L’islam non è Europa e non lo sarà mai

Esiste, negli ambienti della cosiddetta “area” cameratesca, un filone di simpatizzanti della religione musulmana che vedono in essa un baluardo religioso e spirituale contro la temperie mondialista e il dilagante materialismo ateo. Sembra che costoro non si facciano troppi problemi di fronte all’incompatibilità culturale e metafisica dell’islam con la nostra Europa, e nemmeno di fronte alla storia che ci insegna come, da sempre, i patrioti europei di tutti i tempi abbiano contrastato l’espansione araba (od ottomana) bloccando una possibile conquista islamica del nostro continente.

Gli eserciti dell’islam, lo sappiamo, conquistarono la Sicilia e la penisola iberica ad ovest (giungendo a minacciare seriamente la Francia) e i Balcani ad est dove ancor oggi vi sono ben precise sacche musulmane come la Bosnia, l’Albania, il Kosovo, anche se etnicamente indigene; e non dimentichiamo, inoltre, le scorribande saracene che flagellarono il Mediterraneo e l’Italia, riuscendo persino a penetrare nell’Italia nordoccidentale sbucando in Valle d’Aosta. Si consumarono per secoli delle battaglie tra gli eserciti cristiani europei e quelli maomettani degli invasori mediorientali, e alla luce di questo appare francamente ridicolo che i fedeli – allogeni – di una religione ancor più desertica del cristianesimo vengano oggi visti con simpatia da diversi tradizionalisti europei, e fondamentalmente perché nell’ultimo conflitto mondiale vi fu una congiuntura d’interessi tra Fascismo e Nazismo ed esponenti dell’islam, anche europeo (si pensi alle Waffen-SS bosgnacche). Suggestioni corroborate dalle opere di una Sigrid Hunke, ad esempio.

Risaputo, infatti, come Mussolini si proclamasse “spada dell’islam” o come Hitler simpatizzasse per il Gran Muftì di Gerusalemme, ma tutto questo andrebbe inquadrato in un’ottica di alleanze e di strategie politiche, tese a solleticare sollevazioni nel mondo islamico colonizzato dagli anglo-francesi, più che a legittimare gli influssi musulmani sul nostro continente. Il discorso vale anche per le famose SS volontarie balcaniche di fede islamica, che si inserivano nell’intricato panorama politico dei Balcani nel secondo conflitto mondiale. Pare che lo stesso Führer elogiasse l’islam come religione guerriera e maschia.

Vuoi per queste faccende, vuoi per l’attuale ruolo che certo islam ricopre in Medioriente nella lotta contro l’imperialismo giudeo-americano, sta di fatto che diversi “camerati”, per così dire, vedono di buon occhio la religione maomettana e, quasi, ne auspicherebbero un’espansione europea a pieno regime per salvare gli Europei dal vuoto pneumatico di questi cagionato dalla barbarie postmoderna, culminante nel più bieco relativismo valoriale. Sembra che a questi personaggi sfugga del tutto un particolare (per modo di dire) fondamentale, nella questione in oggetto: l’estraneità totale dell’islam nei confronti dell’Europa e il fatto incontrovertibile che la stragrande maggioranza degli individui di fede musulmana siano originari di Paesi extraeuropei. Ma i nostri amici glissano, innamorati persi della natura guerriera dei maomettani; certo, come se la guerra non fosse stata centrale presso i nostri virili, solari e patriarcali avi indogermanici (e romani) o come se l’Europa medievale e moderna, ancorché cristianizzata, si fosse dimenticata della maniera in cui si adoperano le spade.

Diamine ragazzi, se il sottoscritto vedesse nel monoteismo abramitico una seria occasione di riscatto per la stessa Europa si terrebbe stretto il cattolicesimo, emendandolo dalla componente cristiano-giudaica e mantenendo in piedi l’impalcatura romana e tradizionalista; la Chiesa, al di là di tutto, è certamente intrisa di elementi squisitamente europei, di origine gentile, oltre ad essere da due millenni presente in Europa, mentre l’islam è del tutto esotico, estraneo, desertico oserei dire, figlio puro del mondo mediorientale e praticato come detto da genti allogene. Fortunatamente, la logica del meno peggio non mi riguarda, e me ne guardo bene dal santificare il cristianesimo cattolico in funzione islamofoba, perché sarebbe comunque ridicolo contrapporre all’islam una religione sua sorella, al pari del giudaismo.

La difesa del mondo musulmano come baluardo tradizionalista, da parte di un identitario europeo, fa acqua da tutte le parti ed è sinceramente assurda alla luce della natura completamente esotica del credo di Maometto. Se uno ha sensibilità identitaria e tradizionalista, in chiave europea, mica può pensare di difendere la sua visione delle cose sbandierando l’islam come soluzione agli attuali problemi culturali dell’Europa! Non si può pensare seriamente di fronteggiare il mondialismo, che passa anche per l’immigrazione di massa di islamici verso l’Europa, usando a mo’ di clava la religione di questi stessi migranti, una religione storicamente avversaria del nostro continente e della nostra cultura, estranea ancor più del cristianesimo nei nostri riguardi! E guardate che qui l’islamofobia fallaciana non c’entra assolutamente nulla: ho il massimo rispetto per quegli sciiti che contrastano imperialismo americano, atlantismo e sionismo con la loro tradizione religiosa che si fa milizia, e che oltretutto combattono lo stesso fondamentalismo islamico che diventa terrorismo funzionale agli Americani per destabilizzare il Vicino Oriente.

Però, cari signori, per farsi rispettare dagli altri bisogna imparare innanzitutto a rispettare sé stessi ed è impensabile rinunciare alla nostra gloriosa tradizione anche religiosa, spirituale e metafisica per abbracciare culti esotici incompatibili con quella che è l’Europa. Ovviamente tale tradizione non è quella della Chiesa o del cristianesimo in genere (e men che meno dell’ebraismo, chiaramente) ma è quella indoeuropea, gentile, greco-romana, una tradizione che può rivivere e mantenere solido il legame atavico col mondo ariano esclusivamente in una religione civica di gusto mazziniano che sappia fondere gli aspetti etnonazionalisti con quelli mistici e metafisici, grazie al nostro inestimabile retaggio spirituale. Caspita, siamo i figli prediletti di Roma, come possiamo ignorare questo per avventurarci lungo sentieri impervi alla ricerca di improbabili succedanei del cristianesimo cattolico oggi morente, una religione già di per sé aliena e prodotto, principalmente, delle spinte ereticali dell’ebraismo?

Sappiamo bene come il cattolicesimo romano sia intriso di gentilità romana distorta, di tradizione pagana (un’etichetta usata in senso dispregiativo dai seguaci del Galileo ma che, in un certo senso, ha un che di positivo, di genuino, di rustico e non “globalizzato” come vorrebbe la fede cristiana, sinonimo di gentile e di etnico), riecheggiante gli antichi culti dei nostri padri ma rimane qualcosa di spurio e pervertito, piegato ad uso e consumo dei rabbini crociati e delle loro astruserie universalistiche. Sarebbe assai più logico e sensato riprendere in toto la tradizione romana riallacciandosi a quanto appartiene per davvero al nostro spirito, al nostro sangue, al nostro suolo natio. Non si ferma la desertificazione dell’Europa con dottrine imbevute di tale deserto: non si batte il relativismo moderno con l’assolutismo giudeo-cristiano che nasconde dietro i dogmi tutte le sue fallacie, e tanto meno con l’eresia di quello che è musulmanesimo ancor più esotico della religione del falegname nazareno.

Non condivido dunque in nessun modo le tendenze controproducenti di quei “camerati” che strizzano l’occhio all’islam credendo possa rappresentare una soluzione alla tremenda crisi spirituale e valoriale di questa Europa avvelenata dall’americanizzazione; personaggi che, magari, si dicono razzialisti, etnonazionalisti e anti-immigrazionisti ma che con le loro derive islamiste – spesso frutto di psicosi giudeofobe – non si rendono evidentemente conto di come si apprestino a sdoganare la presenza di milioni di allogeni musulmani. Rendendosi dunque complici della bomba mondialista rappresentata dagli esodi afroasiatici verso l’ex fortezza europea. Né ebraismo, né cristianesimo, né islam, tre teste del medesimo moloc monoteista, antico assaggio di ciò che oggi è il mondialismo, che trae linfa vitale da queste stesse tre fedi e dalla loro perniciosa portata fideistica anti-identitaria e anti-tradizionalista.

Ave Italia!

L’islam non è Europa e non lo sarà mai

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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