Comunque vada, grazie Donald

Ormai ci siamo, fra tre giorni sapremo chi sarà il 45° presidente degli Stati Uniti d’America, dopo la sciagurata presidenza Obama che per otto anni ha tiranneggiato il globo col più classico imperialismo americano tutto destabilizzazioni, invasioni militari e pesanti ingerenze negli affari politici altrui. Alla faccia del Nobel di cartone per la pace recapitato, sulla fiducia (o sul colore della pelle?), all’ibrido hawaiano.

L’America guidata dal Barack, sulla scorta di quella dei due Bush e di Clinton, è andata ad impantanarsi in conflitti mediorientali, quali Siria, Iraq, Afghanistan, Libano trascinando in queste malsane avventure, come da copione, tutti gli scudieri europei dell’Occidente atlantista. E non dimentichiamoci delle sanguinose vicende russo-ucraine, dello Yemen, di Israele/Palestina e di quelle colorate rivolte in giro per l’Eurasia sotto cui, ovviamente, si nascondeva la perversa azione terroristica degli Usa (come in Iran, Nordafrica, Levante, Hong Kong…). Sotto la presidenza Obama si è sviluppato il mostro dello Stato islamico, partorito dalla nefasta congiunzione tra “primavere arabe” – e dunque destabilizzazione statunitense – e fondamentalismo islamico di matrice salafita-wahhabita; oltretutto, un fondamentalismo islamico che trae linfa vitale da tutte le mafie americane relative all’allevamento di terroristi in fieri, usati contro legittimi governanti per spodestarli ed installare ossequiosi fantocci, che una volta affermatisi prendono possesso delle loro aree di riferimento dando vita ad esecrande dittature islamiste che a ben vedere si reggono proprio grazie agli aiuti indiretti (?) delle potenze occidentali, turche, saudite, sioniste, sunnite.

Basterebbe anche solo pensare alla farsa di Osama Bin Laden (secondo la vulgata liquidato proprio da Obama) per rendersi conto di come la mano dei terroristi venga sempre armata, direttamente o meno, dalla rapacità capitalistica dell’Occidente a guida statunitense. L’obiettivo è sempre quello di eliminare ogni forma di resistenza, in questo caso mediorientale, al dispotismo mondialista degli atlantisti e fa nulla se questo comporta morte, distruzione, rovine, stragi di innocenti, coinvolgimento dell’Europa e scatenamento di orde terroristiche spacciate inizialmente per ribelli ma in realtà della stessa pasta delle varie sigle integraliste concernenti il panorama islamico. Il prezzo più alto lo pagano gli innocenti e naturalmente legittimi sovrani come Gheddafi o Saddam (e nei sogni USA anche i governanti iraniani, Nasrallah e soprattutto Assad).

La sfida delle presidenziali americane dell’8 novembre 2016 contrappone l’erede di Barack Obama, Hillary Clinton, al magnate statunitense Donald Trump, un candidato osteggiato dal suo stesso partito (il repubblicano), il che la dice lunga sulla pericolosità di questo soggetto per il baraccone politico americano, fortemente basato sul mondialismo e le politiche estere aggressive e militariste.

La Clinton, la femminista democratica che usa il cognome del marito fedifrago, viene osannata a destra e manca da tutte le parassitarie lobby americane e non, che vedono in lei un messia in gonnella da eleggere anche solo perché donna (certo, continuerebbe la tradizione poco nobile di chi viene eletto solo per un proprio dato biologico, come il meticcio Obama); poco importa infatti che un personaggio come lei – realmente pericoloso per il globo, altro che Trump – sia ambiguo, sleale, ben poco cristallino, implicato da tempo in fatti controversi e soprattutto graditissimo agli occhi dei militaristi americani e occidentali, che proseguirebbero così la propria scintillante carriera sganciando bombe “intelligenti” sul Medioriente, per esportare Coca-Cola e gay pride. Ovviamente la fabbrica delle balle targata Hollywood è pressoché integralmente schierata dalla parte della signora Rodham in Clinton così come le principali testate americane, le succitate lobby e l’opinione pubblica “democratica” dell’Occidente. Immancabile, naturalmente, il fiancheggiamento delle varie icone artistiche (?) americane, ossia di squallidi individui che sguazzano abitualmente nel liquame di scandali e perversione.

Trump è un miliardario, figlio della sua terra e del suo tempo, non è un modello per gli Europei che non hanno in nessun modo bisogno che uno yankee venga ad insegnargli a stare al mondo (sono gli Americani i figli d’Europa, casomai). Tuttavia è senza ombra di dubbio decisamente migliore come candidato rispetto alla moglie di Bill Clinton e fondamentalmente, per quanto riguarda l’Europa e non solo, perché è del tutto freddo rispetto alle consuete politiche estere destabilizzatrici caratteristiche delle passate presidenze. Chiaramente, per ora, a parole e bisognerebbe vedere cosa accadrebbe in caso di elezione ma credo proprio che la novità rappresentata dalla sua candidatura sia a suo modo strepitosa: un candidato eccentrico che sta sull’anima a una grandissima fetta di parassiti americani (inclusi quelli del suo partito), che incassa tutto l’astio degli Obama/Clinton, dei nostrani petomani radical, di Bergoglio, delle problematiche minoranze statunitensi, e immancabilmente di tutta quella corte dei miracoli rappresentata dal pensiero unico antifascista e dall’omologazione secondo i dettami del mondialismo e del dogmatismo laico e postmoderno: in altre parole più costoro demonizzano Donald più lo rendono simpatico, accattivante e convincente perché chi sta sulle scatole a marmaglia di tipo femminista, relativista, antirazzista, omofila, integrazionista e immigrazionista non può che essere degno di rispetto e considerazione.

Così, su due piedi, trovo alquanto difficile un’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti perché troppi gli interessi globalisti americani in ballo, che con lui rischierebbero almeno in parte di finire al macero aprendo spiragli al multipolarismo tanto caro ai Putin, alla Cina, ad Iran e India e affossando le arroganti pretese unipolari degli Americani. Si dovrebbe poi, eventualmente, aspettare le prime azioni presidenziali del Nostro prima di cantar vittoria perché non vorrei che, come accade in Vaticano, chi entra tradizionalista nel conclave esce eletto, sul balcone di San Pietro, nei panni di menagramo progressista.

Ad ogni modo rimaniamo in attesa e innanzitutto vediamo come andrà a finire la competizione elettorale tra la protesi femminile di Obama e il simpatico guascone Trump. Di sicuro se tra i due c’è un soggetto arrogante, presuntuoso, intollerante, maligno, guerrafondaio, ambiguo e pericoloso quello non può che essere l’ex segretario di stato Clinton, una che ha grossissime responsabilità nei fatti di Libia, che parla di testate nucleari come fossero caramelle, che ha lo scandalo delle email sul cranio e che è profondamente intrisa di livore oltre che ad essere di salute (psicofisica) cagionevole. Insomma, venire eletta solo perché benedetta da Obama, donna, moglie di Clinton, e perché raffigura Trump come un cattivone (sì, proprio lei…) mi sembra davvero pochino, come programma.

Comunque vada c’è da ringraziare Donald Trump per averci regalato una campagna elettorale contraddistinta dal politicamente scorretto, dalla disinvoltura maschia e dalle tonnellate di bile prodotta dai suoi rancorosi avversari che hanno cercato in ogni modo di silurarlo anzitempo, tirando fuori dal cilindro patetiche messinscene femministe per squalificarlo in quanto amante delle belle donne. Beh, certo, perché apprezzare con tendenze da macho il gentil sesso urta la spiccata sensibilità del moralismo democratico targato Clinton. E poco importa se questo stesso moralismo non si fa alcuno scrupolo nel seminare carneficine e devastazioni in quelle disgraziate terre del Vicino Oriente, colpevoli di essere strategiche e ricche di petrolio, martoriate da decenni e decenni di barbarie statunitense. Ma volete mettere una sciccosa bomba sganciata dagli idoli liberal dei salottini borghesi con le intemperanze verbali del rozzo Trump che tanto piace a quei plebei dei terragni redneck?

Ave Italia!

Comunque vada, grazie Donald

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Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a Comunque vada, grazie Donald

  1. Mirco ha detto:

    Io godo soprattutto per i nostri media mainstream, che hanno ridicolizzato, ignorato, snobbato e sbeffeggiato Trump fino all’ultimo. Godo per quella manica di calunniatori del TG1 TG2 TG3 RADIO24, Platero, Schulz, TUTTO il PD e quel maledetto di Soros assieme a tutta la UE.
    Un pensiero affettuoso alla popolazione siriana e del Donbass, che forse, si spera, smetteranno di venire massacrate.
    Forse è la volta buona che Poroshenko non becca più un dollaro. Forse è la volta buona che questa insensata faida con la Russia, che c’è costata già cara in termini di miliardi, cessa.

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  2. andrea cinello ha detto:

    secondo me con donald trump cambierebbe la politica interna che estera. prima con la politica interna alzerà di piu il muro lungo la frontiera col il messico per fermare l immigrazine clandestina e il commercio di droga e in politica estera cambierà la situazione geopolitica del medioriente e dell ucraina orientale , cambieranno i raporti con la russia ,poi ci sarà il controllo dell immigrazione clandestina nel mediterraneo, la fine dell isis o stato islamico e forse i colpi di stato in italia e in altri paesi antrumpisti

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