La realtà biologica dell’identità dei popoli

In una fase storica occidentale in cui impera il peggior relativismo possibile, in nome del pluralismo democratico (per chi ci crede, che sia democratico), è bene da parte nostra affermare che il concetto di identità non può non avere una seria base biologica, confortata da genetica, antropologia e razionalità, altrimenti si dovrebbe ridurre tutto ad una questione di pezzi di carta. L’identità insomma è etnica e il concetto di etnia, da un punto di vista etnonazionalista, non è meramente culturale o linguistico ma è anzi basato su ben definiti caratteri fisici e genetici, biologici e scientifici dunque.

Dico questo perché anche in ambienti patriottici, ormai, vige l’assimilazionismo e il concetto di “italiano è chi l’italiano fa” (declinato talvolta in salsa regionalista), grazie a cui un calciatore congoide dell’Africa nera diventa magicamente italiano grazie al luogo di nascita, alla permanenza nel Paese o ad altri mezzucci sociali arrivisti, senza curarsi di quella che è la vera natura, la vera essenza etno-razziale del soggetto in questione; non voglio qui avventurarmi in terreni minati, come quelli della vecchia razziologia germanica, secondo cui alla razza o sottorazza si aggiunge una innata tendenza spirituale e culturale, però certamente, nell’habitat primigenio di ogni popolo della Terra si crea quell’impasto tra sangue e suolo che genera così lo spirito della gente indigena. Il genio europeo ad esempio è divenuto tale grazie al legame degli Europei con l’Europa, anche se poi hanno saputo esportare la civiltà del Continente, e spessissimo negli Europei sradicati (ad esempio i cosiddetti wasp d’America) ha finito per prevalere una spoetizzante tendenza all’ignoranza più nera e all’anti-cultura moderna pregna di consumismo e materialismo.

Si badi bene: il discorso che sto facendo nulla ha a che vedere col suprematismo razziale (che comunque non esiste solo nella versione bianca, intendiamoci) che inevitabilmente banalizza moltissime questioni importanti divenendo la proverbiale zappa sui piedi dei patrioti; tutti gli uomini hanno la loro dignità, il loro onore, il loro valore e la cultura dei propri popoli merita il rispetto di tutti, a patto che naturalmente rimanga coerente con la realtà naturale ed etnica in cui tale cultura è scaturita. Perché lo sappiamo bene, amici: quando una cultura si sposta in massa da un luogo all’altro, sulle ali dell’immigrazione di massa, se non si distrugge nel meticciato diventa uno stato nello stato veicolo di fanatismi e criminalità ai danni degli indigeni. A questo proposito si è soliti sempre e solo ricordare le vicende storiche delle Americhe colonizzate primariamente da Inglesi e Spagnuoli ma, oggi come oggi, il fatto più evidente riguarda la società multirazziale di diversi Paesi europei, o dello stesso Nordamerica. Non si tratterà certo del colonialismo europeo ai danni dei Paesi del sud del mondo, ma la logica perversa di minoranze allogene che diventano tiranniche ai danni della maggioranza indigena rimane intatta e danneggia come sempre i poveri disgraziati.

Appare dunque ridicolo negare il valore biologico dell’identità dell’individuo e del popolo alla luce della scienza, ossia della genetica e dell’antropologia, perché come il metodo scientifico ci insegna i valori medi soprattutto in termini genetici di una popolazione smarcano questa dalle altre, e non solo a livello razziale ma pure etno-razziale e locale! Chi nega l’esistenza delle razze (ovviamente per mera convenienza politica e ideologica) bevendosi le menzogne dell’antropologia culturale neomarxista, si dimentica che differenze esistono persino tra il Nord e il Sud d’Italia, o tra Italiani e Francesi e tra questi e un Iraniano o un Indiano, e non si parla di mere questioni di cultura e di lingua ma di sangue, di genoma, di fenotipo. Stiamo parlando di cose altamente materiali e concrete, non di metafisica, e chi nega tutto questo lo fa solo per portare acqua al suo mulino liberale o progressista. Se il razzismo inteso come discriminazione violenta è sbagliato lo è anche l’egualitarismo a tutti i costi che sa rivelarsi parimenti fanatico e violento del primo, e anzi, oggi è decisamente peggio il secondo grazie alla vulgata antifascista e antirazzista che si è diffusa a partire da settant’anni fa. Chiedetevi da cosa nasca il loro forsennato bisogno di stabilire dogmi…

Perché quindi negare valenza biologica, scientifica, all’identità? Perché forse questa rischia di alimentare discriminazioni e prepotenze? Mi vien da ridere: attualmente la violenza peggiore viene da chi difende il mondialismo eradicatore e omologatore, secondo cui non esistono più razze ma solo ricchi e poveri e (ma dai?) ad essere importanti son solo i primi perché i secondi devono subire di tutto a maggior ragione se autoctoni dell’Europa. Ed è lì che sorge la strumentalizzazione dei “poveri migranti” usati come pedine dal capitalismo per sopraffare i nativi, alimentare i parassiti, e contribuire all’affermazione del dispotismo “illuminato” di banchieri e gendarmi unipolari. Chi nega l’esistenza delle razze, delle sottorazze, del valore biologico di queste e delle etnie nazionali mente sapendo di mentire e non lo fa per chissà quale ipocrita filantropia ma solo per giustificare lo status quo di un mondo occidentale asservito ai poteri forti d’oltreoceano. La dignità di un popolo e di una nazione si costruisce anche sul suo valore razziale, che non è qualcosa di zoologico ma di identitario, di naturale, di squisitamente legato alla propria storia, alle radici, al territorio abitato da millenni dai discendenti dei capostipiti.

La vicenda degli Indiani d’America rimane esemplare, perché la loro sacrale coscienza di sangue, di suolo e di spirito è stata asfaltata ed imbastardita (o ridotta a fenomeno da baraccone nelle riserve) per fare spazio alla negazione totale della coscienza identitaria e del rispetto della natura e dei suoi cicli biologici, che riguardano anche l’antropizzazione. Il nordismo americano, con la sua torva mentalità mercantile e finanziaria, ha condotto allo sterminio delle genti amerindie del settentrione anticipando quello che stiamo subendo noi in Europa, seppur in maniera morbida e “democratica”, con tanto di nostra complicità stuzzicata dall’egualitarismo menzognero di chi difende il sistema. Non pensate che qui si parli di velleitari concetti di purezza razziale, ma di omogeneità e di compatibilità tra genti affini che ha portato a plasmare i moderni popoli indigeni d’Europa. La banalizzazione dell’argomento viene dagli antirazzisti e da tutti i loro utili idioti.

Prendendo un esempio pratico a me vicino, si pensi alle genti storiche di Lombardia: analizzate geneticamente risultano tra loro omogenee e smarcate sia da Toscani che Italiani del Sud o Sardi e a maggior ragione dal resto d’Europa, il che significa che i Lombardi hanno un profilo sicuramente etnico e culturale ma anche biologico, andando così a confermare le ormai obliate ricerche etno-antropologiche di scienziati come Biasutti che già misero in evidenza le peculiarità interne delle genti d’Italia. Oggi, chiaramente, queste ricerche vengono occultate e anche alla genetica si tende a mettere la sordina per evitare che dia fastidio ai piani alti; cosicché si sdoganano genetisti pasticcioni e ideologizzati come Barbujani mentre si ghettizzano e si liquidano come “razzisti” tutti quelli che divergono dalla communis opinio. Figuriamoci poi se si vuole ridare prestigio all’antropologia fisica, alla razziologia: la canea dei semicolti si scatena derubricando questi studi alla stregua di stramberie lombrosiane, incuranti del fatto che Lombroso è del tutto anacronistico perché del tutto irrazionale su molti punti mentre l’antropologia fisica si limita a rilevare dati medi delle popolazioni tracciando precisi profili craniologici e antropometrici.

Ognuno può farsi le idee che vuole in merito, ma ridicolizzare aplogruppi, craniometrie, analisi fenotipiche e plot genetici è un pessimo servizio alla razionalità e all’onestà intellettuale. Affermare che le razze esistono, e su basi biologiche non certo banalmente sociali, non significa stabilire un superiore ed un inferiore ma semplicemente constatare un fatto così naturale da risultare banale. Razza è un insieme di caratteristiche fisiche, genetiche, biologiche che tramandate di generazione in generazione per via sessuale da tempi immemori contribuiscono a delineare scientificamente un profilo medio peculiare di un popolo o più popoli, che a loro volta potranno trasmetterli ai posteri. Non può esistere un identitarismo che non tenga conto di tutto questo, a mio avviso, altrimenti si avalla la società meticcia e multirazziale, l’immigrazionismo e quell’assimilazionismo imperante anche nei settori delle destre italiane ed europee. Il che non significa che si debba fare politica basandosi su craniometrie e aplogruppi ma semplicemente che il concetto di etnia viene legittimato dalle basi biologiche, naturali, e non viceversa cosicché una nazione come ad esempio l’Italia può trovare una sua giustificazione non solo negli aspetti storici, linguistici, culturali e geografici ma anche etno-razziali, naturalmente da armonizzare. Non esiste infatti un’unica stirpe italica ma grossomodo 4-6 grandi popoli italiani distinti tra di loro ma distinti anche dal resto d’Europa, e in maniera netta; questo non in virtù di 1500 anni di separazione, come si potrebbe credere, ma per via dei tempi preromani e del differente popolamento della Penisola, il che comunque non inficia il comune destino mediterraneo, etrusco, italico, romano e poi goto-longobardo del Paese. Le medesime componenti antro-genetiche si ritrovano a Nord come a Sud, solo diverge la loro stratificazione. Si tratta dopotutto, in virtù di questo, di mettere d’accordo la straordinaria ricchezza, in termini di identità culturale e storica, dell’Italia con gli aspetti particolari etnici dei suoi precipui popoli, senza gettare alle ortiche né l’una né l’altra cosa.

Qui si esonda in altri argomenti e si aprono altre questioni, e mi fermo. Non posso che concludere dicendo che il vero identitario, il vero patriota, il vero etnonazionalista è chi si sforza – rendendo onore alla verità scientifica – di promuovere un serio identitarismo etnico consapevole delle proprie radici, anche biologiche, fisiche e genetiche, in opposizione a chi vuole il “nazionalismo” inclusivo e assimilazionista esteso alle minoranze allogene per mera convenienza elettorale. Italiani si nasce, non si diventa, e ancor prima si nasce Lombardi, Toscani, Siciliani o Sardi. Sta poi, ovviamente, all’irrobustimento dello spirito combattente di guide, eruditi, militi e rustici esemplari dare forza ed incisività all’azione metapolitica e politica perché altrimenti, si sa, il sangue rischia di rimanere lettera morta. Ma questa è un’altra storia.

Ave Italia!

La realtà biologica dell’identità dei popoli

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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