La fonetica lombarda

Vocali IPA

Vocali IPA

Dopo aver brevemente esposto le quattro principali varianti del lombardo, nonché le loro peculiarità e le loro caratteristiche più importanti a livello filologico, passiamo ora ad analizzare aspetti linguistici un po’ più tecnici.

Per quanto riguarda l’oggetto di questo saggio, cioè la fonetica, va innanzitutto detto che, come per tutte le lingue romanze del resto, i fonemi di base del lombardo sono essenzialmente quelli di origine latina.

Naturalmente la lingua che impararono i nostri avi Celti era un latino semplice, rozzo e che serviva essenzialmente per gestire gli scambi commerciali con gli altri cittadini dell’Impero romano.

Il latino si innestò prepotentemente su quello che era sempre un idioma indoeuropeo (ormai nota l’affinità tra antiche lingue celtiche e italiche), ma che possedeva alcuni suoni estranei alla lingua di Cicerone.

Fonemi, come le vocali anteriori arrotondate, che rimasero nel latino parlato dalle classi sociali meno abbienti e che furono in seguito recuperati e rafforzati dalle popolazioni germaniche che invasero l’ex Gallia Cisalpina all’inizio del Medioevo.

Non è quindi una mera coincidenza che le vocali anteriori arrotondate, alternativamente note come “vocali turbate”, siano presenti nelle lingue galloromanze, come appunto il lombardo, il francese o l’arpitano, ma non nelle lingue romanze sudoccidentali e orientali, come lo spagnolo, il portoghese, l’italiano o il rumeno.

Va però precisato che le vocali anteriori arrotondate non sono presenti in tutte le lingue galloromanze: in realtà solamente nei territori dove la germanizzazione fu così sensibile da riuscire a sostituire quasi completamente le classi dirigenti latinizzate esse sono sopravvissute.

D’altro canto, ciò spiega plausibilmente perché le cosiddette “vocali turbate” non sono presenti in lingue galloromanze come l’occitano, il veneto, il friulano e il romagnolo (anche se il veneto tanto galloromanzo non è).

Oltre a dimostrare l’appartenenza del lombardo alla famiglia delle lingue galloromanze (il che non è per niente scontato per certi tromboni italiani!), la presenza delle vocali anteriori arrotondate nella maggior parte dei nostri vernacoli rappresenta quindi un segno tangibile della nostra ascendenza celto-germanica.

Le vocali anteriori arrotondate sono tuttavia solamente alcuni dei vari fonemi che distinguono nettamente il lombardo dall’italiano standard anche a livello fonetico.

Difatti, la quasi totalità dei dialetti lombardi differisce dal toscano per l’assenza della consonante laterale palatale [ʎ], della consonante affricata alveolare sonora [dz] e della consonante affricata alveolare sorda [ts]1.

Significative differenze rispetto alla lingua di Dante sono inoltre presenti tra i quattro principali gruppi di dialetti lombardi: con l’intento di fornire unicamente un quadro generale ai meno esperti in linguistica, le evidenziamo ora brevemente.

Il lombardo centrale si distingue dall’italiano standard per la presenza della vocale anteriore chiusa arrotondata [y], della vocale anteriore semichiusa arrotondata [ø], della vocale anteriore semi-aperta arrotondata [œ] e della consonante fricativa postalveolare sonora [ʒ].

Se la presenza del fonema [ʎ] nel milanese cittadino è da considerarsi un toscanismo ottocentesco, la sopravvivenza solamente nei dialetti di montagna e collina (ossolano, ticinese, bosino, comasco, lecchese, valtellinese) della consonante affricata alveolare sorda [ts] così come della vocale posteriore semichiusa arrotondata [o] rappresentano una probabile eredità germanica.

Il lombardo occidentale (piemontese) invece differisce dal toscano, oltre che per la vocale anteriore chiusa arrotondata [y] e per la vocale anteriore semichiusa arrotondata [ø], anche per la presenza della vocale centrale media [ə].

Come nel lombardo centrale di pianura è assente la vocale posteriore semichiusa arrotondata [o], mentre per quanto riguarda le consonanti è assente, oltre alle già citate inizialmente [ʎ] [dz] [ts], la consonante fricativa postalveolare sorda [ʃ].

Il caso del lombardo meridionale (emiliano) è un po’ particolare perché, a livello di vocali, la zona centro-orientale (Parma, Reggio e Modena) si differenzia notevolmente sia dal toscano che dal resto dei dialetti lombardi: da una parte non sono infatti presenti le vocali anteriori arrotondate, dall’altra sono presenti vocali assenti in tutti gli altri dialetti lombardi, come la vocale posteriore aperta arrotondata [ɒ], la vocale quasi posteriore quasi chiusa arrotondata [ʊ], la vocale quasi anteriore quasi chiusa non arrotondata [ɪ] e la vocale anteriore quasi aperta non arrotondata [æ].

Passando alle consonanti è necessario notare che la consonante laterale palatale [ʎ] è assente a Piacenza, Cremona e Mantova mentre la consonante fricativa postalveolare sorda [ʃ] è assente in tutti i dialetti, così come le consonanti affricate alveolari [dz] [ts].

Il lombardo orientale si distingue dall’italiano standard, oltre che per le vocali anteriori arrotondate [y] [ø], anche per la presenza, solamente nei dialetti di montagna, della transizione glottidale sorda [h], possibile eredità reto-camuna. Altri due interessanti fenomeni peculiari del transabduano delle valli sono la dentalizzazione della consonante fricativa alveolare sonora [z] che diviene occlusiva dentale sonora [d] e la vocale centrale aperta non arrotondata [a], in fine di parola e atona, che diviene vocale posteriore aperta arrotondata [ɒ], un tratto questo che ricorre nell’area camuna orobico-bresciana.

Come per il piemontese, sono invece assenti la consonante laterale palatale [ʎ], le consonanti affricate alveolari [dz] [ts] e la consonante fricativa postalveolare sorda [ʃ].

Ovviamente, oltre a quelli illustrati in questo piccolo saggio, vi sono numerosi altri fonemi presenti in alcune varianti locali, come ad esempio le consonanti affricate alveolopalatali [tɕ] [dʑ] di derivazione romancia dei dialetti parlati in Val Leventina, ma elencarli esula dall’obiettivo di fornire un quadro generale della situazione fonetica del lombardo.

Adalbert Roncari

1 Per chi non conoscesse l’alfabeto IPA, segue una piccola legenda dei fonemi presenti nell’articolo:

– vocale anteriore chiusa arrotondata [y]: tedesco für / milanese mur
– vocale anteriore semichiusa arrotondata [ø]: tedesco schön / milanese roeus
– vocale anteriore semi-aperta arrotondata [œ]: tedesco Hölle / milanese bloeu
– vocale posteriore semichiusa arrotondata [o]: tedesco Kohl / bergamasco mórt
– vocale anteriore quasi aperta non arrotondata [æ]: inglese fat / modenese Sëccia
– vocale quasi anteriore quasi chiusa non arrotondata [ɪ]: tedesco bitte / modenese gé
– vocale centrale media [ə]: tedesco haben / torinese chërde
– vocale posteriore aperta arrotondata [ɒ]: inglese lot / modenese dönna
– vocale quasi posteriore quasi chiusa arrotondata [ʊ]: tedesco Druck / modenese fó
– vocale centrale aperta non arrotondata [a]: italiano carta
– vocale posteriore aperta arrotondata [ɒ]: inglese not / camuno pota

– transizione glottidale sorda [h]: tedesco Haus / camuno semper
– consonante laterale palatale [ʎ]: italiano foglia
– consonante fricativa postalveolare sonora [ʒ]: francese jour / milanese partasg
– consonante fricativa postalveolare sorda [ʃ]: italiano scena / milanese scernì
– consonante occlusiva dentale sonora [d]: italiano dente
– consonante fricativa alveolare sonora [z]: italiano regionale settentrionale rosa
– consonante affricata alveolare sonora [dz]: italiano mezzo
– consonante affricata alveolare sorda [ts]: italiano pazzo

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a La fonetica lombarda

  1. Anonimo ha detto:

    Che ne penseresti di un eventuale suddivisione dell’Italia molto vicina a questi modelli:


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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Io sono per sei areali: Lombardia (Nord-Ovest), Triveneto (Nord-Est), Etruria (Toscana, Corsica e Centro), Ausonia (Sud), Enotria (estremo Sud), Sardegna. Poi all’interno di questi ci possono stare ulteriori suddivisioni (ad es. per la Lombardia potrebbero starci Liguria, Taurasia, Insubria, Orobia, Boica, Senonia). Naturalmente l’articolo postato riguarda la linguistica della Lombardia etnica, che è quello spazio antropico e geografico nordoccidentale teorizzato dal Movimento Nazionalista Lombardo prima e Grande Lombardia ora.

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      • Anonimo ha detto:

        Riguardo alla linguistica, le lingue gallo-italiche sono gallo-italiche, e non lombarde. Poi non esiste un gallo-italico “puro”, il lombardo non è neanche una lingua unitaria, di fatti esiste un lombardo occidentale e un lombardo orientale anche se queste due sono intellegibili.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Le lingue gallo-italiche possono tranquillamente essere definite lombarde, in virtù della loro diffusione geolinguistica che coincide con la Lombardia storica. Sai leggere? Mi sembra sia stato spiegato cosa si intende qui per puro, e cioè una variante gallo-italica/lombarda senza interferenze forestiere come accade per le altre varianti. “Lingua” viene qui inteso come gruppo di loquele intercomprensibili o anche come sistema linguistico, cosa specificata negli articoli precedenti. Non esiste la lingua lombarda intesa come lingua della Regione Lombardia, essendo questa un’entità politica astrusa che taglia fuori molti territori storici lombardi. Prima di fare inutili polemiche si cerchi di leggere e comprendere. Grazie.

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