Habemus Donaldum

Quando, nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, mi coricai dopo aver gettato un’occhiata di tanto in tanto ai primi scrutini, la vittoria di Hillary Clinton su Donald Trump sembrava palpabile, sicché tristemente mi avviai al giaciglio rassegnato all’idea dell’elezione della sciagurata moglie di Clinton a nuovo presidente degli USA. La cavalcata formidabile di Trump rischiava così di essere solo un emozionante sogno destinato ad infrangersi contro il duro risveglio del mattino seguente.

Mai come in questa occasione fui felice di essere clamorosamente smentito: levatomi, eccomi schizzare alla ricerca avida di notizie fresche sulle elezioni americane, temendo di constatare l’orrendo esito degli spogli; non credevo ai miei occhi: con un sorriso a mo’ di paresi facciale durato diversi minuti potevo finalmente leggere ciò che per mesi avevo caldamente auspicato (innanzitutto pel nostro interesse di Europei): Donald J. Trump è il 45° Presidente eletto degli Stati Uniti d’America.

Mi sono quasi sentito colpevole di aver dubitato, di non aver creduto sino in fondo alla possibilità di una strepitosa svolta nella politica americana, e non solo, pur desiderandola ardentemente; i pronostici erano tutti contro Trump poiché il candidato repubblicano alla Casa Bianca, come in un’epica sfida di altri tempi, era letteralmente solo contro tutti, e soprattutto contro banche, lobby, multinazionali, media, Hollywood, mondo dello spettacolo, opinione pubblica, potentati internazionali e persino contro una buona fetta del suo stesso partito! Gli innumerevoli suoi detrattori hanno tentato in ogni modo di ostacolarlo, di silurarlo, di farlo fuori ricorrendo ad ogni possibile colpo basso, per non parlare del succitato sabotaggio di esponenti del partito repubblicano (anche il suo vice, Pence, ha le sue colpe, e anzi, sarà meglio tenerlo d’occhio, prossimamente).

L’immagine che avevo stampata in mente era dunque quella di un Trump asserragliato coi famigliari e i fedelissimi nella Trump Tower che, siccome in un novello ridotto alpino repubblicano trasposto oltreoceano, cercava disperatamente di falciare a suon di mitragliate sterminate torme di morti viventi clintoniani proiettati all’assalto del suo fortino. Idealmente ero con lui, seppur preparato psicologicamente ad apprendere il peggio, che per certi versi appariva ineluttabile.

Le letali pallottole al servizio di Donald sono state quelle rappresentate dalla ferma intenzione del popolo americano più tenace e combattivo, e anche arrabbiato, di dare una svolta alla politica statunitense, dopo decenni di cricche famigliari asservite agli interessi della finanza mondiale e delle logge multinazionali gonfie, a guisa di zecche, del sangue della povera gente. I Bush, i Clinton, Obama (propaggine dei Clinton), tutti manichini del grande capitale imperialista apolide che è la principale causa degli eterni conflitti mediorientali e della destabilizzazione globale, la quale è tesa a distruggere la sovranità nazionale altrui per favorire il solito rapace unipolarismo statunitense.

L’elezione di Trump, così come la Brexit, rappresentano la rivolta della gente più genuina e patriottica ai dettami dispotici del mondialismo, fondato sul politicamente corretto (leggi corrotto), sul pensiero unico antifascista, sulla finanziocrazia, sulle multinazionali e su tutto quello che ruota attorno a Mammona, al vil danaro, che è poi il carburante fondamentale di quel governo mondiale fortemente caldeggiato da squallidi individui come George Soros. E speriamo che il 4 dicembre vi sia un altro sonoro ceffone sul muso di coloro che, in Italia, pensano di usare un’intera Nazione per servire i propri interessi, spacciando le velleità totalitarie di un partito antifascista e mondialista come il Pd per il benessere del popolo italiano.

Capiamoci: Trump non è l’eroe identitario europeo che sta alla base del prototipo di patriota e di uomo forte nostrano, che dovrebbe rialzare le sorti delle nazioni europee, ma per l’America – con cui volenti o nolenti dobbiamo avere a che fare – è l’ideale: se terrà fede alle promesse elettorali e al programma, nonché al suo personaggio, gli Stati Uniti snobberanno la consueta politica estera aggressiva per dedicarsi alle politiche interne, che ovviamente non ci riguardano; l’America di Donald prenderà una piega isolazionista e multipolare a tutto vantaggio della sovranità dei nostri popoli dando, si spera, un colpo letale all’atlantismo, al militarismo imperialista americano, alle luride “mafie” occidentali che ci hanno abituato per decenni agli esportatori di democrazia (!) col naso ficcato ovunque per piantare bandiere a stelle e strisce in casa degli altri, accelerando il processo di mondializzazione del pianeta Terra.

Dirlo a parole è facile, dimostrarlo coi fatti è un altro paio di maniche, e speriamo davvero che il nuovo presidente americano non si perda per strada riducendosi ad un Reagan o ad un Bush qualsiasi e che, ovviamente, non venga fatto fuori cammin facendo magari dagli esponenti del suo stesso partito, che sono da monitorare strettamente, onde evitare tiri mancini stuzzicati dagli innumerevoli avversari di Donaldo.

Per il momento godiamoci questo settentrione del mondo, dove il continente europeo si ritrova felicemente in mezzo agli USA di Trump e alla Russia di Putin, i quali hanno tutte le carte in regola per andare d’amore e d’accordo per il benessere di tutti gli individui di retaggio (indo)europeo, per la nostra Civiltà. Trump deve badare agli affari interni nordamericani per mettere ordine in quel caotico calderone multirazziale che è l’insieme degli stati americani a stelle e strisce, stroncando il crimine delle minoranze, aiutando i ceti più poveri e indeboliti degli oriundi europei, promuovendo quello spirito da Dixieland che è stato nel tempo avvelenato e sostituito con l’affarismo della East Coast atlantica. Il magnate è di New York ma dentro di sé alberga la stoffa del campione sudista maschio, eterosessuale e amante delle belle donne (in un Occidente piegato e piagato dall’omofilia arcobaleno), tradizionalista, genuinamente becero, terragno e politicamente scorretto, per nulla “mentalmente aperto” e orgoglioso delle proprie radici anglosassoni e teutoniche.

Ammettiamolo: è inevitabile trovarlo simpatico e vicino alla nostra sensibilità (anche se, ripeto, attendiamo i fatti) con quel suo fare da guascone che prende per i fondelli tutto lo schifo “democratico” incarnato dai radical chic e cioè da quelli che si sentono superiori alla povera gente tutta d’un pezzo perché loro sarebbero istruiti, raffinati, abbienti, progressisti, antifascisti e dal borghese vuoto interiore colmo di fuffa salottiera. Diamine, solo per il fatto che in Italia soggetti come Michele Serra, Gramellini, Saviano, Gad Lerner o Vittorio Zucconi (per citare i più in vista) si son fatti venire una devastante ulcera, la voglia di brindare alla vittoria di Donald Trump è strabordante. Per non parlare di altri ben noto uccellacci del malaugurio, malati di buona borghesia alla Weimar, come Hollande e Schulz. E son sicuro che qualcuno sta facendo colazione, pranzo e cena a base di farmaci antiacidi anche in Vaticano…

L’elezione del vulcanico miliardario statunitense non tramuta magicamente l’America in una bengodi di identitarismo e tradizionalismo, anzi; gli Stati Uniti rimangono ciò che sono, il mortale nemico di un’Europa da essi occupata militarmente, politicamente ed economicamente e intossicata da tutto il pattume “di moda” che ha cambiato lo stile di vita degli Europei occidentali, pervertendone gli animi. Ciò nonostante, con Trump, la speranza è che questa infame morsa allenti la presa favorendo l’ascesa della coscienza etnonazionalista delle nazioni europee, affinché una nuova alba di speranza identitaria e tradizionalista possa salutare i destini della culla della Civiltà, che è il nostro continente.

Il mio augurio è proprio questo. Che il nuovo corso della politica americana non si riveli deludente ma contribuisca alla sconfitta del mondialismo e dunque alla VERA pace nel mondo, la quale passa inevitabilmente per la sovranità nazionale di tutti i popoli genuini del nostro pianeta, senza più sotterraneo lavorio massonico/mafioso orchestrato da chi nutre la sua anima nera da torvo plutocrate assetato di petrolio e danaro, anche col sangue innocente delle genti terrestri gettate nel tritacarne unipolare del sistema-mondo.

Nel frattempo, godiamoci il manifesto rancore dei frustrati clintoniani all’amatriciana (con tutto il rispetto per il rustico piatto sabino), perché nella vittoria del fulvo candidato repubblicano sta la sconfitta dell’intera, incolore, categoria dei liberal e delle loro nauseabonde flatulenze tramutate in ideologia. Con buona pace dell’inesistente superiorità morale che tanto millantano.

Ave Italia!

Habemus Donaldum

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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