Con Roma e la Tradizione, nella diuturna lotta tra la luce e le tenebre

Ieri, saturdì VIII ottobre MMDCCLXIX AUC, ottavo giorno prima delle idi di ottobre, si è svolta a Mediolanum la conferenza “Civitas Sapientiae”, organizzata da EreticaMente presso la sede milanese dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra. Un affascinante incontro sulla dimensione sapienziale ed iniziatica della Tradizione romana animato da preparatissimi ed eruditi relatori che hanno dedicato la loro vita alla riscoperta e alla tutela della nostra inestimabile eredità gentile. La suggestiva cornice combattentistica ricreata dall’ANVG ha conferito un sapiente tocco di militanza patriottica all’evento, sotto l’egida di Marte e in onore di tutti coloro che nelle guerre passate sparsero il loro sangue italiano per difendere la Patria, senza volere nulla in cambio.

L’iniziativa ha riscosso un notevole successo in termini di qualità e di pubblico, sempre attento e mai annoiato durante gli interventi dei relatori, segno che oggi più che mai chi cova dentro di sé il sacro fuoco tradizionale ha sete di Verità da placare abbeverandosi alle fonti della sapienza antica italica e romana, ancora attuale nei suoi insegnamenti, nei suoi modelli, nei suoi esempi di vita, nella sua lezione diuturna sullo scontro tra le forze della luce di retaggio ariano e quelle delle tenebre, di retaggio levantino. In un’epoca come questa, in cui le tenebre sembrano prevalere su tutto e tutti, gli araldi di Identità e Tradizione si sentono in dovere di attingere linfa vitale dalla romanitas per potere affrontare al meglio le sfide odierne in cui però si ripropongono tuttora gli schemi passati della lotta epica tra chi difende il sangue, il suolo, lo spirito e chi invece si aggrappa con tutto sé stesso – crollando miserevolmente coi suoi idoli di pietra che lo schiacciano – ai finti valori contemporanei, che non sono altro che barbarie occidentalista all’americana.

Con l’introduzione e la moderazione di due baldi esponenti ANVG come gli emiliani Benzi e Sogari, hanno via via preso la parola i vari relatori: il dottor Barbera, di Pietas, che ha parlato di Roma come società iniziatica; l’avvocato Casalino che ha parlato del mistero di Roma e della tradizione ermetica; il nostro Luca Valentini che ha affrontato l’essere nume, la dimensione magica romana; infine due ragazzi di Polemos, Boco e Anselmo, hanno illustrato, con l’ausilio di testi, la forza della romanità in due figure fondamentali per l’Italia intera come Cesare e Augusto, e la stessa forza romana nel contesto d’origine che è quello indoeuropeo, segnatamente quella forza scaturita dalla fondazione dell’Urbe ad opera di Romolo.

La rassegna ha visto sugli scudi specialisti, saggisti ed eruditi di varia estrazione etno-culturale: emiliani, calabresi, salentini, pugliesi, veneti e piemontesi, diversi ma inscindibilmente uniti dall’amore per l’Italia e per Roma-Amor che ne è la sua anima. Davvero suggestivo gustarsi interventi di animi appassionati della romanità, innamorati di Roma e della sua essenza indogermanica, ognuno col proprio vissuto e la propria preparazione, originari di varie terre della Penisola italica; solo uno stolto potrebbe rimanere indifferente di fronte alla grandezza storica, militare, culturale, metafisica e spirituale della Città Eterna, la culla dello Ius (che come sappiamo affonda le sue radici nel sacro della romanitas) e della meravigliosa lingua latina vanto di tutti i popoli romanzi ma in particolar modo della Saturnia tellus, dell’Italia. E infatti lo stolto sunnominato diviene ancor più stolto e patetico se italiano, e fossilizzato su ridicoli stereotipi d’oltreoceano basati sull’Italia contemporanea. Chi mai potrebbe essere così idiota da confondere ciò che realmente è l’essenza più intima dell’italianità, e di Roma quindi, con l’attuale degrado in cui versa la Capitale, lentamente uccisa da 70 anni di repubblica partigiana di proprietà statunitense?

L’archeologo Giuseppe Barbera ha colpito per l’enfasi e il fervore impiegati durante la sua relazione, segno tangibile di chi ha la lava dei vulcani del Sud nel sangue ed è quindi infiammato di amore patriottico per Roma e per l’Italia; l’avvocato e saggista Giandomenico Casalino, forte della sua esperienza ed erudizione nel campo, ha sottolineato con grande abilità oratoria il significato di Roma-Amor nella storia dell’Urbe e dell’Italia (ma anche dell’Europa); Luca Valentini, con fermo piglio, ha difeso l’idea di Tradizione dai rischi delle banalizzazioni contemporanee derivanti dalle forme di neopaganesimo, dalla “cristianizzazione” per così dire di pratiche che innanzitutto dovrebbero essere interiori; infine la nordica doppietta Boco-Anselmo, compassati e flemmatici rispetto agli altri (anche per la giovane età presumo), ma nondimeno esperti, preparati ed efficaci nel proporre spunti interessanti, soprattutto a livello storico, per riflettere su Roma nella Storia e nel contesto degli Arya.

Ciò che si è potuto evincere dai loro contributi segue un sottile filo rosso che collega l’antichità ariana e romana all’oggi, passando per cruciali fasi storiche come l’Italia medievale e il Fascismo, ed evidenzia l’immortalità dello spirito di Roma che esce vittorioso e ancor più luminoso da ogni scontro con la barbarie affaristica e mercantilistica delle tenebre dell’animo umano; l’essenza della romanità sta nel mos maiorum e nella pax deorum che non è uno sterile esercizio di stile ma il fondamento spirituale e metafisico dell’essere romani, e italici, da cui scaturisce l’agire bellico, politico e giuridico che ha reso grande la gloria di Roma. La Tradizione di Roma nasce e cresce nell’alveo di quella ariana, e gli studi di grandissimi autori sottolineano proprio come nella nostra immortale Capitale si realizzi appieno la sacralità del disegno che mosse le spade conquistatrici dei nomadi indoeuropei provenienti dalle steppe del nordest europeo.

Un disegno spirituale e culturale, che si fa appunto azione concreta e storica, che contrappone nei secoli la romanità a ciò che è alieno all’etica (indo)europea: punici, levantini, giudei e galilei e dunque fanatismo giudeo-cristiano di estrazione mediorientale. All’ethos ariano fatto di solarità, virilità, patriarcato (ma anche di complementarità tra maschile e femminile, nulla a che vedere con la misoginia semitica) e di sacra tripartizione funzionale della società e del pantheon indoeuropei rispondono i presunti valori dell’oriente abramitico e “mesopotamico” con tutte quelle tenebrose disposizioni morali intrise di mentalità lunare, effeminata, ctonia, funerea e perciò monoteista (il che ammazza i culti tradizionali e la vera essenza della spiritualità europea).

E noi in quanto eredi diretti dei Romani, grazie al disegno sacrale dell’Italia, abbiamo il diritto e il dovere di far rivivere questi valori quasi del tutto dimenticati – se non fosse per i tradizionalisti e gli identitari – per contrapporli alla terribile desertificazione animica dell’Occidente a guida americana, che ripropone i torvi ghigni assetati di denaro e di potere conquistato in maniera infame, già notissimi ai nostri Padri romani. È l’eterna lotta del sangue contro l’oro, del suolo patrio contro la distruzione cosmopolita, dello spirito solare, uranico e luminoso contro il deserto orrorifico della ripugnante temperie contemporanea fatta di materialismo zoologico, positivismo ateo, modernismo relativista che si avvale anche dei culti abramitici, corpi estranei incistati in Europa e così tossici da divenire alleati preziosi nel controllo mondialista dei popoli europei ridotti a massa informe e imbastardita.

Devo dire che in passato, quando ancora ero su posizioni lombardiste estremistiche, la tentazione di seguire percorsi sì razionalistici ma anche irreligiosi, empi, è stata forte perché c’era la tendenza a mettere nello stesso calderone il monoteismo semitico (in tutto estraneo a noialtri) con la gentilità cosiddetta pagana di popoli italici, ellenici, celtici, germanici, indo-iranici e così via in quanto religioni. Ma era un errore madornale e davvero grossolano: non possiamo confondere ciò che è religione vera e propria ossia costruzione storica e politica della Chiesa, a uso e consumo del dogmatismo e della sterile pratica rituale del cattolicesimo, con ciò che è vera, genuina e unica Tradizione, un filone di gentilità giunto sino ad oggi e suscitato naturalmente dallo stretto rapporto tra sangue e suolo da cui sgorga lo spirito che plasma l’azione di un popolo. Bisogna dunque saper distinguere tra la costruzione politica di classi parassitarie (le chiese) e il sincero afflato spirituale che scaturisce dall’animo umano sensibile al richiamo metafisico, ermetico e alchemico, magico (la gentilità ariana). Le chiese si trastullano con aride pratiche materiali fatte di codici e codicilli morali (o pseudo tali) da rispettare, altrimenti si finisce all’inferno, espressioni di una dottrina aliena, nei riguardi dell’Europa; le tradizioni cosiddette pagane nate dallo spiccato senso del sacro presente negli Arya, invece, invitano a guardarsi dentro per migliorarsi e sapersi così rapportare al divino, un divino che è nel mondo e prima di tutto dentro di noi.

L’importanza dello spirito e della spiritualità è cruciale per tutti noi, anche in chiave identitaria e (meta)politica, perché senza di essi la materia, il corpo, il sangue e quindi la nostra dimensione biologica e genetica rischia di rimanere lettera morta. Se non c’è una fides e una pietas ad animare le nostre battaglie armando il nostro braccio, il sangue rimarrà un mero fluido rosso privo di profondi significati quali sono invece quelli della coscienza etno-razziale plasmata dalla mente e dal cuore illuminati dalla spiritualità. E badate che anche la cultura e lo studio sono spiritualità, tutto quello che diventa esercizio di introspezione e di conoscenza diviene spiritualità, naturalmente nella misura in cui poi il nostro tesoro interiore non venga gettato alle ortiche o trattenuto egoisticamente, lasciandolo così all’incuria, ma venga invece offerto alla propria comunità in nome della Patria.

Queste sono le battaglie degli Eretici della nostra comunità militante, di chi cioè non si piega e non si piegherà MAI di fronte ad ogni genere di dogmatismo ma porterà avanti per sempre la battaglia della vera libertà, della vera giustizia e della vera Tradizione, che non è quella (finta) che incatena e fossilizza rendendo schiavi del sistema mondialista e plutocratico, ma quella (vera) che affranca e realizza il singolo senza estirparlo dalla propria comunità etno-culturale perché testimonianza, per davvero rivoluzionaria, in un’Europa ridotta a grigio conformismo borghese e consumistico appiattito sull’agenda imperialista delle sataniche forze delle tenebre d’oltreoceano. Le nefande forze di quell’oscurità che, ieri come oggi, uccide i popoli in nome del denaro, della menzogna universalista e del sistema imperialistico che con il sacrale disegno imperiale nato a Roma e proseguito in Italia, Germania e Russia non ha nulla a che vedere.

Il dogma, signori, difende la mendacia delle classi parassitarie, perché nasce appositamente per quello scopo; l’eresia invece, intesa come libera scelta e obiezione di coscienza nei confronti del predetto dogmatismo, difende il cervello, il cuore e il corpo di una comunità di sangue, suolo e spirito contro la barbarie dei regimi fondati sulla fallacia e sull’inganno ai danni della Nazione. Ai danni dell’Europa e della sua vera natura, che non è nella maniera più assoluta giudeo-cristiano-islamica.

Ave Italia!

Con Roma e la Tradizione, nella diuturna lotta tra la luce e le tenebre

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Con Roma e la Tradizione, nella diuturna lotta tra la luce e le tenebre

  1. Anonimo ha detto:

    Mi permetto di farle una domanda leggermente fuori argomento, cosa ne pensa dell’ipotesi della Gimbutas di una civiltà avanzata e pacifica pre-indoeuropea e di un’europa che cade in una specie di medioevo barbarico dal 3000 a.c. fino al fiorire delle civiltà classiche?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Che si tratta dello stesso tipo di tesi fallaci della vecchia storiografia italiana ottocentesca, che vedeva nel Medioevo italiano l’assoluta barbarie germanica recata dai Longobardi. Gli Ariani hanno plasmato l’identità del continente, così come i Longobardi – a loro modo – hanno contribuito allo sviluppo dell’Italia medievale e moderna. Che poi le invasioni non siano state pacifiche è ovvio: le conquiste non sono mai in punta di fioretto. Ci si deve ricordare, comunque sia, che la gloria di Roma è nata proprio da genti indoeuropee, perché anche gli Etruschi furono arianizzati, dai protovillanoviani. Naturalmente non stiamo parlando di nomadi puri ma di Ariani mescolatisi coi nativi “italici”. C’è da aggiungere anche che la società matriarcale del Neolitico è stata fin troppo esaltata, esagerandone il valore femminile, per così dire. Le ricerche contemporanee han fin troppo ideologizzato quella che poteva parere una società femminista ante litteram.

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