L’europeismo è la tomba della Patria

In questi giorni il teatrino della politica di casa nostra ci sta proponendo un Renzi adiratissimo con le istituzioni europee (per modo di dire, europee) colpevoli di tagliar fuori l’Italia dalle decisioni che contano, al solito lasciate al duopolio franco-tedesco. I Britannici, che non sono fessi, non solo hanno respinto l’idea di entrare a far parte dell’euro ma sono pure usciti dall’Unione Europea tramite referendum popolare, sintomo di vera autodeterminazione e di vera sovranità nazionale.

L’atteggiamento del capo del governo italiano è abbastanza ridicolo perché benedire l’Unione Europea difendendola ad ogni piè sospinto, salvo poi offendersi se Germania e Francia, come da copione, mettono l’italietta repubblicana da parte, è segno di un certo bipolarismo e di confusione totale: sei italiano e favorevole all’europeismo? Accetta di essere succube di Francesi e Tedeschi, così come lo accettano tutti gli altri Europei che, al pari dell’Italia, potrebbero risentirsi per le esclusioni (Spagna, Polonia, Romania, Svezia, Portogallo ecc.). Sei invece contrario al dispotico duopolio di Germania e Francia? Perfetto, condanna l’europeismo e difendi a spada tratta gli interessi nazionali del tuo Paese.

Sempre troppo comodo voler la botte piena e la moglie ubriaca, ma bisogna decidersi: o si sta con l’Italia oppure con la finta Europa di cartapesta propinataci dalle istituzioni tecnocratiche e finanziocratiche del Benelux. Il Renzi che benedice la UE (e quindi l’idea di un’Europa asservita agli interessi della sua parte centrale) è poi lo stesso che condanna l’esclusione dell’Italia dai vertici franco-tedeschi + Juncker, e il risultato è francamente demenziale. Se prima scodinzoli felice ai piedi della Merkel e ti pavoneggi con Hollande, per poi scherzare amabilmente con quel disgustoso personaggio che è il presidente della Commissione europea, che senso ha sbottare e fare l’offeso perché messo in disparte, come è sempre successo all’italietta vessata dall’europeismo dello straccio stellato?

A suo tempo qualcuno vedeva nell’esclusione italiana la scarsa credibilità di Berlusconi; il soggetto lo conosciamo tutti e sappiamo bene quanto sia esponente di quell’odioso liberalismo libertario ben lontano dal salutare patriottismo etnonazionale, ma quando c’era lui al governo i ragli dei suoi avversarsi si sprecavano e si tiravano in ballo il fascismo, il razzismo, il nazismo e tutti i vari spauracchi con cui le sinistre e i diversi sputasentenze salottieri radical amano masturbarsi le meningi. Berlusconi veniva dileggiato a più non posso accusandolo di essere mafioso, pagliaccio, dispotico, saltimbanco, lussurioso, alleato dei beceri celoduristi della Lega e si soleva vedere in tutto ciò la diffidenza dell’Unione nei confronti dell’Italia. Certo, peccato però che la musica non sia per nulla cambiata, e anche con gli “illuminati” governi di centrosinistra Roma veniva puntualmente messa in disparte da Berlino e Parigi, e Londra all’epoca. Poverino davvero colui che crede realmente che l’europeismo sia un’occasione di riscatto e di prestigio per il nostro Paese. Con l’Unione Europea contavano prima in tre e ora solo in due: Tedeschi e Francesi. Punto. Se Renzi si lamenta di questo (facendo teatrino, perché sa benissimo come funziona), che dovrebbero dire allora Iberici, Carpatici, Scandinavi e Paesi Bassi, tanto per citare qualcuno?

Benedire l’Unione Europea per poi pretendere di essere messo al centro della scena, come Italiano, è decisamente ridicolo e assurdo: sarebbe come pretendere di essere considerato alla stregua di un secondino pur essendo un carcerato. Sì, perché a mio avviso l’ex CE oggi UE è quello, una prigione, soprattutto se si tratta di Paesi dell’Europa meridionale od orientale. E questo anche se l’Italia è stata tra i fondatori della baracca europeista. La Germania guarda dall’alto verso il basso nazioni come Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, con un certo malcelato suprematismo (oggi, dicono, economico) per questioni di conti pubblici, di debito e di corruzione; sicuramente conosciamo tutti l’annoso problema italiano del debito pubblico ma potreste spiegarmi il senso di un’accozzaglia meramente bancaria, economica, come la UE, in cui nello stesso calderone si ritrovano Tedeschi e Greci, Spagnoli e Danesi, Italiani e Olandesi? Certo, in realtà nel calderone ci sarebbero i cosiddetti PIGS (un acronimo che sa di doppio senso discriminatorio verso il Mediterraneo), perché a tentare di cuocerli a puntino ci sarebbero i Nordici, ma il problema di tutto deriva dalla natura eterogenea dell’Unione che mette nella stessa compagine stati diversissimi l’uno dall’altro scatenando così inevitabili frizioni.

Lo capisce chiunque che i conti italiani vadano tenuti in ordine, e chi meglio di noi conosce l’eterno problema del debito pubblico e del divario Nord-Sud, che tanto appesantiscono la Repubblica Italiana? Il fatto è che moltissimi continuano a vedere proprio nell’europeismo la soluzione ai nostri problemi, quando invece quello non può far altro che peggiorarli, privando l’Italia della più elementare sovranità, economica e non. Ormai, in un mondo globalizzato, a contare sono in pochissimi: Stati Uniti, Canada, Unione Europea, Russia, Cina, India, Giappone, Brasile, Sudafrica, e lo scopo della UE è proprio quello di plasmare gli Stati Uniti d’Europa con lo scopo di resistere alle sfide della globalizzazione. Peccato che questo folle progetto sia la morte dei Popoli europei, anche perché null’altro che succursale dell’America e sgabello per le zampe dello stesso unipolarismo statunitense. Basta, del resto, vedere chi caldeggia questa lurida ammucchiata per accorgersi di come non sia altro che un assurdo progetto teso a sacrificare sull’altare dell’atlantismo la sovranità nazionale degli Europei per fare un dispetto a Russia, India e Cina e avere una sicura base da cui continuare a destabilizzare il mondo afroasiatico dell’islam, sterminato bacino di interessi americani (e giudaici).

Per tutti questi motivi io preferisco pensare ad una “Grande Italia” che riunisca sotto di sé tutti i territori ancora irredenti (Corsica, Nizzardo, Malta, Svizzera italiana, Venezia Giulia irredenta, Dalmazia) e che li renda coesi assieme agli attuali territori italiani mediante federalismo, quel federalismo che farebbe finalmente camminare il Sud con le proprie gambe alleggerendo il Nord dai vari carichi fiscali ma anche sociali in termini di migrazioni interne e non. Credo che questo sia l’unico modo per recuperare appieno la propria sovranità che è poi quello che garantisce il potere e il prestigio di un Paese e la libertà d’azione nel mettere mano ai propri problemi risolvendoli. Un discorso che vale anche e soprattutto per le sfide globali come ad esempio l’immigrazione dal Sud del mondo, che verrebbe così efficacemente gestita in accordo coi Paesi di partenza e senza più esodi, con annessi naufragi nel Mediterraneo. Tempo di bloccare i flussi e di rimpatriare, per il bene di tutti. Si aiutino piuttosto le nazioni povere a risolvere le loro grane a casa propria, invece di esportarle.

I problemi italiani se li devono dunque gestire gli Italiani, non esiste che vi siano ingerenze nei nostri affari interni da parte di quella stessa accozzaglia del Benelux che ci impone severe regole sul rispetto dei “diritti umani” dei migranti (o degli Zingari) abbandonandoci però a noi stessi di fronte all’emergenza sbarchi e alla gestione della patata bollente allogena. I Francesi non li vogliono, gli Austriaci e i Tedeschi pure, nei Balcani costruiscono (giustamente) muri cosicché il prezzo più alto lo paga chi è bagnato dal Mediterraneo ossia Italia e Grecia (gli Spagnoli, furbi, se la gestivano in maniera diversa, nonostante il libertario Zapatero). Un tempo l’allogeno sbarcava in Italia per poi raggiungere i congiunti nel Nord europeo, ma con gli egoismi dei furbacchioni transalpini che predicano bene e razzolano male l’Italia diventa la terra d’approdo finale delle risorse su barconi e gommoni.

L’Italia dovrebbe assolutamente uscire dall’euro, dall’Unione, dalla NATO e oserei dire pure dalle Nazioni Unite poiché non sono altro che trappole mortali ordite dagli stati più forti ed influenti, e tenute in vita dalla dittatura del pensiero unico universalista: le vittime più illustri risultano così essere la nostra sovranità, la nostra identità e la nostra autorità, per non dimenticare gli effetti dei nefasti influssi vaticani (altro secolare problema da risolvere una volta per tutte). Trovo altresì patetico e ridicolo che certi indipendentisti stranieri (ma anche nostrani, fidatevi) si comportino da fessacchiotti antifascisti che si mettono a leccare i piedi all’Unione Europea pur di sbarazzarsi degli stati nazionali. Certo, meglio essere cagnolini di Francesi e Tedeschi covando illusioni secessioniste che protagonisti della politica nazionale, a casa propria, tesa a risolvere annose questioni mediante ideali strumenti alla bisogna come l’etnofederalismo. Contenti loro…

Restare nell’Unione Europea significa sacrificare la Nazione in nome di un’Europa inesistente, di cartapesta, che corrisponde banalmente agli interessi economici dei più forti che comandano il carrozzone. L’idea europeista nasce infatti nel secondo dopoguerra e risente di tutte le morbose infamie pseudo-democratiche messe in atto per demonizzare i fascismi, promuovendo il dispotismo mondialista dell’Occidente all’americana. Bruxelles e Strasburgo sono la morte delle nazioni, dell’Italia dunque, liquidate per far spazio ad un moloc statolatrico da euro-deliri il cui obiettivo finale è plasmare il nuovo individuo “europeo”: ambiguo, meticcio, consumista, relativista, materialista, borghese, antifascista e che si beva tutte le castronerie della plutocrazia. In altre parole occidentale nel peggior senso del termine (e per nulla, dunque, realmente europeo).

Ave Italia!

L’europeismo è la tomba della Patria

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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