Il terremoto dell’anima nell’Italia colpita dal sisma

L’altro giorno, un viceministro israeliano (peraltro nemmeno giudeo, bensì druso) se ne è uscito con una esternazione idiota secondo cui le scosse di terremoto che stanno martoriando l’Italia centrale sarebbero la volontà divina che castiga il nostro Paese, in buona sostanza per non prendere del tutto le parti dei sionisti nelle diatribe circa i luoghi sacri di Gerusalemme. Quasi a dire che il nostro governo, già pesantemente filo-sionista, non fa abbastanza per sottomettersi del tutto alla volontà degli “eletti” e del loro dio ed è davvero ridicolo se si pensa a quanto la Repubblica Italiana sia amica (o serva?) di Israele. Il politico israeliano, oltretutto, si trovava a Roma, alla corte del disastroso Bergoglio, e quindi è venuto direttamente in casa nostra per prenderci per i fondelli. Il bello è che a parti invertite, la stessa italietta asservita avrebbe duramente castigato l’italico reprobo che si permette di irridere le vicissitudini storiche del popolo ebraico, come accadde ad un giornalista mantovano che anni fa fu condannato a versare 80.000 euro alla comunità ebraica della città virgiliana. Evito di commentare.

Renzi si è profuso per condannare le posizioni dell’UNESCO in materia religiosa concernente Gerusalemme, da bravo cameriere dell’atlantismo quale è, ma non è stato abbastanza. Non è mai abbastanza agli occhi di chi ci guarda dall’alto verso il basso perché si sente eletto da Geova. Ed è un segno dei tempi rendersi conto di come l’antica patria dei Cesari si lasci coinvolgere dalle dispute semitiche di un’arida striscia di deserto mediorientale, la stessa che ha partorito il monoteismo abramitico con le sue brave tre teste: l’ebraica, la cristiana, l’islamica, sempre intente a beccarsi in un eterno ritorno di zuffe fideistiche che tristemente hanno finito per coinvolgere, per l’appunto, pure la gentile Europa.

E segno dei tempi sono anche le continue scosse sismiche, dagli esiti catastrofici, che dallo scorso 24 agosto stanno letteralmente sconvolgendo le terre centro-italiche lasciando dietro di sé morti, feriti, sfollati, macerie, rovine, devastazioni, terrore e paurosi problemi in termini socioeconomici e psicologici. Ma segno dei tempi non da intendersi come diaboliche vendette del tenebroso e funereo dio dei Semiti, che tanto piace all’ascaro druso del governo israeliano di Netanyahu, bensì come reazione della natura barbarizzata, violentata e sottomessa dall’uomo, vilipesa dalla sua colonizzazione cementifera scriteriata e per di più nemmeno a norma stante il quasi totale disinteresse da parte delle istituzioni. E badate che non è un problema solo del Centro Italia, del cuore umbro della Nazione, ma di tutto quanto il Paese che soffre di un pauroso dissesto idrogeologico figlio anche della cementificazione, dell’abusivismo, dell’inquinamento, dell’incuria e di una sovrappopolazione forsennata che non si ferma dinnanzi a nulla, pur di macinare denari. Poco importa, a chi comanda e lucra, se ogni scossa di terremoto diventa foriera di panico e terrore e nei peggiori casi di morte e distruzione, perché il prezzo più alto lo paga sempre e comunque la povera gente e non chi se ne sta bell’e che appollaiato nelle sue inviolabili torri d’avorio, ovviamente sicurissime.

Intendiamoci, la distruzione che sta seminando macerie e rovine nel Centro tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo è frutto anche dei crolli di edifici antichissimi (come ad esempio le chiese, i campanili, le torri) e prima ancora della conformazione montagnosa dell’area appenninica sconvolta dalla faglia omonima, ma in buona parte i movimenti tellurici che cagionano mortali catastrofi trovano sponda nella speculazione edilizia che è figlia della grifagna ingordigia affaristica dell’uomo. Non è la natura che uccide, a ben vedere, ma è sempre il rapace capitalismo umano, che non si fa alcuno scrupolo pur di mietere quattrini e che non si ferma di fronte a niente e nessuno. Per i pescecani sotto sembianze antropomorfe non esiste né pietas né pietà, non esiste rispetto per flora, fauna e nemmeno per la vita umana; essa si interseca con le mafie e con i lavorii sotterranei dei novelli massoni, e con l’affarismo che si arricchisce sulla schiena degli indigeni sfruttando le migrazioni allogene.

Proprio quest’ultimo punto la dice lunga sui tempi che stiamo vivendo. Come abbiamo visto a Goro e Gorino esiste una frattura netta tra la popolazione autoctona e le istituzioni che dovrebbero innanzitutto rappresentare essa e che invece mette al di sopra di quella l’amorfa massa allogena, che diventa oro colato per tutti i parassiti antinazionali che vanno dai preti agli squali, dai politicanti liberal-democratici e sinistrati alle cooperative, dalle ong ai “pensatori” salottieri che hanno una mente così aperta da aver lasciato sfuggire il cervello ormai da tempo.

Di fronte allo stupro dell’ambiente cementificato, sovrappopolato, inquinato, appestato da veleni di ogni tipo, asfaltato, disboscato selvaggiamente, tempestato di edifici abusivi, devastato da avidità e negligenza il dissesto idrogeologico connaturato di per sé alla morfologia del nostro Paese si amplifica e la natura così facendo si ribella di fronte alle scellerate opere dell’uomo; verrebbe, di primo acchito, da pensare che allo stesso modo i crolli di antichissime chiese vadano letti con rimandi pregni di simbolismi per così dire gentili, dove il suolo occupato indegnamente da costruzioni cristiane, edificate spesso su templi pagani, scosso dai movimenti tellurici porta allo sbriciolamento delle stesse. Sicuramente la cristianizzazione ha pervertito anche la concezione antropica del territorio, sin dal Medioevo, con l’espandersi delle città a scapito della campagna, i massicci disboscamenti dell’incolto per ottenere coltivi, l’allevamento intensivo, lo sterminio dei lupi e di altri animali “pericolosi” e tutto questo per piegare ciò che è naturale all’ingordigia dell’uomo messo al centro del mondo e dell’universo dalle fanfaluche ecclesiali. Il problema, per quanto concerne i crolli di chiese, è che trattasi di costruzioni secolari o anche millenarie dall’ingente valore artistico e culturale e non di quelle orripilanti chiese postmoderne che sembrano capannoni o container giganteschi. Quelli mica crollano, sono a norma antisismica… Gli edifici religiosi medievali, particolarmente nei casi del duomo cittadino, nascevano soprattutto per dare una casa prestigiosa alla propria comunità, prima ancora che per dare un’abitazione terrena al Signore (dei cristiani).

Il territorio storico umbro (Umbria, Piceno, Sabina) è il palcoscenico naturale di un Francesco d’Assisi, una figura solare intrisa di paganesimo precristiano per quanto cristianizzata, un’emblema della gioia di vivere e dell’energia benigna contro le oscure trame dell’assolutismo clericale che oggi continua nel dogmatismo mondialista e quindi nella distruzione territoriale ed etnica delle nostre contrade. Terremoti, alluvioni, smottamenti, frane, esondazioni, catastrofi come il Vajont o la diga del Gleno riguardano tutta Italia, nessuno escluso, ed è anche per questo che la nostra solidarietà alle popolazioni centrali (cittadini romani inclusi) deve essere incondizionata. Per di più, il valore simbolico delle plaghe appenniniche centrali è altissimo essendo la culla della romanità e sede storica di fondamentali popolazioni italiche proprio come gli Umbri.

La lezione da trarre in un quadro così desolante riguarda, anche in questo caso, la necessità della lotta etnonazionale contro il dispotismo globale del turbo-capitalismo. La natura che si ribella è un segno dei tempi non per chissà quale vendetta divina ma per via della temperie italiana che è quella di una terra sì caratterizzata da una situazione idrogeologica e geomorfologica complessa ma vessata anche e soprattutto da una grave incuria nella gestione del territorio che riflette la tumultuosa espansione degli insediamenti e la totale mancanza di rispetto per le nostre radici e per il nostro habitat. Finché si continuerà a vedere nell’ambiente naturale qualcosa da sfruttare più che da vivere, da aprire a cani e porci in nome del business (spacciato per accoglienza) invece che lasciare ai legittimi padroni indigeni, da piegare ai capricci (più che ai reali bisogni) dell’uomo occidentale moderno piuttosto che da curare e custodire gelosamente essendo il germe del futuro dei nostri figli, nulla cambierà concretamente e gli effetti dei terremoti, che sono calamità naturali con cui da epoche remote l’Italia fa i conti, sarà sempre moltiplicato dalla barbarie del conformistico sistema, del tutto basato sugli interessi avidi di pochissimi a scapito dei moltissimi. Moltissimi che sono poi gli stessi che muoiono sotto le macerie delle proprie case, o vengono sfollati perdendo tutto e infine si ritrovano strumentalizzati da quegli stessi politicanti che biascicano solidarietà nazionale ma che nei fatti hanno a cuore solo l’interesse dei loro padroni plutocratici. C’è insomma chi è terremotato nel senso letterale, ma ancor più infelice è chi si ritrova terremotato nell’anima e rema contro i suoi stessi connazionali.

Ave Italia!

Il terremoto dell’anima nell’Italia colpita dal sisma

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Il Soledì, Italia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...