprendo così la vera essenza di quel periodo e la sua reale configurazione.

Con i Longobardi inizia il Medioevo italiano ma non fu una rottura totale col passato romano, tanto più che la fusione tra elementi germanici e romani risultò fondamentale per la fortificazione e l’ascesa del regno di Pavia, una monarchia latinizzata e immersa nella realtà italica dell’epoca che raggiunse il proprio apogeo quando l’assimilazione dell’elemento allogeno germanico a quello indigeno romanico fu compiuta. La sinergia tra forza politico-militare germanica e quella giuridico-culturale romana fu fondamentale per la gloria dei Longobardi e della loro corona e rivelò il potenziale straordinario da cui ripartire dopo il lento dissolversi delle istituzioni dell’Impero romano d’Occidente. Ma nello specifico del dibattito longobardista entrerò nel prossimo appuntamento del soledì eretico targato Sizzi.

Ave Italia!

La cialtroneria della storiografia ideologizzata

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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